Il ministro dello Sport, Spadafora, è intervenuto ad una trasmissione sulla Rai al termine della conferenza stampa di Giuseppe Conte della Fase 2, per parlare dello sport e della Serie A:
“D’accordo con le misure? Certamente, le misure sullo sport le abbiamo proposte noi. Le buone notizie sono la ripresa delle attività motorie anche nei parchi con le solite misure cautelative, e la ripresa degli allenamenti degli atleti ritenuti dal Coni di rilevanza nazionale. Parliamo di atleti che dovranno fare gare nazionali e internazionali. Però questo punto si riferisce solo agli sport individuali come il nuoto, l’atletica leggera. Per gli sport di squadra dovremo ancora attendere. Il 18 maggio si potrebbe riprendere con gli allenamenti, ma se arriveremo in un determinato modo a quella data. Quindi vedremo. C’è un tentativo maldestro dei presidenti di società di calcio, di intendere questo ‘vedremo’, come un’incapacità di decidere o non decidere o di penalizzare il calcio. Non è così. Deve essere una ripresa graduale. Servono protocolli vigili. Il comitato tecnico scientifico ha valutato che il protocollo della FIGC non è ancora sufficiente. Servono delle precisazioni ancora. Stop del campionato? Col presidente Gravina ho un ottimo rapporto e sta facendo un gran lavoro. Se andiamo a vedere le Leghe però, soprattutto la Serie A, non è così incline che si fermino allenamenti e campionati. Almeno dalle pressioni che riceviamo e leggiamo. Il mondo del calcio lo rispetto e devo sostenerlo, sapendo che è un’azienda economica importante”
Fazio: “Se un calciatore si positivizza si riferma tutto, che senso ha riprendere?”
“È quello che diciamo, ed è uno dei rilievi del comitato tecnico scientifico. Ma è quello che si dice in tutta Europa. È una situazione complicata, però dei segnali dovevamo darli. Le fasi successive ce le dobbiamo conquistare nella prossime settimane, non dobbiamo dare nulla per scontato. Ho l’interesse che tutto lo sport possa riprendere. Domani ci incontreremo con il comitato scientifico per fare dei protocolli per ogni sport e le loro regolamentazioni”.
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Gli allenamenti della Lazio riprenderanno il 18 Maggio dopo l’annuncio di Giuseppe Conte nella conferenza stampa di ieri sera. Un ritorno in campo dopo che il Covid19 ha stoppato tutto il paese e la cavalcata biancoceleste verso la vetta della classifica.
In vista della ripresa, Claudio Lotito ha messo sul tavolo un piano con tutte le tutele per riaprire: medici speciali a Formello, tamponi, test sierologici, mascherine, tute e tutto ciò che serve non solo ai calciatori ma a tutto lo staff presente sul luogo di lavoro.
Spogliatoi sanificati, campi da gioco , lavanderie tutto potrebbe ripartire nella legge ma sopratutto nella sicurezza e mantenendo le distanze.
Il presidente della Lazio ha poi risposto a chi lo accusa di voler ricominciare solamente perchè è in lotta per lo scudetto:
“Se sospendessero ora, io sarei in Champions e risparmierei quattro mesi di stipendi”.Nelle ultime ore è stato anche fatto un pensiero ai playoff, naturalmente cosa che non piace al numero uno della Lazio:
“Oggi sono a un punto dalla Juventus, ma all’andata ho vinto 3-1 e anche in Supercoppa Italiana l’ho battuta 3-1. E dovevamo ancora giocare il ritorno. Per equità una squadra come l’Inter, che ha 8 punti in meno di noi, o l’Atalanta, che ne ha 14 in meno, mi dica lei se devono essere coinvolte. Spareggio secco? Lo accetterei, ma non mi sono mai posto il problema. Ripartire in parte ci penalizza”.
Un percorso per cominciare che lega sia Lazio e la Roma dove le squadre romane bocciano l’idea delle retrocessioni bloccate evitando una Serie A da 22 squadre nella prossima stagione. Il problema poi si è spostato sui tamponi che secondo Lotito, ne basterebbero solamente 2500 per tutte le squadre della Serie A. Un’altra proposta è stata quella di collaborare con il Campus Biomedico di Trigoria lavorando parallelamente con i pazienti che necessitano le cure e sia con i giocatori per non togliere dei diritti ai cittadini.
Un’altra dichiarazione è stata quella di aver stipulato un’assicurazione a ogni suo dipendente che lavora nei reparti Covid a 1600 euro al mese.
Per quanto riguardano i match a campo neutro evitando le zone rosse, Lotito ha dichiarato: “A Roma e nel centro sud non ci sono problemi, se altri stadi non sono idonei una situazione si trova, in fondo in estate si va in ritiro”.
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Giuseppe Conte è intervenuto nella conferenza stampa per parlare della Fase due la quale partirà dal 4 Maggio.
Per quanto riguarda lo sport e la ripresa del campionato, si ricomincerà dal 18 Maggio con uno sguardo ad una probabile ripartenza dei campionati di calcio.
“Per l’attività sportiva ci si potrà allontanare dalla propria abitazione, rispettando una distanza di 2 metri. Per consentire una ripresa delle attività sportive saranno consentite le sessioni di allenamento degli atleti professionisti e non professionisti, ritenuti dal Coni e dal ministero dello Sport di interesse nazionale. Saranno a porte chiuse e con misure di distanziamento per chi pratica sport individuali. Abbiamo in animo di riaprire il 18 maggio gli allenamenti delle squadre in ambito sportivo”.
In seguito Conte ha risposto a una domanda sulla ripresa dei campionati: “Sta ponendo la domanda a un appassionato di calcio. All’inizio mi sembrava strano che il campionato potesse essere interrotto, ma poi ci siamo trovati in questa emergenza mondiale. Il ministro Spadafora lavorerà con tutte le componenti del calcio e del mondo dello sport per trovare un percorso adeguato verso la ripresa degli allenamenti, di cui abbiamo già previsto le date sia per gli sport individuali che per quelli di squadra. In seguito si valuterà se ci saranno le condizioni per completare i campionati che sono stati sospesi. Se arriveremo a quelle condizioni prenderemo quelle decisioni, perché siamo tutti affezionati ai nostri beniamini e non vogliamo che si ammalino loro per primi”.
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Ancora show sul profilo instagram di Damiano detto er Faina, dove ogni giorno ospita i giocatori della Serie A ed ex. Questa volta è stato il turno di Radja Nainggolan che, al contrario di Benatia che dichiarò ” Meglio un figlio disoccupato che alla Lazio”, si delinea con il pensiero di Francesco Totti il quale ha dichiarato che il figlio dovrà scegliere da solo la propria strada.
Partita più Bella
“La mia partita più bella? Un derby vinto 2-0, dove mancano anche Totti e De Rossi. Odio più la Juve che la Lazio? Non odio nessuno. Quando una persona non si sente di andare in una piazza, non è per odio, ci sono altre motivazioni”.
Offerta da parte della Lazio ad un tuo figlio maschio?
“Ho sentito la risposta di Francesco e risponderei allo stesso modo. Dovrebbe trovare da solo una strada, e fare la sua scelta. Se vuole andare a giocare alla Juve o alla Lazio, non ci sarebbero problemi per me. Io allenatore di Juventus o Lazio? Questo non lo so. Diciamo che per ora non penso a fare l’allenatore”.
Derby e profezie
“Derby? Ne ho fatti 10 e ne ho persi solo due. La frase profetica? Io pensavo seriamente di vincere. La sconfitta più brutta nella semifinale in Coppa Italia. All’andata mi impressionò Keita, lì ho capito che fosse veramente forte. Il giocatore più forte incontrato della Lazio? Milinkovic in questi anni, in passato Klose. Ce ne sono stati tanti di giocatori forti però. Luis Alberto quest’anno è di un altro livello, Immobile fa 30 gol all’anno, Acerbi ha dato tanta solidità in difesa, anche de Vrij ha fatto molto bene lì. Inzaghi? La sua mano si vede. Ogni anno si conferma e fa sempre meglio. Un giorno andai alle Maldive, al ritorno sull’aereo c’erano anche Immobile e Inzaghi. In dieci ore di volo, 9 ore e 50 abbiamo parlato di calcio”.
Caliari – Lazio e la paura
“A Cagliari non sta andando bene? Colpa della partita contro di voi (contro la Lazio ndr), da quel momento siamo andati male. Ancora non è finita? Non lo so, dimmelo tu (ride ndr). Per noi è stata una botta forte, Strakosha mi negò il 2-0, poi quando prendi il gol del pareggio con una squadra così, ti metti paura. Il gol a tempo scaduto ci ha davvero ammazzato”.
Lotta scudetto Juventus e Lazio
“Se si riprendesse chi sarebbe la favorita? Credo sempre la Juventus, senza nulla togliere alla Lazio. Hanno un gruppo forte talmente ampio, che sarà difficile. La Lazio ovviamente dovrà giocarsela, prima o poi i bianconeri dovranno pur perderlo uno scudetto”.
