Perrone, ex biancoceleste avverte la Lazio: il Chievo potrà dare qualche difficoltà
Carlo Perrone è intervenuto ai microfoni biancocelesti per parlare della prossima sfida che vedrà una Lazio ridimensionata, affrontare il Chievo Verona, Sabato alle ore 18.00 presso lo stadio Olimpico. Le assenze nelle fila laziali non sono da poco anzi, Keita è in Coppa d’Africa, Immobile è squalificato e pesano le assenze anche di Basta e Lulic.
“Si deve imparare da tutte le partite. Non avere Keita, Basta e Lulic a disposizione porta ad avere qualche problema in più. Si scende in campo sempre 11 vs 11. I biancocelesti devono crescere ancora un po’ a livello caratteriale.
In alcune circostanze le cose sono andate lisce durante le partite, in pochi casi invece le gare sono state combattute. Le squadre sotto di noi, forse Inter a parte, hanno rose di buon livello ma che perdono molto senza alcuni titolari in campo, come ad esempio accaduto alla Fiorentina contro di noi.
Non credo che i biancocelesti si sentano appagati dal buon girone d’andata, anzi hanno ancora tanti aspetti da dover migliorare. Tutte le squadre hanno avuto battute d’arresto.
Nessuna gara è semplice in Serie A. Il Chievo non è in alto in classifica ma vende sempre cara la pelle ed è molto organizzata. I gialloblù avranno alcune defezioni, ma lo stesso vale per la squadra di Simone Inzaghi, che dovrà fare a meno contemporaneamente di Immobile e Keita. La classifica dice che c’è un divario tra le due squadra, ma i biancocelesti dovranno comunque fare attenzione al Chievo.
L’attaccante classe 1990 manovra, attacca la profondità e svaria molto su tutto il fronte d’attacco, sfruttando anche le sponde aeree di Milinkovic. Lulic è un giocatore importantissimo: può giocare in svariate zone di campo, corre, difende e attacca, ha forza fisica e allungo, sa crossare e tirare. A volte viene ingiustamente criticato.
Se Djordjevic dovesse partire titolare, spero che non senta troppo la pressione: sarebbe una chance importante per lui. Deve scendere in campo con la giusta concentrazione”.
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Siamo arrivati solo alla 3a giornata del girone di ritorno, ma per molte squadre di Serie A questo campionato può già definirsi chiuso. Se la lotta per i primi posti e per l’accesso all’Europa League è accesissimo, non si può certo dire lo stesso per coloro che avevano attrezzato le proprie rose, al fine di conseguire la salvezza. Sono infatti 11 i punti di distanza tra l’Empoli quartultimo (con 21 punti) e le terzultime a pari punti Palermo e Crotone (12 le distanze invece tra i toscani e il Pescara, fanalino di coda), un distacco considerevole che lascia già a fine gennaio solo un briciolo di speranze per le ultime tre della classe, che oltre a non disporre di organici all’altezza della competizione, non hanno neanche i fondi per puntellare degnamente le proprie rose, sperando in quello che a oggi sarebbe un miracolo sportivo.
Quali sono le conseguenze di questo squilibrio? Con i dati alla mano, senza esagerazioni, questa situazione rende il campionato, per almeno 8-9 squadre, privo di obiettivi già a metà stagione, influendo certamente sul grado di concentrazione dei giocatori, per i quali la maggior parte delle sfide da oggi in poi potrebbero risultare delle semplici amichevoli o poco più.
Dal Torino all’Empoli, passando per Bologna, Cagliari, Sassuolo e le genovesi, questo gruppo di squadre si trova a dover giocare quasi un intero girone senza motivazioni, influendo in negativo sulle loro prestazioni e sul dato degli spettatori (sarà inevitabile), libere dalla pressione e dai rischi di entrare nella zona calda della classifica.
Aveva forse ragione (per una volta) Lotito, quando diceva che il campionato andasse rivoluzionato, portando il numero delle partecipanti alla Serie A da 20 a 18, per evitare che ci fosse questo squilibrio e aumentando così la qualità della competizione?
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Come ogni fine giornata di campionato, arriva puntualissima la nostra moviola del turno di Serie A.
Qui di seguito verranno analizzate tutte le decisioni dei direttori di gara impegnati in questo turno di campionato
ATALANTA-SAMPDORIA (RIZZOLI) : esagerato il giallo mostrato a Pereyra per fallo su Spinazzola, bastava fischiare il fallo; giusto annullare la rete di Petagna, in netto fuorigioco al momento dell’assist di Kurtic; corretto non concedere calcio di rigore alla Sampdoria perché Berisha esce sul pallone, non sulla gamba di Schick, quindi non commette alcun fallo; non c’era il calcio di rigore concesso all’Atalanta perché dopo il controllo di Petagna è Torreira che si trova in vantaggio sul pallone, ed è Petagna a commettere fallo su di lui, era calcio di punizione in favore della Sampdoria, regolare l’esecuzione del rigore.
CHIEVO-FIORENTINA (MARESCA) : giusto fischiare il fallo di Meggiorini su Sanchez, ma manca il giallo per Meggiorini; netto il calcio di rigore concesso alla Fiorentina per fallo di Cacciatore su Chiesa, regolare l’esecuzione del rigore.
BOLOGNA-TORINO (GHERSINI) : giusto non assegnare calcio di rigore al Bologna sul tocco di braccio di Moretti dopo il tocco di Destro, perché Moretti tocca prima con la coscia; manca un netto calcio di rigore al Bologna per la trattenuta vistosa di Rossettini a Destro, l’addizionale Minelli avrebbe potuto aiutare Ghersini ma non lo ha fatto.
PESCARA-SASSUOLO (VALERI) : giusto annullare la rete di Verre, in fuorigioco al momento dell’assist di Caprari; era da annullare la rete di Pellegrini, che commette fallo su Bizzarri per segnare, era quindi calcio di punizione per il Pescara, l’addizionale Fabbri avrebbe potuto aiutare Valeri ma non lo ha fatto; netto il calcio di rigore concesso al Pescara perché Consigli in uscita travolge Memushaj, regolare l’esecuzione del rigore.
GENOA-CROTONE (MARIANI) : giusto non concedere calcio di rigore al Genoa perché Ceccherini tocca nettamente il pallone senza commettere alcun fallo su Simeone; regolare la rete di Simeone, tenuto in gioco da Rosi al momento dell’assist di Cofie; c’è la punizione da cui nascerà la rete di Ceccherini perché Munoz commette nettamente fallo su Falcinelli; il tocco di Munoz a Lamanna è un retropassaggio volontario, quindi Mariani avrebbe dovuto fermare il gioco e assegnare un calcio di punizione indiretto in favore del Crotone; c’è il calcio di rigore assegnato al Genoa per la spinta di Ferrari su Pandev, regolare l’esecuzione del rigore; giusto non concedere calcio di rigore al Crotone perché sul tiro di Rohden Burdisso respinge prima con la pancia.
ROMA-CAGLIARI (GUIDA) : giusto non concedere calcio di rigore al Cagliari perché sul tiro di Farias De Rossi, prima di respingere il pallone col braccio, lo respinge con la coscia; regolare il goal di Dzeko, che è tenuto in gioco da Murru al momento dell’assist di Rudiger e si libera dalla marcatura di Murru senza commettere alcun fallo su di lui; giusto annullare l’altra rete di Dzeko, nettamente in fuorigioco al momento dell’assist di Peres; giusto il rosso diretto a Pedro che commette fallo su Strootman rifilandogli un calcione.
PALERMO-INTER (IRRATI) : manca un netto calcio di rigore al Palermo quando Gagliardini trattiene vistosamente per la maglia Goldaniga in area; giusto non concedere rigore all’Inter perché Goldaniga contrasta Icardi senza commettere fallo su di lui; giusto il primo giallo per Ansaldi per fallo su Henrique; giusto anche il secondo giallo e quindi il rosso ad Ansaldi per fallo su Nestorovski; esagerato l’allontanamento di Pioli che non ingiuria l’arbitro ma semplicemente chiede “Ma com’è possibile?”; giusto il primo giallo a Gazzi per la trattenuta a Mario; giusto anche il secondo giallo e quindi il rosso per Gazzi per fallo su Brozovic; giusto annullare la rete di Quaison, perché come si evince dal segno della bomboletta fatto da Irrati, il Palermo aveva chiesto la distanza e quindi doveva aspettare il fischio dell’arbitro per battere il calcio di punizione.
MILAN-NAPOLI (ROCCHI) : manca un calcio di rigore al Napoli per il fallo di Paletta su Mertens in area; esagerato il giallo per simulazione a Mertens che semplicemente scivola; esagerato il giallo a Calabria per fallo su Callejon, bastava solo fischiare il fallo; ci può stare il giallo a Strinic per la sbracciata su Suso, ma allora doveva esserci dopo anche il giallo a Suso per la sbracciata su Strinic; giusto il giallo a Tonelli per fallo su Bacca, la distanza dalla porta è siderale e quindi giusto non dare rosso diretto perché non può essere una chiara occasione da rete; esagerato il giallo per simulazione a Bacca che semplicemente cade per il contatto con Albiol; manca un altro calcio di rigore al Napoli quando Paletta intenzionalmente dà uno spintone a Mertens in area.
JUVENTUS-LAZIO (MASSA) : manca un calcio di punizione per la Lazio per il pestone di Pjanic a Immobile, l’arbitro non lo vede e dà un inspiegabile giallo a Immobile per proteste; giusto non concedere calcio di rigore alla Lazio sul contatto fra Asamoah e Lombardi in area, perché Asamoah non allarga mai il braccio, fa solo forza con la spalla; dietrologie stupide e inesistenti sull’abbraccio fra l’addizionale Tagliavento e Buffon a fine gara, anche perché la stessa cosa è successa in Milan-Napoli fra l’arbitro Rocchi e Abate, e inoltre i precedenti fra Tagliavento e la Juventus lasciano trapelare il fatto che sicuramente egli non ha un occhio di riguardo per la Juventus.
EMPOLI-UDINESE (RUSSO) : nessun episodio da moviola.
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La situazione degli squalificati, diffidati e infortunati
La Lazio affronterà il Chievo Verona all’Olimpico di Roma, Sabato 28 Gennaio 2017 in cerca dei 3 punti persi contro la Juventus. La squadra di Inzaghi dovrà far a meno di Immobile che salta il match per il giallo rimediato contro i bianconeri (l’attaccante era diffidato ed ha ricevuto il cartellino per proteste) e verrà sostituito da Djordjevic.
Ma vediamo il quadro completo
Immobile
1 turno
Salta Chievo
█ DIFFIDATI
–
+ INFORTUNATI
Basta
Kishna
Affaticamento muscolare
Problema al polpaccio
Rientro fine gennaio
Da valutare
CHIEVO
█ SQUALIFICATI
CesarMeggiorini
1 turno
1 turno
Salta Lazio
Salta Lazio
█ DIFFIDATI
Hetemaj
+ INFORTUNATI
Frey
Rigoni
Problema fisico
Problema muscolare
Rientro fine gennaio
Rientro fine gennaio
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Al Foro Italico la Lazio Nuoto esce sconfitta 17-9 dal BPM Sport Management nella 12^ di serie A1. I biancocelesti hanno sofferto per tutta la partita contro un avversario che si è dimostrato superiore e che è riuscito a indirizzare il match già nel primo tempo. Gli uomini di Baldineti hanno chiuso il primo parziale sul +6 andando in gol agevolmente in controfuga su errori offensivi dei padroni di casa e hanno controllato la fase restante della partita. Mattatori della sfida sono stati Luongo e Mirarchi, autori di cinque gol a testa. Quasi mai in gara la Lazio che ha vissuto il momento migliore nel secondo periodo chiuso sul 3-1, per poi non trovare particolari spunti nella seconda metà del confronto. I biancocelesti hanno avuto difficoltà a contrastare il pressing avversario e hanno sciupato troppe occasioni in superiorità numerica. Sabato prossimo i ragazzi di Massimo Tafuro sono attesi da una partita molto importante. A Quinto contro il fanalino di coda sarà uno scontro salvezza. La Lazio si presenterà con un punto di vantaggio sugli avversari e avranno l’opportunità di allontanare lo spettro dell’ultimo posto.
