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20 anni dopo: il divario Lazio–Napoli è imbarazzante

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Confronto simbolico tra Lazio e Napoli dal 2004 al 2025 con Lotito e De Laurentiis

Nel luglio del 2004 il calcio italiano attraversa una delle sue fasi più buie. Due piazze storiche come S.S. Lazio e SSC Napoli rischiano seriamente di scomparire o di ridimensionarsi drasticamente. Da quel momento partono due storie parallele, inizialmente simili per drammaticità, ma destinate nel giro di vent’anni a produrre risultati clamorosamente opposti. Oggi, nel 2025, il confronto è impietoso.


2004: Lazio salvata, Napoli rifondata

Nel luglio 2004 Claudio Lotito rileva la Lazio in una situazione finanziaria devastante. Il club è sommerso dai debiti, ma l’operazione consente ai biancocelesti di restare in Serie A, evitando il fallimento sportivo e garantendo continuità nella massima categoria. In quel momento il divario tra Lazio e Napoli è enorme: la Lazio è una big del calcio italiano, reduce da trofei, partecipazioni in Champions League e protagonismo europeo.

Il Napoli, invece, fallisce. Riparte dalla Serie C1 (Lega Pro) con una nuova società guidata da Aurelio De Laurentiis. Una rifondazione totale, dal basso, senza ricavi, senza appeal sportivo, senza certezze. Nel 2004 il Napoli è lontanissimo dalla Lazio sotto ogni parametro: sportivo, economico e strutturale.

Ed è proprio da qui che nasce la differenza.


Le strategie a confronto: sopravvivere contro costruire

La gestione Lotito si fonda fin dall’inizio su un principio chiaro: mettere in sicurezza i conti. Una strategia prudente, rigorosa, spesso rigidissima. La Lazio diventa un club sostenibile, capace di chiudere bilanci in ordine e di sopravvivere alle crisi che travolgono altri grandi club italiani. Ma questa stabilità ha un prezzo: l’assenza di una visione di crescita strutturale.

Dall’altra parte, De Laurentiis imposta un progetto radicalmente diverso. Il Napoli cresce gradualmente, risale le categorie, investe su brand, marketing, stadio e identità. Non spreca, ma investe in modo mirato, accetta il rischio imprenditoriale e costruisce una struttura dirigenziale moderna e internazionale. Il Napoli diventa progressivamente un’azienda calcistica competitiva, non solo un club che resiste.


I risultati parlano chiaro (2004–2025)

Arrivando al 2025, i numeri raccontano una storia senza appello:

Napoli

  • Due Scudetti (2023 e 2025)
  • Lotta quasi costante per il titolo
  • Presenza europea stabile
  • Brand internazionale in forte crescita

Lazio

  • Tre qualificazioni in Champions League
  • Nessuno Scudetto
  • Presenza europea discontinua
  • Ricavi strutturalmente inferiori alle big

Il dato più impressionante è questo: nel 2004 il divario era clamorosamente a favore della Lazio, oggi è clamorosamente a favore del Napoli. Non per casualità sportiva, ma per una differenza profonda di modello imprenditoriale.


De Laurentiis vs Lotito: due modelli opposti

De Laurentiis ha trattato il Napoli come un investimento da far crescere.
Lotito ha trattato la Lazio come un asset da stabilizzare.

Entrambi hanno evitato il fallimento, ma solo uno ha trasformato il club in una potenza moderna.

De Laurentiis ha:

  • aumentato i ricavi
  • valorizzato il brand
  • attratto sponsor globali
  • investito su calciatori di livello internazionale
  • creato appeal per allenatori top

Lotito ha:

  • ridotto il debito
  • mantenuto la Lazio a galla
  • limitato il rischio
  • rinunciato spesso alla crescita
  • sacrificato l’ambizione sportiva in nome del controllo

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la Lazio è rimasta ferma, il Napoli è andato avanti.


Il vero tema: non la sopravvivenza, ma l’ambizione

Il confronto non è morale, ma manageriale. Lotito ha salvato la Lazio, ed è un fatto storico che nessuno può cancellare. Ma salvare non significa costruire. In vent’anni il calcio è cambiato, i parametri sono mutati, la competizione è diventata globale. Chi non evolve resta indietro.

Oggi il Napoli rappresenta ciò che la Lazio avrebbe potuto diventare partendo da una posizione di enorme vantaggio. Ed è questo che rende il confronto ancora più doloroso per l’ambiente biancoceleste.


Conclusione

Dal 2004 al 2025 Lazio e Napoli hanno percorso due strade opposte.
Una ha puntato sulla gestione difensiva, l’altra sulla crescita strategica.
Una ha pensato a non perdere, l’altra a vincere.

Nel calcio moderno, come nell’impresa, vince chi costruisce.
Non chi si limita a resistere.

Il divario di oggi non è sportivo.
È imprenditoriale.



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Manchester United crisi Amorim esonerato: ennesimo fallimento

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Ruben Amorim in panchina durante una partita del Manchester United a Old Trafford

È arrivata come un fulmine a ciel sereno, ma fino a un certo punto. Ruben Amorim non è più l’allenatore del Manchester United. L’esonero del tecnico portoghese rappresenta l’ennesimo capitolo negativo di una storia che, ormai da anni, sembra non trovare via d’uscita a Old Trafford.

I risultati non sono mai realmente decollati. Nonostante investimenti pesanti, campagne acquisti faraoniche e continui cambiamenti strutturali, il Manchester United ha continuato a navigare in acque torbide. Amorim, arrivato con l’etichetta dell’allenatore giovane, moderno e innovativo, non è riuscito a incidere né sul piano del gioco né su quello dei risultati.

La decisione della dirigenza, però, non sarebbe legata esclusivamente all’andamento sul campo. A pesare in maniera decisiva sono state anche le dichiarazioni rilasciate dall’ormai ex tecnico dopo il pareggio contro il Leeds United, una squadra reduce da una lunga serie positiva in Premier League. Un risultato che, paradossalmente, aveva un peso specifico importante, ma che ha fatto esplodere definitivamente le tensioni interne.

In conferenza stampa, Amorim si è lasciato andare a uno sfogo durissimo:

“Io non sono l’allenatore del Manchester United, sono il manager. Sono stato preso per fare il manager e per i prossimi 18 mesi farò quello”.

Parole che hanno segnato una frattura profonda con la dirigenza. Un messaggio chiaro, diretto, che ha evidenziato un rapporto ormai deteriorato e una visione completamente divergente tra panchina e società. Quando i risultati non arrivano e la comunicazione si rompe, l’epilogo è quasi sempre lo stesso.

Il Manchester United, ancora una volta, cambia guida tecnica senza aver risolto i problemi strutturali che lo affliggono da anni. Dall’addio di Sir Alex Ferguson, il club non è più riuscito a individuare l’uomo giusto al momento giusto. Tentativi diversi, filosofie opposte, allenatori giovani e profili più esperti: il risultato, però, non è mai cambiato.

Secondo molti osservatori, Amorim non era il nome adatto per un club così prestigioso e complesso. Il Manchester United non è una piazza come le altre: richiede carisma, esperienza, capacità di gestione dello spogliatoio e resistenza a una pressione quotidiana enorme. Qualità che difficilmente si possono improvvisare, soprattutto arrivando da campionati dove il peso mediatico e ambientale è nettamente inferiore.

Il problema non è solo tecnico, ma culturale. Allenatori giovani e promettenti possono crescere, ma Old Trafford non è il luogo ideale per imparare. Servirebbe una figura abituata a vincere, a gestire grandi campioni, a lavorare in club dove ogni conferenza stampa è una prova di forza. Profili alla Carlo Ancelotti, Luis Enrique o allenatori con un curriculum internazionale pesante avrebbero forse garantito maggiore stabilità.

Nel frattempo, la società ha deciso di affidare temporaneamente la squadra a Darren Fletcher, in attesa di una scelta definitiva. Una soluzione tampone che conferma l’assenza di una strategia chiara anche nel post-esonero.

Il Manchester United continua a spendere, continua a cambiare, ma continua soprattutto a perdere identità. Amorim non ha convinto, l’esonero forse è tardivo, ma resta la sensazione che il problema sia molto più profondo di un singolo allenatore. Finché non verrà affrontata questa realtà, il club resterà lontano anni luce dai fasti dell’era Ferguson.



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Sarri dice la verità “Lazio impreparata su Castellanos”

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Maurizio Sarri durante l'intervista post-partita di Lazio-Parma allo Stadio Olimpico.
Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.

Dire la verità, in casa Lazio, non è mai stato semplice. Farlo pubblicamente, poi, può diventare persino pericoloso. È questa la sensazione che accompagna le ultime dichiarazioni di Maurizio Sarri, un allenatore che ha scelto di non nascondersi più e di raccontare apertamente una realtà che a Formello molti preferirebbero tenere sotto traccia.

Sarri non è soltanto un tecnico di alto livello: è un allenatore che parla chiaro, che non accetta di farsi carico di colpe non sue e che, soprattutto, mette al centro il bene della S.S. Lazio. Proprio per questo, però, il suo futuro sulla panchina biancoceleste appare oggi più fragile che mai.

Le sue parole nel post-partita hanno toccato nervi scoperti, a partire dalla questione Taty Castellanos. Sarri ha chiarito un punto fondamentale: la cessione dell’attaccante non è stata una decisione improvvisa né imposta dall’allenatore, ma una volontà del giocatore maturata da tempo. Una situazione, dunque, che la dirigenza conosceva e che avrebbe dovuto gestire con maggiore lungimiranza.

Ed è qui che nasce il problema. Sapere che il proprio centravanti vuole andare via e non farsi trovare pronti equivale a un errore grave di programmazione. La Lazio, invece, si è presentata all’appuntamento con il mercato senza un piano immediatamente operativo, ritrovandosi oggi in piena emergenza offensiva. Un’emergenza che appare ancora più evidente considerando squalifiche, assenze e la totale mancanza di alternative credibili nel reparto avanzato.

Sarri non ha accusato direttamente nessuno, ma il messaggio è stato chiarissimo. Una società organizzata vende un titolare solo quando ha già pronto il sostituto. È una regola non scritta del calcio moderno, seguita dai club strutturati e ignorata, ancora una volta, dalla Lazio. Non si tratta di nostalgia, ma di fatti: in passato, quando partivano giocatori chiave, il rimpiazzo arrivava in tempi rapidissimi. Oggi, invece, il vuoto resta.

Le dichiarazioni del tecnico non possono aver fatto piacere al tandem dirigenziale composto da Claudio Lotito e Angelo Fabiani. Sarri ha infatti sottolineato un altro concetto pesantissimo: non servono acquisti tanto per comprare, ma giocatori in grado di alzare realmente il livello della squadra. In caso contrario, meglio non intervenire affatto.

È una presa di posizione netta, che sembra anticipare possibili mosse future della società e che rappresenta un vero spartiacque rispetto al passato recente. In altre stagioni, allenatori meno esposti hanno preferito tacere, accettando scelte tecniche e di mercato non condivise. Il risultato è stato quello di ritrovarsi, a fine anno, con tutte le responsabilità scaricate sull’allenatore di turno.

Sarri, invece, ha deciso di non recitare quel copione. Non copre le lacune, non addolcisce la realtà e non accetta compromessi al ribasso. Una scelta coraggiosa, ma rischiosa. Perché in un ambiente come quello laziale, storicamente poco incline all’autocritica dall’alto, chi alza la testa spesso paga il prezzo più alto.

Il paradosso è evidente: Sarri sta facendo esattamente ciò che molti tifosi chiedono da anni, ovvero chiarezza, programmazione e verità. Ma proprio questa trasparenza potrebbe costargli cara. Se il tecnico continuerà su questa linea, il rischio di una rottura definitiva con la dirigenza non può essere escluso.

Una cosa, però, è certa: qualunque cosa accada, le parole di Sarri resteranno come un atto d’accusa chiaro verso una gestione che, ancora una volta, si è fatta trovare impreparata. E questa volta, nascondersi dietro l’allenatore potrebbe non bastare.