Romelu Lukaku
“È fortissimo, anche se una volta in nazionale sono riuscito a buttarlo giù. Il fratello Jordan? Anche lui è una bestia, e corre di più”
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LAZIO SAMPDORIA 2014/2015
All'Olimpico ore 20,45 la LAZIO di Stefano PIOPLI affronta la Sampdoria di Sinisha MIHAJLOVIC anticipo serale della sedicesima giornata del Campionato di Serie "A" 2014/2015
PAROLO DOPO GOL
(fotoTedeschi)
Marco Parolo è intervenuto ai microfoni ufficiali della S.S Lazio parlando del suo periodo di quarantena, della sua scuola calcio, di Cataldi e della Lazio.
Quarantena tra giardinaggio e allenamenti
“Oltre agli allenamenti, mi sto dedicando anche al giardino: questa passione mi rilassa molto, non lo facevo molto, ma ora che ho più tempo passo anche un paio d’ore a curare il verde di casa. In questo periodo abbiamo inventato molte attività a casa, dal gioco della campana fino alla caccia al tesoro. All’inizio la gente vorrà ripartire al massimo, ma aver avuto più tempo a casa porterà a delle riflessioni nel futuro: spero che tutti riusciranno a trarre vantaggio da questo periodo di quarantena.
Nella vita di tutti i giorni si perdono di vista tanti dettagli portando spesso il proprio corpo ad un sovraccarico. Ogni faccenda negativa può avere un risvolto positivo, dobbiamo concentrarci proprio sugli aspetti positivi altrimenti non si riuscirà a ripartire. L’Italia riesce sempre a trovare una soluzione a tutto, mi auguro che dopo la quarantena non ci sia spazio per la follia, ma per la ponderazione. Sto leggendo un libro di Gianni Mura sul triangolo rosso, si tratta di tanti suoi articoli scritti sul ciclismo, una mia vecchia passione. Da piccolo guardavo spesso in tv le gare di ciclismo e la scrittura di Gianni Mura è molto poetica, ha rappresentato una figura importantissima nel giornalismo sportivo italiano. A Gallarate ci sono stati dei disagi, ma si sta muovendo qualcosa: c’è molta attenzione alle richieste dello stato, ovvero muovendosi con cautela e rispetto delle norme di sicurezza ed igiene.“
Nostalgia del calcio giocato
“Mi manca molto lo spirito della competizione, la partitella in allenamento e la voglia di sfidarci quotidianamente. È sempre bello vincere e giocare la domenica, ma la cosa che mi manca di più è appunta la sfida quotidiana e la voglia di dimostrare ogni giorno qualcosa. Vogliamo tornare il più presto a tutto questo. Ho seguito Immobile alla guida nel GP virtuale in Cina, lui è molto avanti rispetto a me nel gaming. Ma ci confrontiamo spesso sulla Formula 1, alla playstation lui è più forte rispetto a me, ma a livello di conoscenze magari sono più avanti io.“
Sinergia tra tifosi e squadra
“A casa ho solo un pallone della Serie A, ed è quello che risale al poker segnato al Pescara nella stagione 2016/17. C’è tanta voglia di ripartire nello spogliatoio, ci stiamo allenando intensamente e non vogliamo lasciare nulla d’intentato. Si era creata una grande sinergia tra noi ed i nostri tifosi, grazie a loro eravamo sempre in vantaggio. C’era quell’atmosfera che ti faceva capire sin dall’inizio che non ci sarebbe stato scampo per gli avversari, nessuna tifoseria riesce a creare questo meglio della tifoseria laziale che, anche in trasferta, riesce ad essere molto presente. Dovremo compensare l’assenza del pubblico con la voglia di arrivare fino in fondo. Quest’anno, nell’ultimo ritiro di Auronzo, c’è stato un ritmo incredibile: gli scorsi anni si vedevano malumori che alla lunga avrebbero potuto portare a dei problemi, quest’anno c’è sempre stata una grande sinergia ed un’ottima qualità negli allenamenti. In questo modo siamo sempre arrivati pronti ad ogni partita, raggiungendo poi ottimi risultati.“
Come si diventa una squadra compatta
“Quando si lotta per qualcosa di concreto si hanno energie diverse. L’obiettivo, quando si respira nell’aria, porta a dare di più. Il sogno servirà per mettere in campo ancora grande energia in campo. La costruzione dal basso, siamo cresciuti molto grazie allo staff, e la fase di non possesso, nella quale c’è la collaborazione di tutti, ci hanno portato in questa posizione di classifica. Dare continuità ad un progetto vuol dire anche trovare i peccati e migliorarli giorno dopo giorno, lo staff tecnico ci sta facendo amare quello che stiamo facendo sul campo trasformando sul campo le lezioni teoriche. In questo modo siamo diventati una delle migliori difese del campionato. Spesso nel corso di questa stagione si è vista grande compattezza di squadra per difendere il risultato, una caratteristica che ricorda molto la Juventus degli ultimi anni. Anche calciatori di grande qualità si sono messi a disposizione nella fase di non possesso.“
La Lazio di quest’anno
“Negli anni passati abbiamo sempre creato molto segnando tante reti, quest’anno c’è stato un cambiamento importante: avere un obiettivo come lo Scudetto porta anche a svolgere della corsa in più per aiutare i propri compagni. Il mister con il suo staff hanno avuto la capacità di mettere insieme tutti gli aspetti più positivi: i risultati parlano chiaro, il lavoro è stato svolto finora in maniera egregia. Possiamo ancora migliorare, la squadra ha ancora margini per poter crescere. Non sono più un titolare inamovibile, ho dovuto riformattare il mio cervello e la mia modalità d’allenamento e di preparazione. Ad una certa età si può essere utili ed indispensabili in altri modi. Ho fatto fatica all’inizio ad entrare nel ritmo giusto, perché con le partite si cresce anche fisicamente. Regolarmi ha portato a sentirmi utile per la squadra ed a ritrovare grande voglia nell’allenamento per poi mettere in difficoltà il mister nelle scelte. Ogni calciatore deve avere la coscienza pulita e dare il massimo per mettersi in mostra, per poi dare il massimo nel tempo che gli viene concesso in gara. Ad un certo punto della carriera bisogna cambiare anche modo di pensare e di giocare: amo questa maglia e questa piazza, mi sono messo a disposizione senza neanche pensarci.“
Danilo Cataldi come Lucas Leiva
“Danilo Cataldi è già un dopo-Leiva. È un calciatore che ci sta dando tanto, anche se ha caratteristiche diverse da Lucas. Cataldi è cresciuto mentalmente e negli ultimi due anni è cresciuto molto, è un calciatore importante e può essere un perno della squadra. Sa cosa vuol dire essere laziale e può essere fondamentale per lo spogliatoio: ora ha 26 anni, è nel pieno della sua carriera e la Lazio può contare su di lui.“
Scuola Calcio
La mia scuola calcio? È ferma, siamo in attesa di capire se si potrà fare qualcosa nel corso della prossima estate. È un dispiacere perché sarebbe bello sapere che ci sono bambini che seguono un sogno vissuto con il divertimento, spero possano ripartire al meglio”.
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Il presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, nonostante la compattezza di tutti i club a voler concludere la stagione, tuona ai microfoni di Rai 1.
“Stiamo continuando a prenderci in giro finché qualcuno non ci dirà che è uscito un vaccino e allora saremo tutti felici e sereni. Perché, ad esempio, se un calciatore contrae il Coronavirus, cosa facciamo? Lo mandiamo in quarantena o viene trattato come se fosse semplicemente infortunato. Io ho avuto tanti giocatori positivi, per fortuna i miei ragazzi stanno bene. Poi vorrei capire un’altra cosa: come si fa a pretendere di mandare per 30 giorni in ritiro, in un albergo e lontani dalla famiglia, calciatori che hanno già fatto 40 giorni di quarantena? Mica stanno agli arresti domiciliari, mi sembra un’idea bislacca. Sarò felice di riprendere il campionato quando ci daranno delle assicurazioni e faranno delle proposte accettabili, non proposte tanto per dar fiato alla bocca“.
– Si parla di un ritorno agli allenamenti nei primi giorni di maggio. “Se iniziamo sarà l’11 o il 18, quello è l’orientamento. Il campionato potrebbe riprendere subito dopo, ci devono dare delle deroghe. Noi siamo pronti ma con le dovute cautele. Se non abbiamo la certezza di cautelarci dove andiamo a giocare? Il giocatore non può stare a tre metri di distanza. Il protocollo della Figc di Gravina? Lui è un genio, gli mando i miei saluti“.
“Se si inizia bisogna fare due o tre partite a settimane, devi fare il campionato ad agosto, devi dare un po’ di vacanza ai ragazzi e poi iniziare il nuovo campionato a ottobre? E gli Europei del giugno prossimo? La coperta è corta. Penso sarebbe più utile pensare di girare la domanda e invece di dire riprendiamo questo campionato, rimboccarsi le maniche per fare un grande campionato l’anno prossimo
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La Uefa tuona contro le leghe che non hanno ancora trovato un modo o almeno una bozza per terminare i campionati. Le 55 federazioni calcistiche dovranno presentare entro, e non oltre, il 27 Maggio un piano per terminare i campionati.
