Nel corso della giornata odierna, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss, l’agente di Ciro Immobile: Alessandro Moggi.
Nelle ore passate si era rinforzata una fake news sul numero 17 della Lazio dove avrebbe detto di si al Napoli.
“Immobile piace al Napoli? Dovete chiederlo a Giuntoli. E’ evidente che anche De Laurentiis dovrebbe chiederlo a Lotito, essendo Immobile un giocatore sotto contratto con la Lazio. Di questo argomento abbiamo già parlato in passato. Immobile in questo momento è il più importante centravanti italiano, il calciatore che ha segnato di più nei campionati in tutta Europa. Potrebbe interessare al Napoli e a tutti i top club europei, ma la Lazio è interessata a tenerlo. Ciro è assolutamente felice alla Lazio“.
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La Curva Nord ha partecipato attivamente nella lotta contro il covid 19, quest’oggi sui profilo ufficiali dei ragazzi, è apparsa la foto del comunicato arrivato dall’asl 4 che ringrazia i ragazzi per la partecipazione attiva.
In un giorno dove i giornali attaccano nuovamente la Lazio, per via degli allenamenti, questa è una notizia importante
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A 20 anni dall’ultimo scudetto della Lazio, di una grandissima Lazio che ha messo in difficoltà ogni rosa, è intervenuto Juan Sebastian Veron ai microfoni di Radiosei
«Per me è stata la scelta giusta andare alla Lazio, quando mi hanno chiamato sono corso subito, perché conoscevo Mancini, Eriksson e Mihajlovic, e ho scelto di trasferirmi in biancoceleste. L’anno dello scudetto è stato meraviglioso, con momenti fantastici anche se pieni di alti e bassi, ma la squadra ha avuto una forza incredibile nel non mollare. La squadra meritava di vincere, e ha vinto con merito. C’era una grande società, una piazza che faceva almeno 50.000 tifosi ad ogni partita casalinga, e c’era una grande squadra, di qualità. Ringrazio tutti per quella stagione, è stato uno degli anni più belli della mia carriera, ho conosciuto tanti, da staff a compagni fantastici. Quel giorno abbiamo dovuto aspettare 50 minuti prima che finisse la gara di Perugia, è stato incredibile. Non passa giorno senza che io pensi alla mia avventura in biancoceleste».
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Sono passati 20 anni dalla storica Lazio che vinse quello scudetto nel 14 Maggio 2000 ai danni della Juventus. A ricordare quei momenti è Sven Goran Eriksson ai microfoni di Radio Radio:
“Sono rimasto tifoso, la Lazio è il club più forte che abbia mai allenato, era una squadra incredibile. Abbiamo vinto tanto, avremmo potuto vincere molto di più,ma sono stati comunque gli anni più belli della mia vita. Inghilterra? Ho pensato tante volte che sarebbe stato bello continuare con la Lazio, ma quando arriva una chiamata simile non puoi dire di no, certe cose accadono una volta nella vita, è andata così. Quando arrivai in Italia la prima volta, rifiutai il Barcellona, ritenevo il calcio italiano il migliore al mondo, pieno di grandi campioni, ora non è più come prima. Roma? Mi sono trovato sia male che bene, nella seconda stagione abbiamo fatto bene, ma poi arrivò la sconfitta di Lecce.. VAR nel ’98-’99? Forse avremmo vinto anche quel campionato.
Inzaghi, Simeone e Conceicao? Stanno facendo molto bene ora, mi aspettavo da molti un futuro simile, da altri forse meno, ma sono veramente orgoglioso di loro. Lazio del 2000? La squadra era costruita per vincere, quando firmai Cragnotti mi ha disse: «Mister, qui dobbiamo vincere!», arrivarono giocatori forti, dalla mentalità vincente, era una squadra difficile da battere per chiunque. Prediletti? Erano tutti fondamentali, sia gli acquisti da me richiesti che quelli che già erano alla Lazio. Quando Cragnotti mi chiese cosa volessi, io gli risposi: Mancini, Mihajlovic e Veron; e gli dissi che così avrei vinto lo scudetto. Avevamo giocatori del calibro di Nedved, Nesta, Vieri, Salas, Crespo e tanti altri, erano strepitosi, non avevo dei prediletti. Signori? Finì in panchina alcune volte e non la prese bene, lo capisco. Signori non meritava di andar via, mi dispiace per com’è finita. Dopo i primi 6 mesi di quella storica stagione, pensavo servisse cambiare mentalità: eravamo forti ma avevamo poca testa e poco fortunata. Quando ho capito che avremmo potuto vincere lo scudetto? A Torino contro la Juve ho capito veramente che potevamo vincere lo scudetto. Rapporto con Zoff? Avevamo un ottimo rapporto, giocavamo spesso a tennis, lo rispettavo molto. Ha fatto tutto nel calcio. Mi è piaciuto molto lavorare con lui. Lui non veniva a dirmi cosa dovessi fare, rispettava molto il mio ruolo. Inzaghi? Era giovane, era un giocatore molto bravo. Lazio attuale? Senza lo stop, la Lazioavrebbe vinto lo scudetto, giocava molto meglio di tutte le altre, ma anche ora, in caso di ripresa, può ripetere l’impresa di 20 anni fa. Inzaghi? Sono contento per lui, ha fatto un lavoro immenso, migliorandosi sempre. La Lazio merita di vincere lo scudetto, dai tifosi alla squadra, lo meritano tutti. Italia? è stata una grande tappa della mia vita, sono stato molto fortunato a vivere a Roma, Genova e Firenze. Affetto dei tifosi laziali? Sentire questo affetto mi fa venire i brividi, è molto bello. L’Italia è un paese riconoscente nel calcio e nella vita. Parallelo Lazio 2000-2020? La Lazio attuale ha disputato, fino allo stop, un campionato eccezionale. La squadra attuale si aiuta a vicenda, sono grandi amici, c’è grande rispetto e fiducia tra di loro. La miglior partita della mia Lazio? Senza dubbio la vittoria dello scudetto è stata meravigliosa, ma la miglior partita con la Lazio è stata la vittoria dell’ultima Coppa Italia, quando battemmo l’Inter subito dopo lo scudetto. Lazio più forte? Sulla carta quella del 2001, però non facemmo bene l’anno successivo, un po’ è colpa mia con le mie voci sull’Inghilterra, altrimenti la squadra avrebbe vinto di nuovo lo scudetto, sono molto dispiaciuto per come è finita quella stagione”.
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Nelle ultime ora, sport mediaset ha fatto partire un servizio, in concomitanza con l’anniversario dello scudetto del 2000, mettendo sotto accusa la Lazio per una presunta partitella avvenuta 3 vs 3 infrangendo così le ” regole ” dell’ultimo DPCM per la ripresa degli allenamenti.
La legge è legge sia chiaro ma non è uguale per tutti. Non deve essere neanche una scusa questa che andremo a trattare. Partiamo anche dal presupposto che il giornalista in questione ha detto ” non si vedono i giocatori per la rete verde ma si è sentito, si è udito, si è immaginato…. che la Lazio avesse programmato un mini allenamento con il contatto fisico di 3 persone contro 3 ( totale 6).