LA PARTITA – I veronesi partono subito forte andando in gol con Luongo e Petkovic nei primi due minuti. Giorgi accorcia le distanze per la Lazio, ma gli ospiti sono in buona giornata: Mirarchi e ancora Petkovic allungano nuovamente. Luongo realizza su rigore il gol dell’1-5 e segna ancora pochi istanti dopo. Il parziale viene chiuso da Razzi (1-7). Nel secondo tempo segna subito Maddaluno, Lazovic salva sulla linea immaginaria un tiro a colpo sicuro di Leporale, ma poi il portiere veronese non può far nulla sul colpo di De Vena (3-7). Petkovic sfrutta una superiorità numerica, poi Leporale recupera una palla in difesa, si fa tutta la vasca e realizza il 4-8 che chiude il tempo. Il terzo periodo gli ospiti scappano con i gol di Gitto, Blary, Mirarchi e Razzi (4-12). Maddaluno in ripartenza e Leporale fanno tornare la Lazio sul – 6, il parziale viene chiuso dai gol di Luongo e Cannella (7-13). Gli ospiti controllano agevolmente nel finale segnando due volte con Mirarchi, una con Petkovic e Luongo. Per la Lazio Colosimo e Di Rocco (9-17).
Il centroboa della Lazio Nuoto, Giorgio Ambrosini: “Abbiamo pagato l’inizio complicato lo SM ha una ottima fase difensiva, è molto aggressivo, ci ha portato a stare molto lontani dalla porta, poi ci siamo adattati e siamo riusciti a rimetterci in sesto. Per noi giovani è un’esperienza bellissima allenarci con i nostri compagni più grandi e affrontare in acqua dei campioni che fino a pochi anni fa li vedevamo solo in tv. E’ sicuramente un modo per crescere”.
L’allenatore della Lazio Nuoto,Massimo Tafuro: “Loro marcavano in maniera molto aggressiva, l’errore mio è stato non trovare una contromisura tale da attenuare quel parziale. Noi molti errori in fase d’attacco, loro ci hanno punito sulle ripartenze grazie alla grande qualità dei giocatori. Durante la partita siamo riusciti a trovare delle contromisure, ma il parziale iniziale ha influito molto sul risultato. Nella seconda parte si sono viste delle buone cose in vista della prossima partita contro il Quinto, per il tipo di gioco dello Sport Management non è stato un allenamento troppo formante, molti strappi e poche occasioni per giocare la palla nel semicerchio. Sabato sarà una partita molto importante, dovremo prepararla bene, dobbiamo cercare di contrastarli, è alla nostra portata dobbiamo provarci con le nostre forze”.
LA LAZIO IN TV – Grazie alla collaborazione con la Lazio Calcio, la partita Lazio Nuoto-BPM Sport Management sarà trasmessa su LazioStyle (canale 233 del bouquet di Sky) mercoledì 25 gennaio alle 21.30 e venerdì 27 gennaio alle 19.
SS LAZIO NUOTO-BPM PN SPORT MANAGEMENT 9-17
SS LAZIO NUOTO: Correggia, Tulli, Colosimo 1, Ambrosini, Vitale, Di Rocco 1, Giorgi 1, Cannella 1, Leporale 2, De Vena 1, Maddaluno 2, Mele, Washburn. All. Tafuro
Parziali 1-7, 3-1, 3-5, 2-4 Spettatori 300 circa. Uscito per limite di falli Valentino (Sport Management) nel quarto tempo. Superiorità numeriche: Lazio 3/10 e Sport Management 3/7 + un rigore
Fonte:”www.laziofamily.it”
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Marcelo Salas nasce il 24 dicembre del 1974 nella città di Temuco, in Cile, e già da giovanissimo comiciano a intravedersi in lui un gran talento e una predisposizione particolare al ruolo di attaccante. Entra a far parte del settore giovanile del club cittadino, il Santos Temuco, a soli 9 anni, nel 1983. Saranno 8 le stagioni passate con i colori di casa, fino al 1991, anno della chiamata da parte della squadra cilena più rinomata, l’Universidad de Chile, che Salas non può rifiutare. Dopo altre due stagioni giocate nei campionati giovanili, nel 1993 il diciannovenne viene aggregato alla prima squadra de “La U” (soprannome col quale l’Universidad de Chile è conosciuta in patria). Nonostante l’altezza non impressionante il gran fisico dell’attaccante si rivelerà il suo punto di forza, consentendo al cileno di affrontare alla pari avversari fisicamente molto più avvantaggiati.
Nella prima stagione nel calcio dei grandi Salas soffre il cambio di categoria, che, unito al fatto che sia spesso costretto a giocare solo spezzoni di partite, portano l’attaccante a chiudere l’anno con 15 presenze e un solo gol, il primo da professionista. La seconda stagione all’Universidad segna l’esplosione di Salas, che solo in campionato risulta marcatore per 27 volte in 25 presenze, portando così la sua squadra alla conquista del campionato cileno. Successo che viene bissato l’anno dopo e che rendono “El Matador” molto popolare in Sud America.
E’ il River Plate ad aggiudicarselo per la stagione 1996/1997, sborsando quasi 4 milioni di dollari per acquisirne il cartellino. “Los Millionarios” costruirono per quella stagione una delle rose più forti che il campionato argentino ricordi: oltre al Matador, tra i componenti della rosa figuravano i nomi di Almeyda, Aimar, Sorin e Cruz, giocatori che negli anni successivi figurarono tra i migliori nei vari campionati europei nei quali militarono. Infatti non fu un caso la storica doppia vittoria nei campionati di Apertura e Clausura dello stesso anno, nelle quali Salas fu determinante con 11 reti e fu eletto giocatore sudamericano dell’anno. La stagione 1997/1998 si apre per il River Plate con i successi nella Supercoppa Sudamericana e nel campionato di Apertura del medesimo anno.
Le grandi prestazioni con il Cile nelle qualificazioni per il Mondiale del 1998 portarono Salas sotto i riflettori europei. Fu l’allora presidente della Lazio, Sergio Cragnotti, a volerlo più di tutti e ad aggiudicarselo per una cifra di circa 15 miliardi di lire nel gennaio 1998. Il trasferimento avvenne però soltanto nell’estate successiva.
E’ nella stagione 1998/1999 che Salas comincia la sua avventura europea con la maglia biancoceleste. L’esordio ufficiale per l’attaccante arriva in agosto durante la Supercoppa Italiana, vinta dalla Lazio sulla Juve per 1-0. E’ il primo dei tanti trofei che El Matador vincerà con la casacca biancoceleste, alla corte di Sven-Goran Eriksson. La stagione terminerà con il secondo posto in campionato (valido per l’accesso alla Champions League dell’anno dopo) ma soprattutto con il trionfo dell’ultima edizione della Coppa delle Coppe nella finale contro il Maiorca, che oltre a consegnare il primo titolo europeo alla squadra capitolina, consentirà l’accesso all’ambita Supercoppa Europea, da contendere con il vincitore della Champions League del medesimo anno, il Manchester United di Sir. Alex Ferguson. Per Salas la stagione si conclude invece con 23 reti in 43 presenze, risultando così il miglior giocatore cileno del 1998.
Il 27 agosto 1999, allo stadio Louis II di Monaco, va in scena l’attesissima Supercoppa Europea, che viene risolta proprio da Salas con un gol al 35° del primo tempo, che risulterà decisivo sul tabellino finale. Per la prima volta nella sua storia si può dire che la Lazio sia, se non la prima, una delle migliori squadre al mondo in quel momento, potendo contare di talenti del calibro di Marchegiani, Nesta, Mihajlovic, Nedved, Veron, Mancini e lo stesso Salas. Se la stagione della Lazio si era aperta con i migliori auspici, la chiusura è stata ancora più ricca di gioie, prima con la vittoria in Coppa Italia nella finale con l’Inter e poi con il trionfo in campionato all’ultima giornata, quando i biancocelesti batterono la Reggina per 3-0 e la Juve, 2 punti avanti alla Lazio prima di quella giornata, si arrese per 1-0 sul campo del Perugia, consegnando lo Scudetto ai capitolini.
L’onda dell’entusiasmo biancoceleste consegnò ai tifosi un altro titolo, la Supercoppa Italiana del 2000, nella quale l’Inter dovette soccombere all’Olimpico per 4-3, gara alla quale Salas non prese parte. La stagione, oltre alla Supercoppa, regala poche emozioni alla Lazio, che chiude il campionato al 3° posto e viene eliminata ai quarti di finale di Coppa Italia. Per Salas lo spazio in campo si limita notevolmente, complici gli arrivi di Claudio Lopez e di Hernan Crespo nel reparto avanzato, e a fine stagione si trasferirà alla Juve per 25 miliardi di lire più il cartellino di Kovacevic. L’esperienza in biancoceleste si conclude per il cileno con un bottino di 48 gol in 117 presenze totali.
La parentesi con la Juventus si apre nella maniera peggiore per Salas, che neanche dopo due mesi di permanenza in bianconero si rompe il legamento del ginocchio destro, concludendo precocemente la sua prima stagione a Torino con un bottino di un solo gol in 7 incontri disputati, ma festeggiando con i compagni la vittoria dello Scudetto per quella stagione. L’anno dopo torna in campo, ma sembra che dopo il lungo infortunio abbia smarrito le doti che lo contraddistinguevano, giocando solo 11 incontri nell’intero campionato 2002/2003 ed entrando nel tabellino dei marcatori una volta sola. Le sue (poche) prestazioni opache non impediranno alla vecchia Signora di conquistare prima la Supercoppa Italiana del 2002 e, successivamente il campionato per la seconda volta consecutiva.
Ma le strade di Salas e della Juve sono costrette a separarsi nella stagione seguente, nella quale la dirigenza bianconera decide di mandarlo in prestito biennale al River Plate, sua vecchia squadra. Gli infortuni continueranno a limitare le prestazioni del Matador, che giocherà nei due anni di prestito solo 32 partite, siglando però 10 reti, utili alla vittoria del titolo di Clausura del 2004, l’ultimo trofeo di club che il cileno vincerà in carriera.
Nel 2005 rescinde consensualmente il contratto che lo legava alla Juventus, e torna in patria all’Universidad de Chile, la squadra che lo aveva lanciato nel calcio professionistico. Nelle stagioni 2005 e 2006 sfiora con il suo nuovo club le vittorie rispettivamente nel campionato di Clausura (2005) e di Apertura (2006). Poi nel dicembre il fallimento dell‘Universidad de Chile lo constringe allo svincolo.
Dopo 6 mesi di inattività torna nuovamente all’Universidad, che sembra essersi ripreso economicamente. Chiude la sua carriera al termine del 2008, dopo un ultima stagione positiva, nella quale sono state 11 le marcature del cileno. In carriera sono 251 le reti totali siglate da Salas, tra squadre di club e nazionale.
A proposito di nazionale, non si può omettere che El Matador sia il marcatore cileno più prolifico di sempre con la maglia della Roja, con 37 reti segnate nelle 70 partite ufficiali disputate. La carriera di Salas con il Cile comincia nel 1994, in una gara con l’Argentina terminata 3-3, nella quale lo stesso attaccante va in rete. Negli anni successivi insieme a Zamorano compone un tandem letale, che consentirà alla Roja di conquistare l’accesso alla fase finale del Mondiale 1998.
Il momento più alto della sua carriera in nazionale è sicuramente quello del Mondiale 1998 in Francia, nel quale con 4 reti risulta il capocannoniere della Roja e giunge fino agli ottavi di finale della competizione, piegandosi al Brasile.
Dopo l’infortunio occorso ai tempi della Juventus rimane fuori dal giro della nazionale cilena per diverso tempo, ma nel 2005 torna in occasione delle qualificazioni per il Mondiale 2006, nelle quali il Cile non riesce a raggiungere uno dei primi quattro posti valevoli per l’accesso alla fase finale. E’ in questo momento che Salas decide di abbandonare la nazionale per dedicarsi esclusivamente alla sua carriera nei club.
Nel 2007 l’allora C.T. del Cile, Marcelo Bielsa decide di richiamare Salas per le prime gare di qualificazione al Mondiale 2010, nelle quali l’ormai 33enne sigla una doppietta nel 2-2 contro l’Uruguay, contribuendo alla conquista dell’accesso alla fase finale del torneo. Questi saranno gli ultimi gol del Matador con la maglia della propria nazionale.
Dal giorno del suo ritiro è diventato presidente e direttore sportivo dell’Union Temuco, squadra della sua città natale militante nella Primera B cilena, l’equivalente della nostra Serie B.
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La Lazio, con la partita di oggi, ha dimostrato ancora una volta la propria incapacità nelľ affrontare i top club di questo campionato. Sappiamo bene quanto sia forte la Juventus, ma sarebbe bastata più cattiveria per convincere i tifosi. Ecco le parole di un amareggiato Radu nel post-partita:
“Ci aspettavamo questa reazione nei primi minuti, la Juventus ci ha messo sotto pressione. Non siamo stati attenti, abbiamo subito e siamo andati sotto di due reti, così era difficile da ribaltare. Hanno messo una formazione molto offensiva, attaccandoci quasi a pieno organico. Sono stato costretto a fare un fallo e per me è cambiata la partita, dovevo stare più attento. Poche squadre hanno guadagnato punti in casa della Juventus. Non avevamo più nulla da perdere e nella ripresa ce la siamo giocata. All’inizio invece non riuscivamo a trovarci in campo. Io avevo Cuadrado e Lichsteiner che spingevano dalla mia parte e mi hanno messo in difficoltà, mi ritrovavo sempre da solo contro due. Nella ripresa ho cercato di attaccare di più, ma il mister è stato costretto a cambiarmi per evitare una doppia ammonizione. Il Chievo? Ogni sconfitta brucia, dobbiamo prendere le cose positive del secondo tempo. Dove siamo riusciti ad arrivare davanti al portiere. Dobbiamo ripartire da qui ed essere più concentrati dall’inizio”.