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Lazio, Guendouzi verso l’addio: Sarri chiede qualità

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Mattéo Guendouzi con espressione arrabbiata mentre riceve il premio di migliore in campo ai microfoni di DAZN.

l calciomercato della S.S. Lazio entra in una fase delicata e potenzialmente decisiva. Dopo l’addio ormai imminente di Castellanos, un altro pilastro della squadra biancoceleste potrebbe salutare Formello: Matteo Guendouzi. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il centrocampista francese avrebbe già le valigie in mano, con diversi club pronti a contenderselo.

Il primo a muoversi concretamente è stato il Fenerbahce, che ha sondato la disponibilità del giocatore prima di mettere sul tavolo un’offerta da 25 milioni di euro più bonus. Una proposta importante, ma ancora lontana dalla valutazione fissata da Claudio Lotito, che parte da una base di almeno 30 milioni. Sullo sfondo restano anche Galatasaray e Sunderland, ma il vero nodo della trattativa sembra spostarsi in Spagna.

Sabato scorso, infatti, intermediari biancocelesti erano a Madrid per discutere la possibile cessione di Guendouzi all’Atletico Madrid. Il tecnico Diego Simeone apprezza molto il profilo del francese, ritenuto ideale per il suo centrocampo aggressivo e intenso. La Lazio ha provato a impostare un’operazione complessa, cercando di inserire nella trattativa Giacomo Raspadori, il preferito di Maurizio Sarri per l’attacco.

Tuttavia, il futuro di Raspadori resta incerto: il giocatore potrebbe restare a Madrid e, in ogni caso, la Roma continua ad avere un vantaggio nella corsa all’attaccante. Senza un’apertura chiara su questo fronte, l’operazione rischia di arenarsi, soprattutto considerando la fermezza di Lotito sulla valutazione del cartellino di Guendouzi.

A Formello, intanto, si ragiona già sul possibile sostituto. La priorità assoluta porta a Giovanni Fabbian, centrocampista del Bologna, in cima alla lista della Lazio fin dallo scorso giugno. Il club biancoceleste è pronto a presentare una prima offerta da 15 milioni di euro, consapevole che in estate il Bologna aveva respinto una proposta simile del Milan.

La Lazio, però, può spingersi oltre grazie alle nuove regole FIGC sugli under 23 italiani: né il costo del cartellino né l’ingaggio di Fabbian inciderebbero in modo significativo sul “costo del lavoro allargato”. Sarri considera il classe 2003 un’ottima mezz’ala d’inserimento, ma il suo via libera definitivo è legato a un fattore chiave: l’arrivo di un giocatore di qualità davanti, capace di illuminare e legare il gioco.

Se infatti, al posto di Castellanos, dovesse arrivare soltanto una giovane punta di prospettiva – con la talent room che osserva profili come Rodrigo Ribeiro, Lucas Stassin e Brian Djomeni Madjo – Sarri pretende un investimento pesante a centrocampo.

Il tecnico toscano chiede un all-in su uno tra Ruben Loftus-Cheek e Lazar Samardzic, per garantire alla Lazio un salto di qualità tecnico immediato. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi Lorenzo Insigne a fine mercato, come colpo d’esperienza e leadership.

Il futuro della Lazio, dunque, passa da scelte cruciali: cedere Guendouzi sì, ma solo alle condizioni giuste, reinvestendo per costruire una squadra più tecnica e funzionale al calcio di Sarri. Le prossime ore saranno decisive.



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🎟️ Biglietti Lazio-Fiorentina: vendita aperta! C’è la “Promo Natale” e Under 14 Gratis

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Tifosi della Lazio festanti in Tribuna Monte Mario con sciarpe biancocelesti.
Scopri le ultime novità sulla partita fondamentale della Lazio e le agevolazioni per i tifosi al Domenicale Olimpico! L'obiettivo? Raggiungere quota 40.000 spettatori!

La Befana vien di notte… ma la Lazio scende in campo la sera dopo. Il 2026 biancoceleste si apre con una sfida di altissimo livello: allo Stadio Olimpico arriva la Fiorentina per il turno infrasettimanale di mercoledì 7 gennaio (ore 20:45).

La società ha comunicato l’apertura della vendita dei tagliandi a partire dalle ore 16:00 di oggi, martedì 23 dicembre. Ecco tutte le info su prezzi, modalità di acquisto e, soprattutto, sulle speciali promozioni attive per le feste.

🎁 Speciale “Promo Natale”: In Monte Mario a 25€

La grande novità per questa gara è legata allo shopping natalizio. Con l’iniziativa “A Natale regala la Lazio”, è possibile ottenere un biglietto di Tribuna Monte Mario Laterale al prezzo stracciato di 25€.

Come funziona?

  • Dal 13 dicembre al 6 gennaio, effettuando una spesa minima di 90€ presso i Lazio Style 1900 Official Store o sullo store online ufficiale, riceverai un codice univoco (coupon).
  • Questo codice ti permetterà di acquistare fino a 4 biglietti di Monte Mario a 25€ l’uno per la gara Lazio-Fiorentina.

👨‍👩‍👧‍👦 Le altre promozioni: “4 Insieme” e Under 14

SettoreInteroInvalidi civili al 100% e accompagnatore (*)Ridotto Under 16 (**)Ridotto Under 14 (***)4 INSIEME (****)PROMO NATALE (*****)
TR. D’ONORE CON HOSPITALITY300 €
TR. D’ONORE LAT. DESTRA150 €
TR. MONTE MARIO TOP70€35 €35 €OMAGGIO185 €
TR. MONTE MARIO LAT.55 €30 €30 €OMAGGIO150 €25€
TR. TEVERE GOLD70 €35 €35 €
TR. TEVERE TOP65 €30 €30 €OMAGGIO170 €
TR. TEVERE40 €22 €22 €
TR. TEVERE PARTERRE CENTRALE40 €22 €22 €
TR. TEVERE PARTERRE LAT.40 €22 €22 €
TR. TEVERE NON DEAMB. IN CARROZZELLA5 €====
TR. TEVERE ACCOMPAGNO. NON DEAMB. IN CARR.30 €====
CURVA MAESTRELLI30 €18 €18 €
DISTINTI SUD EST30 €18 €18 €
DISTINTI SUD OVEST – OSPITI30 €====

Al costo dei biglietti online, verrà applicata una commissione di servizio pari al 3,80%.

(*) I biglietti ridotti Invalidi Civili al 100% e la Tribuna Tevere non deambulanti entrambi con accompagnatore, posso essere acquistati solo presso i sopracitati Lazio Style 1900 Official Store.

(**) Possono acquistare un tagliando Ridotto Under 16 i ragazzi nati dal 01/01/2009.

(***) Tutti i ragazzi nati dal 01/01/2011 accompagnati da un genitore (o parente entro il 4° grado)

in possesso di biglietto a pagamento, potranno accedere gratuitamente in alcuni settori allo stadio ritirando contemporaneamente l’apposito tagliando nominativo omaggio e il biglietto a pagamento dell’accompagnatore.

L’operazione Omaggio Under 14 non è riservata agli abbonati e si potrà essere effettuata esclusivamente presso uno dei Lazio Style 1900 Official Store e, solo il giorno della gara, presso la biglietteria di Via Nigra. Il ritiro del biglietto omaggio under14, deve esser fatto in contemporanea all’acquisto del biglietto dell’adulto.Clicca qui per leggere le indicazioni degli omaggi under 14.

(****) Per poter usufruire dell’iniziativa 4 insieme, è obbligatorio acquistare tutti e 4 i biglietti e contemporaneamente.

(*****) Per usufruire dell’iniziativa Promo Natale a Natale Regala la Lazio, dal 13 dicembre al 6 gennaio acquista i prodotti ufficiali S.S. Lazio e avrai la possibilità di andare in tribuna Monte Mario laterale a soli 25€:

Con una spesa minima di 90€ presso uno deinegozi Lazio Style 1900 Official Store oppure online, riceverai un codice univoco grazie al quale potrai acquistare fino a quattro biglietti di Monte Mario a soli 25€. Per gli acquisti fisici presso uno dei negozi Lazio Style 1900 verrà consegnato il coupon in concomitanza al pagamento mentre per gli ordini online il Coupon verrà inviato via e-mail.

I bambini di 4 anni nati dal 01/01/2021 accedono allo stadio gratuitamente e senza biglietto presentando un documento di identità o la tessera sanitaria.

All’ingresso il controllo dell’identità sarà effettuato su ogni singolo spettatore ed è pertanto obbligatorio esibire un documento di identità, compresi i minorenni.

La vendita è aperta e i tagliandi sono disponibili attraverso il circuito Vivaticket. È possibile acquistare:

  • Online: Sul sito ufficiale Vivaticket.
  • Punti Vendita: Presso le ricevitorie Vivaticket abilitate sul territorio.

Oltre alla promo natalizia, la società conferma le agevolazioni per gruppi e famiglie:

  1. Tariffa “4 Insieme”: Acquistando contemporaneamente 4 biglietti nello stesso settore (valido solo per alcuni settori specifici), si ottiene un prezzo vantaggioso.
  2. Under 14 Omaggio: I ragazzi nati dal 01/01/2011 entrano GRATIS in alcuni settori se accompagnati da un adulto pagante.
    • Attenzione: Il biglietto omaggio va richiesto esclusivamente presso i Lazio Style 1900 (o il giorno gara in via Nigra), non online.
  3. Ridotto Under 16: Tariffa scontata per i nati dal 01/01/2009.
  4. Under 4: Ingresso gratuito senza biglietto per i nati dal 01/01/2021 (basta esibire documento o tessera sanitaria).

🛒 Dove Acquistare

La vendita libera è attiva sui canali ufficiali Vivaticket:

  • Online: Sul sito vivaticket.com.
  • Punti Vendita: Ricevitorie abilitate sul territorio.

Nota per i possessori di Fidelity Card (Millenovecento o Eagle): È possibile caricare il titolo d’ingresso direttamente sulla tessera in fase di acquisto online.

⚜️ Settore Ospiti: Restrizioni per i Viola

Per i tifosi della Fiorentina, la vendita del Settore Ospiti è soggetta a limitazioni:

  • Acquisto riservato ai residenti nella Provincia di Firenze.
  • Obbligo di possesso della Fidelity Card della A.C. Fiorentina.
  • Il cambio nominativo per questo settore è vietato.

ℹ️ Info Utili e Accessi

  • Documenti: Obbligatorio esibire un documento d’identità valido all’ingresso (valido anche per i minori). Le patenti di nuova generazione senza residenza non sono valide per l’acquisto fisico nei punti vendita.
  • Cambio Nominativo: Attivo per biglietti e abbonamenti tramite il sito Vivaticket.
  • Biglietteria Giorno Gara: Aperta in Via Nigra (Stadio dei Marmi) dalle ore 16:45 solo per eventuali residui e assistenza.

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🎙️ Lazzari ammette: “Mercato e assenze, alla lunga si paga tutto. Arbitri? Episodi tutti contro”

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Manuel Lazzari Lazio intervista zona mista espressione seria dopo Lazio Napoli.

L’esterno biancoceleste in zona mista analizza il KO e lancia un allarme sulla tenuta della rosa tra cessioni e squalifiche.

ROMA – Piove sul bagnato in casa Lazio. Oltre alla sconfitta contro il Napoli e ai gol di Spinazzola e Rrahmani, la squadra perde pezzi (espulsi Noslin e Marusic) e certezze. Subito dopo il fischio finale, Manuel Lazzari si è presentato in zona mista per analizzare il momento nerissimo. Nessuna scusa sulla prestazione, ma un’analisi lucida e preoccupante su come le vicende di mercato (addio Castellanos, voci su Guendouzi) e le continue assenze stiano logorando il gruppo.

📉 L’autocritica: “Poco intensi, risultato giusto”

Lazzari parte con onestà, riconoscendo i meriti dell’avversario e i demeriti biancocelesti nell’approccio alla gara:

“Prima della gara eravamo fiduciosi, ma sapevamo di affrontare la squadra più forte insieme all’Inter. Siamo stati poco intensi in fase difensiva e contro chi palleggia così bene, alla lunga la paghi. Il Napoli ha grande qualità e fisicità, dovevamo ostacolarli meglio ma non ci siamo riusciti. Il risultato purtroppo è giusto”.