Da inizio pandemia, ricordiamo, la Roma è stata pizzicata allenarsi in ” Fase 1″ passando inosservata anche se ci fosse una testimonianza con delle foto e video ma alla fine nessun clamore. ( Non vogliamo far a chi ha torto di più e chi no). La stessa emittente tv però ha mandato i suoi colleghi giornalisti, evidentemente immuni dal virus, ad accalcarli sotto il Ponte Morandi, nelle manifestazioni con Conte e più platealmente al ritorno di Silvia, l’Italiana rapita all’estero ( un totale di oltre 60 giornalisti accalcati uno sopra l’altro per cercare la foto migliore come uno zoombie che assedia un umano in The walking dead ).
Tornado alla smentita del titolo, è intervenuto Pulcini, il direttore sanitario della Lazio:
«Ho letto della questione della Lazio e cerco di vigilare, perché se fosse vero potete immaginare le conseguenze. Sono stato smentito e credo ci sia una smentita ufficiale sulla presunta partitella di ieri, per giunta la foto è vecchia. Non è compito mio, mi sono solo preoccupato di sapere se fosse vero o falso: non corrisponde alla verità ed arriverà comunicazione da parte della società. Un medico non può fare da balia, perché confido nel senso di responsabilità che i giocatori hanno avuto fin dall’inizio. Se fosse vero? Se la situazione sfugge al mio controllo, sarei costretto a dimettermi. Mi assumo le mie responsabilità, ma se sfuggono al mio controllo, come posso? Non sono l’unico medico, c’è tutto uno staff con cui lavoro in totale sintonia e le decisioni le prendiamo collegialmente come giusto che sia. A spada tratta ho difeso la figura del medico, la ripresa degli allenamenti, se devo essere responsabile non posso diventare irresponsabile, se diventa legge non posso andare fuori legge. Finché si tratta di raccomandazioni o proposte, ho il diritto di dire ciò che penso. I giocatori sono lavoratori e come tali sono soggetti alla tutela del datore di lavoro, se sono responsabile in toto di quel che succede, non è che se uno si prende il Covid-19 mi può denunciare perché è colpa mia. In egual modo, non posso obbligare una persona, che non ha nulla, alla quarantena, quale sarebbe il motivo? Mi possono denunciare perché limito la libertà, da professionista mi pongo questo problema. E’ ovvio che se c’è una legge mi attengo a quella, non sono un oligarchico. Il rispetto della professionalità è sacro, se consideriamo ogni figura del settore come un bellissimo mosaico, ognuno sta al posto suo ed è un quadro perfetto. Ieri non c’ero, avevo altro da fare, siamo quattro medici e come direttore sanitario non vado spesso come gli altri a vedere, sebbene sappia sempre ciò che accade e mi assicurano che vengono rispettate le leggi. Se quel che è stato fatto è fuori legge, faccio mea culpa da parte mia e di tutti. Sono felice della task force di controllo, è importante venga fatto, vuol dire essere tutelati. Ripartenza? E’ un pretesto per dire di no. Non è una disfida la mia, ho fatto i complimenti al CTS sulla responsabilità civile e penale. Lo vedo come un messaggio positivo, l’unica cosa che mi permettevo di contestare, per dire la mia come medico, è fare i tamponi ma stare attenti perché i reagenti servono alla popolazione. Poi dicono di isolare tutti se c’è un positivo, allora sono responsabile o irresponsabile? La mia è una richiesta di chiarimento».
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Dopo mesi di indecisioni, con le ultime settimane incandescenti, finalmente c’è una data per la ripartenza della Serie A. A comunicarla è Malagò:
«Al 99% il campionato di Serie A riparte il 13 giugno. La sfida tra alcuni medici e il CTS non la capisco. Si sta facendo di tutto per ricominciare, è l’obiettivo primario. Una volta ricominciato, non so quando finirà, ci vorrebbe la palla di vetro».
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Sono passati 11 anni dalla quinta Coppa Italia vinta dalla Lazio: 13 Maggio 2009 grazie al rigore di Ousmanne Dabo dopo i tempi supplementari contro la Sampdoria.
Le dichiarazioni di De Martino
“Il trofeo vinto undici anni fa contro la Sampdoria ha avuto un sapore particolare, è stata la prima coppa dell’era Lotito, una vittoria fortemente ottenuta dopo i sacrifici compiuti dal Presidente sin dall’acquisto del club di un lustro precedente.
Cominciare ad essere competitivi rappresentava un aspetto importante. Alzare al cielo la Coppa Italia davanti al nostro pubblico fu splendido, quella sera all’Olimpico non c’era un posto libero. In città c’era grande carica per questa prima finale della nuova Lazio.
La TIM Cup vinta con la Sampdoria ha un valore enorme. Cominciava quella sera un percorso importante, eravamo arrivati meritatamente alla finale, poi il successo finale giunse ai calci di rigore. Dopo due mesi di serie televisive, abbiamo lanciato un percorso sui social network. Ci sono delle limitazioni, ma abbiamo raccolto risultati importanti con la serie sulla Supercoppa. Circa il 30% degli utenti è tornato a vedere almeno una puntata. Siamo concentrati ovviamente sul campionato che speriamo possa riprendere al più presto e concludersi sul terreno di gioco, ma nel frattempo stiamo regalando ai nostri tifosi le emozioni della nostra storia tramite alcuni video sui social network, ma anche tramite il canale tematico Lazio Style Channel”.
Le parole di Cristian Brocchi
“Per noi uomini di campo è stato un momento difficile, speriamo di poter tornare presto in campo. La Coppa Italia del 2009 è stata una grande emozione, ho cercato di mettere al servizio della squadra la mia esperienza in campo e fuori, essere una guida. Ho avuto in questo dei grandi maestri, essendo cresciuto in una società come il Milan.
Per diventare grandi bisogna che tutti i ruoli siano uniti, creare questa unione è fondamentale. Le basi di quello che sta ottenendo ora la Lazio partono da lontano. Ho fatto questo perché ci credevo, ho sempre messo il gruppo davanti a me e sono felice. In quel momento, la Lazio aveva proprio bisogno di questo, che va oltre il risultato in campo.
Società, struttura e giocatori, è questa la piramide giusta. I biancocelesti ora stanno raccogliendo i frutti di un percorso che nasce da lontano. La Lazio attuale è imparagonabile a quella che ho vissuto io, adesso ci sono calciatori di primo livello e fa bene ad avere ambizioni importanti”.
Le parole di Tommaso Rocchi
“Ho ricordi stupendi della serata contro la Sampdoria, per molti di noi era il primo trofeo in carriera. Era stata una stagione difficile, le avversità del campionato venivano superate nel percorso in Coppa Italia. In semifinale avevamo eliminato la Juventus, nell’ultimo atto eravamo certo di riuscire ad ottenere la vittoria per conseguire qualcosa di unico davanti al nostro straordinario pubblico.