Il difensore biancoceleste ha parlato poi a Sky Sport 24: “Hanno iniziato forte la partita ed è merito loro. Dovevamo essere più attenti nei primi minuti e non so se sarebbe stata così facile per loro. Oggi ci sono mancati due giocatori importanti come Keita e Lulic. Contro le big devi avere tutti a disposizione perché altrimenti si fa dura. L’obiettivo Champions è difficile da raggiungere, ma lotteremo fino alla fine e non molleremo. I primi minuti sono stati critici, siamo andati subito sotto di due gol. Abbiamo provato a impostare la partita in modo diverso. Nella ripresa ci siamo fatti vedere davanti, ma con poca aggressività”.
Questa l’analisi del match di Stefan Radu ai microfoni dei cronisti presenti in mixed zone:“Abbiamo cominciato molto male , dopo i primi quindici minuti stavamo in svantaggio di due gol. È già difficile subire una rete, figuriamoci due. Abbiamo provato a riprenderla, ma l’aggressività della Juve ha vinto. Ho incontrato Juventus anche più forti. Nelle altre partita siamo sempre partiti, bene, oggi la Juve ci attaccava da tutte le parti. Cosa manca alla Lazio rispetto alla Juventus? I Giocatori. Oggi ci sono mancati Keita e Lulic. Certe partite vanno affrontate con la rosa al completo. Ci aspettavamo una squadra molto offensiva”.
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Inzaghi si presenta come di consueto in sala stampa. Oggi una Lazio troppo remissiva e atteggiamento da rivedere.La bella stagione resta ancora ma raccogliere un solo punto con le big deve far riflettere.
Mister come spiega questa sconfitta?
Sicuramente la partita è particolare. Sapevo che sarebbe stata molto difficile, mi sarebbe piaciuto un approccio diverso. Non avremmo dovuto concedere i due gol nel primo quarto d’ora. Mi prendo la reazione, se avessimo mollato di testa poteva andare anche peggio.
Che ne pensa delle prestazioni di Biglia e Anderson?
Parlare dei singoli non porta nulla. Sicuramente dobbiamo dare tutti quanti quel qualcosa in più. Contro la Juve se inizi la gara così hai già perso. Magari contro un’altra squadra sarebbe andata diversamente. Cercheremo di analizzarla.
Le ha sorpreso il modulo della Juventus?
Mi aspettavo Dybala dietro due punte, ma il problema è stato il primo quarto d’ora. Anche questa partita servirà da lezione, riguardando la partita dell’andata abbiamo giocato in modo diverso. Con le grandi squadre non puoi concedere questi spazi.
Cosa è mancato alla Lazio oggi?
Avremmo dovuto gestire con più qualità l’ultimo passaggio. Ci credevo, l’avevamo preparata bene. Con i cambi non è cambiato tanto, peccato perché ci credevo. Ci può stare di perdere contro la Juventus, adesso testa alla partita di domenica.
Teme che la sconfitta possa ridimensionare gli obiettivi a confronto con le grandi del campionato ?
Un po’ di divario c’è. Siamo davanti a Milan e Inter che sono costruite con altri obiettivi. Noi dobbiamo pensare partita dopo partita. Sono contento di allenare questa squadra.
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La Juve chiude il discorso nei primi 15 minuti con due gol e chiude la partita.
La Lazio entra in campo con troppa paura,poi pian piano,sopratutto nel secondo tempo,cerca di proporre qualcosa per provare a mettere in difficolta’ la Juve.
Ma la pietra tombale per la vittoria della Juve la mette Inzaghi,che nel momento migliore della squadra,effettua due cambi a dir poco strampalati che rivitalizza la squadra bianconera.
Male Anderson,con la sua classica prestazione con le squadre forti,che e’ sempre indecente.
Molto bene Milinkovic e Patric.
Ma vediamo insieme i nostri voti sulla Lazio:
MARCHETTI 5: quando deve fare una parata sopra la media non la fa’ mai,sul primo gol doveva fare meglio.
PATRIC 6,5: ottima prestazione per lo spagnolo,che forse conferma ancora di piu’ che deve essere lui il titolare,e non Basta.
DEVRIJ 5: male,si perde Higuain sul secondo gol e non e’ mai sicuro negli interventi difensivi.
WALLLACE 6: meglio del suo compagno difensivo,non fa’ cose incredibili ma alla fine porta a casa una buona prestazione.
RADU 5: in grande difficolta’ con Cuadrado,lento e impacciato.
BIGLIA 6: buona la prestazione del capitano,finche’ Inzaghi inspiegabilmente decide di toglierlo dal campo al 65esimo.
PAROLO 5: da tre partite e’ un po’ in difficolta’, forse ci vorrebbe un po’ di riposo.
MILINKOVIC 6,5: il serbo e’ il migliore in campo per la Lazio, grande qualita’ e grande grinta.
ANDERSON 4,5: forse sbagliamo noi a definirlo “campione”,e’ un buon giocatore niente piu’,e lo dimostra quando l’asticella si alza.
LOMBARDI 6,5: l’aquilotto si merita gli applausi dei tifosi laziali, la grinta non gli manca,ma anche la qualita’.
IMMOBILE 6: arrivano pochissimi palloni per lui, ma corre su ogni pallone e non smette mai di crederci.
DJORDJEVIC 4: il voto non e’ per lui ma per chi crede ancora in lui,in primis Inzaghi; nullo.
LUKAKU 5: anche lui non bene, non lo vedo adatto alla serie a.
MURGIA 6: entra con personalita’ in campo.
INZAGHI 4: grande anno per lui ma oggi toppa alla grande; nel momento migliore della Lazio effettua uno strampalato cambio mettendo Djordjevic e Lukaku per Biglia e Radu che certifica la vittoria della Juve,rivitalizzandola in un momento dove era in difficolta’.
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Ancora lui, ancora una volta decisivo. Inzaghi azzecca pienamente i cambi che non lo tradiscono prima Milinkovic poi Immobile sentenziano un Genoa che stava spaventando più del dovuto. Il duo biancoceleste si rivela ancora una volta imprescindibile per questa squadra. Per il serbo è il quinto gol stagionale, nettamente meglio dell’anno scorso; è lui stesso a dirlo nelle parole rilasciate a Rai Sport dopo la partita e il gol che ha riportato in vantaggio la Lazio:”Nel primo tempo abbiamo iniziato bene con due reti e un rigore sbagliato, poi abbiamo subito la rimonta. Dobbiamo migliorare, per fortuna ci siamo ripresi nel secondo tempo. Mi sento bene, meglio rispetto all’anno scorso. Gioco di più e ho trovato il quinto gol stagionale. Sta andando tutto bene. L’Inter? Sarà un’occasione per riscattare la sconfitta in campionato, dovremo prepararla meglio e speriamo di vincerla. Ora pensiamo alla Juventus che in casa vince sempre. Dopo tre vittorie di fila faremo il possibile per ottenere il bottino pieno”.
Le sue parole anche a Lazio Style Radio: “Nell’occasione del gol volevo fare un assist a Ciro, ma mi è tornato il pallone. Finalmente ho segnato di piede, basta con questa testa! (ride,ndr) Stiamo migliorando, ci stiamo allenando bene. Abbiamo un buon ritmo. Quanto sono importante? Non lo so, siete voi che dovete dirlo. Io devo solo giocare bene e aiutare la squadra. Contro la Juventus possiamo fare bene, dobbiamo prepararla bene. Abbiamo vinto tre partite, stiamo in un buon momento. Vogliamo andare a Torino e fare il nostro meglio. In cosa posso migliorare? In fase di realizzazione. Nell’ultima partita ho sbagliato più volte, così come con il Bologna”.
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Ecco la nostra moviola della 20a giornata di Seria A Tim:
INTER-CHIEVO (GIACOMELLI) : manca un calcio di rigore al Chievo per fallo di Kondogbia su Castro in area di rigore dell’Inter, ma il rigore era difficile da vedere per Giacomelli, era molto più facile vedere per l’addizionale Mariani che poteva aiutare l’arbitro ma non lo ha fatto.
CROTONE-BOLOGNA (CALVARESE) : era regolare il goal annullato a Trotta, tenuto in gioco dal penultimo difendente del Bologna al momento dell’assist di Falcinelli; lancio di Capezzi per Rosi e pallone intercettato da Di Francesco che devia in calcio d’angolo, ma l’azione andava fermata perché Rosi era in fuorigioco al momento del passaggio di Capezzi.
LAZIO-ATALANTA (PAIRETTO) : esagerato l’allontanamento di Inzaghi, che mette semplicemente un piede fuori dall’area tecnica dicendo “non è fallo” senza nessun insulto nei confronti degli Ufficiali di Gara; netto il calcio di rigore assegnato alla Lazio, perché sul lancio di Milinkovic-Savic Immobile sposta il pallone a Berisha che lo travolge, giusto anche non prendere provvedimenti disciplinari nei confronti di Berisha perché il suo è un intervento “onesto” e non nega una chiara occasione da rete, regolare l’esecuzione del rigore; manca un altro calcio di rigore alla Lazio quando Masiello devia col braccio troppo largo un cross di Anderson; Gasperini si lamenta giustamente per un fallo di Milinkovic-Savic non fischiato e per un presunto fallo di D’Alessandro su Milinkovic-Savic fischiato ma che non c’era, ma è sacrosanto il suo allontanamento perché perde le staffe e dà del “coglione” al quarto uomo.
NAPOLI-PESCARA (GAVILLUCCI) : inesistente il fuorigioco segnalato a Caprari, tenuto in gioco da Strinic al momento del passaggio di Verre; manca un giallo per Cristante che interviene con una sbracciata su Albiol; giusto annullare la rete di Insigne, in fuorigioco al momento dell’assist di Callejon; giusto non assegnare calcio di rigore al Pescara per il contatto Tonelli-Gilardino, perché è quest’ultimo che si trascina a terra l’avversario; non c’era il calcio di rigore assegnato al Pescara perché Mitrita non viene assolutamente toccato da Hysaj e simula, regolare l’esecuzione del rigore; esagerato l’allontanamento di Oddo che ha un comportamento assolutamente normale e non rivolge mai espressioni ingiuriose agli Ufficiali di Gara.
FIORENTINA-JUVENTUS (BANTI) : ammonito Sturaro per fallo su Bernardeschi, ma Banti sbaglia perché il fallo lo commette Bernardeschi su Sturaro; manca il giallo a Badelj per fallo su Dybala; la rete di Kalinic nasce da un fallo non fischiato di Bernardeschi su Sandro, entrambi i giocatori avevano il diritto di intervenire con la gamba alta perché il pallone era libero, ma dopo aver preso il pallone Bernardeschi abbassa la gamba e commette fallo su Sandro, per Banti era comunque difficile da vedere; giusto non assegnare calcio di rigore alla Juventus perché Olivera respinge il tiro di Higuain con la gamba, non col braccio; regolare la rete di Higuain perché il pallone in precedenza viene toccato con la mano da Olivera, non da Sturaro; sbagliato concedere il vantaggio sul fallo di Marchisio su Chiesa perché non c’era nessun vantaggio evidente a centrocampo, bisognava assegnare un calcio di punizione per la Fiorentina e ammonire Marchisio; manca un calcio di rigore alla Juventus quando Rodriguez respinge col braccio sinistro largo un cross di Pjaca e successivamente tocca il pallone anche col braccio destro; Allegri a fine partita dà del testa di c… al quarto uomo Di Liberatore, che ha sbagliato a non refertare gli insulti dell’allenatore facendo sì che Allegri venisse “graziato” dal Giudice Sportivo (che, lo ricordiamo, non può prendere provvedimenti di squalifica solo basandosi sulle immagini televisive).
CAGLIARI-GENOA (FABBRI) : manca un calcio di punizione al Genoa per fallo di mano di Isla dopo il tocco di Ocampos, Isla avrebbe meritato anche il giallo; esagerato il giallo mostrato a Pedro per fallo su Burdisso, bastava solo fischiare fallo; non c’era il calcio di rigore assegnato al Cagliari perché né Izzo, né Lamanna commettono alcun fallo su Murru, bisognava riprendere il gioco con un semplice calcio di rinvio, regolare l’esecuzione del rigore; giusto il primo giallo mostrato a Capuano per fallo su Edenilson; giusto anche il secondo giallo e quindi il rosso mostrato a Capuano per fallo su Pinilla.