La data di scadenza c’è ed è fissata per il 3 Agosto. In caso non si finisca per quella data la stagione 2019-2020, potranno andare in scena dei campionati ristretti. Dunque si accettano anche Playoff e Spareggi ma la cosa certa è che entro e non oltre quella data, le federazioni dovranno avere i nomi delle squadre che faranno parte delle prossime competizioni europee.
In arrivo anche uno Stanziamento immediato, in accordo con l’ECA, di 70 milioni di euro per i club che hanno fornito alle nazionali i giocatori per le partite di qualificazione dell’Europeo e di altri 200 che verranno erogati solo dopo la fine dell’Europeo 2021.
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In questi giorni dove l’intera Italia sta rimanendo a Casa, il nostro staff ha deciso di creare delle dirette live nella nostra pagina Since1900. In una delle nostre live, è stato ospite Sebastiano Siviglia, ex biancoceleste ora allenatore della primavera del Lecce. Una chiacchierata lunghissima dove l’ex difensore centrale ha ripercorso la sua storia della Lazio e l’attuale carriera a Lecce:
Come si vive la quarantena
“Secondo me è dura da spiegarlo, secondo me non va bene, ormai sono 50 giorni che stiamo dentro casa. Io è dal 5 di Marzo che sono rinchiuso a casa. Una situazione delicata e al Nord sta creando problemi seri. La cosa è molto seria e bisogna essere intelligenti e sapersi adattare. Per noi incensurati è surreale. Grazie alla tecnologia possiamo continuare a vivere vedendo i nostri familiari e le persone del lavoro. Dobbiamo adattarci a questo nuovo stile di vita. I capelli naturalmente crescono sempre di più (ride ) in attesa che riaprono i parrucchieri.“
Primavera ai tempi del coronavirus.
Noi ci siamo organizzati sviluppando con un lavoro personalizzato dove ogni ragazzo fa il proprio lavoro. Io mi interfaccio con il preparatore atletico ma non è la stessa cosa. Il calcio prevede una porta, un avversario e tanti aspetti che non puoi riproporre a casa. Non riesci ad accellerare per 30-40 metri almeno che non hai una persona a casa che ti fa fare un uno contro uno. Serve solo per non incidere troppo sul peso e mantenere un tono muscolare ad un certo livello. Alla fine partiranno tutti allo stesso livello. Il Portiere come fa? Magari ha un muro bello ampio ma non è la stessa cosa, non hai le misure, non hai la porta, non ci sono quelle misure di un campo da calcio.
Serie A in campo, le primavere vengono sospese?
“Qui stiamo parlando di una situazione che i ragazzi capiscono che è eccezionale. Non sappiamo cosa succederà tra qualche giorno, come saranno le fasi di sblocco. Sperano di ritornare il prima possibile ad una normalità ed al loro gioco preferito del calcio. Siamo tutti in attesa e loro lo capiscono e lo percepiscono dalla comunicazione che ricevono tramite. Probabilmente saranno richiamati anche con le prime squadre. Mancano 12 partite e ci sono squadre che dovranno affrontare più competizioni. Essendo che i tempi sono stretti le prime squadre, penso che vogliano coinvolgere anche i ragazzi della primavera. Dormiranno tutti blindati in una struttura, giocatori camerieri e staff, perchè non possono uscire 15 giorni per poi rientrare. Questa è una mia supposizione, saranno blindati. Spesso e volentieri Liverani, prendeva i giocatori dalla primavera e li portava in ritiro. In vista degli infortuni, secondo me prenderà qualche mio ragazzo per non avere problematiche numeriche. “
Lazio, Inzaghi da allenatore
“Simone ha fatto un lavoro straordinario. Un percorso programmato che parte dalle giovanile e la bravura lo ha portato in Serie A. Si è incrociata quella situazione con Bielsa dove Simone doveva andare alla Salernitana, diciamo che è stato un predestinato dove Lotito e Tare hanno visto lungo. Luis Alberto era un trequarti per poi diventare mezz’ala, è stato bravo a valorizzare i giocatori e creare questa alchimia all’interno del gruppo.“
Ripartire dopo mesi di stop?
“Non si è fermata solo la Lazio ma tutte le squadre. Qualcosa è cambiato però ci sono delle esigenze di portare alla fine questo campionato. Anche i giocatori infortunati sono stati recuperati. Immagino che in questo tempo ristretto, si rischia di perdere il passo e la Lazio deve cercare di giocarsi il tutto per tutto. Le partite europee sono un carico importante da smaltire. Juve ed Inter hanno due squadre in rosa, sono ossi duri e la Lazio deve sapersela giocare.“
Match preferito e quello peggiore nella Lazio
“Il migliore in assoluto è la vittoria della Coppa Italia. Mi ha lasciato qualcosa, al di la del derby, ci sono delle partite che vivi certe emozioni. Io dico sempre ci sono delle comparse e chi vince. A me non piace partecipare, a me piace vincere. Cerco di andare oltre i miei limiti, il quanto basta non mi è mai piaciuto.
Il 3-1 sull’Udinese l’avrei rimandato a vita. Era la mia ultima partita. Si era rotto un legame.
Giocare con la Lazio ho vinto da protagonista, già ho vinto da comparsa ( Roma cit.) ma con la Lazio l’ho vinta da protagonista. La storia della Lazio, la città, il calore per me è stato un giusto premio.“
Come si prepara una finale
Non era una Coppa Italia normale, era una stagione in una partita: vincer vuol dire centrare la coppa, ingresso in europa e la finale a Pechino. Eravamo lontani dalla zona europa sia noi che la Sampdoria. C’era una pressione notevole che ognuno gestisce a proprio modo. Se giochi la partita prima nella tua mente è facile distrarsi. Io rimanevo in silenzio come in Standby. Se giocavo mentalmente prima una partita io arrivavo scarico.
Mauro Zarate come compagno
“Era un grande talento, il primo anno era imprendibile. Il mio pensiero e che aveva trovato la città e la squadra per realizzare il suo sogno ma lui non lo aveva capito. Il primo periodo era devastante, non riuscivano a prenderlo. Poi piano piano si sarà adattato, seduto o fatto condizionare, questo non lo so. Fosse per me sarei stato 20 anni con la Lazio poi è già tanto se arrivi a 37 anni. Forse lui mancava di costanza di rendimento.
Felipe Anderson la mia sensazione e che abbia un po’ sofferto la pressione che si vive a Roma. Una città importante ed esigente. Io sono convinto che abbia sofferto molto queste pressioni. Contesto calcio parlando.”
Attaccante più forte che hai incontrato
“Ibrahimovic ha fatto la differenza e fa la differenza. Ha struttura ha forza, ha tecnica. Ha una marea di caratteristiche che mettono in difficoltà chiunque. Ma Edmundo è un giocatore fantastico, un qualcosa di eccezionale come il vecchio Ronaldo. Comunque nonostante l’età rimane sempre Ibra il più forte, è un trascinatore, un motivatore è carismatico ma dal punto di vista fisico-tecnico non ha un lato debole, forse come l’attuale Ronaldo. Un po’ come Milinkovic Savic, intorno alla palla gli avversari non riescono ad avvicinarsi ad un metro e mezzo per la sua abilità a proteggere la palla”
Il tuo approdo alla Lazio e Di Canio
Lui nella partita dei derby era inavvicinabile, nella settimana precedente dovevi stargli lontano. Un’attesa diversa da quella che vivevo io, ognuno ha un proprio modo di prepararsi a quelle partite, lui era teso, a modo suo cercava di trasmettere energia. In linea di massima c’è stata sempre coesione tra chi già c’era ed i nuovi. Per tanti potevamo essere quel gruppone preso così con poco valore, ma per me era l’occasione della mia vita. Il posto migliore dove poter giocare. Non sono mai stato Jaap Stam ma vi posso assicurare che molte volte mi sono vestito da lui nonostante la differenza fisica. Ho cercato di dare il meglio, ero orgoglioso di vestire quella maglia e molti avevano paura di affrontarmi.
Delio Rossie come si marca Ciro Immobile
“Come la vedo io, Ciro gioca un tempo in anticipo rispetto agli altri. Lo guardo nei movimenti ma sopratutto nei tempi di gioco , lui attacca gli spazi in una maniera incredibile. Rispetto al passato Roma gli fa molto bene, Roma ti trasforma, ti galvanizza. L’ambiente ti fa sentire un super, ti senti forte. Ha sempre dimostrato di essere un attaccante straordinario. Dopo le sue maglie precedenti a Roma ha dimostrato di essere un giocatore che se ti punta, ti fa male. Negli spazi è molto veloce, sfrutta la qualità dei compagni di reparto che gli servono nelle palle meravigliose. Sai che se lo tieni troppo stretto ti attacca alle spalle. L’ultima opzione è quella della minaccia ( ride ndr). Non ha caso sta per vincere la scarpa d’Oro.