Quella sera di undici anni fa non ero stato schierato nella formazione iniziale, ad inizio stagione ero reduce dall’infortunio capitato durante le Olimpiadi ma poi mi sono ritagliato il mio spazio. Alzare il trofeo all’Olimpico ha rappresentato per me una gioia che probabilmente non ho rivissuto mai.
Il legame e l’affetto tra la squadra ed il Presidente è una spinta in più nel cercare di conseguire i risultati prestabiliti. Io sono stato il primo giocatore acquistato da Lotito, ricordo bene quegli anni, i trofei vinti in questi anni sono dimostrazione pratica dell’eccezionale lavoro svolto giorno dopo giorno.
La squadra gioca bene, il gruppo è unito, il legame è forte e questo si crea tramite i giocatori, il tecnico e la Società. Tutto questo non si può comprare sul mercato, è qualcosa che si ha dentro, genera attaccamento verso la maglia ed i colori: ecco perché la Lazio diventerà sempre più forte”.
Le Parole di Ousmanne Dabo
“Alla Lazio c’erano tanti bravi ragazzi oltre a grandissimi calciatori. Vincere la Coppa Italia ha rappresentato il coronamento degli anni vissuti con Delio Rossi. In squadra c’era il giusto mix tra esperienza e gioventù. Abbiamo superato il Milan, poi la Juventus ed infine la Sampdoria in quel percorso. Ci abbiamo creduto piano piano. La stagione era iniziata bene, poi siamo calati preservando comunque una buona classifica.
Nella Società ci sono tantissimi laziali che trasmettono il sentimento per i colori biancocelesti, questo è molto importante. Tutti coloro che lavorano nel Club riescono a trasmettere l’amore per la Lazio e, grazie a ciò, si respira un clima davvero familiare. Io e Tare abbiamo vissuto diverse stagioni insieme ed abbiamo un gran bel rapporto, nato anche al di fuori del campo. Volevo occuparmi della mia scuola calcio in Senegal, struttura che avevo aperto ai tempi della carriera da calciatore.
Tanti tifosi della Lazio in questa giornata si ricordano di me e mi fa molto piacere ricordare una giornata così bella”.
Le parole di Pasquale Foggia
“Quando giocavo nella Lazio tenevo il gruppo molto allegro tramite tantissimi scherzi. Ho ricordi incredibili dell’esperienza in biancoceleste: il 13 maggio del 2009, giorno della finale di TIM Cup con la Sampdoria, all’arrivo allo stadio c’era tantissima gente, c’erano anche tantissime famiglie allo stadio. Aver vinto quella finale all’Olimpico davanti a tantissima gente è stato un traguardo grandioso. Ero uscito a dieci minuti dal termine e, dalla panchina, non ho visto l’ultimo rigore tirato da Dabo, mi sono accorto di aver vinto la Coppa Italia sentendo il boato dello stadio. Vincere a Roma vuol dire vivere ogni giorno dell’anno una grande sfida con la Roma e, quando si vince un trofeo, è una grande soddisfazione. Vincere un trofeo è bello, ma farlo a Roma ancora di più.
Per passare da calciatore a dirigente, bisogna essere predisposti. Fare il direttore sportivo vuol dire accettare un ruolo complesso. La gestione tecnica è necessaria, ma bisogna saper anche intrattenere rapporti umani con ogni componente della piazza. Sto vivendo grandi soddisfazioni in questo ruolo, è bellissimo poter costruire una squadra come ho fatto io a Benevento, ma come ha fatto anche Tare. In squadra il gruppo era sempre composto da me, Inzaghi e Tare”.
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Il ministro Spadafora è tornato a parlare dello sport e del calcio ma questa volta al Senato:
“Si sono fermate tutte le competizioni sportive di ogni tipo e genere. Dall’inizio dell’emergenza, ho mantenuto rapporti costanti con tutti organisimi sportivi, a partire da Coni, federazione, discipline sportive associate, enti dilettantistici e tutte le realtà che potessero dare un’immediata percezione di ciò che accadeva nel paese. Proprio ieri ho partecipato a giunta straordianria del Cip e domani a una del Coni. Ho cercato nei limiti del possibile di condividere una linea comune
“Ma per l’Italia ci sono stati altri appuntamenti importanti, come Giro d’Italia. La linea del governo è stata sempre di prudenza e tutela della salute per tutti. Le immagini dei morti e delle persone che sono state portate via da questa epidemia ritornano alla mente di tutti noi, riguardano pochi mesi fa. Prudenza per riapertura. Nel DPCM del 4 maggio ripresa attività motoria per tutti italiani, è un segnale importante. Ma anche allenamenti individuali, limitato ad atleti di interesse nazionale, avevano urgenza di tornare“
“Sono pienamente consapevole dell’importanza sociale che si raccoglie intorno al tema del calcio, sarebbe paradossale se non ne riconoscessi importanza. Rappresenta industria importante, un fatturato importante e che dà al fisco oltre un miliardo di euro l’anno. Ho trovato però eccessivo l’inasprimento del dibattito politico e mediatico, incomprensibile a fronte di milioni di italiani interessati a propria salute e lavoro. Ieri osservazioni per ripresa allenamenti: il cts chiede che nel caso in cui emerga un positivo all’interno della squadra, tutta venga messa in quarantena senza contatti esterni. L’altra di affidare responsabilità notevole ai medici delle singole società e ancora che venga fatta attenzione al numero di tamponi, che non vada a impattare su esigenze generali dei cittadini. Credo che le osservazioni saranno prese in considerazione dalla Figc, che riadatterà il proprio protocollo a queste indicazioni e consentire la ripresa degli allenamenti. Poi resterà necessità di definire la riapertura del campionato: se riprenderà come tutti auspichiamo, riprenderà perché saremo arrivati a questa decisione dopo una succesione ordinata di azioni e protocolli al fine di riprendere in sicurezza, di tutti. Non era possibile decidere per fretta irresponsabile. Era evidente e in contrapposizione con tutela salute. Un’incertezza che ha caratterizatto tutti i paesi. Gli unici che hanno deciso subito sono quelli che hanno bloccato, mentre gli altri hanno rinviato la decisione per analizzare curva dei contagi“.
“Governo linea coerente, mentre abbiamo visto cambiare molte volte opinione a presidente, addetti ai lavori, giornalisti. Una varietà di pensiero determinata da un cambiamento continuo della situazione. Noi invece, senza farci condizionare, siamo andati avanti con coerenza e se ripartirà il campionato sarà per quello. Esempio cassiera nel supermercato? Nel supermercato è possibile tenere distanziamenti, usare protezione. Il calcio è per sua natura uno sport nel quale non è possibile mantenere distanze, i giocatori devono correre, marcarsi, assembrarsi in area di rigore. Da qui la necessità di evitare. La sottovalutazione di questo problema ha portato poche settimane fa alla quarantena di diverse squadre di Serie A e diversi giocatori. Quello che vogliamo evitare è di ritrovarci in questa situazione. Siamo tutti consapevoli che la necessità per il calcio nasca da motivazioni sportive e da legittime motivazioni economiche, diritti televisivi dal cui introito dipende il futuro di molte squadre“.