UDINESE-ROMA (DAMATO) : netto il calcio di rigore concesso alla Roma per fallo di mano di Faraoni su cross di El Shaarawy, regolare l’esecuzione del rigore; giusto non concedere calcio di rigore all’Udinese perché non c’è nessun fallo di Fazio su Zapata; Felipe trattiene Dzeko lanciato a rete, ma lo fa appena passata la metà campo, non si può quindi parlare di una chiara occasione da rete, giusto quindi il giallo e non il rosso diretto per Felipe.
SASSUOLO-PALERMO (MAZZOLENI) : nessun episodio da moviola.
TORINO-MILAN (TAGLIAVENTO) : Donnarumma esce dalla sua area di rigore e intercetta con le mani un passaggio di Belotti, non si può parlare di chiara occasione da rete perché Paletta anticipa Belotti mettendo in calcio d’angolo, ma bisognava assegnare un calcio di punizione per il Torino e ammonire Donnarumma; manca un calcio di rigore al Milan quando Barreca in area trattiene Abate impedendogli di arrivare su un cross di Abate, l’addizionale Aureliano avrebbe potuto aiutare Tagliavento ma non lo ha fatto; netto il calcio di rigore concesso al Torino, perché Abate colpisce Barreca appena dentro l’area di rigore, bravo Tagliavento perché la situazione era difficile, regolare l’esecuzione del rigore; manca un altro calcio di rigore al Milan quando Zappacosta colpisce nettamente Bonaventura sul ginocchio; regolare la rete di Bertolacci perché Hart respinge il pallone quando ha già superato la linea di porta, come testimoniato dalla GLT; giusto annullare la rete di Benassi, in fuorigioco al momento del tiro di Falque respinto da Donnarumma; Obi interviene con vigoria sproporzionata su Abate, con un intervento a forbice, meritava sicuramente il rosso diretto, grave errore dell’arbitro che estrae solo il giallo; netto il calcio di rigore concesso al Milan per la “cravatta” di Rossettini su Paletta, regolare l’esecuzione del rigore; giusto il primo giallo mostrato a Romagnoli per fallo su Falque; giusto anche il secondo giallo e quindi il rosso mostrato a Romagnoli per fallo su Belotti, anche Romagnoli se la cava con una giornata di squalifica pur avendo detto di tutto uscendo dal recinto di gioco; rimane impunito il cazzotto di Mihajlovic al cartellone della Serie A.
SAMPDORIA-EMPOLI (CELI) : netto il calcio di rigore assegnato all’Empoli per fallo di Palombo su Mchedlidze, ma il colore del cartellino per Palombo è sbagliato: non era da giallo ma da rosso diretto, perché il suo intervento non è onesto e nega una chiara occasione da rete, l’addizionale Russo avrebbe potuto aiutare Celi ma non lo ha fatto, regolare l’esecuzione del rigore.
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Tutto pronto per l’ultimo degli ottavi di finale, che vedrà protagoniste Lazio e Genoa all’Olimpico mercoledì sera. Momento più che positivo per i biancocelesti che puntano a passare il turno, nonostante il quasi totale turnover; Genoa che, invece, al momento si trova un po’ in crisi, come sottolineano gli ultimi giorni passati in ritiro proprio a Roma. Prima volta di Danilo Cataldi, per di più a pochi giorni dalla cessione in prestito, contro la sua squadra.
Qui Lazio: Inzaghi, senza alcun indugio, punta tutto sulle riserve per dare minuti a chi ha giocato meno in questa stagione. Confermati della squadra titolare dovrebbero essere Wallace, Basta (anche se ultimamente sceso nelle gerarchie di Inzaghi), Milinkovic-Savic e Lulic. Il modulo sarà il 4-3-3, che vedrà schierato in porta Strakosha, in difesa il quartetto Basta-Wallace-Hoedt e finalmente si rivedrà Lukaku, tornato da un lungo infortunio. Ad affiancare Milinkovic e Lulic (che ricordiamo è squalificato per la gara contro la Juventus), in cabina di regia, ci sarà Alessandro Murgia. Il tridente sarà probabilmente composto da Djordjevic come punta centrale, coadiuvato da Kishna e Lombardi. Tanti i cambi, in vista anche della partita contro la Juve a Torino, compito ben più arduo; ma Inzaghi ha fatto capito di essere molto concentrato e di ambire alla vittoria finale, nonostante i prossimi accoppiamenti non sembrano essere di ottimo auspicio (vedasi il probabile derby in semifinale con la Roma).
Qui Genoa: Juric è alle prese con un momento a dir poco negativo. 7 punti nelle ultime 8 partite, quattro le sconfitte consecutive, l’ultima a Cagliari, dove la squadra è crollata perdendo 4-1. Per ovviare e provare ad invertire la tendenza, il Grifone si trova da due giorni in ritiro a Roma. Juric in vista della sfida con la Lazio, si affiderà a molti dei titolari. Riposo per Simeone Jr., sarà infatti Mauricio Pinilla a sostituirlo. A centrocampo quasi sicuro il posto da titolare per l’attessimo ex (solo per la fine di questo campionato) di questa partita, Danilo Cataldi. L’allenatore genoano si affiderà molto probabilmente di nuovo al giocatore romano, risultato essere uno dei migliori nonostante la débacle di Cagliari.
TIM CUP, OTTAVI DI FINALE. LAZIO-GENOA, MERCOLEDÌ ORE 21:00-STADIO OLIMPICO DI ROMA:
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Partita in equilibrio fino all’intervallo lungo, poi la Lazio sciupa e Trieste conquista i tre punti. Tafuro: “Paghiamo di nuovo alcune disattenzioni. Peccato, avremmo potuto portare a casa un punto”.
La Lazio Nuoto inizia con il piede sbagliato il 2017. Nella piscina “Bianchi”, i biancocelesti vengono sconfitti 10-7 da Trieste nell’11^ di A1. Fatale è stato il terzo periodo durante il quale i ragazzi di Tafuro hanno perso contatto con i padroni di casa subendo tre gol di fila. Le aquile acquatiche si sono presentate in vasca senza Di Rocco e De Vena, ma hanno approcciato molto bene all’incontro passando subito in vantaggio con Maddaluno e andando all’intervallo lungo sul punteggio di 4-4. Nel terzo tempo, purtroppo, si è spenta la luce e nell’ultimo periodo Trieste ha controllato il vantaggio portando a casa la partita. Da segnalare i tre gol di Vukcevic per i padroni di casa e i due a testa di Leporale e Colosimo per la Lazio. Appuntamento con il campionato a sabato prossimo quando i biancocelesti affronteranno alle 18 il Verona presso la piscina del Foro Italico. LA PARTITA – Inizia bene la Lazio che dopo cento secondi sfrutta una superiorità numerica e passa in vantaggio con Maddaluno. Immediata, però, arriva la reazione di Trieste, che prima del break ribalta il risultato con Mezzarobba e Ferreccio (2-1). Nel secondo periodo Leporale risponde subito a Di Somma, Trieste allunga nuovamente con Petronio, ma la Lazio con orgoglio riesce a rimontare con le reti di Colosimo e Leporale (4-4). Purtroppo quest’ultimo sforzo viene pagato a caro prezzo nel terzo tempo quando Trieste dilaga con i gol di Elez, Vukcevic e Di Somma (7-4). Nell’ultimo periodo botta e risposta dall’inizio alla fine: i biancocelesti rispondono con Vitale, Colosimo (su rigore) e Ambrosini alla doppietta di Vukcevic e al gol di Mezzarobba (10-7).
L’allenatore della Lazio Nuoto, Massimo Tafuro: “Al di là del risultato, la partita ce la siamo giocata molto bene. Purtroppo abbiamo subito quel brutto parziale nel terzo tempo che ha deciso la gara. Ma anche in quel periodo l’avversario non ci è stato superiore, anzi, sarebbe più corretto dire che abbiamo sciupato noi diverse occasioni e loro ci hanno punito. La gara è stata equilibrata, abbiamo sprecato troppo con l’uomo in più e abbiamo avuto difficoltà nell’interpretare alcune situazioni di gioco. Peccato, da qui si poteva portare a casa un punto e mandare un messaggio importante sia a noi stessi sia alle nostre concorrenti”.
Di seguito il tabelloni della gara:
PALLANUOTO TRIESTE-SS LAZIO NUOTO 10-7 PALLANUOTO TRIESTE:Oliva, Podgornik, Petronio 1, Ferreccio 1, Giorgi, Giacomini, Di Somma 2, Rocchi, Vukcevic 3, Elez 1, Mezzarobba 2, Obradovic, Vannella. All. Piccardo SS LAZIO NUOTO:Correggia, Tulli, Colosimo 2 (1 rig.), Ambrosini 1, Vitale 1, Narciso, Giorgi, Cannella, Leporale 2, Maddaluno 1, Mele, Washburn. All. Tafuro Arbitri: L. Bianco e Romolini
Parziali 2-1, 2-3, 3-0, 3-3
Uscito per limite di falli Obradovic (Trieste) nel terzo tempo. Superiorità numeriche: Trieste 2/4 e Lazio 2/7 + un rigore. Spettatori 800 circa
Fonte: “www.laziofamily.it”
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Bruno Giordano nasce a Roma il 13 agosto 1956, nel quartiere di Trastevere. Fin da piccolo la sua passione è il pallone, e spesso preferisce passare i suoi pomeriggi all’oratorio piuttosto che studiare. Ed è proprio all’oratorio che viene notato dall’ex laziale Enrique Flamini, che nel 1969 lo porta nel settore giovanile biancoceleste. Nei successivi 6 anni Giordano risulterà protagonista in tutte le categorie giovanili nelle quali ha militato, mostrandosi un attaccante rapido e molto prolifico.
La voce che nella Primavera biancoceleste ci sia questo talento si sparge in tutto l’ambiente laziale e già nella stagione 1975-76 Corsini, subentrato a Maestrelli costretto al ricovero, lancia il giovane in prima squadra. L’esordio di Bruno Giordano arriva il 5 ottobre del 1975, in un Sampdoria-Lazio che lo stesso attaccante riesce a risolvere al minuto 89, siglando su assist di Chinaglia il gol vittoria per i biancocelesti. Dopo poche giornate la Lazio si trova però in fondo alla classifica: Corsini viene esonerato e al suo posto torna Maestrelli, le cui condizioni mediche sembrano migliorate. Per non retrocedere Maestrelli decide di dare fiducia ai giocatori più esperti, lasciando così fuori Giordano. Giunti alla 27a giornata, con la Lazio con un piede in Serie B, il giovane attaccante torna in campo contro la Fiorentina; la sua marcatura non influisce sul risultato finale, poichè i capitolini soccombono al Franchi per 4-3, ma la sua prestazione convince il mister a rischiarlo nuovamente nelle prossime uscite stagionali. E’ nella giornata successiva che si riaccende la speranza: grazie anche a un gol di Giordano il Milan viene battuto per 4-0 e ora la Lazio deve giocarsi la permanenza in Serie A in casa del Como, dove è costretta a fare risultato. Sotto per 2-0, è lo stesso trasteverino a dimezzare lo svantaggio, che in seguito sarà colmato definitivamente dalla squadra di Maestrelli e che varrà un pass nella massima serie anche per la stagione successiva. La prima stagione in biancoceleste per l’ex Primavera si conclude, oltre che con la salvezza in extremis, con 5 gol in 14 presenze.
La stagione 1976-77 si apre con l’addio di Chinaglia, che si trasferisce ai Cosmos, e con il numero 9 che passa da Long John a Bruno Giordano. Il momento più alto della stagione per il centravanti è sicuramente il derby d’andata, nel quale sigla il primo e unico gol del match, determinante nella vittoria della partita, appena pochi giorni prima che Maestrelli entri in coma e si spenga. Chiude la stagione con 10 reti in 26 presenze e il quinto posto in classifica, che vale l’accesso alla Coppa Uefa per il prossimo anno.
L’anno dopo si apre con una vittoria nei confronti della Juventus per 3-0, nella quale Giordano fa doppietta e sigla il suo secondo gol con un pallonetto meraviglioso. Poche le emozioni per la Lazio in questa stagione; non ripresa completamente dalla scomparsa del suo mentore Tommaso Maestrelli, chiude la stagione all’ottavo posto, ma Giordano continua a stupire chiudendo la stagione con un bottino di 12 gol in campionato e 5 reti con la nazionale u-21.