Con Delio Rossi è stato ed è un allenatore importante di un certo livello. Ha fatto una carriera importante, non è un Mourinho ma il suo livello di tecnico è preparato e ti fa andare in campo facendoti capire cosa devi fare. Non stressa i giocatori, li valorizza. In passato ha fatto qualche errore ( episodio con Ljajic). L’ho avuto sia a Lecce e nella Lazio, mi dispiace che non abbia avuto una sistemazione e spero che possa trovarne una per continuare la sua carriera di allenatore.“
Acerbi – Luiz Felipe Ramos
“Vittoria= fiducia. Dal mio punto di vista è la squadra che aiuta a farti crescere e migliorarti. Sei più disinvolto e meno pressioni. La Lazio è una squadra forte su tutti i reparti. Ad oggi il fatto di stare così in alto in parte può essere una novità, l’altra parte i giocatori hanno una qualità.
Acerbi è una garanzia e maturo, Ramos ne trae ispirazione e fiducia. Sai che se qualora potresti sbagliare sai che hai un giocatore che ti puoi aiutare. Sei in 11 ma nel campo sei anche da solo. Ti giochi la partita al massimo. La giovane età può farti fare alti e bassi e sono sicuro che nel futuro sarà un giocatore di alta qualità. Ramos nonostante non abbia la struttura di Acerbi penso che ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento della Lazio“
Ballardini
“Sicuramente ha avuto un arco temporale ristretto. Quell’anno era particolare, c’erano diversi giocatori fuori rosa ( Stendardo, Pandev, De Silverstri, Manfredini, Ledesma). Eravamo partiti bene vincendo a Pechino contro l’Inter. Invece poi abbiamo incontrato qualche difficoltà. Il fatto che non ha inciso sulla piazza di Roma, è anche per il poco tempo poi arrivò Reja, non ha funzionato.”
Lecce e tifosi
“Questo è un posto bellissimo con certi paesaggi incredibili. A Roma parli di una squadra con una storia decisamente fatta di trionfi. C’è una grandissima passione in entrambe le tifoserie. Per quanto riguarda il campionato del Lecce, basta vedere le vittorie esterne, sta facendo un’ottimo percorso. Non è facile, la cosa difficile da gestire con una squadra che passa dalla serie C ed oggi ti ritrovi a fare la Serie A. Implica dover cambiare diversi giocatori. Cambiare la squadra ogni campionato non è facile e salvarti in Serie A è qualcosa di Straordinario. Se andiamo a vedere i numeri del pubblico, è il quinto o il sesto pubblico più abbonato allo stadio. Speriamo che possa centrare l’obiettivo, la salvezza sarebbe il nostro scudetto.“
Il gesto a Totti
” Tutto ciò che succede in quei minuti rimangono nei 90 minuti, io ho risposto ad una provocazione plateale del capitano giallorosso ma non c’è rancore.”
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Silvio Proto è intervenuto ai microfoni di Sudpress ammettendo di volersi ritirare. Il suo contratto scadrà nel 2021 e le primavere sulle spalle si fanno sentire nonostante il portiere si stia allenando a casa. Ma con un lungo stop come questo, dove i portieri sono i più penalizzati visto che non possono allenarsi nei tiri, mette fine alla carriera del secondo portiere biancoceleste:
“Una cosa è sicura, se la Serie A non dovesse riprendere, sarà la fine della mia carriera. Alla mia età, non posso immaginare di tornare ad un livello sufficiente dopo quattro mesi di stop. Non è un problema di condizione fisica, ma non mi sono mai fermato per più di sei settimane. Ho perso enormemente la forza nelle gambe”.
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In un momento di crisi dove lo sport è fermo e molte squadre stanno ampliando i debiti ricorrono alla cassa integrazione dei loro staff più tagli degli stipendi, nella giornata di ieri è arrivata una lettera di Sky in Lega.
Il succo è quello di avere uno sconto del 50% per le restanti partite, una perdita tra le società che varca i 145 milioni di euro in diritti televisivi.
Dura la risposta di Lotito che rinomina la lettera in un ricatto economico.
La rata di scadenza è fissata al 1 Maggio e se non dovesse arrivare il pagamento da parte delle Pay Tv, la Lega Calcio si muoverà attraverso le sedi legali.
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Non si è fatta attendere la risposta di Arturo Diaconale al servizio andato in onda da Sport Mediaset. La trasmissione della casa di Berlusconi, ha fatto un servizio dichiarando di come Lotito abbia smesso di pagare gli stipendi cercando anche di tagliarli e accusando la società di aver fatto violare a Leiva le restrizioni del governo in questo periodo di quarantena.
Il portavoce biancoceleste ha dedicato la sua rubrica personale, Il Taccuino Biancoceleste, proprio a quest’ultimo servizio che poi è stato ripreso da più testate giornalistiche:
TACCUINO BIANCOCELESTE
La diffamazione laudatoria
“Un mix di notizie fasulle e di necrofilia giornalistico-giudiziaria. Il tutto per non di riconoscere a Claudio Lotito di aver visto fin dall’inizio giusto nella vicenda della ripresa del campionato dopo l’interruzione provocata dal coronavirus e di sostenere, in una sorta di rigurgito di anti-lotitismo d’antan, che gli indiscussi successi del presidente della Lazio dipendono in gran parte dalla sua capacità di manovrare all’interno del mondo del calcio.
In una recente trasmissione su una radio romana sono state rievocate in maniera diffamatoria vicende risalenti al 2004 e già ampiamente chiarite per sostenere che già a quell’epoca Lotito la faceva da padrone nel mondo del calcio. Nessuno dei suoi tardivi contestatori si è posto il problema che allora Lotito era un neofita dell’ambiente visto che solo da poco aveva assunto la guida della società biancoceleste e che aver capito così rapidamente i meccanismi di quel mondo dimostravano la capacità del personaggio di avere quella marcia in più che gli ha consentito di salvare la Lazio e potarla ai livelli attuali. Bizzarro caso di diffamazione laudatoria!”
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Si è concluso il vertice tra il calcio italiano ed il governo con il Ministro Spadafora che doveva mettere d’accordo le due parti con una probabile data per ricominciare a giocare.
Le testate sportive presenti sono state contattate dall’Ansa ed hanno dichiarato: “Il ministro ci ha detto che una decisione sulle date non arriverà oggi e che più tardi diramerà un comunicato sull’incontro”.
I tifosi di calcio e le società, in questo periodo di stop, dovranno ancora attendere per potersi svagare un po’ riassaporando quel tifo che ti fa sconnettere il cervello dai problemi per 90 minuti.
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Giuseppe Biava torna a parlare della Lazio e lo fa ai microfoni ufficiali della società biancoceleste:
“Il calcio aiuterebbe a tornare presto alla normalità anche la vita quotidiana. Sarà un calendario compresso da qui alla fine, con tre partite a settimana. Sono però contrario ai cinque cambi, ormai la stagione è iniziata e sarebbe giusto concluderla con le stesse regole. Tanti calciatori biancocelesti sono stati valorizzati quest’anno, soprattutto Luiz Felipe. Il brasiliani ha finalmente trovato la continuità. Brava la Società a crederci e a valorizzarlo.
Si sacrificano tutti in fase difensiva, compresi Luis Alberto e Milinkovic. Sergej è fondamentale, ha tutto, domina il centrocampo. Ha la forza fisica di Pogba. Leiva è fondamentale per gli equilibri, mi ricorda Ledesma. In crescita anche Patric, lo spagnolo ormai si è integrato alla perfezione dopo un periodo di adattamento.
Sta offrendo un rendimento importante, mostrando una preziosa duttilità. Merita la stessa fiducia anche Vavro, che vedo più come centrale. Al momento lo vedo come alternativa di Acerbi. Alla ripresa vedo una situazione sempre equilibrata, con Lazio e Juventus alla pari con l’Inter”.
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Durante una diretta Instagram effettuata da Esporte Interativo il centrocampista brasiliano ha commentato la situazione riguardo il Coronavirus e della mancata autorizzazione della società per andare in Brasile con la famiglia:“È un momento di grande apprensione ed è triste sapere che tanta gente sta morendo. Allo stesso tempo non c’è solo sofferenza ma anche tanti episodi di collaborazione e solidarietà. Mia moglie e i miei figli sono andati in Brasile quando qui la situazione è peggiorata e tempo una settimana è cominciato l’isolamento anche lì. Per questo hanno approfittato di alcuni voli disponibili per tornare e fare la quarantena qui a Roma con me”.
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Ieri durante l’Assemblea di Lega è stato votato all’unanimità per la ripresa nel rispetto delle norme di sicurezza. Oggi si terrà un incontro tra i vertici del calcio e il Ministro Spadafora per discutere della prosecuzione del calcio. L’argomento principale dell’incontro sarà il Protocollo sanitario della FIGC e verrà chiesto al Governo una decisione riguardo la ripresa delle attività.
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Lucas Leiva è intervenuto in diretta Instagram a Esporte Interativo. Un’intervista nella quale il giocatore brasiliano parla dell’operazione subita al ginocchio e della possibile ripresa del campionato.