“Anche tutti gli altri sport devono riprendere dal 18 maggio. Per questo abbiamo chiesto di ripartire con tutto lo sport di base, devono riaprire tutti quei centri che sono una grande necessità per gli sportivi italiani, come le palestre. Proporrò di farlo entro il 25 maggio. Ho già inviato al comitato tecnico scientifico le linee guida per le riaperture di questi centri. È prevedibile antiipcare in caso di risposte. La data massima è quella del 25 maggio. Il protocollo inviato al cts, ascoltando ancora una volta le tante realtà dei territori e chi le gestisce. Le singole strutture sono molto diverse, parliamo di impianti di centinaia di metri quadri a piccole strutture. Tutti devono avere un protocollo adattabile a diverse situazioni, in modo tale che tutti possano riaprire. Sarà poi responsabilità loro garantire sicurezza dei clienti, questo invoglierà le persone ad andare e superare la paura. Metteremo a disposizione le risorse per tutti loro, in modo particolare presso tutte le federazioni, già nella attribuzione dei fondi per l’anno in corso era stata congelata una cifra del 5% di contributi, circa 17 milioni di euro. Quella cifra era stata destinata con un vincolo di individuare progetti per lo sport di base cui destinare quella cifra. Noi scongeleremo questi fondi e daremo una indicazione precisa, sostenere tutte le associazioni sportive locale, per usare quei fondi anche nell’attività di sanificazione o adeguamento, rispetto alle esigenze che il protoocllo chiederà. La bellezza delle discipline è che parliamo di tante materie diverse. Il tennis è un conto, la pesca sportiva è un altro, l’atleta a cavallo ancora. A tutte dobbiamo garantire la possibilità di ripartire entro il 25 maggio. Ci siamo posti anche il tema dei centri estivi e delle attività per l’infanzia. Abbiamo firmato con la ministra Bonetti un protocollo per ripartire in sicurezza. Questo investimento sullo sport di base è uno dei più importanti punti su cui puntare”
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Il Comitato Tecnico Scientifico nelle linee guida diramate è stato chiaro, se viene trovato un giocatore positivo tutta la squadra dovrà andare in quarantena. Questa regola molto probabilmente sarà inserita nel protocollo per la ripresa del campionato ma tutto questo preoccupa la UEFA; perché in caso di una positività non solo non si potrà concludere il campionato ma saranno compromesse anche le Coppe.
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Come tutti i giocatori in questo periodo, anche Cristiano Lombardi ha risposto a qualche domanda in diretta Instagram. Il suo sogno?
Tornare alla Lazio e raggiungere i livelli di Manuel Lazzari. L’esterno biancoceleste, ora in prestito alla Salernitana potrebbe essere l’ennesima mossa di Lotito in stile Danilo Cataldi, che dopo anni in prestito, è tornato con un posto sicuro in panchina come vice Leiva o Parolo.
«Non potrei non essere grato alla Lazio. Sono arrivato da ragazzino ed ho vissuto la mia stagione più emozionante in quello stadio che sognavo sempre da bambino, è la mia seconda casa. Ho infiniti ricordi, abbiamo creato amicizie talmente forti che durano nel tempo e sono sicuro che lo porteremo avanti per sempre. Portare la Salernitana in Serie A sarebbe un’emozione impagabile. Tornare alla Lazio sarebbe come tornare a casa mia. Il mio obiettivo? Arrivare al livello di Lazzari, siamo anche molto simili».
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Sven- Goran Eriksson, l’allenatore che ha portato la Lazio sul tetto europeo ed italiano nel 2000 ha scritto una lettera in occasione dei 20 dallo scudetto biancoceleste.
«Cara Lazio, forse lo sai già, ma con te ho vissuto gli anni più belli della mia vita. Tre stagioni e mezza che non dimentico, sempre al massimo, senza rimpianti. Tutte, anche l’ultima non conclusa. E non è certo un mistero se ripeto adesso, nei giorni del ventesimo anniversario dello scudetto del 2000, che quella squadra che vinse il titolo italiano è la più forte che abbia mai allenato. Quando firmai con Cragnotti nel 1997 vidi nei suoi occhi, in quelli dei dirigenti, dello staff tecnico, dei giocatori un’immensa voglia di vincere. Anno dopo anno la squadra divenne sempre più forte, fino al capolavoro dello scudetto. Per me lavorare alla Lazio è stato come lavorare a casa. Quella era proprio casa mia. Non vi ho mai detto che effetto fantastico faceva sentire il mio nome cantato all’Olimpico dai tifosi. Abbiamo vinto tanto, tra scudetti e coppe, e non ho mai pensato che qualcuno avesse più merito di altri nei nostri successi. Eravamo un gruppo. Ringrazio tutti, questa è una buona occasione per farlo. Soprattutto i tifosi, magnifici. Sappiate che seguo ancora la Lazio e che, prima di questo drammatico periodo della pandemia che ha fermato tutto, la squadra di Simone Inzaghi mi è sembrata davvero la più forte della serie A. Vi abbraccio idealmente tutti. Siete stati voi i grandissimi, immensi come il cielo biancoceleste. Allora come oggi posso dire che è stato tutto troppo bello».
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Al via ufficialmente agli allenamenti di gruppo in attesa di una data ufficiale per la ripartenza ma ad una condizione. Ecco il protocollo ufficiale mandato dal Comitato Tecnico Scientifico alla FIGC:
In riferimento all’istanza formulata dalla Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) e al quesito proposto dal Ministero per le Politiche Giovanile e dello Sport in merito alla ripresa degli allenamenti degli sport di gruppo per le squadre di calcio di Serie A, il CTS ritiene di formulare le seguenti considerazioni medico/scientifiche:
1. Pur ribadendo che la documentazione inizialmente dalla FIGC fornita è largamente lacunosa e imperfetta e che non si sono avuti riscontri adeguati ai rilievi sollevati e ribadendo che la realizzazione dei test molecolari sulle persone interessate alla ripresa degli allenamenti di squadra non devono minimamente impattare sulla disponibilità del reagentario da dedicarsi in maniera assoluta ai bisogni sanitari del Paese, si riconosce l’importanza anche sociale che questo sport riveste;
2. Il CTS prende atto che gli allenamenti di gruppo sono parte imprescindibile del percorso relativo alle attività agonistiche;
3. Il proposito di mettere in quarantena non solo gli atleti, ma tutto il personale che fa parte di una squadra (medici sociali, massaggiatori, fisioterapisti, magazzinieri, cuochi, etc) può rendere la ripresa degli allenamenti di gruppo medicalmente coerente con le indicazioni già fornite da questo CTS in merito alle misure per il contenimento epidemico;
4. II CTS sottolinea che, per avere efficacia, le misure di quarantena volontaria devono essere stringentemente rispettate sotto la responsabilità del medico sociale e del medico competente;
5. Qualora, durante il periodo di quarantena volontaria sopra indicata, anche un solo membro dell’equipe risulti positivo al test molecolare per SARS-CoV-2, tutti gli altri componenti del gruppo dovranno da quel momento, per ovvie ragioni di prevenzione della diffusione epidemica, non avere contatti con qualsiasi altro soggetto esterno per 14 giorni;
6. II CTS, infine, riafferma che l’intera delegazione sportiva (calciatori, personale dirigente, assistenti, maestranze e tutti gli altri lavoratori a qualsiasi titolo coinvolti) rimarrà posta, com’è ovvio, sotto il controllo sanitario e la responsabilità dell’Autorità Sanitaria Locale su cui ricade la competenza della struttura ricettiva che ospita la delegazione medesima.