La stagione 1978-79 si apre nel migliore dei modi per Giordano, che oltre a segnare con costanza in campionato entra nel giro della Nazionale maggiore, esordendo nella sfida contro la Spagna. A fine stagione le reti del bomber trasteverino saranno 19, consentendo all’ancora 22enne di vincere il titolo di capocannoniere del campionato, che vedrà la Lazio raggiungere nuovamente l’ottava posizione nella classifica finale. A fine stagione le richieste per il numero 9 furono molteplici, ma il presidente Lenzini riuscì a trattenere il suo gioiello rinunciando a ognuna di esse.
Dopo quello che potremmo considerare il momento più alto della sua carriera come costanza di rendimento, arriva la notizia che sconvolge il mondo del calcio italiano: nel 1980 esce lo scandalo del Calcioscommesse, nel quale sono indagati ben 4 giocatori biancocelesti, tra cui figura il nome di Giordano. Al termine del match tra Pescara e Lazio del 23 marzo alcune volanti della Guardia di Finanza attendono all’uscita degli spogliatoi, oltre a Giordano, Wilson, Manfredonia e Cacciatori, che vengono portati nel carcere di Regina Coeli per la detenzione. Bruno Giordano, pur affermando continuamente di essere estraneo ai fatti, viene squalificato per 3 anni e 6 mesi. La sorte per la società biancoceleste è invece quella della retrocessione nella serie cadetta. Le richieste per il giocatore, che intanto continua ad allenarsi con la Lazio, continuano ad arrivare soprattutto in seguito alla notizia di un probabile sconto della pena, ma il presidente Lenzini continua a rifiutare spinto anche dal popolo biancoceleste, nonostante la squadra nella stagione 1982-83 si trovi a un passo dalla Serie C. Con il trionfo del Mondiale del 1982 arriva l’amnistia per tutti gli squalificati, perciò dalla stagione successiva Giordano potrà tornare in campo, per aiutare la sua squadra a risollevarsi e tornare in Serie A.
Così nella stagione 1982-83 Giordano riparte dalla Serie B, sempre con l’aquila cucita sul petto. A fine stagione si laurea capocannoniere del torneo con 18 reti, determinanti per riportare nella massima serie la Lazio, il cui pacchetto di maggioranza viene acquistato a sorpresa da Giorgio Chinaglia, voglioso di voler riportare la società ai fasti del 1974.
Sembra che il peggio sia passato: il ritorno in Serie A per la Lazio significa anche una nuova chanche in Nazionale per Giordano, che sigla il suo primo (e unico) gol con la maglia azzurra nell’amichevole contro la Grecia. Poi, il 30 dicembre, ad Ascoli, per Giordano crolla tutto nuovamente: nello scontro con l’avversario Bogoni, l’attaccante ha la peggio e il responso medico parla della rottura di tibia e perone, con tempi di rientro variabili tra i 5 e gli 8 mesi. 4 mesi dopo Giordano torna incredibilmente in campo e sigla dopo pochissimo il gol del vantaggio contro il Napoli, in una sfida che vedrà i capitolini vincere per 3-2. Altre due reti nelle successive partite garantiranno la permanenza in A per un’altra stagione.
Stagione che si apre con un intenso litigio tra il bomber e il presidente Chinaglia, il quale lo aveva ceduto alla Juve per gravi problemi finanziari. La rinuncia di Giordano provoca gravi tensioni nello spogliatoio, da subito spaccato. A metà stagione la Lazio è già condannata alla B e alla fine l’attaccante è costretto ad accettare il trasferimento al Napoli di Maradona, chiudendo la sua esperienza alla Lazio dopo più di 16 anni tra giovanili e prima squadra, segnando più di 100 gol e risultando a oggi il più grande realizzatore biancoceleste nelle coppe nazionali (18 marcature).
Il primo anno di Napoli per Giordano si conclude con una storica doppia vittoria in campionato e in Coppa Italia. Il punto di forza di questo Napoli fu proprio il tridente d’attacco rinominato “MaGiCa” (Maradona, Giordano, Carnevale e poi Careca), ma l’atmosfera festosa del post-scudetto si ruppe ben presto in seguito ad un acceso litigio tra lo stesso Giordano e il direttore sportivo dei partenopei, Luciano Moggi, culminato con la cessione dell’attaccante all’Ascoli alla fine della stagione 1987-88.
Quasi 30enne, l’attaccante romano riesce nella stagione 1988-89 a siglare 10 reti che varranno la salvezza per la squadra marchigiana, mentre l’anno dopo, trasferitosi a Bologna, i suoi 7 gol stagionali contribuiranno al raggiungimento dell’ottavo posto per i Felsinei, valido per l’accesso alla Coppa Uefa. Dopo solo un anno di Bologna torna all’Ascoli, stavolta in B, dove il Giordano che tutti conoscevano sembra essersi completamente smarrito, riuscendo a segnare 3 soli gol nelle ultime due stagioni della sua carriera da giocatore, terminata alla fine della stagione 1991-92.
Da questo momento decide di intraprendere la carriera da allenatore: tra il 1993 e il 2005 allena 10 squadre differenti tra Serie D e Serie C1, poi nel 2006 arriva la chiamata del Catanzaro in Serie B, ma viene esonerato a stagione in corso. L’anno dopo viene scelto come allenatore del Messina, che a causa dello scandalo Calciopoli si ritrova a sorpresa in Serie A. A gennaio, vista la carenza di punti guadagnati, viene esonerato, facendo ritorno ad aprile in terra siciliana sempre nelle vesti di allenatore, ma venendo esonerato nuovamente dopo 4 sconfitte di fila.
Nel 2009 subentra a Giampiero Ventura come allenatore del Pisa, non riuscendo comunque a evitare la retrocessione dalla cadetteria alla Serie C.
Due anni dopo, alla guida della Ternana, non riesce a evitare la retrocessione in Serie C2 dopo i play-out persi contro il Foligno.
Nel 2013 diventa l’allenatore dell’Ascoli, ma ben presto emergono gravi divergenze con la società, che solo nel febbraio successivo è costretta all’esonero.
L’ultima esperienza da allenatore per Giordano è stata sulla panchina del Tatabanya, club ungherese dove ha anche militato un’altra vecchia conoscenza biancoceleste nelle vesti di calciatore, Tommaso Rocchi, In seguito a un litigio con la società neanche questa esperienza da allenatore va a buon fine per Giordano, costretto alle dimissioni.
Nei momenti in cui Giordano si è trovato a dover cercare una nuova squadra da allenare l’ex attaccante ha prima intrapreso una brevissima carriera nel calcio a 5 nella squadra romana del Torrino nel 1995; nell’ultimo decennio ha invece commentato varie partite per l’emittente televisiva RAI, diventando successivamente opinionista prima per la stessa RAI e poi per Mediaset Premium. Oggi è il direttore sportivo del Gragnano, squadra campana militante in Serie D.
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Lazio-Atalanta non ha deluso le aspettative ed è stata una bella partita nel totale. Inzaghi all’ inizio manda in campo il 3-5-2 e Gasperini mette l’ Atalanta con un 3-4-3.
PRIMO TEMPO:
Dopo 3 minuti la prima occasione è di marca biancoceleste, Immobile tenta il goal ma il suo tiro lambisce il palo. L’ Atalanta non resta di certo a guardare e con il solito Papu Gomez sfiora il goal. Ancora un occasione da goal nei primi 15 minuti, Luis Alberto davanti alla porta prende il palo. Questo è il preludio a una bella partita, senza tatticismi e affrontata da entrambe le squadre a viso aperto. Manca solo il goal e difatti arriva al 21′ quando Petagna lanciato da Freuler può solo metterla in rete, vantaggio Bergamasco ma difesa laziale mal posizionata. La Lazio reagisce e crea qualche occasione ma senza troppo incisività. Ai biancocelesti sembra mancare il tocco finale. Al 39′ colpo di scena, espulso Inzaghi per proteste. Al 46′ ecco il pari meritato della Lazio, sugli sviluppi di un calcio di punizione Lulic crossa chirurgicamente per Milinkovic-Savic che di testa mette dentro. Primo tempo che finisce 1-1.
SECONDO TEMPO:
Il secondo tempo inizia sulla falsa riga del primo, ma sembra più in gamba l’ Atalanta tant’è che la Lazio passa al 4-3-3. Al 68′ ecco la svolta decisiva, Berisha travolge Immobile in uscita ed è rigore. Sul dischetto va proprio l’attaccante biancoceleste e spiazza Berisha portando la Lazio in vantaggio per 2-1. Ora inevitabilmente l’Atalanta tenta il tutto per tutto e la Lazio prova a colpire in contropiede. Partita con capovolgimenti pericolosi e molto viva. La Lazio avverte il pericolo e passa a 5 dietro. Clamoroso contropiede della Lazio con Anderson che non serve Immobile e l’ occasione sfuma. Al 79 esimo ecco che anche Gasperini viene allontanato. Nei minuti finali solo tanta confusione con la chance delle chance sui piedi di Milinkovic, il serbo spara alto davanti a Berisha. Non succederà più nulla. La Lazio vince 2 a 1 una bellissima partita e sale a quota 40 e allontana proprio l’ Atalanta. Biancocelesti in piena corsa champions aspettando il big-match di domenica contro la Juve, dove mancherà Lulic ammonito e quindi squalificato.
IL TABELLINO:
LAZIO (3-4-2-1): Marchetti; Bastos, de Vrij, Radu; Felipe Anderson (Wallace 81′), Biglia, Parolo, Lulic; Milinkovic, Luis Alberto(Patric 55′); Immobile(Djordjevic 86′). A disp.: Strakosha, Vargic, Patric, Basta, Hoedt, Wallace, Lukaku, Murgia, Leitner, Kishna, Lombardi, Djordjevic. All.: Inzaghi.
Arbitro: Pairetto (sez. Nichelino) Assistenti: Carbone e Peretti IV Uomo: Vuoto Addizionali: Rocchi e Abbattista
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Finalmente la Lazio nel secondo tempo. Contro l’Atalanta prova di cuore, rimontato il gol di Petagna grazie alle reti di Milinkovic e Immobile su rigore. I biancocelesti volano a 40 punti, comincia a sentirsi l’aria di vertice e Inzaghi si conferma sempre più decisivo nell’interpretare le partite. Il cambio al 4-3-3 in corsa inverte la tendenza e la Lazio si prende il campo, riuscendo a guadagnarsi un rigore (netto) e a vincere una partita tutt’altro che semplice. Ottime le prestazioni di Milinkovic (nonostante il gol divorato che poteva chiudere definitivamente la partita), De Vrij e Immobile, che si porta a quota 11 gol, sempre più capocannoniere della Lazio. Note negativa sono le espulsioni dei due allenatori, molto nervosi, e l’ammonizione si Lulic, diffidato salterà la Juventus a Torino.
Primo Tempo: Prima frazione di gara a dir poco scoppiettante. Subito scaldano i motori Immobile prima, il Papu Gomez poi, con due diagonali che terminano di poco a lato. Ciro sembra incontenibile e va di nuovo molto vicino al gol con due conclusioni ribattute da Caldara, immolatosi per salvare la porta. Come se non bastasse pochi minuti dopo arriva il palo di Luis Alberto su un grande intervento dell’ex Berisha, attentissimo a non commettere errori. I ritmi sono alti, l’Atalanta corre bene e sembra ben messa in campo. Difatti al 20′ Freuler ruba un pallone sanguinoso a Radu a centrocampo e scatta a campo libero; la difesa laziale commette un vero e proprio pasticcio che vede artefici De Vrij, Bastos e Biglia (il brasiliano è probabilmente quello con più colpe), i tre laziali non si intendono sulla copertura e lasciano completamente libero Petagna, puntualmente servito e pronto a freddare Marchetti. Ecco un’altra partita che sembra vedere la Lazio peccare di cinismo. I bergamaschi continuano a pressare alti, infatti dopo una mezz’ora scoppiettante i ritmi si abbassano a scapito del nervosismo da parte dei biancocelesti. In pochi minuti vengono ammoniti Immobile e Parolo, per poi al 40′ rimanere senza allenatore. Inzaghi viene espulso (non proprio giustamente) da Pairetto per le reiterate protesto contro il quarto uomo. Il primo tempo si avvia verso una beffa per la Lazio davanti al suo pubblico, ma nel primo minuto di recupero, Biglia pennella una punizione perfetta in area sulla quale si avventa Milinkovic, che con uno stacco imperioso fredda Berisha e riporta la partita in parità.