“La prima settimana dopo l’intervento ho fatto riabilitazione a casa, adesso ogni tanto viene un fisioterapista a farmi fare del lavoro. Sto cercando di tornare in forma per quando ricomincerà la stagione. Quando si ripartirà? Non so quando si tornerà in campo, potrebbe muoversi qualcosa entro le prime settimane di maggio. A quel punto dovrebbe partire la ‘fase due’, almeno in Italia. Aspettiamo il Governo e le sue decisioni. Potrebbe succedere di tutto, io sono pronto a continuare il percorso con la Lazio. Lo stop è arrivato quando eravamo ad un punto dalla Juventus. Se arriverà il via libera per ricominciare a giocare, proveremo a dire la nostra. Vogliamo finirlo, altrimenti ci proietteremo alla prossima stagione. In tutti i casi, sarà un onore tornare a giocare la Champions League”.
LA LAZIO E TIFOSI“Sto bene in Italia, ho trovato un club e una tifoseria che mi ha abbracciato immediatamente. Sono felice di giocare con questa maglia e in un campionato come questo. Voglio continuare e andare avanti con la Lazio. Mio figlio? Anche lui è appassionato di calcio, vuole sempre giocare”.
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Negli ultimi giorni gli utenti ed i telespettatori stanno leggendo notizie miste tra fake news e verità come in un campo minato. Sportmediaset lancia il sasso ma, al contrario della notizia mai uscita degli allenamenti della Roma e mai smentita dalla società, puntano il dito sulla Lazio, Leiva e Lotito.
Pronta è arrivata la smentita di Arturo Diaconale tramite i microfoni ufficiali. La testata sportiva ha pubblicato e mandato in onda un servizio contro la Lazio dove si parlava di Lucas Leiva che avrebbe violato la “legge dello stare a casa” imposta dal governo in questi giorni di quarantena, parlando di come il brasiliano sia stato visto più volte a Formello per la riabilitazione. Ma tutto ciò non ha fatto tanto rumore e quindi hanno ben pensato di calare l’asso di bastoni inventandosi di come Claudio Lotito abbia smesso di pagare gli stipendi ( il mese di Marzo) per poi decidere di tagliarli per almeno 4 mesi annullando dunque la credibilità di un presidente che da inizio emergenza ha sostenuto la legalità lasciando a casa i giocatori con l’obbligo di non lasciare Roma ( Al contrario di alcune società che hanno fatto partire i vari Ronaldo, Handanovic e compagni).
La crisi nel settore giornalistico la stiamo vivendo tutti anche noi che non siamo una testata giornalistica. Il trucchetto per avere più visite e più introiti può portare a far scrivere una notizia “accalappiaclick” diventando virale. Peccato però che arrivi da un’azienda che h24 manda in onda lo spot dove citano ” Affidati ai professionisti dell’informazione, non dare retta alle fake news.”.
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In attesa delle ulteriori informazioni che si avranno nell’incontro di Giovedì, la Uefa si è incontrata con le 55 federazioni. Ecco cosa si legge tramite il comunicato:
“Oggi la UEFA ha incontrato le sue 55 federazioni affiliate tramite videoconferenza ed ha esaminato le opzioni presentate dai due gruppi di lavoro creati a metà marzo. Sono state presentate varie opzioni di calendario che coprono sia le partite delle competizioni nazionali che le coppe. C’è stata una forte raccomandazione alle singole Federazioni nel provare a concludere i campionati e le Coppe. Ma avvieremo una discussione, dopo aver sviluppato delle linee guida per stabilire i criteri di partecipazione alle coppe europee, anche con quelle Federazioni che non dovessero riuscirci Eventuali decisioni su questi argomenti saranno annunciate dopo il Comitato Esecutivo UEFA giovedì”.
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Era trapelata la notizia di un possibile taglio degli stipendi da parte della Lazio in caso di annullamento del campionato. Noi di Since1900 pensavamo che fosse stata una notizia sicura ma purtroppo siamo caduti anche noi nella trappola delle Fake News.
Arturo Diaconale smentisce tramite i microfoni ufficiali della Lazio:
“La notizia secondo la quale la Lazio avrebbe sospeso gli stipendi del mese di marzo è priva di fondamento, l’ho negata anche nei confronti dell’organo di stampa che ha diramato quest’informazione. Mi è stato assicurato che sarebbe stato pubblicato un comunicato di smentita, ma sfrutto quest’occasione per ribadire che si tratta di una notizia falsa. Non è vero che sono stati bloccati gli stipendi del mese di marzo, il Presidente Claudio Lotito mi ha autorizzato a minacciare il ricorso a mezzi legali nei confronti di chi si farà portatore di una notizia falsa di questo tipo. Si tratta di un’informazione assolutamente priva di fondamento, ogni impegno verrà onorato nelle date previste. Noi andremo avanti per la nostra strada, sperando di riprendere al più presto il cammino che ci è stato fatto sospendere dal coronavirus nel corso degli ultimi quaranta giorni.
La determinazione del Presidente Lotito ha portato le squadre della Serie A TIM a trovare un accordo unanime nell’intenzione di proseguire il campionato, è necessario evitare problemi economici ad uno dei settori portanti dell’economia italiana. Il calcio vanta più di 250.000 addetti ai lavori e non può essere paralizzato per un tempo eccessivo, per non subire conseguenze micidiali. Mi auguro che dall’incontro con il Governo di domani arrivi un’indicazione favorevole e che si possa tornare ad allenarsi per poi completare il campionato. I tifosi sanno che il Presidente Lotito si è battuto per questa linea, ed io ho risposto colpo su colpo a chi ha sostenuto tesi opposte. Se si ripartirà, la squadra completerà il suo percorso che ha condotto positivamente fino a questo momento. Sappiamo che anche i tifosi biancocelesti saranno al nostro fianco”.
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Questo stop forzato del campionato ed i mancati introiti dalle partite tra diritti tv, sponsor e biglietterie, sta mettendo le squadre in ginocchio a livello di stipendi da pagare. Molti club della Serie A ha valutato il taglio degli stipendi con alcuni membri dello staff messi addirittura in cassa integrazione.
Una decisione drastica che però non ha colpito la prima squadra della Capitale ma che, in caso di annullamento del campionato, Claudio Lotito sta pensando di agire allo stesso modo.
Secondo quanto trapelato, i mesi non pagati potranno variare dai 3 ai 5. Una decisione che però dovrà essere presa all’unanime tra i calciatori i quali si incontreranno in video conferenza con i vertici della società.
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Giovanni Malagò è intervenuto ai microfoni di Alanews parlando del destino del campionato di Serie A.
“Il calcio ha diritto e dovere di fare ciò che ritiene fare più giusto, per la Serie A è un diritto/dovere completare la stagione se lo ritiene opportuno. Poi, però, penso che sia altrettanto importante se non indispensabile una strategia diversa qualora questo non fosse possibile. Ma lo dico senza nessun tipo di polemica”.
Test sui giocatori
“E’ evidente che soprattutto nelle prossime settimane ci dovrà essere una situazione di disponibilità e offerta che al momento mi sembra non esserci. Ma io non so se tra 15 o 20 giorni il sistema Paese sarà in grado di farlo”.
Ipotesi scudetto non assegnato
“Questa è l’unica cosa che ho detto e mi sembra una cosa di buon senso. Ma l’ho detta non riferendomi alla Serie A, ma a tutti gli sport perché io devo rappresentare tutti. Ovviamente, solo nel caso in cui non si riuscisse a concludere la stagione. E’ una mia opinione”.
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In esclusiva su Since1900, una lunga e piacevole intervista con il numero uno della Polisportiva biancoceleste
Il Presidente della Polisportiva S. S. Lazio Antonio Buccioni ha gentilmente concesso un’intervista a noi di Since1900, dimostrando cordialità e grande apertura verso la platea biancoceleste. Al Presidente vanno i nostri ringraziamenti e i migliori auguri di buon compleanno, con la speranza che per ancora tanti anni possa essere la guida della Polisportiva più antica d’Europa.
Partiamo proprio dalla Polisportiva: Lei in qualità di Presidente cosa può dirci sulla situazione generale? A che punto siamo? È abbastanza competitivo il movimento sportivo laziale?