🚨 L’allarme rosa: “Tra cessioni e voci, è dura”

Il passaggio più delicato è quello relativo alla gestione della rosa, ridotta all’osso tra mercato in uscita e squalifiche. Le parole di Lazzari suonano come un campanello d’allarme per la società:

“Con la partenza del Taty, le voci di mercato su Guendouzi, gli infortuni e le squalifiche… È da inizio stagione che conviviamo con grandi assenze. Finora siamo rimasti compatti, ma questo problema a lungo andare può incidere molto. Ora dobbiamo non perdere la bussola, anche se mercoledì mancheranno tanti giocatori”.

👁️ “Arbitri? Niente malafede, ma è sotto gli occhi di tutti”

Impossibile non toccare il tasto dolente della direzione di gara, dopo le polemiche della settimana e i due rossi di oggi. Lazzari sceglie la via diplomatica, ma la stoccata arriva comunque:

“Le polemiche non hanno impattato sul nostro approccio, non credo che l’arbitro Massa fosse prevenuto. Però quello che sta accadendo negli ultimi mesi è sotto gli occhi di tutti. Dispiace, non penso alla malafede contro la Lazio, però qualsiasi episodio ultimamente ci gira contro. Non voglio dilungarmi, non spetta a me dirlo”.


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Lazio, la rabbia di Zaccagni: “Ho la tibia insanguinata. Classifica? Oggi è anonima”

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La distinta ufficiale di Cagliari-Lazio negli spogliatoi dell'Unipol Domus.

Dalla pancia dell’Olimpico, il capitano biancoceleste non usa giri di parole: attacco frontale alla direzione di gara e un bagno di realtà sulla stagione.

ROMA – Direttamente dalla sala stampa dell’Olimpico, Mattia Zaccagni ha risposto alle domande dei cronisti nel corso della conferenza stampa

Non c’è spazio per il “politichese”: le parole del capitano biancoceleste sono pietre, sia contro la gestione arbitrale (l’ennesima contestata) sia nell’analizzare il momento buio della squadra. Ecco lo sfogo integrale del numero 10, che parte dal confronto con l’espulsione di Parma per arrivare ai dolori di classifica.

🩸 “Ho una striscia di sangue, ma il giallo lo prendo io”

Zaccagni aveva provato a non parlarne, ma la rabbia è troppa. Alla domanda sulla gestione dei cartellini, il capitano mostra i segni della battaglia e contesta la disparità di giudizio rispetto al giallo preso su McTominay:

“Mi ero promesso di non parlare di arbitri perché è inutile parlarne, è anche difficile gestire queste cose. Quindi preferisco non parlarne. Sull’intervento procurato, ho una striscia di sangue dalla tibia alla caviglia, non so cosa devo fare per far ammonire l’avversario. McTominay? Ginocchio contro ginocchio, se quello è giallo…”

⚠️ L’attacco alle regole: “Tutto soggettivo, c’era una spinta”

Il capitano rincara la dose sull’episodio chiave del secondo gol del Napoli, denunciando una mancanza di chiarezza e di dialogo con i direttori di gara:

“Spiegazioni non me le do. A volte le chiediamo direttamente agli arbitri, e spesso e volentieri non ne abbiamo. Il fallo da cui nasce sul secondo gol, quello di mano di Noslin, prima c’è una spinta plateale. È diventato tutto molto soggettivo, non capisco come vengano applicate certe regole. Tutto qui”.

📉 L’ammissione: “Classifica anonima, ma non ci resteremo”

Chiuso il capitolo arbitri, Zaccagni guarda in faccia la realtà. Il problema tattico (“baricentro basso”) ha portato a una sconfitta pesante, e ora il rischio è quello di una stagione senza acuti. La risposta è da leader:

“In questo momento dobbiamo guarda la realtà dei fatti. La nostra classifica è anonima, non vogliamo restarci. Da domani archivieremo questa gara e penseremo alla partita di mercoledì, che sarà fondamentale”.

Sulla tattica, ammette le colpe della squadra nel non aver schermato Spinazzola e i trequartisti: “Hanno fatto una grande gara, ma aiutata molto dalle nostre mancate pressioni. Spesso si giravano e puntavano la porta, poi corri indietro e il baricentro si abbassa inevitabilmente”.


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Sarri dopo Lazio-Napoli: “Servono giocatori importanti”

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Maurizio Sarri durante l'intervista post-partita di Lazio-Parma allo Stadio Olimpico.
Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.

La sconfitta contro il Napoli non sorprende Maurizio Sarri, ma lascia comunque spazio a riflessioni profonde. Intervenuto ai microfoni di DAZN al termine di Lazio-Napoli, il tecnico biancoceleste ha analizzato la gara senza alibi, indicando però con chiarezza i limiti strutturali della sua squadra e l’urgenza di intervenire sul mercato.

«La sconfitta è figlia del fatto che il Napoli è più forte», ha ammesso Sarri. «Qualcosa ci abbiamo messo di nostro con un primo tempo a metà strada, li abbiamo facilitati. Ho visto di fronte una squadra che ora è la più forte del campionato. La sconfitta ci sta, ma potevamo sicuramente fare meglio».

Un’analisi lucida, che riconosce la superiorità dell’avversario ma non assolve completamente la Lazio, soprattutto per l’approccio iniziale e alcune letture difensive sbagliate.

Entrando nel dettaglio tattico, Sarri ha sottolineato le difficoltà nel contenere il gioco del Napoli: «Quando affronti questi quinti che ti attaccano alle spalle è un problema per tutte le squadre. Sul gol il nostro difensore esterno è stato troppo attratto da Elmas e si è fatto scavalcare. Era una palla di facile lettura». Un riferimento diretto alla qualità e alla struttura della squadra di Conte, capace di colpire con movimenti studiati e continui.

Ma è sul tema mercato che le parole del Comandante diventano particolarmente significative. Alla domanda su gennaio, Sarri non si è nascosto: «Il mercato va chiesto al direttore. Io ci ho parlato e ho detto che in certe zone di campo abbiamo bisogno di giocatori importanti, perché è inutile prendere giocatori dello stesso livello di quelli che abbiamo».

Una frase netta, che suona come un messaggio chiaro alla società: per crescere non servono operazioni di contorno, ma innesti di qualità superiore. «L’evoluzione di questa discussione dipende da società e direttore», ha aggiunto, lasciando intendere che la palla ora è nei piedi della dirigenza.

Sarri è poi tornato anche sulla cessione di Castellanos, confermando quanto già emerso nei giorni scorsi: «Il ragazzo era propenso per questo tipo di soluzione. Quando ci sono queste situazioni è difficile trattenere un giocatore. Essendo una situazione che poteva succedere si poteva arrivare pronti».

Parole che spiegano come l’addio dell’argentino non sia stato un fulmine a ciel sereno e che, implicitamente, aprono a una riflessione sulla gestione delle alternative offensive.

Il messaggio complessivo è chiaro: Sarri accetta il verdetto del campo, riconosce la forza del Napoli, ma allo stesso tempo chiede un salto di qualità. Senza rinforzi importanti, colmare il divario con le big resta complicato. Gennaio, ora, diventa un banco di prova decisivo non solo per la squadra, ma per la strategia complessiva della Lazio.



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🎙️ Fabiani a DAZN, verità scomode: “Castellanos andrà sostituito. Guendouzi? Se arriva l’offerta…”

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Scontro Sarri Lotito Fabiani Formello Lazio crisi società

Pochi minuti prima del fischio d’inizio di Lazio-Napoli, il Direttore Sportivo Angelo Fabiani ha parlato ai microfoni di DAZN, sganciando diverse “bombe” di mercato che confermano la linea dettata da Cortina: il mercato in uscita è il vero protagonista di questo gennaio biancoceleste.

Tra la conferma della cessione di Castellanos e le parole criptiche (ma non troppo) sul futuro di Guendouzi, il DS ha fatto il punto sulla strategia della società.

👋 “Taty al West Ham? Andrà sostituito”

Fabiani non si nasconde più dietro a un dito. Con Valentin Castellanos ormai virtualmente un giocatore del West Ham (l’operazione è in chiusura per sbloccare l’indice di liquidità, come anticipato nelle scorse ore), il DS conferma la necessità di tornare sul mercato:

“Se oggi ci sono le richieste vuol dire che le scelte stanno dando i loro frutti. Taty andrà sostituito, così come se ci sarà un’altra cessione andrà sostituita per dare continuità a quel percorso di crescita che ci farà essere competitivi nei prossimi anni”.

Parole che certificano l’addio dell’argentino, sacrificato sull’altare del bilancio.

⚠️ Allarme Guendouzi: “Dobbiamo valutare tutto”

Ma a far tremare i tifosi sono le dichiarazioni su Matteo Guendouzi. Nonostante le smentite di rito sulle offerte ufficiali del Fenerbahce, Fabiani lascia una porta spalancata alla cessione del francese, parlando di “volere del giocatore”:

“Allo stato attuale Guendo non è in uscita, poi abbiamo il dovere di valutare tutto per il bene della Lazio perché abbiamo iniziato un percorso di rinnovamento. Richieste ufficiali dal Fenerbahce non ne abbiamo ricevute, ad oggi è un giocatore della Lazio, questo non significa che la Lazio non valuta offerte, anche perché dobbiamo sentire il volere del giocatore, così come abbiamo fatto per Castellanos”.

Un “non è in uscita, ma…” che suona come un avvertimento: se arriva l’offerta giusta (e se il giocatore spinge), anche il francese può partire.

Fiducia a Noslin (titolare oggi)

Infine, un commento sulla scelta di Sarri di puntare su Noslin dal primo minuto contro il Napoli, una mossa non solo dettata dalla partenza del Taty:

“Ci ha parlato il mister, è lui che fa le scelte. Noslin ha la fiducia del mister, non lo dico all’indomani della cessione del Taty ma da quello che sento nei meandri di Formello oggi sarebbe partito titolare comunque. Ha aspettato pazientemente il suo momento e i risultati gli stanno dando ragione”.


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📺 Moviola DAZN, Marelli boccia Massa: “Rosso a Noslin? Molto severo, bastava il richiamo”. E dubbi sulla punizione del gol

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Luca Marelli a DAZN commenta gli episodi arbitrali di Lazio Fiorentina con la grafica dei rigori.

Non bastava il risultato a condannare la Lazio, ci ha pensato anche l’arbitro Massa. La sconfitta contro il Napoli lascia strascichi pesantissimi non solo per il punteggio, ma per una gestione dei cartellini che ha mandato su tutte le furie l’ambiente biancoceleste e Maurizio Sarri.

A confermare la sensazione di ingiustizia avvertita allo stadio arrivano le parole di Luca Marelli. L’esperto arbitrale di DAZN, analizzando gli episodi chiave nel post-partita, ha bocciato senza appello la decisione che ha portato all’espulsione di Noslin, evidenziando anche dubbi sulla gestione del fallo che ha originato il raddoppio partenopeo.

L’analisi sull’espulsione: “Si poteva evitare”

L’episodio incriminato avviene all’80’, quando Noslin, già ammonito (per una scaramuccia precedente), interviene su un avversario. Massa estrae il secondo giallo e manda l’olandese sotto la doccia, lasciando la Lazio in 10 nel momento del massimo sforzo.

Il commento di Marelli è netto:

“Seconda ammonizione veramente molto severa, perché Noslin non ha affondato il colpo. Non era uno ‘step on foot’ (pestone, ndr), tocca il piede ma c’era poca velocità. Si poteva evitare, bastava un richiamo verbale“.

Niente imprudenza, niente violenza. Un fallo di gioco trasformato in un’espulsione che ha chiuso la partita e che priverà la Lazio di un attaccante per la prossima sfida.

Il “giallo” della punizione sul 2-0

Ma i dubbi sulla direzione di Massa non si fermano al rosso. C’è un altro episodio che pesa come un macigno: il calcio di punizione da cui scaturisce il colpo di testa vincente di Rrahmani per lo 0-2.