Secondo Tempo: Anche la seconda frazione promette spettacolo, squadra che si allungano subito e provano a colpirsi ripartendo in contropiede. È l’Atalanta a portarsi molto vicina al gol con due azioni ben orchestrate da Gomez. Al nono minuto arriva la svolta della partita. Il vice Farris, su indicazione di Inzaghi, fa uscire Luis Alberto (sacrificato, ma non aveva giocato male) per Patric passando al 4-3-3. Da questo momento, come non è quasi mai accaduto nei secondi tempi di questa stagione, la Lazio ingrana la sesta e prende pieno possesso della partita. Al 20′ Immobile riesce a toccare con gran maestria un ottimo lancio lungo, prendendo così il tempo a Berisha che capitola sul giocatore campano causando l’inevitabile rigore. Era stato già concordato prima che il prossimo rigore lo avrebbe tirato Ciro, e così è stato. Freddissimo spiazza l’ex portiere laziale e completa la rimonta. I biancocelesti possono finalmente gestire e vanno vicini a chiudere la partita con Immobile prima, un tiro spettacolare neutralizzato da un intervento strepitoso di Berisha, e ben più vicini con Milinkovic dopo. Il serbo si divora un gol fatto su un assist delizioso con il tacco di Immobile, solo davanti all’albanese non riesce a inquadrare incredibilmente la porta. Da sottolineare nel mezzo l’espulsione per le veementi proteste di Gasperini. Entrambi gli allenatori hanno finito la partita negli spogliatoi. Qualche brivido nel finale ma la Lazio riesce a portare a casa una partita non semplice. Da sottolineare la gran prestazione dei biancocelesti che hanno corso come poche volte in questa stagione e sono riusciti, soprattutto nel secondo tempo, a neutralizzare un’Atalanta che si è dimostrata essere una squadra ben quadrata. Stonano soltanto un Felipe sofferente in quella posizione e i cambi finali potevano essere rivisti, ma ciò non toglie una gran prestazione. 40 punti in 20 partite, 2 punti a partite, medie che fanno sognare…
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Diamo i voti ai protagonisti del match dell’Olimpico: il migliore in campo è Milinkovic-Savic, ma Immobile è protagonista di una partita da applausi, lottando e sgomitando contro tutta la difesa bergamasca e guadagnandosi e trasformando il rigore decisivo. Delusione Lulic, che salterà per diffida il prossimo match contro la Juventus.
MARCHETTI 6,5: Partita di ordinaria amministrazione per il portierone di Bassano del Grappa che quando viene chiamato in causa risponde sempre presente. Incolpevole sul gol di Petagna.
BASTOS 5,5: Errore da principiante sul gol subito, ingannato dal movimento di Gomez che ha permesso a Petagna di stoppare, tutto solo, in area piccola. Era lui il suo marcatore.
DE VRIJ 7: Il Ministro della Difesa non disattende mai le attese. Non sbaglia un pallone che sia uno. Rinnovo più che indispensabile.
RADU 6: Partita ordinata e priva di sbavature. Spesso presente anche in fase offensiva, dove comunque dà il proprio apporto.
MILINKOVIC-SAVIC 7,5: Che gran giocatore. Ogni ulteriore commento sarebbe riduttivo per quello che sarà il futuro crack del calcio. Gol, giocate sublimi, lancio filtrante per Immobile, sull’azione che ha poi portato al vantaggio (mezzo voto in meno per il gol sbagliato a fine partita).
BIGLIA 6: Il Capitano alterna giocate coi tempi giusti a giocate quasi svogliate. Speriamo che il rinnovo possa arrivare presto, in modo da farlo tornare a essere concentrato nel dirigere il centrocampo.
PAROLO 6: Solito lavoro oscuro del Marco Nazionale. Polmoni al servizio della squadra.
LULIC 5,5: Troppi errori, troppe amnesie, troppo svirgolati i suoi tiri. Voto insufficiente nonostante l’assist per Milinkovic. Era diffidato, salterà il big match dello Juventus Stadium.
FELIPE ANDERSON 7: Sprint, giocate, recuperi. Giocatore in crescita, imprescindibile per questa squadra.
dal ’83 WALLACE 6: Copertura e giocate sicure. Poche altre squadre, in Serie A, possono vantare questi ricambi.
IMMOBILE 7,5: Il grande attaccante che ogni squadra che si rispetti e che ogni allenatore vorrebbe avere con sé. Ciruzzo lotta e sgomita contro tutto e tutti. Bravo, bravissimo inoltre prima nel guadagnarsi il rigore e poi a trasformarlo. Giusto che a calciare sia stato lui, dato che Berisha conosce molto bene Biglia.
dal ’85 DJORDJEVIC sv: Entra per far rifiatare Immobile e per farsi vedere da qualche osservatore.
LUIS ALBERTO 6,5: In crescita. Peccato per il palo, che l’avrebbe aiutato a ritagliarsi uno spazio maggiore per le prossime partite.
dal ’57 PATRIC 6: Entra e mette a disposizione i suoi polmoni per tenere palla e agire in contropiede.
All. INZAGHI sv: Allontanato dal pessimo arbitro Pairetto, su indicazione del quarto uomo. La squadra comunque non ne risente e riesce a mettere in campo quanto preparato durante la settimana.
Il migliore in campo: MILINKOVIC-SAVIC.
Il peggiore in campo: LULIC.
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Beppe Signori , bomber amatissimo dai tifosi biancocelesti, è intervenuto ai microfoni di RadioSei. Ecco le sue parole:
“Sereno e tranquillo uno non lo è mai. La situazione si protrae da troppo tempo, sono passati quasi sei anni e non è ancora partito il processo. Il fatto di aver preso ‘l’ergastolo sportivo’ senza essere giudicato dalla giustizia penale mi sembra un assurdo. Non essendo ancora stato giudicato non posso fare nulla. Mi fa specie essere in questa condizione, soprattutto perché, è la realtà dei fatti, c’è gente che è stata in carcere e che gioca ancora a livello professionistico. Mi manca stare sul campo, anche in un ambito diverso rispetto al passato”.
Poi una precisazione sull’articolo apparso sull’‘Eco di Bergamo’
“Sono sempre stato odiato dai bergamaschi pur essendo nato qui. Vi invito a leggere l’articolo in questione, poi ditemi se è vero o meno che abbia detto che tifo Atalanta. Lascio a voi trarre le conclusioni. Le tre squadre che mi sono rimaste nel cuore, sono Foggia, Lazio e Bologna. C’è scritto anche questo, però fa più notizia dire che tifo Atalanta piuttosto che Lazio. Sarei anche un pazzo a dirlo visto che non è così. Su Lotito ho detto che non ho mai avuto nessun tipo di rapporto, ma questo non significa che “odio Lotito”, io non odio nessuno”.
Poi si sofferma anche su ciò di cui si occupa attualmente :
“La domenica? Non seguo più tanto, sono sincero, perché ho aperto un ristorante e stare dietro a determinate cose, tra cui la bimba piccola, ti toglie del tempo ma è la cosa più bella”. A distanza di anni, resta sempre vivo l’affetto dei tifosi biancocelesti. La gente mi vuole bene, mi fa piacere essere con Giordano e Chinaglia sul podio tra i giocatori più amati, essere accostato a questi campioni è un grande onore per me. La cosa che mi dispiace è che la gente pensi che io mi sia dimenticato tutto, invece come si ricordano i tifosi si ricorda il sottoscritto, ho amore per la Lazio ed è ricambiato da tutti i tifosi quando vengo a Roma.”
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È sicuramente poco lo spazio che la seconda parte di stagione riserverà a Danilo Cataldi. Il giocatore sembra proprio in procinto di trasferirsi a Genoa in prestito, per poi tornare a fine stagione. Il giocatore biancoceleste dovrebbe effettuare le visite mediche tra oggi e domani, per poi firmare un contratto in prestito secco, che lo legherà alla squadra del presidente Preziosi fino a Giugno. Il patron del Genoa era già uscito allo scoperto giorni fa, ammettendo quanto fosse importante acquisire immediatamente un degno sostituto di Rincon, e manifestando il suo interesse per Cataldi:
“Non sarà facile sostituire Rincon. Cataldi ci interessa ma dobbiamo capire se i biancocelesti sono disposti a darcelo in prestito con qualche opzione di riscatto”
L’operazione sembra ormai conclusa, noi ci auguriamo di avere a Giugno un nuovo Cataldi, in grado di prendersi il posto da titolare che merita nella sua amata Lazio!
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Puntuale come sempre, ecco la nostra moviola della 19a giornata di Serie A:
MILAN-CAGLIARI (GIACOMELLI) : corretto annullare la rete di Isla, perché al momento del tiro di Farias deviato da De Sciglio (la deviazione, a differenza della giocata, non rimette in gioco l’attaccante in fuorigioco, ed è per questo che l’assistente aspetta ad alzare la bandierina e chiede all’arbitro chiarimenti sul tocco di De Sciglio, e l’arbitro giustamente annulla) Isla è in fuorigioco, molto bravo l’arbitro ad assumersi la responsabilità prima che l’assistente segnali; manca un calcio di punizione per il Cagliari per fallo di Antonelli su Isla; giusto il rosso diretto per Alves che stende Bacca fuori area negandogli una chiara occasione da rete
CHIEVO-ATALANTA (LA PENNA) : l’intervento falloso di Frey su Gomez era da rosso diretto perché è un intervento compiuto con vigoria sproporzionata e quindi si tratta di un grave fallo di gioco, sbaglia l’arbitro a dare solo il giallo; manca un calcio di rigore all’Atalanta per il fallo di mano di Dainelli su cross deviato di Kurtic, l’addizionale Gavillucci avrebbe potuto aiutare La Penna ma non lo ha fatto; era da annullare la rete di Pellissier, perché è in fuorigioco al momento dell’assist di Floro Flores
UDINESE-INTER (DOVERI) : inesistente il fuorigioco segnalato a Perisic, tenuto abbondantemente in gioco da Widmer al momento del lancio di Candreva; giusto il calcio di punizione in favore dell’Inter per fallo di Thereau su D’Ambrosio; giusto annullare la rete di Perisic, in fuorigioco al momento dell’assist di Banega; difficile giudicare sul contatto Ansaldi-Danilo in area dell’Inter, non si capisce se sia una spinta o un appoggio
SASSUOLO-TORINO (IRRATI) : manca un calcio di rigore al Torino per il fallo di Lirola su Ljajic; giusto invece non assegnare calcio di rigore al Torino sul contatto Acerbi-Belotti perché Acerbi arriva prima sul pallone; giusto fischiare calcio di punizione al Torino e non calcio di rigore al Sassuolo perché fra Moretti e Defrel il fallo lo commette quest’ultimo
NAPOLI-SAMPDORIA (DI BELLO) : manca un calcio di rigore al Napoli per fallo di Praet su Callejon; inesistente il fuorigioco segnalato a Mertens, nettamente tenuto in gioco da Skriniar al momento del passaggio di Insigne; manca un calcio di punizione in favore del Napoli per fallo di Skriniar su Mertens, Skriniar avrebbe meritato anche il giallo; giusto il primo giallo mostrato a Silvestre per fallo su Mertens; Di Bello sbaglia a non fischiare prima il fallo di Silvestre che disturba Reina (inutile concedere il vantaggio col pallone in mano al portiere…), poi il secondo giallo mostrato a Silvestre è completamente inventato perché Silvestre si ferma e anche nel caso avesse commesso fallo su Reina l’arbitro avrebbe dovuto assegnare un calcio di punizione indiretto in favore del Napoli senza dare il secondo giallo a Silvestre, l’addizionale Fabbri avrebbe potuto aiutare l’arbitro ma non lo ha fatto; manca la segnalazione del fuorigioco a Gabbiadini che è oltre la linea del pallone servitogli da Insigne; manca un’altra segnalazione di un fuorigioco a Insigne, nettamente in fuorigioco al momento del passaggio di Zielinski; giusto assegnare un calcio di punizione alla Sampdoria per fallo di Tonelli su Muriel, manca però il giallo per Tonelli perché si tratta di un fallo imprudente
JUVENTUS-BOLOGNA (MARIANI) : netto il calcio di rigore assegnato alla Juventus per fallo di Oikonomou su Sturaro, regolare l’esecuzione del rigore
GENOA-ROMA (RIZZOLI) : manca un calcio di rigore al Genoa per fallo di Strootman su Rigoni, l’addizionale Rocchi avrebbe potuto aiutare l’arbitro ma non lo ha fatto; regolare l’autorete di Izzo perché il tiro-cross di Peres arriverebbe sì a Perotti che è in fuorigioco, ma il suo è un fuorigioco passivo perché Izzo è distante da lui e guarda il pallone, quindi non è assolutamente influenzato dalla presenza di Perotti; manca un calcio di rigore alla Roma per fallo di Munoz su Fazio
LAZIO-CROTONE (MARESCA) : molti dubbi sulla rete annullata a Lombardi, che al momento dell’assist di Alberto sembra in linea con Ceccherini, se è in fuorigioco lo è per mezzo corpo; netto il calcio di rigore assegnato alla Lazio per il fallo di Stoian su Lombardi, che avviene sulla linea dell’area di rigore che fa parte dell’area di rigore, regolare l’esecuzione del rigore; dubbi sulla rete annullata a Rohden, che al momento dell’assist del compagno ha forse un piede in fuorigioco, ma da altre immagini sembra essere tenuto in gioco da Parolo
EMPOLI-PALERMO (VALERI) : netto il calcio di rigore assegnato all’Empoli per la trattenuta di Cionek su Maccarone, giusto anche il giallo per Cionek perché il suo è un intervento disonesto ma non nega un’evidente opportunità di segnare una rete; manca un calcio di punizione in favore dell’Empoli per fallo di Rispoli su Krunic
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Tutto fermo. Il mercato biancoceleste pare essersi totalmente bloccato. I nomi che circolano sono noti da già tempo, ma a quanto pare tutto ruota intorno alla cessione di Djordjevic. Il serbo vuole sistemarsi in una squadra alla pari, l’unico che sembrava essersi avvicinato è stato il Lione. Pescara e Crotone rispedite subito al mittente. Il presidente della squadra francese ha, però, categoricamente smentito non solo l’esistenza di una trattativa, ma anche di aver avuto un solo contatto con il giocatore. Quindi, ancora niente di fatto, del resto le richieste di Lotito e il rendimento degli ultimi due anni di Djordjevic non fanno gola a molte squadre. C’è da chiedersi perché una squadra come la Lazio debba aspettare di vendere ad una cifra calcisticamente “bassa” un giocatore ai margini per poter avviare il mercato. Almeno per gennaio e a meno di offerte da capogiro, i giocatori chiave di mister Inzaghi non verranno toccati, ciò comporta un budget limitato per la sessione invernale. Tuttavia non significa che questo immobilismo totale sia da giustificare. Molti sarebbero i giocatori alla portata e utili alla causa, ad esempio un nome che è stato fatto, è sicuramente quello di Alberto Paloschi. Il giocatore è finito ai margini del progetto Gasperini, un obiettivo semplice da convincere, soprattutto perché darebbe la possibilità di far tirare il fiato a un Ciro Immobile, inamovibile fino a questo momento. A questo punto gli sviluppi del mercato in entrata sono tutti ancora da vedere, come se si aspettasse un’occasione da cogliere e di non aver ben definito un piano d’azione per puntellare una squadra che ha bisogno di qualche ritocco.