“È una domanda che fatta oggi assume una problematica diversa da quella che sarebbe potuta essere due mesi fa. Avrei detto che, per quel che oggi si chiama brand, la Lazio ha un fascino che io stesso fatico a comprendere fino in fondo. Chiunque si avvicini alla Lazio o anche soltanto viene a trovarmi, viene quasi persuaso dal voler ampliare la famiglia. Noi viviamo in un Paese dove non ci sono sponsor, in una città dove non c’è industria, dove Istituzioni pubbliche da tanti anni non erogano più nessun tipo di provvidenza a favore dello sport e abbiamo grossi problemi impiantistici, eppure c’è un “fascino Lazio” che porta il movimento quindi ad espandersi. A titolo di esempio, abbiamo un progetto per la creazione di una sezione di tennis tavolo, che purtroppo da 15 anni non abbiamo più. Questo è quanto avrei detto due mesi fa, oggi rincaro la dose. Non abbiamo vissuto l’esperienza delle guerre ma questa è una situazione eccezionale ed epocale assimilabile a quella di una guerra e su tante cose non ho chiarezza di quello che sarà. Su un aspetto sicuramente sì: il giorno in cui si ricomincerà a vivere normalmente, non sarà semplicemente il giorno della ripresa che segue l’ultimo giorno prima della chiusura totale. Ci saranno dei cambiamenti che toccheranno anche lo sport. Apparentemente dovranno esserci meno risorse e possibilità, sarà una situazione non dissimile da quella post 1945 e dovrebbe favorire chi lavora stabilmente con delle difficoltà e handicappare chi lavora con il lusso. In queste situazioni ho tenuto saldi i rapporti con i Presidenti delle circa ottanta Associazioni che rappresentano la Lazio per spronarli a rendersi conto della spirali e delle pieghe che prenderanno le diverse discipline sportive, per anticiparsi e comprendere meglio degli altri i comportamenti da assumere a riguardo. Se agiremo in questa direzione, la Lazio non deve avere paura del futuro. “
Anche perché parliamo di una Società sana, non solo calcisticamente, dunque non bisognerebbe temere il futuro…
“Sì, soprattutto considerando che si tratta di una Società che ha molti settori e che dunque non hanno un bilancio unico. Tutte comunque abituate a lavorare con difficoltà oggettive. Chi lavora abitualmente in difficoltà ha oggettivamente più destrezza rispetto a chi si trova improvvisamente con delle privazioni. “
Avvicinarsi oggi allo sport non è interesse primario di tutti, specialmente nelle nuove generazioni. C’è qualche responsabilità da parte delle Istituzioni e dei vertici dello sport, a livello sia nazionale che europeo?
“Sebbene io non sia incline all’ottimismo, la domanda forse è formulata in maniera radicale. I ritardi nei confronti di aree geografiche e socio-culturali ci sono, ma alla fine certi movimenti si impongono. Una volta lo sport era considerato qualcosa di elitario, superfluo e assolutamente non necessario. Con un processo davvero molto lungo, sebbene con defaillance colossali, siamo giunti a considerare che lo sport è imprescindibile per la salute umana. Il progresso comunque c’è stato, seppur con molte difficoltà: ho chiari ricordi circa la maldestra organizzazione scolastica e in particolare riguardo le sole due ore settimanali di educazione fisica e quel che accadeva agli inizi degli anni ’70 purtroppo accade anche oggi. Per questo mi riferisco alla falla colossale del sistema scolastico. Si tratta di un modo di approcciare allo sport che è addirittura nocivo ed è totalmente da archiviare. “
Dunque Lei, riguardo questa situazione, cosa si sente di dire alle generazioni future?
“Io mi auguro che, riferito alla nostra piccola patria di sentimenti che è la Lazio, ci possa essere da un lato un pieno adeguamento alla storia, con un preciso modo di essere nello sport adottando una costante ricerca dell’attualità addirittura anticipando i tempi rispetto agli altri; ideologicamente parlando, invece, mi auguro si possano mantenere le radici e lo spirito dei ragazzi del 9 gennaio del 1900 che crearono un Sodalizio con una intento dirompente rispetto alla società di allora. Cioè portare lo sport, fino a quel momento appannaggio di qualche nobile e limitato a discipline classiche come scherma, danza classica e rudimenti di nobles artes, a diventare uno sport moderno e popolare. Dunque ancoraggio ideale alle proprie radici e adeguamento organizzativo costante a quello che lo sport a livello planetario ci mostra. “
Messaggio bellissimo il Suo. Lei ha parlato di ideali, noi aggiungeremmo anche il concetto di “valore”. Quale per Lei meglio identifica la Lazialità?
“Intendere lo sport come cimento costante prima di tutto nei confronti di se stessi e verso l’avversario, il quale non va mai temuto ma sempre rispettato. Che poi è la lezione che ci si tramanda, dicendole alla laziale, “di padre in figlio” ed è quello che mi hanno lasciato i padri della Lazialità. “
C’è stato per Lei un atleta che più di tutti ha consacrato e fatto suo più di altri questo concetto?
“Tra i calciatori, Ezio Sclavi per abnegazione che tale da, come affermò Pennacchia nel ’69, “sconfinare anche nello stoicismo”. Da questo punto di vista c’è ne sarebbero a onor del vero esempi innumerevoli che non sono isolati. Mi viene in mente Maura Furlotti per il calcio femminile, che ha disputato quasi 500 partite in Serie A, annoverano 4 scudetti e 3 Coppe Italia, collezionando circa 100 presenze con la Nazionale Italiana. Sono esempi, grazie a Dio, ricorrenti. “
A proposito di storia: per chi non ha vissuto lo Scudetto del ’74 o anche quello del 2000, Laziowiki è una vera e propria enciclopedia che fa da punto di riferimento. Che legami ha con la Polisportiva e quanto è importante questo contributo che offre?
“Sono indubbiamente rapporti idilliaci e di fraterna collaborazione. Sono molto affezionato a Fabio Bellisario, a Barbara Dorelli che ora è Presidente di Laziowiki e socia della Canottieri Lazio. Hanno fatto cose meravigliose. Aggiungo, anche per dovere di ruolo, che sono tra i migliori ma non gli unici, non volendo comunque sminuire nessuno. Un grande lavoro, specialmente sul pianeta calcio, lo svolge il Centro Studi Millenovecento che può contare su studiosi di primo livello. Ho avuto il grande onore di essere invitato a scrivere diverse prefazioni per Laziowiki ed è stata una bella soddisfazione. “
Tornando al discorso puramente strutturale: nascono spesso suggestioni intorno allo stadio Flaminio. Come vede un riutilizzo dell’impianto per la sezione calcistica della Lazio?
“Su questo sono perentorio: non vedo alcuna possibilità di riutilizzo per la Lazio calcio. Gli impianti moderni hanno standard ben precisi e il Flaminio, per aderirvi, dovrebbe essere smantellato e ricostruito portando via con sé il carico di ricordi che conserva. Con grande rammarico sentimentale (sono stato battezzato il 19 settembre del 1965 quando mio padre mi portò al Flaminio a vedere Lazio Varese, terza di campionato ’65-66) devo ammettere che quell’impianto non è funzionale per il calcio e l’abbattimento violerebbe quello che di fatto è un patrimonio artistico e culturale. Potrebbe essere utile alla causa laziale per ambienti indoor. Per tutti gli sport all’aperto (tra cui rugby, calcio femminile, hockey su prato) non vi sono strade praticabili. A peggiorare la situazione c’è stato il cambiamento del nostro Paese nell’approccio allo sport negli ultimi 25 anni. Andando ancora indietro negli anni, nei trafiletti dei giornali sportivi si poteva ancora trovare spazi sufficientemente ampi dedicati ad altri sport; la situazione oggi è diversa, magari perché parlare di calcio in via esclusiva apporta maggiori guadagni. Sarà efficace come strategia, ma rappresenta davvero la morte dello sport. In altri Paesi, nelle aree geografiche socio-culturali affini all’Italia come ad esempio in Francia, la situazione cambia di poco: sebbene negli anni ’70 il rugby abbia fatto da contraltare al calcio e tutt’oggi esistono interessi nei confronti di Formula 1, basket e pallavolo, il calcio ha assoluta leadership. Se nel Flaminio di allora ad una partita d rugby ci sarebbero stati circa 1500 paganti a fronte dei probabili oggi 400 spettatori (spronati comunque dal titolo gratuito del biglietto). Dunque, per concludere, l’indoor presenta un discorso diverso: c’è una piscina che potrebbe essere sfruttata, potrebbero stabilirsi sezioni di scherma o ginnastica artistica, potrebbe prendere forma un museo. “
Lei ha parlato di calcio femminile: sembra che a livello nazionale ci sia una certa rinascita, una nuova primavera. Come si colloca in questa rinascita la Polisportiva Lazio?
“Domanda interessante. Il movimento di rinascita c’è ed è figlio dell’interesse dei club professionistici maschili, sostanzialmente obbligati a dotarsi del settore femminile. Juventus, Milan, Fiorentina hanno prontamente recepito le direttive; la Juventus sta avviandosi a ricalcare il ruolo e il sentiero che da sempre riveste nel calcio maschile. La Lazio è stata la superpotenza del calcio femminile italiano dal 1969 al 2003, è stata una società che ha vinto 5 Scudetti e 4 Coppe Italia, una sorta di Coppa UEFA ed ha insegnato alla nazione cosa vuol dire un settore giovanile degno di questo nome. La Società storica ha avuto meriti straordinari nella collocazione della disciplina nello sport italiano: esisteva una Federazione Italiana Giuoco Calcio Femminile distaccata dalla Federcalcio; la Lazio, nell’estate del 1986 non si affiliò più a questa organizzazione bussando alle porte della Federcalcio, facendo appello alla Legge istitutiva del CONI che non prevede il sesso come requisito per distinguere un’attività di carattere sportivo. Dunque, grazie alla Lazio, la Federcalcio è stata obbligata ad istituire una sezione femminile inglobando titoli e meriti della preesistente Federazione distaccata, dotandola di diversa dignità. Quella della Lazio fu una difficile battaglia di libertà e di modernità. La Società storica della Lazio femminile sopravvive, nell’ultima divisione; la Lazio calcio ha invece creato, sulla scia delle altre squadre professionistiche, una propria sezione femminile che, prima dell’emergenza sanitaria, stava disputando un ottimo campionato in quella che per noi è la Serie B maschile. Mi auguro arrivino le possibilità per unificare le due situazioni in casa Lazio, per preservare la ricchezza di un contesto che ho vissuto da vicino. Metà squadra Nazionale era biancoceleste, tale da chiamarla “Lazionale”, dunque mi auguro la fine di questa dicotomia interna. “
A proposito di battaglie di non proprio scontato esito: a che punto siamo con l’assegnazione dello Scudetto del 1915?