Anche in quel caso, il fischio del direttore di gara è apparso estremamente generoso, per non dire dubbio. Un contatto veniale a centrocampo trasformato in una palla inattiva decisiva. Due decisioni chiave, due errori di valutazione (o eccessi di severità a senso unico) che hanno indirizzato in modo irreversibile il big match dell’Olimpico.


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📝 Le Pagelle di Lazio-Napoli 0-2: Noslin disastroso, difesa colabrodo. Si salva solo Romagnoli

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Giocatori della Lazio in cerchio allo Stadio Olimpico prima del match.

Una domenica da incubo. La Lazio crolla all’Olimpico contro il Napoli (0-2), dimostrandosi inferiore tecnicamente e fisicamente alla corazzata di Conte. Ma se la superiorità avversaria è evidente, preoccupa l’atteggiamento: una squadra “apatica”, che perde la testa nel finale chiudendo in 9 uomini. Noslin è il peggiore in campo per distacco, Gila e Marusic affondano dietro. Si salva, per onor di firma, solo Romagnoli.

I Voti dei Biancocelesti

PROVEDEL 6: Incolpevole. Bucato senza scampo da due passi, prima da Spinazzola (tunnel) e poi da Rrahmani. Evita un passivo peggiore grazie all’imprecisione degli avversari.

MARUSIC 5: Colpevole sul vantaggio azzurro: non segue il taglio di Spinazzola. In fase di spinta è nullo. Chiude la giornata orribile facendosi cacciare per una reazione scomposta su Mazzocchi. Nervi a fior di pelle.

GILA 5: Giornataccia assoluta. Spaesato in area, soffre terribilmente la fisicità di Hojlund. Si perde Rrahmani sul gol del 2-0 e grazia Elmas che colpisce la traversa. Sempre in ritardo.

ROMAGNOLI 6: L’unico baluardo. Cerca di mettere pezze ovunque, tenendo in piedi una linea difensiva che imbarca acqua da tutte le parti. Si salva nel naufragio.

PELLEGRINI 5: Opposizione troppo soft su Politano nell’azione dell’1-0. Quando dal suo lato arriva anche Neres, va in tilt completo. (Dal 62’ LAZZARI 6: Entra a gara ormai compromessa).

GUENDOUZI 5,5: Corre tanto, ma a vuoto. Meno arrembante del solito, forse distratto dalle voci di mercato? Annaspa contro la qualità del centrocampo di Conte. Colpisce una traversa nel recupero, ma è tardi.

CATALDI 5,5: Fatica enorme. Gestisce male il pallone da cui nasce il vantaggio ospite (scippato a Zaccagni). Soffre i tagli continui di Neres ed Elmas. (Dal 71’ BELAHYANE 5,5: Partecipa all’anonimato generale).

BASIC 5,5: Torna dopo la squalifica e non si vede mai. Tanta dedizione, ma zero impatto. Lì in mezzo serve altro.

CANCELLIERI 5: Non ne azzecca una. Ha colpe gravi sul gol dell’1-0 (non segue Spinazzola). Davanti è nullo: non difende palla e quando pesca Noslin in area, l’azione sfuma. (Dal 71’ ISAKSEN 6: Un tiro ribattuto e poco altro).

NOSLIN 4,5: Disastroso. La volontà non basta se mancano le scelte giuste: non tira mai, nemmeno a tu per tu con il portiere (cerca dribbling assurdi). Chiude con un’espulsione stupida che lascia la Lazio senza punte per la prossima gara.

ZACCAGNI 5,5: Anticipato secco da Di Lorenzo sull’azione del vantaggio. Si innervosisce subito e sparisce dalla gara, dando segnali di impotenza offensiva. (Dall’86’ PEDRO sv).

ALL. SARRI 5: C’è un abisso tra le due squadre. Perde il confronto tecnico, atletico e tattico con Conte senza mai dare l’impressione di potersela giocare. La squadra perde la partita e la testa: finire in 9 è inaccettabile.


I Voti del Napoli

Milinkovic-Savic 6; Di Lorenzo 6,5, Rrahmani 7, Juan Jesus 6; Politano 7, McTominay 6,5, Lobotka 6,5, Spinazzola 7; Neres 6,5, Hojlund 6, Elmas 6. All.: Conte 7,5.


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🔴 Lazio-Napoli 0-2: Vergogna all’Olimpico! Massa “regala” il raddoppio e caccia Noslin. È Far West nel finale

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L'arbitro Massa estrae il cartellino rosso contro Noslin tra le proteste furibonde dei giocatori della Lazio.

Il 2026 della Lazio inizia come era finito il 2025: tra le polemiche feroci contro la classe arbitrale. All’Olimpico passa il Napoli capolista (0-2), ma il risultato è pesantemente condizionato dalla direzione di gara dell’arbitro Massa di Imperia.

Se il vantaggio iniziale di Spinazzola è frutto di un errore difensivo, il raddoppio di Rrahmani nasce da una punizione totalmente inesistente. A completare l’opera, nel finale, un’espulsione assurda per somma di ammonizioni a Noslin, che ha acceso la miccia per il “Far West” conclusivo con tre rossi totali. Sarri perde la partita e tre giocatori per il futuro, ma la sensazione di accerchiamento è ormai totale.

Massa protagonista: il gol dello 0-2 è un regalo

Sarri, in piena emergenza, lancia Basic e Cancellieri dal 1′. L’avvio è shock: al 13′ Spinazzola sbuca alle spalle di Pellegrini e fredda Provedel. La Lazio prova a reagire, ma al 32′ va in scena l’episodio che indirizza il match.

Massa fischia una punizione sulla trequarti per un presunto fallo di Noslin (apparso regolare o comunque veniale). Dalla battuta nasce il colpo di testa di Rrahmani per il raddoppio. Proteste vibranti dei biancocelesti per un calcio piazzato generoso che ha permesso al Napoli di scappare via nel momento migliore della Lazio.

Noslin, rosso inventato. Poi la rissa

Nella ripresa la Lazio ci prova con l’orgoglio, ma sbatte contro il muro eretto da Conte e contro le decisioni arbitrali. All’80’ l’episodio che fa esplodere l’Olimpico: Noslin, già ammonito (giallo severo per una scaramuccia con Milinkovic), interviene su Buongiorno. Il contatto sembra minimo, ma Massa estrae il secondo giallo e caccia l’olandese. Una decisione incomprensibile che lascia la Lazio in 10.

I nervi saltano definitivamente. All’87’ si scatena una rissa furibonda: Marusic e Mazzocchi vengono alle mani e Massa espelle entrambi. La partita finisce 9 contro 10, tra i fischi assordanti di uno stadio che si sente, per l’ennesima volta, defraudato.


📋 Il Tabellino | Lazio-Napoli 0-2

Marcatori: 13′ Spinazzola (N), 32′ Rrahmani (N)

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini (62′ Lazzari); Guendouzi, Cataldi (70′ Belahyane), Basic; Cancellieri (70′ Isaksen), Noslin, Zaccagni. A disp.: Mandas, Furlanetto, Provstgaard, Hysaj, Nuno Tavares, Rovella, Farcomeni, Pedro, Serra. All.: Maurizio Sarri

NAPOLI (3-4-3): Milinkovic-Savic; Di Lorenzo, Rrahmani (78′ Buongiorno), Juan Jesus; Politano, McTominay, Lobotka, Spinazzola (78′ Gutierrez); Neres (67′ Mazzocchi), Hojlund (87′ Lang), Elmas. A disp.: Meret, Contini, Olivera, Marianucci, Ambrosino, Prisco. All.: Antonio Conte

Arbitro: Davide Massa (sez. Imperia) VAR: Di Paolo

Ammoniti: 43′ Zaccagni (L), 64′ Cataldi (L), 69′ Rrahmani (N), 69′ Noslin (L). Espulsi: 80′ Noslin (L) per doppia ammonizione, 87′ Marusic (L) e Mazzocchi (N) per condotta violenta.


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🚑 Tegola Lazio dell’ultim’ora: lesione per Patric! Salta il Napoli. Sarri in emergenza totale

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Patric esulta e incita i compagni durante Bologna-Lazio 0-2.

Non c’è pace per la Lazio. A ridosso del fischio d’inizio del big match contro il Napoli (domani ore 12:30), Maurizio Sarri perde un altro pezzo pregiato della sua scacchiera difensiva.

Secondo quanto riportato da Radio Laziale, si è fermato Patric. Per il difensore spagnolo si tratta di una lesione muscolare che lo costringerà al forfait sicuro per la sfida contro gli azzurri di Conte. Nelle prossime ore lo staff medico effettuerà gli esami strumentali per stabilire con esattezza l’entità del danno e i tempi di recupero, ma la sua assenza domani è certa.

Infermeria piena e dubbi a centrocampo

L’assenza dello spagnolo complica i piani di Sarri, che si ritrova con le rotazioni ridotte all’osso in un momento cruciale. Oltre a Patric, il tecnico deve rinunciare a Dele-Bashiru e Boulaye Dia, entrambi impegnati in Coppa d’Africa.

Resta un grosso punto interrogativo su Nicolò Rovella: il regista è tornato ad allenarsi in gruppo dopo l’operazione per la pubalgia, ma la sua convocazione sarà decisa solo all’ultimo istante. Sarri dovrà ridisegnare la panchina e la strategia difensiva in fretta e furia.


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🗣️ Zaccagni suona la carica: “Rabbia Udinese, Sarri ci ha detto cosa fare. Napoli? Temo lui…”

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Infortuni Lazio: rientro Zaccagni e Gila a Formello

Alla vigilia del primo, difficilissimo impegno del 2026, è il capitano a metterci la faccia. Mattia Zaccagni parla al Match Program ufficiale della Lazio e prova a scuotere l’ambiente, ancora elettrico dopo i fatti di Udine, per proiettarlo verso la super sfida contro la capolista Napoli.

Il numero 20 e leader biancoceleste (capocannoniere della squadra nel 2025) traccia la via: cancellare le scorie delle polemiche arbitrali e concentrarsi su un avversario formidabile, svelando anche quale giocatore teme di più della corazzata di Conte.

La ferita di Udine e la “ricetta” di Sarri

Impossibile non partire da quanto successo alla Dacia Arena. Il pareggio beffa al 95′, viziato dal tocco di mano di Davis ignorato dal VAR, brucia ancora. Zaccagni non si nasconde:

“Siamo usciti dalla gara contro l’Udinese con rabbia e rammarico. Però, come ci ha detto il mister in settimana, dobbiamo cercare di eliminare quegli ultimi 30 secondi e ripartire da quanto fatto di buono prima”.

Il messaggio di Maurizio Sarri è chiaro: isolare l’episodio finale, per quanto scandaloso, e salvare la prestazione solida che la squadra aveva offerto fino a quel momento in emergenza.

Il Napoli di Conte e la minaccia numero uno

Domenica all’Olimpico arriva il Napoli primo in classifica. Zaccagni sa che servirà l’impresa: “Sarebbe bello, per noi e per i tifosi, partire subito forte con una bella vittoria contro il Napoli. Abbiamo preparato bene la partita, sappiamo che non sarà facile ma siamo pronti e ce la metteremo tutta”.

Il capitano biancoceleste riconosce la forza dell’avversario e individua il pericolo pubblico numero uno:

“Affronteremo probabilmente la squadra più forte del campionato, il Napoli ha individualità importanti e gioca anche bene. La minaccia più grande? Nelle ultime settimane mi ha impressionato molto Neres“.

Obiettivo 2026: la Lazio e il sogno Mondiale

Infine, uno sguardo al futuro personale e di squadra per questo nuovo anno appena iniziato: “Voglio regalare più gioie possibili ai nostri tifosi, sia personalmente sia di squadra. Lavorerò duro per questo, anche in vista del Mondiale, al quale spero di andare con la Nazionale”.


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Lazio, Isaksen e Cancellieri: ora è duello vero

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Gustav Isaksen durante il riscaldamento pre-partita di Lazio-Bologna allo Stadio Olimpico.

I loro destini, finora, si sono solo sfiorati. Ora, invece, sono pronti a incrociarsi davvero. In casa S.S. Lazio prende forma il primo vero ballottaggio stagionale sulla fascia destra: Gustav Isaksen contro Matteo Cancellieri.