Atteso che il gioco del calcio, prevedendo contatto fisico. è un’attività intrinsecamente connotata da un elevato rischio di diffusione di contagio e che tutte le sopra indicate considerazioni vengano rispettate in maniera puntuale, il CTS ritiene di esprimere un parere tecnico non ostativo alla strategia ipotizzata dalla FIGC, lasciando, per ovvia competenza di funzione istituzionale, la decisione finale nel merito al Ministro competente. Si auspica fortemente, inoltre, che la FIGC fornisca un protocollo che risponda puntualmente alle osservazioni e ai rilievi sollevati da questo CTS in coerenza con solide evidenze scientifiche accumulate e le circolari ministeriali emanate.
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Sono due i giocatori bianconeri che non sono ancora tornati in Italia: Higuain per motivi familiari mentre accudisce la mamma malata e Rabiot, assente non giustificato.
Stando alle ultime notizie trapelate, news che hanno fatto infiammare il web, il Francese è in Francia e non vuole tornare. Il Motivo? Il taglio dello stipendio. Sembrerebbe che l’ex Psg non avrebbe digerito la decisione quasi unanime della società bianconera e dei giocatori nel tagliarsi lo stipendio per evitare di andare in rosso con i bilanci e dare una mano agli addetti ai lavori per non mandarli in cassa integrazione.
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Il presidente del Coni è intervenuto nel webinar del Bologna Fc parlando delle riprese sportive dopo lo stop per il coronavirus
«Oggi ci sono tutti i presupposti per la ripresa delle attività che è diversa dalla ripresa delle competizioni ma per la seconda è necessaria la prima. Sono dieci settimane che lavoriamo pancia a terra sulla ripartenza dello sport.Il Governo ci ha chiesto di preparare un documento che ormai è la bibbia per la ripresa: sono 404 pagine in cui ci sono relazioni chieste a tutte le federazioni di indicare le proprie specificità. Ci sono anche indicazioni dal Politecnico di Torino per i divisori, i materiali, gli ambienti più un report con la federazione dei medici sportivi».
Olimpiadi:«Le Olimpiadi si faranno, perché se non si dovesse fare significa che il pianeta non avrebbe risolto i suoi problemi e da qui al luglio 2021 mi auguro che i problemi verranno risolti, che sia un vaccino o una medicina.
Sogno da Sportivo: «Fino a quando la Raggi non aveva fatto quel disastro era portare le Olimpiadi in Italia, poi ho portato quelle invernali. Il sogno comunque non lo dico ma è ovviamente in ambito sportivo».
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Ancora caos sulla ripresa ufficiale del campionato. Mentre le altre nazioni hanno delle date ufficiali tra Premier, Liga spagnola e Bundesliga, questa volta sono i medici italiani dei club ad essere titubanti. L’ex medico della Nazionale Italiana Castellacci minaccia alle dimissioni. Il problema? La responsabilità penale accollata ai medici.
oltissimi medici già in mattinata hanno minacciato dimissioni dal loro ruolo di medico sociale se non saranno tutelati. Questo è un allarme grosso. C’è un invito da parte dell’associazione medici di calcio, visto che non possiamo farlo al tavolo, che quando verrà riscritto il paragrafo del protocollo in cui si dà la responsabilità al medico sociale, ci si renda conto che il medico deve essere tutelato”.
Lo ha detto il professor Enrico Castellacci, presidente L.A.M.I.C.A, associazione medici italiani di calcio ed ex responsabile medico della Nazionale italiana di calcio, a proposito delle responsabilità in capo al medico sociale in caso di ripresa degli allenamenti.
“L’associazione medici del calcio da una vita sta mettendo in guardia dal grande problema delle responsabilità e, paradossalmente, la figura chiave di tutto, ovvero il medico sociale, attraverso l’associazione che li rappresenta, non è stata coinvolta. E’ un grosso problema perché ci sono delle responsabilità penali che vanno al di là delle normali responsabilità del medico”.
Enrico Castellacci ha parlato di quanto fatto in queste ore dall’associazione medica da lui guidata. “Noi abbiamo immediatamente attenzionato l’ufficio legale dell’associazione. Leggeremo bene le indicazioni che ha dato il ministero e le vaglieremo con molta attenzione perché le conseguenze penali sono talmente grosse che i medici in questo momento esprimono grande incertezza e molti dubbi”.
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L’ex biancoceleste Sergio Petrelli, è intervenuto ai microfoni ufficiali della Lazio nell’anniversario del primo scudetto della Lazio.
“Oggi ricorre il primo scudetto nella storia della Lazio, un’emozione indimenticabile per tutti noi. Ricordo tutto di quel periodo, eravamo un gruppo unito, capace di ribaltare ogni pronostico. Quel 12 maggio, l’Olimpico era strapieno, ancora oggi detieniamo il record dell’impianto.
Il Foggia doveva salvarsi ma noi eravamo pronti a fare la storia, volevamo chiuderla subito, nonostante avessimo un’altra gara a Bologna. Una volta sbloccata la partita, abbiamo chiuso i 90′ senza problemi.
Spero che la Lazio di Inzaghi possa imitarci, è un gruppo unito, una famiglia importante ed ha il nostro stesso spirito. Lo vedo superiore alla Juventus, che ha dimostrato di soffrire i biancocelesti. Sono sicuro che darà battaglia fino alla fine”.
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Matteo Salvini risponde ai microfoni di radio Kiss Kiss, al comunicato di Spadafora.
«L’operato del ministro Spadafora lo lascio giudicare agli addetti ai lavori del mondo dello sport e del calcio ma non ho sentito uno contento. Come se qualcuno usasse il mondo dello sport e del calcio per coprire altri problemi. Non è che bloccando a oltranza il calcio si risolvono i problemi degli italiani. Mi sembra che qualcuno abbia una sorta di pregiudizio nei confronti di quello che sicuramente è uno sport ma che ha dietro di sé decine e decine di migliaia di posti di lavoro. E quando c’è di mezzo il lavoro non si scherza».
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Arriva il comunicato congiunto da parte di Vincenzo Spadafora e Roberto Speranza per la ripartenza della Serie A.