“Io sono indignato per quello che è successo. Con il Presidente Federale Carlo Tavecchio è stata insediata una Commissione di altissimo spessore professionale, culturale e morale che ha sancito la legittimità di un’attribuzione dello Scudetto del 1915 ex aequo alla Lazio. Il Consiglio Federale avrebbe dovuto semplicemente prendere atto di questo e procedere alla proclamazione. Il Presidente Gravina ha ritenuto di insediare una nuova Commissione per una serie di situazioni, probabilmente nessuna destinata a buon esito (la circostanza a me lascia indifferente, comunque diversa da quella che ci riguarda). Siccome esiste un principio di diritto che si chiama “ne bis in idem”, credo sia stato semplicemente operato male. Anche da questo punto di vista bisognerebbe parlare: si vorrebbe insinuare una probabile vittoria del Genoa ai danni della Lazio? Significherebbe ignorare e contraddire i principi dello sport. È una partita che doveva disputarsi e non si è disputata. Mi rendo conto che parlare più di un secolo dopo è molto facile, ma credo non si sia disputata per ragioni psicologiche e per non incidere sulla coscienza della popolazione, piuttosto che per ragioni logistiche. Il Primo Conflitto Mondiale ha interessato, a differenza del Secondo, regioni come Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige con i modi e tempi che conosciamo; le partite in quel giugno 1915 a Roma si sarebbero potute tecnicamente giocare, parlando in termini semplici e brutali. Attendiamo ancora, dunque. Certamente la prima Commissione a cui ho fatto riferimento ha detto quel che doveva dire, essendo forte di una composizione di enorme prestigio senza laziali all’interno (anzi…), con i crismi di un’autorevolezza assoluta. Sembra che si abbia qualche timore a procedere. “
“Strategie di comunicazione a difesa e promozione a difesa della Società Sportiva Lazio” è un convegno tenutosi ad aprile dello scorso anno a cui Lei ha partecipato. Alla Lazio spesso non ci si riferisce col dovuto rispetto e riguardo in virtù di quello che rappresenta, cioè la Polisportiva più grande d’Europa, e di quello che ha dato al panorama sportivo nazionale. Secondo Lei quali ragioni si celano dietro certi atteggiamenti, in voga soprattutto negli ambienti della stampa?
“Prima aggiungo qualche precisazione e qualche correzione, sebbene mi sembra di capire che la pensiamo allo stesso modo. Noi abbiamo tre aspetti da considerare. Il primo è una mia battaglia personale da imputare a due situazioni negative e cioè l’impreparazione del giornalismo sportivo e della comunicazione sportiva e l’appiattimento supino alle logiche del calcio post-professionistico. Quando si parla della Lazio, alla seconda parola di solito si va in errore. L’Organismo che io presiedo è la Società Sportiva Lazio, la nostra sezione di Football è la Lazio calcio; nell’accezione generale la Lazio calcio è diventata la Lazio e la Società è diventata la Polisportiva, è una locuzione che io non amo e trovo cacofonica, si tratta di verità storica. Poi c’è un discorso legato alla Polisportiva attorno alla quale io non percepisco negatività; di solito intorno al 9 gennaio (compleanno della Polisportiva, ndr) vedo una esaltazione per certi aspetti, almeno quelli rigorosamente di qualità, anche eccessive, laddove quasi arrossisco. Non posso riscontrare delle negatività riferite al mondo che io rappresento. Poi c’è un terzo aspetto legato strettamente al fenomeno calcistico: essendo estremamente sintetici, spesso e volentieri sembriamo un’eccezione quando in determinate circostanze siamo una regola. Regola di cui molta gente ci addita come esempio, riguardo quindi a fenomeni più generali. Le ragioni che si celano sono da ricercare in tutti i sentimenti più negativi del mondo: la superficialità, che è quello più colposo e meno doloso, è in qualche caso persino premeditazione ideologica. ”
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Francesco Acerbi è intervenuto ai microfoni di Radio 1:
Allenamenti
“Siamo abituati a stare sempre in movimento ed è dura stare fermi. Tornare alla normalità è la cosa più importante in questo momento. Noi ci alleniamo a casa e il tempo passa”.
Malattia e carriera
“Volevo smettere, ci ho pensato un paio di volte. A 16 anni ero a giocare con i miei amici in paese. Prima della malattia poi, a 23-25 anni, volevo smettere. Poi dopo la diagnosi dei due tumori mi è scattato qualcosa in testa e sono cambiato”.
Giocare nell’anno solare
“Sono tutte supposizioni che ognuno fa. Secondo me è un po’ difficile, visto che c’è anche l’Europeo. Penso che sia complicato e spero che finisca questa stagione il prima possibile. Magari giocheremo a Natale, incastreremo varie partite anche al posto della Nazionale, ma entro il 30 settembre io ripartirei con la prossima stagione. Ritiro? Non credo che stare 3 mesi in ritiro sia la soluzione e la scelta più opportuna”.
Ripresa e contatti di gioco
“Non credo che le cose possano essere diverse dal solito, penso che in campo saranno come sempre, altrimenti è inutile e non si può giocare. Faremo tutti i test prima delle partite ma una volta in campo si spingerà come sempre e i contatti ci saranno. Se non potrà esserci contatto non è calcio, vanno bene tutte le precauzioni e il no agli spettatori. Ma non posso far fare gol un avversario perché non posso toccarlo, sarebbe un altro sport”.
Protocollo da seguire “Spero di ricominciare ma qualcuno non è d’accordo e c’è sempre qualcosa che non va. Non si rema tutti dalla stessa parte. Noi come Assocalciatori puntiamo alla ripresa, vogliamo giocare con la massima sicurezza e le giuste precauzioni. Se si ricominciasse il 4 maggio ad allenarsi dopo poco saremmo pronti per giocare. Non servono tre mesi di ritiro, basta stare attenti alla sicurezza”.
La tua carriera attuale
“Sono contento di come sono diventato, meglio arrivare dopo che non arrivarci. Ho tanti difetti ma sono felice. Voglio sempre migliorare, prima non avevo la testa ed ero superficiale. Non sapevo a cosa andavo incontro”.
Lazio da scudetto?
“Da quello che ha dimostrato sicuramente sì. Abbiamo vinto con Inter e Juve e anche nei momenti di difficoltà siamo stati bravi e attenti, senza mai disunirci. Abbiamo lavorato tutti insieme e abbiamo qualità. La mentalità è questa e lo sarà per il resto del campionato”.
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Ronaldo è uno di quei giocatori che ha lasciato l’Italia durante la quarantena obbligatoria andando a Madeira, isola Portoghese , con la sua famiglia.
Stando alle notizie estere, sembrerebbe che si sia sviluppato un focolaio a 20 chilometri di distanza da casa sua con 10 nuovi casi in 24 ore. Le autorità hanno disposto l’autorizzazione a spiegare il Cordone Sanitario. Il calciatore bianconero attende nuove disposizioni per il rientro in Italia anche per capire quando si potrà nuovamente tornare in campo per gli allenamenti.
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Arturo Diaconale, portavoce della Lazio, è intervenuto con il suo taccuino biancoceleste sul suo profilo ufficiale di Facebook. Ancora una volta l’attacco va a Cellino ma in questa occasione anche Malagò ne fa parte.
Cellino e Malagò: Marchesi del Grillo
Auguri di pronta guarigione al presidente del Brescia Massimo Cellino che, rientrato nella sua città dopo aver passato la Pasqua con la famiglia in Sardegna ha scoperto di essere affetto da coronavirus. Auguri a lui ed ai suoi famigliari con l’auspicio di incontrarlo come sempre frizzante e combattivo quando, a campionato finalmente ripreso, la sua squadra verrà ospitata allo Stadio Olimpico. Gli auspici e gli auguri non sono in contraddizione con la considerazione che la sua richiesta di vedere interrotto e concluso il campionato a causa della propria malattia debba essere interpretata come una singolare pretesa: “Tutti fermi perché io sono malato”.