Un duello che Maurizio Sarri non ha mai potuto gestire realmente nella prima parte della stagione. Il motivo è semplice: i due esterni non sono mai stati contemporaneamente a disposizione nello stesso momento.

L’inizio dell’annata è stato tutto in salita per Isaksen. L’esterno danese è stato colpito dalla mononucleosi, che lo ha costretto a saltare l’intera preparazione estiva e le prime due gare ufficiali contro Como e Verona. Al rientro, Sarri lo ha potuto utilizzare con il contagocce: appena 33 minuti complessivi distribuiti tra le sfide contro Sassuolo, Roma, Genoa e Torino.

In quel periodo, sulla fascia destra, la scelta è stata praticamente obbligata: Cancellieri. L’esterno italiano ha risposto presente, trovando anche il momento più alto della sua stagione con la doppietta al Torino, che sembrava poter segnare una svolta. Proprio sul più bello, però, è arrivato l’infortunio che lo ha costretto a fermarsi.

A quel punto, a Sarri non è rimasta altra soluzione che rilanciare Isaksen, finalmente recuperato. Il danese ha infilato sette presenze consecutive da titolare contro Juventus, Pisa, Cagliari, Inter, Lecce, Milan e Bologna, trovando continuità e minutaggio. Anche in questo caso, però, la sfortuna ha colpito ancora: nuovo stop e nuovo cambio di gerarchie.

Con Isaksen fermo, ecco il ritorno di Cancellieri. Guarito dall’infortunio, l’esterno italiano è tornato a occupare stabilmente la corsia destra, partendo dal primo minuto nelle gare contro Parma, Cremonese e Udinese.

Proprio al Bluenergy Stadium è andato in scena l’ultimo incrocio simbolico. Durante Udinese-Lazio, Sarri ha scelto di sostituire Cancellieri con Isaksen, segnando di fatto il primo passaggio di consegne diretto tra i due. Un cambio che ha il sapore di un messaggio chiaro.

Ora, a distanza di pochi giorni, il duello entra nel vivo. Contro il Napoli, Isaksen e Cancellieri si giocheranno per la prima volta davvero una maglia da titolare ad armi pari, senza infortuni o assenze a condizionare la scelta.

Per Sarri è una notizia importante. Avere due esterni destri disponibili significa poter scegliere in base a forma, caratteristiche e piano partita. Per Isaksen e Cancellieri, invece, è arrivato il momento della verità: non più alternative forzate, ma concorrenza reale.

La fascia destra della Lazio, finalmente, ha due padroni. Ora tocca al campo decidere chi merita di restare.



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Lazio, corsia sinistra: Tavares verso l’addio, idea Pedraza

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Alfonso Pedraza in azione con la maglia del Villarreal durante una partita di Liga

La Lazio inizia a pianificare con attenzione le prossime mosse sulla fascia sinistra, reparto destinato a cambiare volto nei prossimi mesi. In uscita c’è Nuno Tavares, sempre più vicino a lasciare la Capitale. Sul terzino portoghese è forte l’interesse dell’Arabia Saudita, in particolare dell’Al-Ittihad, guidato da Sérgio Conceição.

La Lazio valuta con attenzione la situazione: un’eventuale cessione di Tavares garantirebbe risorse economiche importanti e aprirebbe definitivamente il dossier legato al suo sostituto. In questo senso, il nome che sta prendendo quota è quello di Alfonso Pedraza, attualmente in forza al Villarreal CF.

Secondo quanto riportato da Alfredo Pedullà, la Lazio sarebbe molto vicina a un accordo per portare Pedraza a Roma a partire da giugno, sfruttando la scadenza del suo contratto con il club spagnolo. L’operazione, dunque, si configurerebbe come un acquisto a parametro zero, in piena linea con la strategia di sostenibilità perseguita dal club biancoceleste.

Difficile, invece, che il terzino possa sbarcare in Italia già nel corso della sessione invernale. Il Villarreal, infatti, non sembra intenzionato a privarsi del giocatore prima della naturale scadenza del contratto, rendendo l’operazione praticabile solo in ottica estiva.

Pedraza rappresenta un profilo gradito per esperienza internazionale, conoscenza del calcio europeo e capacità di interpretare tutta la corsia mancina, caratteristiche ritenute compatibili con le esigenze tattiche di Maurizio Sarri. Un innesto che permetterebbe alla Lazio di programmare con anticipo il futuro della fascia sinistra, evitando investimenti onerosi sul cartellino.

Il quadro appare dunque chiaro: prima l’uscita di Tavares, poi l’ingresso di Pedraza a costo zero. Un’operazione che testimonia come il mercato della Lazio non si giochi solo sul presente, ma anche – e soprattutto – sulla pianificazione del prossimo ciclo.



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🎫 Lazio-Napoli, febbre da Big Match: l’Olimpico risponde presente! Superata quota 41mila

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Una panoramica della Curva Nord dello Stadio Olimpico piena di tifosi della Lazio con bandiere e sciarpe.

Il conto alla rovescia sta per terminare. Tra poco più di 48 ore, la Lazio inaugurerà il suo 2026 calcistico con un appuntamento di quelli da non perdere: all’Olimpico arriva il Napoli di Antonio Conte per un lunch match di fuoco.

La voglia di riabbracciare la squadra e, soprattutto, di spingerla a reagire dopo le enormi polemiche per i torti arbitrali di Udine, sta spingendo i tifosi biancocelesti verso lo stadio. La risposta del pubblico, come sempre, si preannuncia importante per fare da cornice a una sfida cruciale per l’alta classifica.

I numeri della prevendita

Secondo i dati riportati dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, la prevendita viaggia a ritmi sostenuti. Sono già stati staccati 11.500 biglietti per la sfida di domenica alle 12:30.

Una cifra che, sommata allo zoccolo duro dei 29.918 abbonati di questa stagione, porta il totale parziale già oltre il muro dei 41.000 spettatori.

Olimpico (quasi) tutto biancoceleste

Un dato numerico reso ancora più significativo dalle restrizioni previste per la tifoseria ospite: il divieto di trasferta per i sostenitori del Napoli non residenti nel Lazio limiterà la presenza partenopea. L’Olimpico, dunque, si tingerà quasi esclusivamente di biancoceleste, pronto a trasformarsi nel solito “dodicesimo uomo” per sostenere i ragazzi di Sarri in una partita che promette spettacolo e scintille. Nelle ultime ore disponibili, il dato è destinato a crescere ulteriormente.


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Lazio, Marcos Antônio riscattato dal São Paulo

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marcos antonio lazio

Ora è ufficiale: Marcos Antônio non è più un giocatore della S.S. Lazio. Il centrocampista brasiliano è stato riscattato dal São Paulo FC, che ha esercitato la clausola di obbligo di riscatto prevista nell’accordo di prestito.

Il contratto stipulato con il club biancoceleste prevedeva infatti un obbligo legato al raggiungimento di determinati obiettivi di rendimento, pienamente centrati dal giocatore nel corso della stagione. Una condizione che ha fatto scattare automaticamente l’acquisto a titolo definitivo.

Il São Paulo verserà alla Lazio 4,5 milioni di euro per l’80% dei diritti economici del centrocampista. L’operazione è da considerarsi completamente finalizzata, con tutti i passaggi formali ormai conclusi.

Per la Lazio si tratta di un’uscita ormai programmata, che consente al club di incassare una cifra certa e di chiudere definitivamente un capitolo che non aveva trovato continuità in maglia biancoceleste. Marcos Antônio, infatti, non era rientrato nei piani tecnici e il prestito in Brasile si era rivelato la soluzione ideale per valorizzarlo.

Dal punto di vista del mercato sudamericano, l’operazione ha anche un effetto immediato su eventuali scenari futuri. Qualora il Flamengo volesse tornare alla carica per Marcos Antônio, dovrebbe ora negoziare direttamente con il São Paulo, che detiene i diritti del giocatore.

Non a caso, il club paulista starebbe guardando proprio in casa Flamengo, avendo messo nel mirino il centrocampista Allan. Un intreccio di mercato tutto brasiliano che potrebbe animare le prossime settimane, ma che esclude ormai la Lazio da qualsiasi trattativa futura sul calciatore.

Per il club biancoceleste, invece, l’operazione rappresenta una plusvalenza utile e un ulteriore tassello nella razionalizzazione della rosa e dei conti.



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Lazio, Castellanos al West Ham: affare da 30 milioni

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Una foto del giocatore Valentin Castellanos, sorridente, durante un'intervista post-partita con un microfono DAZN.

È arrivata la svolta: S.S. Lazio e West Ham United hanno trovato l’accordo per la cessione di Valentín Castellanos. L’attaccante argentino si trasferisce in Premier League per una cifra complessiva di 30 milioni di euro, sancendo uno degli affari più importanti del mercato invernale biancoceleste.

Castellanos aveva inizialmente detto no al Flamengo, che nelle scorse settimane aveva provato ad affondare il colpo senza però convincere il giocatore. Decisiva, invece, la proposta del West Ham, sia dal punto di vista economico sia progettuale. La Premier League rappresenta per l’argentino una vetrina di primo livello e una sfida ritenuta più stimolante rispetto al ritorno in Sudamerica.

Dal punto di vista della Lazio, l’operazione assume un valore strategico rilevante. La cifra incassata consente al club di generare una plusvalenza importante, rafforzare i conti e ottenere margine operativo per il mercato in entrata. Un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto dopo le difficoltà incontrate negli ultimi mesi sul fronte dei parametri economico-finanziari.

La cessione di Castellanos arriva dopo una stagione caratterizzata da alti e bassi. L’attaccante non è mai riuscito a imporsi con continuità nel 4-3-3 di Maurizio Sarri, chiudendo la sua esperienza biancoceleste con numeri inferiori alle aspettative. Una separazione che, alla luce delle prestazioni e delle dinamiche tattiche, appare funzionale per entrambe le parti.

Ora l’attenzione si sposta inevitabilmente sulle mosse della Lazio per sostituire il centravanti. Con Castellanos fuori dal progetto, il club sarà chiamato a intervenire sul mercato per garantire a Sarri un riferimento offensivo adeguato. I nomi monitorati restano diversi, ma molto dipenderà dalla strategia che verrà adottata: investimento immediato o soluzione ponte in attesa dell’estate.

Quel che è certo è che la partenza del Taty cambia il volto del mercato biancoceleste. La Lazio incassa, libera spazio salariale e si prepara a una nuova fase, mentre Castellanos si appresta a iniziare la sua avventura inglese con la maglia del West Ham.



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🚨 Lazio, ora è ufficiale: ecco l’audio SCANDALO del VAR sul gol di Davis! “Non è immediato…”. E spunta un errore clamoroso

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Una sala VAR con i monitor che mostrano l'azione di Udinese-Lazio e una grafica con onde sonore audio.

Se possibile, fa ancora più male adesso. La ferita di Udine, quel pareggio beffa al 95′ viziato da un tocco di mano, torna a sanguinare copiosamente dopo la pubblicazione dell’audio Open VAR del dialogo tra l’arbitro Colombo e la sala di Lissone.

Le registrazioni, invece di chiarire, gettano benzina sul fuoco della rabbia laziale. L’analisi dell’episodio che ha portato al gol dell’1-1 di Davis svela non solo una valutazione discutibile del regolamento, ma anche un errore di base clamoroso da parte dei varisti, che per un attimo non avevano nemmeno capito chi avesse segnato.

L’incredibile gaffe iniziale: “Ma non segna lui?”

Ascoltare per credere. Mentre la sala VAR analizza il tocco di braccio dell’attaccante dell’Udinese al momento del controllo, il VAR (Gariglio) si lascia sfuggire una frase che gela il sangue:

“Qui il braccio ce l’ha congruo… e non segna lui?

Gariglio è convinto che a segnare non sia stato Davis, ma un compagno. Un errore di valutazione gravissimo in una sala piena di monitor. Serve l’intervento dell’AVAR per svegliarlo: “Segna lui eh”. Solo a quel punto il VAR realizza: “Ah, segna lui…”.