«Il parere richiesto dal Governo sul protocollo presentato dalla FIGC è stato espresso oggi dal Comitato Tecnico Scientifico e conferma la linea della prudenza sinora seguita dai ministeri competenti. Le indicazioni del Comitato, che sono da considerarsi stringenti e vincolanti, saranno trasmesse alla Federazione per i doverosi adeguamenti del Protocollo in modo da consentire la ripresa in sicurezza degli allenamenti di squadra a partire dal 18 maggio».
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Non ce l’ha fatta Andrea Rinaldi, classe 2001 ex Atalanta.
Il giovane centrocampista del Legnano, squadra che milita in Serie D, ha avuto un malore mentre eseguiva una sessione d’allenamento presso la sua abitazione.
La corsa in ospedale, 3 giorni dove versava in gravi condizioni ma alla fine il corpo non ha retto. La causa del decesso è l’aneurisma. A riportare la notizia è il Corriere della Sera.
“Andrea era un ragazzo a cui tutti volevano bene e chi si faceva volere bene” scrive il suo allenatore, “Ci eravamo sentiti qualche giorno fa, io chiamo tutti i ragazzi una volta a settimana e stava bene. Mi ha detto: ‘Mister ha fatto appena in tempo a beccarmi che sto andando in giardino ad allenarmi’. Abbiamo scherzato ed era felice, sorridente, non aveva alcun problema”
La nostra redazione esprime le più sentite condoglianze alla famiglia e a tutti i suoi amici e colleghi.
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Da che si voleva annullare il campionato dove solamente Claudio Lotito era uno dei pochi a voler concludere la stagione, a che tutti i presidenti si allineano sul pensiero del presidente della Lazio.
Questa volta a parlare è il patron della Spal Mattioli che tuona in una video intervista.
“Ci sono diversi scenari usciti sui giornali che in realtà non sono mai stati discussi. Noi dobbiamo farci trovare pronti, logico che brucia se ti dicono che sei penultimo e devi retrocedere senza poter giocare. Faremo tutti i ricorsi possibili. Noi siamo pronti a giocarcela fino in fondo, stiamo bene mentalmente e crediamo di potercela fare. Se ci fossero le condizioni ci stiamo. Noi siamo pronti, anche se aspettiamo ancora qualche notizia. Il decreto ci tiene fermi fino al 18 maggio e lo stiamo rispettando. I giocatori si stanno preparando autonomamente a casa. Quando riapriremo il centro faremo le visite mediche necessarie ai ragazzi. A oggi non abbiamo i tamponi a disposizione perché servono ancora a medici e persone ammalate. Già in settimana comunque inizieremo a fare qualcosa. Il ritorno in campo dovrebbe essere dopo il 18 maggio, anche se io qualche dubbio ancora ce l’ho. Se ci saranno le garanzie, come già detto, si partirà. Andremo in ritiro in un hotel isolato della città nel caso. Faremo tutto il possibile che si potrà fare e ci faremo trovare pronti
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Alessandro Matri è intervenuto ai microfoni ufficiali della Lazio, parlando del suo trascorso con la maglia biancoceleste.
“Nonostante la decisione di lasciare il calcio, va tutto bene. Il periodo non è dei migliori, ma ne stiamo uscendo. La scelta di abbandonare è arrivata dopo essermi svincolato dal Brescia: ho continuato ad allenarmi per farmi trovare pronto nel caso in cui fosse arrivata un’offerta che potesse interessarmi. Ho vissuto tante emozioni, ho ricevuto tanti attestati di stima da persone che non conoscevo ancora. Vuol dire che ho lasciato il segno come persona e questa per me è la vittoria più bella.“
Compagni biancocelesti
“Con Cristian Brocchi ho instaurato una grande amicizia, ci sentiamo ancora oggi. Con lui ho condiviso anche l’esperienza alla Lazio. Molti componenti di quella squadra ci sono ancora, il destino ha voluto che andassi dai biancocelesti. Pensavo che i tifosi non mi accettassero, invece i tifosi mi hanno sempre ben voluto nonostante le mie prestazioni fossero a corrente alternata. A Roma sono stato benissimo, ho instaurato molte amicizie. Durante quella stagione arrivò Simone Inzaghi che oggi è ancora alla guida della squadra.“
Trascorso alla Lazio
“La partita più bella con la maglia della Lazio? Sicuramente l’esordio con la maglia biancoceleste, il match con l’Udinese. Non sono riuscito a dare continuità al mio percorso alla Lazio, ma segnare una doppietta da subentrato all’Olimpico fu bellissimo. Ho vissuto a pieno lo stadio in quell’occasione, è stata un’emozione incredibile. Il tifo della città di Roma è noto per essere così bello. Del popolo laziale ho solo bei ricordi, sono stato accolto benissimo anche dai compagni. Il Club era organizzato e Claudio Lotito è un Presidente molto competente. Con Igli Tare ho instaurato un grande rapporto e sta crescendo molto, è tra i migliori direttori sportivi in circolazione.“
Formello
“A Roma ho tanti amici. Il Centro Sportivo di Formello è assolutamente all’avanguardia, mi sono trovato bene. C’erano tanti campi ed anche una zona relax dove i giocatori potevano rilassarsi individualmente, ma anche tutti insieme. Giocavamo molto a biliardo con Lulic, ma anche con i tecnici. La Lazio ha costruito una squadra davvero forte, non mi aspettavo che arrivasse così velocemente ai vertici. I biancocelesti meritano di essere in lotta per lo Scudetto, così come hanno meritato di vincere la Supercoppa italiana, il merito è dei tecnici e di Tare che stanno costruendo un gruppo che può continuare a lottare per grandi obiettivi. Il mio futuro? Ho qualche pensiero, il calcio è il mio mondo e vorrei rimanere in questo sport. Ad oggi ci sono tanti ruoli nel mondo del pallone, voglio aggiornarmi e capire cosa vorrei fare tramite uno studio”.
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La Lazio prepara la volata finale in campionato sperando nella ripresa, ma si attrezza anche per la prossima stagione. Come riporta l’odierna rassegna stampa a cura di Radiosei, nel futuro dei biancocelesti c’è la Champions League e sul mercato ci si muoverà di conseguenza. Alcuni sì sono già stati strappati, vedi Escalante e Kiyine, mentre si sta lavorando per portare alla corte di Inzaghi un rinforzo per reparto. Per la retroguardia piace SebastianCoates, esperto difensore ex Liverpool ora in forza allo Sporting Lisbona, può portare sostanza al reparto. A centrocampo si osserva LeanderDendoncker del Wolverhampton: 25 anni, nel giro della Nazionale belga e in grado di affermarsi alternandosi con Milinkovic, Leiva e Luis Alberto. In avanti piace LuisSuarez, 23enne del Real Saragozza che aumenterebbe la potenza di fuoco e le scelte a disposizione di mister Inzaghi.