Per quanto riguarda il mercato in uscita, come detto si aspetta di riuscire a piazzare Djordjevic. Intanto la Lazio sembrerebbe aver rifiutato due offerte provenienti da Genoa e Sassuolo per quanto riguarda Danilo Cataldi. Il giovane laziale ha fatto intendere, pur sottolineando che la Lazio è casa sua, di accettare non con il massimo della felicità il suo scarso impiego. Per questo erano spuntate alcune idee di prestito, ma Lotito anche qui ha fatto capire di non muoversi se non per offerte di un certo calibro; al momento Cataldi rimane un giocatore nel progetto biancoceleste , nella speranza che riesca a prendersi finalmente la squadra per cui fa il tifo. Altrettante voci, e forse più, si aggirano attorno ai pezzi forti della rosa laziale, soprattutto quelle che vedono coinvolto Stefan De Vrij e il solito noto, Keita. Il senegalese è destinato a partire nella sessione estiva, come lo sarà anche l’olandese visto che il rinnovo sembra un’altra grana irrisolvibile e difficilmente si riuscirà a trattenerlo.
A tutto questo si va ad aggiungere ancora un complessa situazione per quanto riguarda il rinnovo di Lucas Biglia. Perché le parole dell’argentino all’inaugurazione del Lazio Style a Roma Est non sono state molto rassicuranti. “Ne stiamo parlando, non sono cose facili da risolvere, discutiamo. Importante è che le due parti abbiano la voglia di farlo. Quando accadrà? Se fosse facile anche domani, dipende dai tempi. Ho un’età in cui devo pensare bene cosa fare, la Lazio lo sa.” Questo un suo estratto ai microfoni di Mediaset Premium. Poco tempo fa si parlava di cosa fatta: tre milioni netti a stagione e il giocatore più pagato dell’era Lotito. Manca solo la firma del giocatore, intanto slitta l’arrivo dell’agente in Italia. Tutto probabilmente si concluderà con un lieto fine, l’offerta è il massimo a cui la Lazio può arrivare, ci auguriamo che sarà così. Ma la certezza non è ancora dato averla.
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Finalmente in campo, il giovane e promettente Alesssandro Rossi. Per lui, lazialissimo, è un sogno che si avvera, grazie anche a mister Inzaghi. Le parole alla Lazio Style Radio, non ci crede neanche lui di aver esordito con la squadra che tifa sin da bambino e il suo intervento lo dimostra:
“L’esordio? Ancora non mi sembra vero. Mi sembra di vivere un sogno, sono felice perché sono entrato ed abbiamo vinto. Me lo aspettavo un po’ di esordire, mancavano tanti giocatori davanti. Per me è un premio perché stavo facendo molto bene in Primavera. Ma l’importante è che oggi il gol sia arrivato, abbiamo ottenuto tre punti importanti dopo la sosta. E’ arrivata la vittoria e va bene così. A chi dedico questo esordio? La dedica va a tutte le persone che mi vogliono bene e mi stanno vicino. Soprattutto a mia madre che mi ha sempre sostenuto e mi è stata sempre vicino. Ad Inzaghi gli dico un gigantesco grazie, sono anni che mi conosce e mi insegna tanto. Quando mi è stato detto di entrare, per un minuto o due, era tutto offuscato. Poi ho riflettuto e ho notato che dopo anni di fatiche alla fine ero lì ed ho realizzato un sogno che inseguivo da anni, che sembrava difficilissimo. Questo esordio rappresenta un obiettivo, ma è anche un punto di partenza: da qui si inizia a fare una grande carriera, spero di farla con questa maglia”.
Inoltre è intervenuto in mixed zone, rispondendo così ai cronisti presenti:
“Quando il mister mi ha chiamato, non mi sembrava vero, mi sentivo tutto offuscato. Trenta secondi prima di entrare, ho pensato a tutti i sacrifici che ho fatto per realizzare il sogno di una vita. La vita cambia in un attimo, non mi sembra vero. Provo a non pensarci, a tornare in campo lavorando più di prima. Chi mi è stato d’aiuto? Biglia è capitano proprio per questo, sa sempre cosa dirmi. Anche Cataldi e Murgia, ma in realtà tutti mi danno una mano. Sono in un gruppo affiatato. Il mister crede in noi giovani, e i fatti gli stanno dando ragione: Cataldi fa sempre bene, Strakosha anche, Lombardi e Murgia si sono fatti valere e anche io in quel poco tempo che ho avuto a disposizione. Sta cambiando qualcosa nel calcio, è giusto dare spazio ai giovani. Inzaghi mi ha detto di entrare e fare l’inferno. Mi dice di concentrarmi, di allenarmi e cerco di fare del mio meglio. La maglietta me la porto a casa, oggi la incornicio!”
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Sembrava la solita partita stregata, esattamente come l’anno scorso contro il Carpi proprio al rientro dalle vacanze. Stavolta no, il destino ha baciato il piede di Ciro Immobile, che dopo vari tentativi e vari miracoli dell’esordiente Festa, davvero in giornata, sfrutta il buco difensivo del Crotone e mette la firma a una partita che sembrava segnata. Ecco le parole a caldo dell’uomo partita:“Anche oggi la porta era stregata, mi ci voleva, non era facie. Queste vittorie sono belle e servono. Pesa tantissimo per la classifica, abbiamo lavorato tanto in questi giorni, eravamo tornati carichi dalle feste. Mancava soltanto questo gol. Il digiuno non mi pesava tanto, sono maturato in questo senso, soffrivo per la squadra. Per me è una bella soddisfazione. I rigori? Lucas li calcia sempre bene, dalla prossima vedremo chi lo calcierà. Rimaniamo lì, le altre hanno vinto e dobbiamo rimanere in scia, non potevamo non vincere”.
Ed anche quelle ai microfoni di Sky:
“È stata una liberazione per me ma soprattutto per la partita in se stessa. La porta sembrava stregata anche oggi, il portiere ha fatto grandi parate ma per fortuna ce l’abbiamo fatta”.
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Happy 2016 new year word over blue. Vector paper illustration.
Appena entrati nel 2017 e’ il momento di dare i voti al 2016 della Lazio.
Meta’ stagione mediocre,l’altra meta’ ottima.
Vediamo allora giocatore per giocatore i voti per l’anno 2016
MARCHETTI 5: il suo anno non e’ stato all’altezza; gravi errori in partite importanti e la sensazione che ormai il vecchio portierone si sia perso.
BERISHA 5,5: grazie ai tanti acciacchi fisici di Marchetti riesce a giocare molte partite,ma anche lui non ha mai dato sicurezza al reparto.
Ad agosto viene ceduto all’Atalanta e,fino ad adesso, e uno degli artefici della grande stagione dei neroazzurri.
STRAKOSHA 6: l’anno scorso in prestito a Salerno rientra alla Lazio in estate,e grazie alla cessione di Berisha diventa il secondo portiere; gioca qualche partita e si fa’ sempre trovare pronto.
VARGIC 3: il voto sarebbe per chi l’ha portato alla Lazio. 3 milioni buttati.
GENTILETTI 4: disastro per l’argentino che,insieme ai suoi compagni di reparto, da vita al disastro difensivo della Lazio nella prima parte del 2016.Ceduto in estate al Genoa dove scalda la panchina.
MAURICIO 4: anche lui un disastro,viene ceduto anche lui in estate allo Spartak Mosca.
BISEVAC 3: arriva a gennaio per migliorare il reparto difensivo,ma lo peggiora ulteriormente; ceduto anche lui in estate in Francia.
HOEDT 6: per l’olandese la media voto e’ un misto tra la scorsa e l’attuale stagione; primi 6 mesi male,altri bene anche se impiegato poco.
DEVRIJ 6,5: praticamente i primi 6 mesi dell’anno sono nulli per lui visto il grave infortunio che lo terra’ fuori per tutta la stagione. Ritorna per l’attuale stagione e si conferma il top player difensivo che e’ stato 2 anni fa’.
KONKO 6,5: la sua stagione e’ stato buona, incredibilmente non si infortuna e gioca gran parte della stagione titolare. Viene ceduto in estate all’Atalanta.
BASTA 5: non e’ piu’ il giocatore ammirato nel suo primo anno alla Lazio; infortuni e forse viale del tramonto vicino rendono al serbo l’insufficienza.
PATRIC 6: prima parte di stagione quasi mai utilizzato,altra meta’ molto buona.
RADU 6,5: come sempre gli infortuni fanno parte della sua carriera,ma,sopratutto nella seconda parte dell’anno,si conferma il buon difensore che e’ sempre stato.
LUKAKU 5,5: preso dall’Oostende per 6 milioni gioca le prime partite per poi entrare nel dimenticatoio a causa dei tanti infortuni.
BASTOS 6,5: acquistato dal Rostov in centrale africano si rivela un’ottimo elemento difensivo; fermato da un’infortunio anche lui nell’ultima parte dell’anno.
WALLACE 6,5: acquistato per 8 milioni dal Monaco; all’inizio fa’ fatica a giocare poi pian piano conquista Inzaghi.
Tralasciando il grave errore nel derby,si conferma un buon difensore.
MAURI 4,5: non gioca quasi mai nella meta’ della scorsa stagione, e’ ancora svincolato in cerca di squadra.
MORRISON SV: il giocatore delle amichevoli estive,lo vediamo solo li.
FELIPE ANDERSON 7,5: negativa la prima meta’ anno, superlativa la seconda meta’ del 2016 rigenerato da mister Inzaghi.
PAROLO 6: non brilla neanche lui,ma lotta sempre e la sufficienza la merita sempre.
LULIC 6: anche lui non brilla ma come Parolo non molla mai.
BIGLIA 6,5: il capitano nella stagione scorsa non va’ benissimo come tutta la squadra,meglio in questa stagione.
Peccato per i soliti infortuni.
MILINKOVIC 7: Pioli lo scorso anno non lo vede,quest’anno Inzaghi lo ha consacrato.
ONAZI 6:tanta corsa ma niente piu’,viene ceduto in estate al Trabzonspor.
CATALDI 5: ci si attendeva da lui la consacrazione ma purtroppo non e’ cosi; un po’ per colpa sua un po’ per il poco spazio che Pioli e Inzaghi gli danno.
CANDREVA 6: sottotono anche lui, ceduto all’Inter in estate.
LUIS ALBERTO SV: comprato dal Liverpool viene preso per sostituire Candreva; mai visto.
LEITNER SV: altro grande acquisto di Tare, anche lui mai visto.