Cellino, comunque, non sembra essere il solo ad avere una concezione da Marchese del Grillo della propria persona. Una tendenza del genere sembra aver colto ultimamente anche il presidente del Coni Giovanni Malagò che, in una intervista, pur ribadendo di voler riconoscere l’autonomia del calcio, è intervenuto con tutto il peso della sua autorità di massimo rappresentante dello Sport nazionale, per sostenere che il campionato venga chiuso senza l’assegnazione dello scudetto, cioè con la cristallizzazione della classifica attuale. Secondo il presidente del Coni una scelta del genere costituirebbe un grande segnale di ordine morale e l’avvio di una fase di profonda innovazione del mondo del calcio. Tanto più, sempre a stare alle parole di Malagò, che la sua è una proposta che gli viene sollecitata da tanta gente interessata a capire come potrà cambiare il mondo del calcio nel dopo-coronavirus.
Nell’impossibilità di sapere chi sia la gente che propone a Malagò di premere per la mancata assegnazione dello scudetto e quindi dell’individuazione di chi dovrà retrocedere e chi andare in Champions League, una domanda sorge spontanea. Ma a chi spetta disegnare il futuro dello sport italiano dopo il coronavirus se non al presidente del Coni ed a tutti i principali operatori dei tanti settori sportivi e di quelli del calcio in particolare (dato che il calcio è il motore economico dell’intero comparto?). Speriamo che Malagò non pensi di delegare questo compito ad un governo che ha colori amici, ma che mai come in questo momento sembra avere la necessità di appoggiarsi ai tecnici ed ai competenti!
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Nei giorni scorsi era partito il totocalciomercato dove dai media spagnoli hanno messo sul piatto del Barcellona Luiz Felipe Ramos.
Stando alle voci circolate in Spagna si è parlato anche di una cifra che si aggirava intorno ai 40 milioni di euro. Il difensore centrale, partito dalla Salernitana è esploso con la maglia biancoceleste ritagliandosi il posto da titolare vicino Acerbi surclassando Bastos e Vavro. Prestazioni esemplari che lo hanno portato a decidere se giocare con l’Italia o con il Brasile grazie al suo doppio passaporto.
Lotito e Tare dunque, salvo clamorose cifre messe sul piatto, non vogliono farsi scappare il pupillo di Simone Inzaghi e quando si ritornerà a Formello, sul tavolo delle trattative ci sarà un rinnovo. Il suo contratto scadrà nel 2022 e, stando alle voci circolare nel mondo biancoceleste, ci sarà un aumento dell’ingaggio, prolungamento forse quadriennale e una clausola rescissoria come quella di Correa.
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Massimo Cellino ha contratto il Coronavirus. Ha dichiararlo è lo stesso presidente del Brescia ai microfoni sportivi:
«Dopo due settimane di quarantena a Cagliari sono stato in ospedale a fare dei controlli. È uscito fuori che mia figlia ha avuto il virus, mio figlio non ce l’ha avuto. E che io ce l’ho in atto. Sintomi? Stanchezza eccessiva e forti dolori alle ossa».
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Arturo Diaconale risponde all’ennesimo attacco arrivato alla Lazio e a Lotito ma questa volta da parte di Spinelli, il presidente del Livorno. Se da una parte tutte le società si preparano al ritorno agli allenamenti con le dovute precauzioni, nonostante gli organi superiori del calcio abbiano detto che i campionati andranno finiti, alcuni presidenti in evidente difficoltà economiche e di classifiche, con i dati sotto mano che gioveranno in caso di annullamento del campionato e non per il “buonismo”.
Il portavoce della Lazio parla proprio di questo nelle sue rubriche tramite il profilo social del Taccuino Biancoceleste:
TACCUINO BIANCOCELESTE
Spinelli, Lotito e gli astuti livornesi
Inutilmente sgarbate e violente. Si tratta delle dichiarazioni del presidente del Livorno, Aldo Spinelli, dedicate al presidente della Lazio, Claudio Lotito, invitato a non “rompere più i coglioni” con la ripresa del campionato e, di fatto, ad accettare passivamente l’annullamento dei campionati di serie A e di serie B con la conseguente cristallizzazione delle attuali classifiche.
Che bisogno c’era di investire Lotito quando il reale interesse di Spinelli, che sta trattando per la vendita della propria squadra, è di evitare una ripresa che potrebbe provocare una retrocessione del Livorno con la conseguente difficoltà a chiudere positivamente la trattativa di vendita in atto?
Attaccare Lotito e la Lazio (come Spinelli anche il presidente del Brescia, Massimo Cellino) è però diventato un comodo modo usato da alcuni presidenti per accendere facilmente l’attenzione dei media distogliendo quella dei propri tifosi dalle delusioni per il campionato non soddisfacente delle rispettive squadre.
Con ogni probabilità, poi, con il suo linguaggio Spinelli ha cercato di mettersi in sintonia con i dipendenti delle cooperative di scaricatori del porto di Livorno. Dimenticando, però, che questi lavoratori sono toscani astuti che sanno perfettamente come spesso chi parla troppo di coglioni lo faccia per nascondere di non averne abbastanza.
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Il presidente del Livorno, Spinelli, sbotta ai microfoni di Primo Canale contro il presidente della Lazio Claudio Lotito.
“Il calcio è retto dagli imprenditori. Purtroppo gli stabilimenti sono fermi perché molti lavoratori hanno contratto il Coronavirus. Lo stesso vale per il calcio, non si potrà riprendere tra due o tre settimane anche perché mancano i tamponi a chi ne ha veramente bisogno. Lotito deve smetterla di rompere i coglioni con la ripresa a tutti i costi”.
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Continua a tener banco la tematica dei campionati fermi da oltre due mesi per questo maledetto virus. Se da una parte dell’Italia, ci sono ancora focolai accesi, nelle regioni del sud e del centro sembrerebbe che i contagi cominciano a scemare con delle regioni e delle province che non registrano casi nuovi. A parlare della ripresa del campionato e di una proposta concreta è proprio Ricciardi dell’Organizzazione Mondiale Sanitaria ai microfoni di Punto Nuovo Sport Show:
“La Federcalcio ha un’ottima commissione medico-sportiva, io partecipo da tanti anni alla commissione antidoping. In questa circostanza Gabriele Gravina e Paolo Zeppilli mi hanno chiesto un contributo e lo faccio con piacere. Declinare la partenza del 4 Maggio? Il gruppo di lavoro ha fatto un lavoro serio e rigoroso proponendo una serie di soluzioni. E’ chiaro che dobbiamo valutare lo scenario in due settimane, non vale la pensa guardare l’andamento giornaliero: perché servono due settimane per l’incubazione del virus. La situazione sta andando molto meglio in molte regioni italiane, ma non in tutte. In Lombardia c’è ancora uno scenario preoccupante, non si può dare un’indicazione generica per tutti. Ad inizio Maggio potremo dare dei suggerimenti guardando la situazione. Questo virus continuerà a circolare fino a quando non si troverà un vaccino e così come colpisce i cittadini, anche i calciatori e lo staff: bisogna tutelare tutti”.
IL PROTOCOLLO DA RISPETTARE –“Ci sono diverse ipotesi, è sicuramente finalizzato alla fine del campionato a cui tutti tengono molto. C’è bisogno di due approcci: uno finalizzato alla conclusione del campionato, con una serie di misure che tendono a circoscrivere il virus. E’ un’ipotesi fortemente condizionata, ma ci sono squadre e squadre: non tutti possono permettersi i test, alloggi per tutti. quest’impegno economico è pesante. C’è sicuramente un minimo che viene richiesto a tutti: garantire la sicurezza. Come viene modulato è una scelta “politica” da parte della federazione. E’ chiaro che anche il comitato tecnico-scientifico del Governo sta valutando quali sono le attività più pericolose: la più pericolosa di tutte è il dentista, l’odontoiatra. Non c’è dubbio che l’allenamento o il gioco di squadra che prevedere contatto fisico tra atleti è un evento che va considerato piuttosto pericoloso. Sistema chiuso? Sulla fattibilità dei sistemi di controllo, è da verificare, ma le proposte sono credibili e sostenibili”.
CONTAGI PER REGIONI E PROPOSTA AVANZATA – “l’Italia non è tutta uguale a livello di contagi. Al Centro-Sud non c’è stata quell’esplosione terribile del Nord. Ma la gente comunica, la gente viaggia, ma in alcune parti del Paese questo non si può ancora fare, ci sono paesi dove ci sono ancora 100 e più morti al giorno. Differenziare le aree per livello di rischio è giusto, stiamo proponendo di giocare al Centro-Sud, non ha senso vietare attività dove ci sono 0 casi come la Basilicata. La Campania ha reagito molto bene, tempestivamente, la popolazione ha compreso bene la situazione ed ha reagito in tempo, preoccupa un po’ di più la Puglia. La seconda e terza ondata possono risultare più pericolose della prima: non possiamo permettercelo. Maggio è ancora un mese a rischio, specialmente in alcune regioni, sarà ancora un mese interlocutorio. Ciò che suggeriremo è di avere provvedimenti diversi a seconda delle aree geografiche”.
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