IPOTESI TESORETTO – Certo, se dovesse partire un giocatore importante come Milinkovic le carte in tavola potrebbero cambiare. Oltre ai tre acquisti citati sopra si potrebbe pensare ad un profilo di alto livello come Rakitic per il centrocampo o Marash Kumbulla per la difesa. Il giovane difensore dell’Hellas Verona non ha mai smesso di essere un pallino biancoceleste nonostante la forte concorrenza di Inter, Borussia Dortmund e Chelsea. Difficile competere a livello economico, ma l’ambiente biancoceleste potrebbe essere il più adatto per Kumbulla per giocare in una realtà di alto livello senza essere messo da parte. Altro fattore che potrebbe giocare a favore sono le origini albanesi del giocatore: Strakosha è suo amico, Tare è una bandiera del suo Paese. Strappare il consenso di Kumbulla porterebbe un prezioso alleato in una potenziale trattativa con il Verona.
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Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, è intervenuto a sorpresa sulle frequenze di Lazio Style Channel. Ecco le sue parole:
“Ho trascorso molti giorni fino a tardi per seguire da vicino i lavori del nostro centro sportivo. Vogliamo ribadire l’orgoglio di appartenere a questi colori, siamo riusciti a cambiare la mentalità dei giocatori, che ora sanno di far parte di uno dei club più importanti, ci scelgono perché convinti di far parte di uno dei club migliori, con strutture all’avanguardia. Accettando quindi di rappresentare ogni tifoso con fierezza e orgoglio. Parlando con gli addetti ai lavori, ho visto un cambiamento radicale della valutazione della Lazio e del club. Oggi siamo la grande Lazio, non più una Lazietta. Quest’ultima, rappresenta un momento di difficoltà nella nostra storia. Ora siamo indipendenti, agiamo in totale autonomia. Questo viene riconosciuto da tutti, grazie anche al supporto dei nostri grandi tifosi, che sono parte integrante, il cuore pulsante della nostra famiglia: senza di loro, tutto sarebbe impossibile. Ci sono personaggi come Manzini, che hanno vissuto ogni tipo di Lazio, che mi ringrazia sempre”.
‘PRIMI IN TUTTI I CAMPI’ – “Io tratto la Lazio come fosse mio figlio. E quando parlo di Lazio, intendo tutto il mondo Lazio. Cerco di fare il massimo e di riuscire ad avere il meglio per tutti noi. I nostri tifosi, quando vanno in giro, devono avere l’orgoglio dell’appartenenza. Ho fatto rifare il muro di cinta del Centro Sportivo, e davanti al muro verrà posto un grande scudetto illuminato con scritto S.S. Lazio S.p.A. Training Center. Ho fatto rifare il cancello, verranno esposte due ali di aquila con il becco al centro del cancello. Direte, ma che centra? Perché c’è differenza quando arriva un calciatore e si ritrova a guardare un muro in tufo, brutto, o una cosa ampollosa, importante. Così penserà di essere arrivato in un club grandissimo per tradizioni, storia, e identità. Sono situazioni che servono per rendere grande la Lazio non solo per immagine, ma anche per comunicazione. Vogliamo essere i primi in tutti i campi. Non voglio solo organizzare la prima squadra, ma tutto il sistema Lazio.
SANIFICAZIONE E STUDIO MEDICO – “Oggi il club ha delle cose che hanno pochissime altre società. Lo dico perché abbiamo realizzato 3 palestre meravigliose, una per la prima squadra, una per la primavera e una per le giovanili. Abbiamo costruito 3 magazzini con spogliatoi e diverse lavatrici di alto livello. Vi ricordate quando mi prendevano in giro per le sanificazioni? Queste lavatrici sanificheranno e consentiranno di mettere in sicurezza gli indumenti. Abbiamo realizzato 3 centri fisioterapici, 9 spogliatoi di altissimo livello. Gli spogliatoi della primavera sono spogliatoi della stragrande maggioranza dei club di Serie A, anche di quelli blasonati. Stiamo organizzando tutta una struttura nuova e faremo il nuovo studio televisivo per ospitality ecc. La Lazio sarà dotata di radio e studi televisivi. Abbiamo uno studio medico con tutte le specializzazioni, ottica, dermatologia, tutto. Se arriva un giocatore gli facciamo ecografie di ogni tipo. Anche per la prostata. Abbiamo diviso tutte le strutture con le porte di cristallo automatiche, nell’area medica c’è scritto Lazio Lab, e c’è anche una camera operatoria. Abbiamo fatto di tutto per mettere in sicurezza i nostri tesserati, facendo qualcosa in più per dargli ancora più orgoglio e fargli sentire di essere in un club importante”.
LA STORIA – “Abbiamo reso la nostra storia visibile, lungo le pareti di tutti corridoi ci sono i nostri trofei con la storia della mia gestione, e di quella precedente. Al Fersini sono esposte la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea. Tutto ciò che la Lazio ha vinto prima della mia gestione è giusto che venga rimarcato, è il nostro orgoglio, il nostro esistere che ci rende ciò che siamo dal 1900. Non vogliamo dimenticare la nostra storia, anche fatta di sofferenze, adesso il club è stabile e programma. Non esiste più la Lazietta, quello è stato un momento storico, adesso è grande Lazio. Siamo liberi di decidere il nostro destino e dettiamo le linee strategiche del calcio nazionale per la nostra capacità che ci viene riconosciuta, non per altri motivi. Ringrazio tutti quelli che mi danno sostegno per fare sempre più grande la nostra Lazio”.
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L’esperienza alla Lazio è totalizzante e stimolante, ma il passato a Liverpool non può essere cancellato con un colpo di spugna. Dieci anni coi Reds pesano ancora nel cuore di Lucas Leiva, ospite della trasmissione Legends in Lockdown, ideata proprio dal canale televisivo del Liverpool. Ecco le sue parole:
«Ovviamente il Liverpool ha vinto la Champions ero molto felice. Mio figlio, la mia famiglia… ora siamo tutti tifosi dei Reds. Vincere la Champions League è un grande risultato e ne sono stato davvero contento perché a Liverpool vivono tante persone con cui sono ancora in contatto e a cui tengo molto. Certo, pensi sempre: ‘Se avessi aspettato ancora un anno… ‘. Ma, a dire il vero, non ero felice. E quando non sei felice non ha senso continuare. Ad essere sincero, è meglio vedere il Liverpool vincere da fuori. Quando lo fa, sono contento come se ancora giocassi con quella maglia. Posso dire di aver vinto la Champions come tifoso».
LAZIO – «È stata una nuova sfida per me. La Lazio mi ha accolto a braccia aperte e mi ha dato molte responsabilità quando sono arrivato, perché venivo dal Liverpool ed ero colui che avrebbe dovuto portare esperienza alla squadra. Da quando sono qui abbiamo vinto tre titoli, ora siamo secondi in campionato etutto è stato fantastico, a dire il vero. La mia famiglia si è stabilita molto bene a Roma, il tempo è meraviglioso. Quindi, dal giorno in cui sono arrivato, ogni cosa è andata per il verso giusto e ne sono davvero felice. Come ho detto, volevo giocare, mostrare quanto valessi affrontando una nuova sfida. E sono stato in grado di farlo, quindi anche questo è molto importante».