La “scappatoia” dell’immediatezza che punisce la Lazio

Una volta capito (colpevolmente in ritardo) che l’autore del gol è lo stesso che ha toccato la palla di mano, il regolamento cambia: la “congruità” del braccio non conta più. Se tocchi di mano e segni subito, il gol va annullato sempre.

E qui scatta l’interpretazione che ha fatto infuriare la Lazio. Per il VAR, il lasso di tempo tra il controllo di braccio e il tiro non è sufficiente per annullare la rete:

VAR: “Però la prende lui, fa un dribbling… però non è immediato.” AVAR: “Ok.”

“Non è immediato”. Tre parole che costano due punti alla Lazio. Un controllo, un mezzo giro su sé stesso (il “dribbling” citato dal VAR) sono bastati per “sanare” un tocco di mano decisivo. Un appiglio regolamentare, una zona grigia sfruttata al massimo che lascia i tifosi biancocelesti con un senso di ingiustizia totale. Il tocco c’è, è ammesso, ma il gol è valido per una questione di secondi.


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📩 Caos in Lega, la PEC di Lotito diventa un boomerang: le Big lo scaricano e lo lasciano solo

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Claudio Lotito con espressione contrariata, sullo sfondo i loghi sfocati di Inter, Milan e Juventus.

Voleva scuotere il palazzo, ma l’effetto rischia di essere quello di un isolamento politico totale. La PEC inviata da Claudio Lotito alla Lega Serie A per protestare contro la gestione arbitrale (“errori non più casuali”) sta facendo discutere, ma non per i motivi sperati dal patron biancoceleste.

Se l’obiettivo era fare rumore, la missione è compiuta. Se l’obiettivo era creare un fronte comune, il fallimento sembra netto.

❄️ Il grande gelo: Inter, Milan e Juve si dissociano

Nel testo della lettera, il numero uno della Lazio faceva riferimento a una “preoccupazione non isolata“, lasciando intendere che il malcontento verso la classe arbitrale fosse condiviso da altri club di vertice. Una mossa strategica che, però, ha offerto alle rivali un assist perfetto per smarcarsi.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, le grandi del nostro calcio hanno reagito immediatamente contattando il presidente della Lega, Ezio Simonelli, per prendere le distanze. Scaroni (Milan), Marotta (Inter) e Giorgio Chiellini (dirigente della Juventus) avrebbero fatto sapere chiaramente di non avallare il pensiero di Lotito.

🤝 Lotito isolato: un assist alle rivali?

Il risultato è che Lotito si ritrova ora politicamente solo nella sua battaglia. Le big hanno colto l’occasione servita su un piatto d’argento per smentire il presunto fronte comune, lasciando il presidente della Lazio come unica voce fuori dal coro (e potenzialmente scomoda). Resta ora da capire se questa mossa porterà a una maggiore attenzione arbitrale sul campo o se, al contrario, inasprirà ulteriormente i rapporti con le istituzioni calcistiche.


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🥶 Mercato Lazio, la doccia fredda da Cortina: Lotito blocca tutto. “Prima vendere”, Sarri gelato

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Confronto Lotito giocatori: il presidente della Lazio osserva la squadra a bordo campo.
Claudio Lotito e Maurizio Sarri discutono a Formello sul mercato di gennaio della Lazio, con Lorenzo Insigne tra i possibili obiettivi.

Sembrava l’inizio di una nuova era, invece il 2026 rischia di aprirsi con il solito copione. La notizia positiva c’è: la Lazio ha ottenuto il via libera dalla commissione, il mercato è tecnicamente sbloccato e la società può operare. Ma tra la teoria e la pratica c’è di mezzo il bilancio e, soprattutto, la volontà presidenziale.

Le ultime notizie che rimbalzano da Cortina, dove il patron Claudio Lotito sta trascorrendo le vacanze, tracciano una linea chiarissima che gela le aspettative di Maurizio Sarri.

⛔ L’ordine a Fabiani: priorità alle uscite

Come riporta l’edizione odierna de Il Messaggero, il Presidente ha dato un mandato preciso al Direttore Sportivo Angelo Fabiani: concentrarsi prima sulle cessioni, e solo successivamente sui nuovi innesti.

Nonostante lo sblocco formale, la Lazio deve fare i conti con la sostenibilità. L’obiettivo è aumentare i ricavi e abbattere i costi per rientrare nei parametri entro il 30 marzo. Non basta il “liberi tutti”, serve fare cassa.

📉 L’incubo del nuovo indicatore al 70%

Il vero nodo è il nuovo indicatore del costo del lavoro allargato. Nonostante i tentativi dei club di Serie A di mantenerlo all’80%, la soglia scenderà inesorabilmente al 70% in vista della prossima estate.

Questo cambiamento normativo impone alla Lazio (e a molte altre società) una dieta dimagrante immediata per non trovarsi con l’acqua alla gola a giugno. Una notizia tutt’altro che felice per Sarri, che sperava nel “botto” di inizio anno per rinforzare la rosa e che invece dovrà attendere che si liberino caselle e budget salariale. Il 2026, insomma, inizia senza sconti: prima si vende, poi (forse) si compra.


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📺 Lazio-Napoli, il primo big match del 2026: orario, dove vederla in tv e le ultime di formazione

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Grafica del match Lazio-Napoli con i loghi delle due squadre e l'orario 12:30.

Il 2026 della Lazio si apre subito con il botto. Allo Stadio Olimpico arriva il Napoli di Antonio Conte per il lunch match della diciottesima giornata di Serie A. Una sfida che mette di fronte due squadre con stati d’animo opposti: i biancocelesti devono smaltire la rabbia per la beffa di Udine (pareggio subito al 95′ tra le polemiche), mentre i partenopei viaggiano sulle ali dell’entusiasmo dopo la Supercoppa e il successo di Cremona, a caccia del secondo scudetto consecutivo.

Maurizio Sarri cerca l’impresa contro la sua ex squadra per rilanciare le ambizioni di classifica (ottavo posto, 24 punti), mentre il Napoli, terzo a quota 34, non può permettersi passi falsi per restare nella scia di Inter e Milan.

📅 Data e Calcio d’inizio

La partita Lazio-Napoli si giocherà domenica 4 gennaio 2026 allo Stadio Olimpico di Roma. Il fischio d’inizio è programmato per le ore 12:30.

📡 Dove vedere Lazio-Napoli in TV e Streaming

Il match sarà trasmesso in esclusiva da DAZN.

  • In TV: La partita sarà visibile scaricando l’app di DAZN su smart TV compatibili, console di gioco (PlayStation e Xbox) o dispositivi come Amazon Firestick ( acquistala qui )e Google Chromecast. Per gli abbonati Sky che hanno attivato l’offerta dedicata, il match sarà visibile anche sul canale satellitare Zona DAZN (canale 214).
  • In Streaming: Sarà possibile seguire l’incontro in diretta streaming sul sito ufficiale di DAZN o tramite l’app dedicata su smartphone e tablet.

🚑 Le ultime dai campi: rientra Basic, Conte in emergenza

QUI LAZIO: Maurizio Sarri ritrova una pedina importante a centrocampo: Basic ha scontato la squalifica ed è pronto a dare il suo contributo. Restano ancora ai box, invece, i lungodegenti Gigot e Rovella. Il tecnico toscano dovrà gestire le energie mentali di un gruppo ancora scosso dal torto arbitrale della Dacia Arena.

La probabile formazione della Lazio contro il Napoli

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini; Guendouzi, Cataldi, Basic; Cancellieri, Noslin, Zaccagni.

A disposizione: Mandas, Furlanetto, Patric, Provstgaard, Lazzari, Nuno Tavares, Vecino, Belahyane, Isaksen, Pedro, Castellanos.

Allenatore: Sarri.

QUI NAPOLI: Antonio Conte deve fare i conti con un’infermeria affollata. Out i “big” De Bruyne (colpo di mercato dell’estate precedente), Anguissa, Gilmour e Meret. Da valutare fino all’ultimo le condizioni di Spinazzola, uscito affaticato a Cremona, oltre ai rientri di Beukema e Olivera. Dubbio anche per Lukaku, la cui convocazione è appesa a un filo.

Le possibili scelte di Conte contro Sarri

NAPOLI (3-4-3): Milinkovic-Savic; Di Lorenzo, Rrahmani, Buongiorno; Politano, Lobotka, McTominay, Spinazzola; Neres, Hojlund, Elmas.

Allenatore: Conte


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Il 2025 della Lazio

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Editoriale Avvenire Lotito: il presidente della Lazio Claudio Lotito allo stadio
Claudio Lotito durante la cena di Natale della Lazio mentre parla del mercato bloccato e della situazione societaria.

Di Luca Ciampi

Il 2025 sta per chiudersi ed è ora di bilanci. È stato un anno aperto malissimo, con la sconfitta nel derby del 6 gennaio che è coincisa con l’inizio della parabola discendente della Lazio targata Baroni che, nonostante un cammino in Europa League di tutto rispetto, ha chiuso con un anonimo 7º posto il campionato, esclusa dalle coppe internazionali.

L’infausto risultato ha causato un effetto domino devastante che si è abbattuto come un fulmine su una società già storicamente fragile sugli attivi di bilancio e che ha visto il comitato di verifica, la COVISOC, sancire ad agosto il blocco totale di qualsiasi operazione di mercato per aver violato tutt’e tre i parametri di controllo: l’indice di liquidità, l’indebitamento e il costo del lavoro allargato.

Ciononostante, mister Sarri, tornato, a suo dire, per amore verso la tifoseria, ha deciso di restare nonostante gli fosse stato promesso un diverso supporto dal presidente e dal direttore sportivo. Con una squadra fortemente indebolita dalle cessioni nel tempo di Immobile, Luis Alberto, Milinkovic e Felipe Anderson, ed in parte logorata dall’innalzamento dell’età media, il Comandante ha dovuto fare di necessità virtù e, approfittando dall’assenza dalle coppe, ha lavorato per cercare di migliorare l’unico attributo allenabile: l’organizzazione difensiva. Il lavoro di mister e squadra si è fatto apprezzare in modo particolare grazie ai 9 clean sheet realizzati finora ma che non sono riusciti a compensare del tutto gli evidenti limiti tecnici della squadra, soprattutto in fase realizzativa. A questo, si aggiunge una serie impressionante di sviste (chiamiamole così) arbitrali che stanno incidendo pesantemente sul bilancio della squadra, alla quale manca più di qualche punto che avrebbe potuto posizionarla in piena lotta per una qualificazione europea.

Le decisioni arbitrali, oltre che a rendere una classifica immediatamente impoverita, ha finito anche coll’incidere sull’ambiente, allargando ulteriormente le fratture fra squadra, tifosi e società. L’aria pensante è chiaramente mostrata dalla continua protesta dei tifosi verso la dirigenza e dall’atteggiamento di allenatore e società che faticano a trovare un’unità di vedute. Ne consegue che, alle proteste di Sarri per i presunti torti arbitrali subiti è coincisa una smentita da parte della società, mentre ad un comunicato ufficiale della dirigenza, uscito dopo l’ennesimo episodio a sfavore accaduto nel pareggio di Udine, è coinciso il silenzio stampa del mister.

In tale difficile contesto, è arrivata finalmente una buona notizia dalla COVISOC che ha sbloccato completamente qualsiasi operazione di mercato, consentendo alla società di operare liberamente nella finestra di gennaio. Ma nel rispetto del più classico dei drammi shakespiriani, all’entusiasmo dei tifosi tornati a sognare l’arrivo di questo o quel giocatore, fa da contraltare la domanda che alcuni si pongono, ovvero con quali risorse riuscire a rinforzare la squadra. Per una società che opera a bassissima circolarità e senza ricavi aggiuntivi, infatti, il rientro nell’unico parametro oggi previsto dalla COVISOC (costo del lavoro allargato con soglia inferiore o uguale all’80% dei ricavi) sembrerebbe essere più un fatto contingente piuttosto che una solidità ritrovata grazie a nuove sinergie commerciali. Per questo motivo, è lecito attendersi che, anche a gennaio, la società continuerà a muoversi in analogia a quanto già fatto ad agosto, rimpiazzando eventualmente solo possibili cessioni. Nel corso dell’ultimo periodo, si è parlato molto della possibile partenza di Tavares in Arabia Saudita, nella considerazione che il giocatore non trova continuità nel disegno tattico proposto dal mister.