MURGIA 6,5: l’anno scorso in primavera,quest’anno in prima squadra dove Inzaghi lo tiene in considerazione.
Segna anche il suo primo gol in A contro il Torino.
KISHNA SV: anche lui mai visto.
LOMBARDI 6,5: anche lui come Murgia viene preso in considerazione da mister Inzaghi,parte da titolare nella prima.di campionato e segna anche il suo primo gol.
KEITA 7: uno dei pochi a salvarsi lo scorso anno,quest’anno conferma la sua crescita diventanto ormai titolare fisso.
MATRI 6: viene preso in prestito dal Milan negli ultimi giorni di mercato; esordisce con una doppietta e segna qualche gol.Va’ al Sassuolo in estate.
KLOSE 7: il grande campione tedesco lascia la Lazio in estate,solo ammirazione.
DJORDJEVIC 4: fantasma serbo, quandp gioca nessuno le vede.
IMMOBILE 7,5: il grande acquisto della Lazio per questa stagione.
9 gol per meta’ stagione.
PIOLI 4: dopo la grande stagione della Champions,Pioli stecca alla seconda stagione venendo esonerato quasi a fine stagione.
INZAGHI 8: prende la Lazio lo scorso anno nelle ultime 7 partite.
In estate sembra dover andare a Salerno ma la telenovela Bielsa si chiude con il non arrivo dell’argentino e quindi Lotito richiama Inzaghi.
Da li in poi chapeau al mister.
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Nel giorno del suo compleanno, uno dei più bei prospetti che la Lazio Primavera ha da proporre, Rossi, ha parlato ai microfoni di Lazio Style Radio. Lui che da poco si allena con i grandi della prima squadra e ha raccontato le sue sensazioni, parlando di sogno; e chissà se Inzaghi (il quale ha dimostrato di non aver alcuna paura a lanciare i giovani che ha lui stesso cresciuto nel vivaio) non gli darà presto un’occasione.
“In prima squadra c’è un ritmo diverso, non è facile ma spero di abituarmici. E’ anche difficile stoppare il pallone senza esser aggrediti dai vari difensori. E’ una gioia e un’emozione incredibile essere qui. Avere questo regalo nel giorno del mio compleanno è molto soddisfacente. Questo per me è il sogno di una vita, da quando sono bambino desideravo di allenarmi in una squadra di Serie A. Vengo al campo con la paura di non essere all’altezza. Mi abituerò ad allenarmi con gente come Immobile e de Vrij, mi sento un moscerino davanti a loro.
E’ quasi impossibile segnare quando ti marcano Hoedt, Wallace o Bastos; de Vrij è tra i più forti al mondo. Quando sono davanti a me è difficile anche guardare la porta. E’ stato un anno pieno, ci sono state gioie e dolori. Mi sono rialzato sempre.
Cerchiamo di dimenticare il derby Primavera, ci siamo approcciati male. Ho chiesto scusa alla squadra per il mio gesto, vogliamo migliorarci. Il resto della stagione è stato svolto al meglio”.
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Arturo Diaconale parla del mercato della Lazio ai microfoni di Radio Olympia
Il mercato invernale sta per cominciare ed ad aprire alle ipotesi di mercato ci pensa proprio Arturo Diaconale.
Nel suo intervento ai microfoni laziali non parla ne di cessioni e ne degli acquisti ma fa un punto della situazione generale di come la Lazio dovrebbe concludere il campionato. Parole scherzose anche su Keita che si attende il rinnovo del contratto anche se molte voci parlano di un addio in estate.
“Dovremmo cederlo in Cina, ci darebbero almeno 50 milioni di euro (ride, ndr). Ovviamente sto scherzando, vedremo come andrà a finire. Gennaio è sempre un mese complicato, bisogna saper riprendere il ritmo dopo una lunga sosta. Le strategie di mercato? Per quanto riguarda i rinnovi la situazione è in evoluzione, la società deve muoversi con accuratezza, come ha sempre fatto. Tutto dipende dalle circostanze e dalle situazioni. E’ ovvio che si vuole rinforzare la Lazio, nessuno la vuole indebolire. Senza usufruire di grandi mezzi come i cinesi o gli americani la Lazio è al loro livello. Giustamente i laziali vogliono vincere, ma serve razionalità. Lotito è da 12 anni che sta alla Lazio, ed è una delle presidenze più lunghe della storia biancoceleste. Con Lotito la Lazio è cresciuta, magari lentamente ma è cresciuta. Con altre presidenze la Lazio ha rischiato cose ben peggiori.”
Domenica contro il Crotone
“È un ostacolo difficile, le squadre materasso di una volta non ci sono più. La squadra calabrese verrà a Roma per fare risultato.”
Obiettivi stagionali
“Quest’anno la Lazio non può lottare per lo scudetto, l’obiettivo è andare in Europa. L’intenzione ovviamente è di ripartire alla grande, magari correggendo qualcosa, come questi cali che spesso abbiamo nei secondi tempi.La Lazio non vuole galleggiare, ma ci sono livelli che sono inarrivabili.”
Luis Alberto e Leitner
“Luis Alberto e Leitner? Non tutti sbocciano subito, anche Anderson ci ha messo un anno e mezzo. Comunque anche nelle altre squadre ci sono situazioni simili. Purtroppo ci sono dei pregiudizi sulla Lazio, spesso i primi a non credere a noi stessi siamo proprio noi. La stampa nazionale sta attenta solo alle vicende di Juventus, Milan e Inter. Ogni tanto si parla anche di Roma e Napoli. Noi siamo poco considerati, quindi sta a noi tifosi fare qualcosa. Lo stadio Flaminio? Lasciare uno stadio storico in quelle condizioni è un peccato”
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Il mercato invernale comincerà ufficialmente domani, Martedì 3 Gennaio 2017.
Keita Balde resterà indisponibile fino alla metà di Febbraio visto che parteciperà alla Coppa D’Africa con il suo Senegal. In casa Lazio oltre a trovare il sostituto del senegalese, si cerca anche un vice Immobile, una riserva per il resto del campionato.
Sembrerebbe anche che Djordjevic stia in partenza come preannunciato allala fine del 2016, l’attaccante laziale, messo ai margini del progetto di Inzaghi e visto il suo periodo nero come centroavanti, potrebbe fare le valige per poter approdare nel campionato francese; l’unico dubbio è che Lotito non vuole mandarlo via in prestito ma vorrebbe monetizzare subito la cessione a titolo definitivo.
In entrata, stando alla rassegna stampa di Radiosei, spunta il nome di El Ghazi. Igli Tare si sarebbe visto già con il suo procuratore Jorge Mendes lasciando aperta una trattativa a voce tra i due club. L’Ajax vorrebbe cederlo con la formula di prestito con diritto di riscatto fissato a 8 milioni di euro.
Ma il mercato in casa Lazio non è mai stato così scontato. In caso di mancati colpi, si potrebbe far “spesa” direttamente dal vivaio capitolino con dei primavera che potrebbero fare il salto di qualità in prima squadra (Rossi ne è un esempio).
Per ora stiamo parlando solo di voci di mercato, in questa sessione vi aggiorneremo passo passo sui possibili rinforzi e sulle cessioni capitoline.
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Il 2016 è terminato, la Lazio di Inzaghi ha iniziato l’anno con tanti dubbi e incertezze visto che il tecnico piacentino ha esordito sulla panchina laziale dopo il suo trascorso nelle giovanili. Una Lazio che veniva da un periodo insoddisfacente guidata da un Pioli che ha mancato clamorosamente l’accesso all’Europa.
La Lazio inizia il 2017 con entusiasmo anche se nelle ultime partite la prestazione biancoceleste (punti alla mano) non ha dato quel tocco in più per terminare l’annata con il “botto” (sconfitta nel derby e contro l’Inter dell’ex Pioli e Candreva). Ma classifica alla mano la posizione occupata non dispiace al popolo biancoceleste.
Vi proponiamo quindi il nostro quesito di inizio anno: Che voto daresti alla Lazio di Simone Inzaghi?
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Nonostante la brutta sconfitta di Milano, la Lazio ha dimostrato di poter fare ottimi risultati quest’anno. Moggi stupito dal lavoro che sta facendo Simone Inzaghi commenta così il buon periodo dei biancocelesti:
“L”operato di Lotito economicamente parlando è buono, su questo non ci piove. In questo campionato in cui si lotta per il 2 e il 3, la Lazio batte la Fiorentina dando spettacolo, poi becca 3 gol dall’Inter. Questa è la forza della Juve, che fa lottare le altre e se ne va. La Champions è una fonte di guadagno. Una società che entra dentro ha dei vantaggi importanti, c’è chi rischia e chi invece non sa rischiare. La dimensione della Lazio è di una squadra che arriva quarta-quinta. È meritoria per l’Europa League, deficitaria per la Champions League”. Sul livello raggiunto dai biancocelesti spiega: “In questo momento Napoli e Roma sono superiori alla Lazio. Lotito non vuole correre il rischio di appesantire la gestione. Quando ci saranno 4 posti disponibili per la Champions, allora magari potrà essere fatto uno sforzo diverso. Come può crescere la Lazio? Ci vuole coraggio. Le cessioni sono più difficili da fare rispetto agli acquisti. Alla Juve abbiamo venduto Zidane a 150 miliardi, non so in quanti avrebbero avuto il coraggio di farlo. A un terzo del costo comprai Pavel Nedved. Feci una rapina alla Lazio? Ho fatto una cosa che era interesse della mia società. Comunque comprai Nedved prima di vendere Zidane perché ero sicuro di farci i soldi con la sua cessione. Ora tutti sono preoccupati di comprare perché hanno paura di non riuscire a vendere successivamente”. E sulle operazioni recenti e future in chiave mercato rivela: “Il migliore della Lazio era Candreva, ora c’è un bella rosa omogenea, sono tutti giocatori buoni, il migliore davanti forse è Immobile. I rinnovi di de Vrij, Biglia e Keita? Nessuno dei 3 è determinate per l’economia della squadra: se manca uno di questi, la squadra non perde la propria essenza. Forse il più difficile da sostituire è Biglia, ma non è un campione. È un buon giocatore, ma niente di più, niente a che vedere coi campioni. La Lazio deve prendere giocatori giovani, importanti. Deve migliorare la rosa se vuole andare in Champions e non vendere per poi comprarne altri. Candreva era alla Lazio e doveva restare alla Lazio. Keita e de Vrij devono dimostrare un valore diverso. Se vanno in altre squadre non fanno la parte dei campioni, ma di quelli che completano una rosa importante“. Chiosa finale su Felipe Anderson: “Potrebbe avere le qualità del campione, ma non ha la testa. Non ha la cattiveria dell’attaccante, ha fatto troppo poco fino a questo momento per dire che sia un giocatore affidabile. Wallace? Ha i presupposti giusti, è alto, ha un bel fisico. Però pure lui non fa la differenza. Domando: ma perché la Juve investe su Rugani dell’Empoli, che è costato più o meno come Wallace e ora può giocare senza problemi al posto di Chiellini, Bonucci e Barzagli e la Lazio punta invece un brasiliano?“.
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Il mese di gennaio del nuovo anno potrebbe essere fondamentale. Tra i casi di maggiore caratura contrattuale spicca quello di Keita Balde Diao, asso senegalese ora in vacanza a Barcellona con il fratello prima di partire per la Coppa d’Africa. La società proverà nuovamente a far tentennare l’esterno laziale con un nuovo tentativo, ovvero 1,7 milioni a stagione, ma il senegalese chiede il doppio. La situazione insomma resta complicata, anche perchéLotito non ha intenzione di cedere a offerte inferiori ai 30 milioni. E momentaneamente a Formello, quelle recapitate non arrivano nemmeno a 20. Se non dovesse esserci un accordo, Keita sarebbe libero di partire a parametro zero fra un anno.
il roccioso difensore olandese Stefan De Vrij, invece, non intenderebbe prolungare il suo contratto ed infatti potrebbe andare alla corte dello “Special One” Josè Mourinho; discorso necessariamente da fare a giugno, intorno a circa 35 milioni di euro. Un altro rinnovo abbastanza spigoloso è quello relativo al capitano Lucas Biglia, con varie big in agguato per prelevarlo a un prezzo decisamente più contenuto in caso l’eventuale firma non ci dovesse essere; ma diversamente da Keita, l’argentino molto probabilmente seguirà il suo cuore. Tutto fatto, invece, per Thomas Strakosha: il giovane portiere albanese triplicherà il suo attuale stipendio di 96 mila euro, arrivando a circa 300 mila euro annui. Da mettere nero su bianco anche l’adeguamento di Simone Inzaghi. Il contratto firmato a luglio per un anno ha il rinnovo automatico in caso di piazzamento in Europa, non per un solo anno ma per due, sino al 2019, con adeguamento economico progressivo.
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