Al suo posto, il genoano Aarón Martin rappresenterebbe un’opportunità ghiotta e gradita all’allenatore ma l’esterno spagnolo andrà in scadenza a giugno 2026, una situazione che suggerirebbe di bloccare il giocatore adesso a gennaio con un pre-contratto per poi prenderlo nella prossima sessione di mercato a parametro zero, sfruttando i vantaggi della sentenza Bosman. In tal caso, l’eventuale partenza di Tavares potrebbe essere assorbita fino al termine della stagione dal reintegro in rosa di Hysaj. Diverso il discorso su Castellanos, anche lui dato in uscita per approdare al Flamengo oppure in Premier League. Il Taty, infatti, andrebbe sostituito subito in ragione delle difficoltà mostrate da Dia (giocatore ancora da riscattare a fine stagione) e da Noslin a ricoprire il ruolo di prima punta. Sul taccuino del direttore sportivo, sono finiti i nomi di Lucca, Maldini e, soprattutto, Raspadori, profilo già approvato dal mister che non trova spazio nell’Atletico Madrid. Il costo del cartellino si aggira attorno ai 22 milioni di €, stessa cifra che la Lazio chiede per Castellanos, ma con una trattativa tutta da imbastire e senza considerare l’inserimento possibili concorrenti che potrebbero alzare il costo del cartellino.

A latere, le mosse della società per la realizzazione dello stadio di proprietà, con la riqualificazione del Flaminio che si è improvvisamente arenata di fronte alla richiesta da parte del Comune di Roma di documenti integrativi circa viabilità e sicurezza. Pertanto, da una posizione di vantaggio nel derby per la costruzione di un impianto di proprietà, la Lazio si trova anche qui ad inseguire i cugini giallorossi che hanno recentemente incassato il parere favorevole dell’amministrazione comunale sulla fattibilità del progetto. Stante la difficoltà a generare ricavi al di fuori dei diritti tv, lo stadio di proprietà rappresenterebbe un’opportunità unica per fornire alla società quel circolante necessario a continuare a competere contro lo strapotere dei fondi stranieri che stanno invadendo il nostro calcio. Uno scenario in cui il presidente Lotito potrebbe anche provare a coinvolgere il Qatar Investement Authority (QIA), fondo qatariota di cui si è parlato molto nell’ultimo periodo e che da anni è impegnato nelle riqualificazioni immobiliari del quartiere Flaminio.

Ma servono passi decisi per riportare la Lazio ed il suo pubblico alla dimensione che si merita, con una casa pronta ad accoglierli, il cui possibile nome (Stadio Tommaso Maestrelli – QIA Arena), solo a sentirlo, accederebbe il cuore e gli animi di una tifoseria capace non solo di creare coreografie uniche al mondo ma anche di sostenere costantemente la squadra in trasferte anche proibitive, come quella gelida di Bodo Glimt, tuttavia prigioniera da troppo tempo di una presidenza che non regala sogni ma sterili realtà.



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Napoli virtuoso ma bloccato: il paradosso del calcio italiano

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Napoli virtuoso ma bloccato sul mercato: il paradosso del Financial Fair Play in Serie A tra bilanci attivi e club indebitati.
Napoli virtuoso ma bloccato sul mercato: il paradosso del Financial Fair Play in Serie A tra bilanci attivi e club indebitati.

Qualcosa, nel calcio italiano, non funziona più. È una sensazione diffusa, sempre più difficile da ignorare, e il caso del Napoli ne è probabilmente l’esempio più emblematico.

Parliamo del club campione d’Italia, uno dei pochissimi grandi club italiani realmente virtuosi dal punto di vista economico: niente debiti strutturali, bilanci chiusi quasi sempre in attivo, grande attenzione ai conti e sostenibilità come principio guida. Eppure, proprio il Napoli si trova oggi nella situazione più surreale possibile: a gennaio non potrà fare mercato, o meglio, potrà farlo solo a saldo zero, comprando esclusivamente dopo aver ceduto.

Una situazione che appare difficilissima da spiegare e, soprattutto, da far accettare al tifoso medio.


Il paradosso: chi è virtuoso paga, chi è indebitato spende

Il punto centrale è tutto qui.
Il Napoli chiude i bilanci in attivo e viene bloccato.
Squadre come Juventus, Inter e Roma, che da anni chiudono con passivi pesantissimi, potranno invece operare liberamente sul mercato.

E non si tratta di situazioni isolate.
Basta citare il Como, che ha chiuso l’ultimo bilancio con un rosso superiore ai 100 milioni di euro e che, nonostante ciò, potrà comunque fare mercato.

Il risultato è un cortocircuito evidente:
👉 chi rispetta i conti viene penalizzato,
👉 chi accumula debiti viene di fatto premiato.


Le parole di Manna e una critica tutt’altro che campata in aria

In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni di Giovanni Manna, che hanno sollevato un tema tanto delicato quanto centrale. Manna ha sottolineato come il Napoli sia un club virtuoso, che chiude i bilanci in attivo, e che proprio per questo si ritrova impossibilitato a fare mercato.

Una posizione che, al netto delle polemiche, appare logica e coerente.

La Serie A afferma di adottare i parametri della UEFA, ma con una differenza sostanziale che spesso viene sottovalutata e che invece fa tutta la differenza del mondo.


UEFA vs Serie A: il nodo del “warning”

Nel sistema UEFA, se un club viola il Financial Fair Play, non viene immediatamente bloccato.
Riceve un warning, una sorta di cartellino giallo economico, che concede tempo per rientrare nei parametri.

Il caso della Roma è emblematico:

  • ha avuto più anni per rientrare,
  • non ha rispettato i paletti,
  • è stata multata, ma non bloccata immediatamente.

Il Napoli, invece, non ha ricevuto alcun avvertimento preventivo.
Nessuna segnalazione, nessuna scadenza, nessun tempo tecnico per rientrare.
Il blocco è arrivato in modo immediato.

Lo stesso era accaduto alla Lazio nella scorsa estate. E anche questo non può essere ignorato.


Una regola che rischia di produrre l’effetto opposto

Se l’obiettivo del Financial Fair Play è:

  • evitare fallimenti,
  • garantire sostenibilità,
  • responsabilizzare i club,

allora qualcosa non torna.

Perché oggi in Serie A i versamenti degli azionisti di maggioranza vengono considerati come equilibrio finanziario. In pratica:

  • il club chiude in rosso,
  • il socio ripiana,
  • tutto è consentito.

Ma questo non è virtuosismo.
È semplicemente un azionista che ogni anno copre perdite strutturali.

Il Napoli, al contrario, non ha bisogno di ripianamenti continui. Vive con ciò che produce. E proprio per questo viene penalizzato.


Il Napoli andava avvertito, non fermato

Una soluzione più equa sarebbe stata evidente:
avvertire il Napoli, eventualmente multarlo, e concedergli tempo fino a giugno per rientrare nei parametri. Un obiettivo che, con ogni probabilità, Aurelio De Laurentiis avrebbe centrato senza difficoltà, vista la storica attenzione ai conti.

Così facendo, invece, si danneggia un club modello e si manda un messaggio pericoloso: conviene indebitarsi, tanto poi qualcuno ripiana.


Conclusione: un sistema da ripensare

Il caso Napoli non è solo un problema del Napoli.
È un problema strutturale del calcio italiano.

Se il sistema non distingue tra:

  • club sostenibile,
  • club dipendente dagli azionisti,

allora il Financial Fair Play perde di significato.

E alla fine, invece di premiare la virtuosità, la si scoraggia.



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Iñigo Asorey, il baby portiere dell’Atlético che sfida la regola

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Iñigo Asorey portiere dell’Atlético Madrid Under 12 protagonista alla LaLiga FC Futures con parate decisive

A rischio per la sua altezza, ma già protagonista assoluto nelle giovanili dell’Atlético Madrid. Il nome da segnare è quello di Iñigo Asorey, portiere di appena 12 anni che ha trascinato i Colchoneros al successo nella 29ª edizione de LaLiga FC Futures.

Il prestigioso torneo giovanile, disputato tra il 27 e il 29 dicembre alle Canarie, ha visto la partecipazione di alcune delle migliori academy del mondo. E a rubare la scena è stato proprio Asorey, protagonista decisivo nella cavalcata dell’Atlético fino al trionfo finale contro il Villarreal.


Una finale vinta anche grazie al suo talento

Nell’atto conclusivo, l’Atlético Madrid ha superato il Villarreal grazie a una prestazione solida e organizzata, ma soprattutto alle parate del suo giovane portiere. Asorey ha dimostrato personalità, riflessi e una sicurezza sorprendente per la sua età, confermandosi come uno dei prospetti più interessanti del torneo.

Ma il momento simbolo della sua competizione era già arrivato nei quarti di finale, nel 3-1 contro la Juventus: Asorey ha addirittura segnato un gol direttamente su calcio di rinvio, un episodio rarissimo che ha fatto il giro dei social e degli addetti ai lavori.


Decisivo anche nel derby contro il Real Madrid

Il suo torneo si è arricchito di un’altra pagina memorabile in semifinale contro il Real Madrid. La sfida si è decisa ai calci di rigore e Asorey è stato ancora una volta protagonista, parando i tiri di Hugo e Alex, due dei talenti più promettenti del settore giovanile dei Blancos.

Una prestazione che ha acceso definitivamente i riflettori su di lui, attirando l’attenzione di tecnici, osservatori e media spagnoli.


Le parole dello staff: “Para tutto in area”

A raccontare meglio di tutti il valore del ragazzo è stato Javi Rodríguez, vice allenatore dell’Under 12 B dell’Atlético Madrid, in un’intervista rilasciata a Marca:

“Quello che vedete da Iñigo è il 10%. Viene ad allenarsi con la squadra Under 12 A e para tutto in area. Siamo felicissimi.”

Parole che certificano come il talento del giovane portiere sia ben noto all’interno del club, non solo agli occhi del grande pubblico.


L’ostacolo dell’altezza e la regola dell’Atlético

Eppure, nonostante prestazioni eclatanti, sul futuro di Asorey aleggia un grande punto interrogativo: la sua altezza.
L’Atlético Madrid, infatti, applica una regola piuttosto rigida: per rimanere nel club, i portieri devono raggiungere almeno 1,85 metri.

Asorey oggi è alto 1,65 metri, ha solo 12 anni e quindi tutto il tempo per crescere. Ma il rischio è evidente: se il suo sviluppo fisico non dovesse allinearsi agli standard richiesti, il club potrebbe essere costretto a prendere una decisione difficile.


Talento o parametri fisici: il grande dilemma

Il caso Asorey riapre un tema delicatissimo nel calcio moderno: quanto contano i parametri fisici rispetto al talento puro?
La storia del calcio è piena di portieri non altissimi diventati grandi campioni, ma il gioco di oggi sembra sempre più orientato verso criteri atletici rigidi.

Se Asorey continuerà a mantenere queste promesse, l’Atlético sarà disposto a fare una deroga?
Oppure il regolamento avrà la meglio sul talento?

La risposta arriverà solo tra qualche anno. Intanto, alle Canarie, Iñigo Asorey ha già dimostrato di saper fare la differenza.



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Lazio, Samardzic o Brescianini: Sarri e Fabiani a confronto

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Samardzic obiettivo della Lazio

l mercato della Lazio passa anche, e soprattutto, dal centrocampo. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, nei giorni scorsi c’è stato un sondaggio concreto con l’Atalanta per uno dei profili più seguiti a Formello. La Dea è disposta a cedere il giocatore, ma resta da sciogliere il nodo principale: i costi dell’operazione.

L’Atalanta aveva investito cifre importanti nel 2024, pagando il cartellino 20 milioni di euro più 5 di bonus. Oggi, a distanza di una stagione, resta da capire se il club bergamasco sia disposto ad applicare uno sconto significativo o a rivedere la formula. La Lazio, dal canto suo, spingerebbe per un prestito con diritto di riscatto, soluzione più compatibile con i propri equilibri finanziari. Al momento, però, la domanda resta senza risposta.

Nel frattempo prende corpo anche una possibile mediazione interna tra società e allenatore. Su Lazar Samardzic, infatti, potrebbe nascere un compromesso tra la Lazio e Maurizio Sarri. Il Comandante vede nel trequartista un profilo ideale per aggiungere qualità e imprevedibilità a una rosa che, pur applicata tatticamente, fatica a creare superiorità tra le linee.

Il primo vero pallino di Sarri, però, resta Ruben Loftus-Cheek. Il centrocampista del AC Milan era stato dato in uscita poche settimane fa, riaccendendo un sogno mai realmente sopito a Formello. Un’operazione, però, considerata fuori portata sotto il profilo economico e salariale: un desiderio destinato a restare tale.

Sul tavolo del direttore sportivo Fabiani, intanto, resta viva anche la pista Marco Brescianini, altro profilo di proprietà dell’Atalanta. Giovane, italiano, già rodato in Serie A, Brescianini rappresenta una soluzione più sostenibile e in linea con la strategia della società. Fabiani lo considera un investimento coerente con la linea verde e con i vincoli di bilancio.

Le preferenze, però, sono chiare: Sarri spinge per Samardzic, Fabiani valuta con maggiore convinzione Brescianini. Una dinamica ormai nota in casa Lazio, dove il mercato nasce spesso dal confronto – talvolta acceso – tra esigenze tecniche immediate e sostenibilità economica.

Molto dipenderà dalle condizioni poste dall’Atalanta e dalle eventuali uscite che la Lazio riuscirà a concretizzare. Il centrocampo è il reparto su cui intervenire, ma l’operazione dovrà essere chirurgica: un solo innesto, giusto, senza margine di errore.

Il confronto è aperto. E il mercato, ancora una volta, sarà il terreno su cui misurare l’equilibrio tra allenatore e società.



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Costruzione dal basso e pressing alto: il nuovo rischio del calcio

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Azione di Atalanta-Inter con pressing alto dell’Inter che provoca un errore in costruzione dal basso della difesa atalantina

L’episodio che ha deciso Atalanta-Inter a Bergamo nasce da un errore apparentemente banale, ma ormai sempre meno casuale: lo sbaglio nel palleggio arretrato. Un’imprecisione in fase di costruzione, una frazione di secondo persa nella scelta, e la partita cambia volto.

Il difensore dell’Atalanta perde lucidità in uscita, l’Inter aggredisce con tempismo, recupera palla e colpisce. Gol, gara indirizzata, tre punti pesantissimi in chiave classifica.

Un episodio che fotografa perfettamente uno dei grandi paradossi del calcio moderno.


Un errore individuale che diventa sistema

Ridurre tutto alla responsabilità del singolo sarebbe un errore di lettura. Gli sbagli in costruzione dal basso non sono più eventi isolati, ma il risultato di un sistema che espone deliberatamente al rischio.

Negli ultimi anni, questi errori si sono moltiplicati per una combinazione di fattori strutturali:

  • Pressing sempre più organizzato
    Squadre come l’Inter di Cristian Chivu sanno esattamente quando e dove colpire, indirizzando il possesso avversario verso zone prestabilite.
  • Costruzione forzata dal basso
    Il dogma del “si riparte sempre da dietro” è diventato una regola non scritta. Ma se tempi, distanze e movimenti non sono perfetti, il margine di errore diventa enorme.
  • Difensori registi per necessità
    Non tutti i centrali hanno piedi, visione e calma da centrocampista, ma il sistema glielo richiede comunque.
  • Errori immediatamente puniti
    Il livello medio si è alzato: ogni palla persa nella propria trequarti equivale ormai a mezza occasione da gol.

Perché succede sempre più spesso

Il calcio moderno ha spinto il concetto di possesso palla ai suoi limiti estremi. Anche una squadra strutturata, aggressiva e coraggiosa come l’Atalanta di Raffaele Palladino, che basa gran parte del proprio gioco sull’uomo contro uomo e sull’intensità, può andare in difficoltà quando la pressione avversaria rompe i meccanismi.

Un tempo l’errore difensivo era un’eccezione.
Oggi è diventato quasi una conseguenza statistica:
👉 più tocchi vicino alla porta,
👉 più scelte obbligate,
👉 più probabilità di sbagliare.

La costruzione bassa aumenta il controllo del gioco, ma aumenta esponenzialmente anche il rischio.


Il paradosso del calcio moderno

Il quadro che emerge è chiaro e contraddittorio:

👉 Più il calcio diventa “pulito”, codificato e schematico, più cresce il peso dell’errore individuale.
👉 Più si cerca il controllo totale della partita, più basta un attimo per perderla.

In questo contesto, l’Inter è stata semplicemente più lucida e cinica nel leggere il momento, applicando con precisione il pressing alto.
L’Atalanta, invece, ha pagato il prezzo di una scelta ormai strutturale: accettare il rischio come parte integrante del proprio modello di gioco.


Costruire sempre dal basso: scelta giusta o ideologica?

La domanda ormai è inevitabile.
Conviene davvero costruire sempre dal basso, indipendentemente dal contesto, dall’avversario e dal momento della partita?
O servirebbe recuperare, almeno in alcune situazioni, un calcio più semplice, meno ideologico e più pragmatico?

Il confine tra coraggio e ostinazione è sempre più sottile.
E partite come Atalanta-Inter dimostrano che, nel calcio moderno, la differenza tra controllo e disastro può stare in un singolo passaggio sbagliato.



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Fuorigioco, la rivoluzione possibile: l’idea FIFA che divide il calcio

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Schema del fuorigioco con confronto tra regola attuale e proposta FIFA con attaccante completamente oltre il difensore

Il dibattito sul fuorigioco torna prepotentemente al centro del calcio moderno. Una discussione mai davvero sopita, ma che negli ultimi anni si è fatta sempre più accesa a causa dell’impatto del VAR e delle decisioni millimetriche che hanno cambiato partite, classifiche e stagioni intere.

A riaccendere il tema è stato il presidente della FIFA, Gianni Infantino, che ha rilanciato pubblicamente un’idea già emersa in passato ma mai realmente approfondita fino in fondo: modificare l’attuale interpretazione della regola del fuorigioco.

Le parole di Infantino sono chiare e non lasciano spazio a interpretazioni:

“Consideriamo la regola del fuorigioco, che si è evoluta nel corso degli anni, imponendo all’attaccante di posizionarsi dietro il difensore, in linea con il difensore: forse in futuro dovrà essere completamente davanti per essere in fuorigioco.”

Una frase che, da sola, apre uno scenario potenzialmente rivoluzionario per il calcio del futuro.


In cosa consisterebbe il cambiamento

L’idea è tanto semplice quanto dirompente.
Oggi, un attaccante viene punito per fuorigioco anche se una sola parte del corpo utile – spalla, ginocchio, piede – supera di pochi millimetri quella del difensore.

Con la nuova interpretazione, invece:

  • l’attaccante sarebbe in fuorigioco solo se completamente oltre il difensore;
  • la posizione sarebbe considerata regolare finché anche una minima parte del corpo resta in linea;
  • braccia e mani resterebbero escluse, come già previsto dal regolamento attuale.

In pratica, addio ai fuorigioco decisi da un alluce o da una spalla protesa in avanti.


Perché nasce questa proposta

Il motivo del ritorno di questa idea è evidente e poggia su tre pilastri principali:

  1. Fuorigiochi millimetrici
    Decisioni corrette secondo il regolamento, ma incomprensibili per tifosi, giocatori e allenatori.
  2. VAR sempre più invasivo
    Il supporto tecnologico, nato per correggere errori evidenti, è diventato spesso protagonista assoluto.
  3. Meno gol e più frustrazione
    Attaccanti penalizzati per dettagli invisibili a occhio nudo e un calcio percepito come meno spontaneo.

Da qui la necessità di riportare equilibrio tra precisione tecnologica e giustizia percepita.


Cosa cambierebbe davvero in campo

Un eventuale cambio di regola avrebbe conseguenze tattiche immediate:

  • le linee difensive dovrebbero rischiare meno il fuorigioco alto;
  • aumenterebbero gli attacchi alla profondità;
  • gli attaccanti recupererebbero un vantaggio sul tempo e sul movimento.

Il fuorigioco tornerebbe a essere leggibile a occhio nudo, riducendo l’uso ossessivo di frame, linee e righelli virtuali.

In altre parole: meno tecnologia protagonista, più calcio giocato.


Attenzione: non è una decisione immediata

È fondamentale chiarirlo: la FIFA non decide da sola.
La competenza regolamentare spetta all’IFAB, che dovrebbe avviare:

  • sperimentazioni ufficiali;
  • test in campionati pilota;
  • valutazioni su più stagioni.

Il percorso sarebbe lungo e graduale, ma il segnale politico è ormai evidente.


Il vero punto: precisione o buon senso?

Il calcio moderno è arrivato a un bivio storico:
continuare sulla strada della precisione assoluta o recuperare una dimensione più umana e comprensibile del gioco.

La proposta di Infantino va chiaramente nella seconda direzione. E il dibattito è appena cominciato.




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Arbitri. la Lazio non ci sta: forte disappunto verso la Lega

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Dirigenti della Lazio durante una partita di Serie A mentre osservano una decisione arbitrale contestata

Dopo l’invio della PEC con cui la S.S. Lazio ha formalmente richiesto l’intervento della Lega Serie A in merito ai ripetuti errori arbitrali, e dopo la risposta pubblica del presidente della Lega Ezio Maria Simonelli, dagli ambienti vicini al club biancoceleste filtra forte disappunto. Un sentimento condiviso anche dal presidente Claudio Lotito.

La società, infatti, ritiene che la lettera inviata fosse chiara sia nei contenuti che nel tono, priva di qualsiasi intento polemico o delegittimante. In nessun passaggio, sottolineano fonti interne, la Lazio avrebbe mai attaccato l’onorabilità della classe arbitrale, né tantomeno evocato complotti, disegni o teorie di parte.

Il punto centrale del documento riguarda esclusivamente la mancanza di uniformità applicativa e la disomogeneità di alcune decisioni, elementi che – secondo il club – incidono direttamente sulla regolarità del sistema. Una preoccupazione che non viene considerata isolata né riconducibile a una semplice percezione soggettiva, ma che coinvolge più società e che si è manifestata anche in contesti recenti e internazionali, come emerso durante la Supercoppa disputata in Arabia Saudita.

Proprio per questo, negli ambienti biancocelesti viene giudicato riduttivo liquidare il problema come una lamentela di parte o come una reazione emotiva legata a singoli episodi. La Lazio ritiene che il tema sollevato abbia una portata sistemica e meriti un confronto serio e strutturato.

Un altro aspetto che non è stato apprezzato riguarda la modalità della risposta. A una richiesta formale, articolata e trasmessa per vie istituzionali, è seguita una replica pubblica che, secondo le stesse fonti, appare poco coerente con il ruolo del presidente della Lega, chiamato a rappresentare l’equilibrio complessivo del sistema calcio e non una sua singola componente.

La sensazione che emerge è quella di un sistema che starebbe progressivamente perdendo credibilità, soprattutto sul piano comunicativo. Strumenti come Open VAR, pur utili sul piano divulgativo, vengono considerati insufficienti come risposta strutturale, anche perché privi di contraddittorio e di reale trasparenza.

Un limite che diventa ancora più evidente se si considera il contesto in cui opera il calcio di vertice: un sistema che coinvolge società quotate, investimenti milionari e il posizionamento internazionale del campionato italiano. In questo scenario, spiegazioni ex post e unilaterali non vengono ritenute adeguate a garantire fiducia e stabilità.

Qualora questa dovesse restare la linea adottata dalle istituzioni calcistiche, la Lazio – fanno sapere fonti vicine al club – valuterà con responsabilità altre sedi istituzionali nelle quali rappresentare istanze considerate evidenti, documentabili e tutt’altro che isolate.

Il confronto, dunque, non si chiude con una risposta mediatica. Al contrario, rischia di aprire una nuova fase, più profonda e delicata, nel rapporto tra club e governance del calcio italiano.



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