KLOPP – «Ho imparato molto da lui. Mi ha anche fatto giocare come difensore centrale: non è che la cosa non mi piacesse, ma non è la mia posizione. Però ho imparato che quando lavori duro devi essere paziente. La mia carriera a Liverpool è sempre stata così: pazienza, provare e riprovare, continuare a lavorare duro e non mollare. Con Jürgen è sempre stato lo stesso. Mi ha trattato con rispetto, soprattutto quando era il momento che io me ne andassi, è stato davvero bravo. Mi ha dato fiducia e la libertà di scegliere di trasferirmi in Italia. Siamo ancora in contatto, ci messaggiamo. Ho imparato tanto da lui ed è un uomo molto aperto e onesto, anche questo importantissimo».
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Per l’ex biancoceleste, questa Lazio prima della sospensione del campionato era la squadra più forte
L’ex fantasista Ruben Sosa, icona della Lazio degli anni ’80, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla radeazione di FootballNews24. Di seguito, le parole dell’uruguayano.
«Qui in Uruguay, ad esempio, abbiamo registrato 18 morti per Coronavirus e ancora si deve parlare di una possibile ripresa dei campionati. È più importante la salute delle persone e credo che si debba fare così anche in Italia, dove purtroppo ci sono stati parecchi morti. Non dico che vada annullato tutto, ma almeno rimandato fino a quando non ci sarà tranquillità: non si scherza con questo virus. Se non si torna in campo non sarebbe corretto assegnare lo scudetto, penso che la soluzione migliore sia quella di proseguire il campionato tra qualche mese, quando sarà tutto tranquillo, giocando una partita ogni tre giorni. Il campionato deve andare avanti, ma non adesso. Il Presidente Lotito dice così perchè è secondo e può vincere lo scudetto, ma ad oggi non si può pensare a vincere un campionato perché ci sono in gioco delle vite. Non capisco che interessi ci possano essere, se un calciatore si ammala e muore che succede? Gli unici interessi che ci possono essere sono quelli legati ai diritti televisivi o agli sponsor, so bene che hanno perso molti soldi anche le società, anche in Uruguay è successo, se qui non si parla di calcio questa Nazione non esiste».
«Questa Lazio prima della sospensione del campionato era la squadra più forte. Più forte della Juventus, stavano giocando benissimo, vincevano fuori casa, fisicamente stavano benissimo e in panchina hanno un mister fantastico come Simone Inzaghi. Questo era l’anno della Lazio, aveva tutto per vincere. Ricordo con molto piacere Dino Zoff all’ultimo anno alla Lazio, lui era molto serio mentre io un diavolo, mi divertivo di continuo e ridevo tanto. Andavo da lui e gli dicevo “Mister, ma di cosa ti preoccupi? Se ci sono io in campo faccio un paio di goal e vinciamo tranquilli».
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Secondo il Ministro, sono pronte anche linee guida per squadre e impianti sportivi
Il Ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, ha affermato che il parere del Comitato tecnico scientifico della Protezione civile sulla ripresa del calcio dopo il blocco per il coronavirus è in dirittura d’arrivo per vie ufficiali. “Noi siamo pronti – aggiunge Spadafora, come riporta l’ANSA – a sottoporre al Comitato tecnico scientifico le Linee guida per gli allenamenti di tutti gli sport di squadra e le Linee guida per la riapertura di tutti gli impianti sportivi (tra i quali palestre, piscine, circoli sportivi, centri danza…) che consentiranno a tutti i lavoratori del mondo dello sport di riprendere le proprie attività”. Continua: “Ho chiesto ai Presidenti Giovanni Malagò e Luca Pancalli di convocare due Giunte straordinarie del Coni e del Cip. Alla luce dell’approvazione della Legge sulle Olimpiadi e le Finali ATP di Torino, ma soprattutto a seguito delle numerose norme di sostegno e rilancio del mondo dello Sport, ritengo utile un ulteriore confronto per condividere le misure intraprese e restituire a un mondo di atleti, amatori, dilettanti e lavoratori la possibilità di tornare pienamente in attività, in condizioni di sicurezza”. “Infine – ha concluso – stiamo lavorando con la Ministra dell’Istruzione e la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, per l’apertura dei Centri estivi e per garantire un’estate di sport ai più piccoli. Un passo alla volta, lo sport riparte. Più di prima”.
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Antonio Cassano è intervenuto in una delle dirette instagram di Bobo Vieri. L’ex romanista ha aperto anche una parentesi biancoceleste elogiando l’operato di Igli Tare e Claudio Lotito.
“Tare non lo conosco personalmente, ma se ha preso certi giocatori come Milinkovic-Savic a pochi soldi vuol dire che è bravo. Poi dietro ha un ottimo presidente come Lotito, magari si può discutere su di lui come personaggio, ma è veramente bravo”.
Ripresa della Serie A
“Serie A? Dubito che possa riprendere, è difficilissimo . Sono d’accordo con Malagò: tutela tutti gli sport e la salute. Come fanno a ricominciare Fiorentina e Sampdoria con diversi giocatori contagiati? Ora riprende la Bundesliga, ma in Germania la situazione è diversa”.
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Nelle scorse settimane era emersa una notizia infondata di come il Milan abbia avuto dei casi positivi al covid19 nella squadra.
La società rossonera, dopo aver testato tutti i giocatori e lo staff, ha diramato un comunicato ufficiale.
«AC Milan comunica che, sulla base dei test medici sin qui effettuati sui giocatori della Prima Squadra e lo staff presenti a Milano, non vi è stato riscontro di casi positivi da Covid-19. La squadra proseguirà il programma tecnico individuale a Milanello. Contestualmente, verrà completato lo screening medico per tutta la rosa di giocatori che saranno a disposizione dell’allenatore e del suo staff nei prossimi giorni».
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Oderich Claudio (Dirigente Gremio) – Serie A (Brasile)
Ortega Martin (A.d. Leganés) – La Liga
Rullo Maurizio (Novara) – Serie C, Girone A
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during the serie A match between Juventus and SS Lazio on August 25, 2018 in Turin, Italy.
Come riporta sportpaper.it, Thomas Strakosha è intervenuto ai microfoni biancocelesti dopo i primi allenamenti a Formello.
“Tornare ad allenarsi è stato bellissimo, siamo stati fermi per tanto tempo. A casa mi allenavo e guardavo film, il tempo non passava mai. Per fortuna ho avuto la mia famiglia con me, per gli altri che non l’avevano è stata dura. Ho sentito tutti i compagni in questo periodo, soprattutto Marusic e Milinkovic. Al Centro Sportivo di Formello ci sentiamo sicuri, la struttura è nuova, grande e sanificata.
Allenarsi al parco sarebbe stato un rischio importante, adesso siamo carichi, siamo in una posizione che ci permette di sognare. Siamo sempre stati carichi, anche quando le cose non andavano bene. La pausa forzata farà il suo effetto ma noi in questi 4 anni siamo cresciuti molto a livello mentale, per questo sono sicuro che ripartiremo subito forte. Inzaghi è stato decisivo in questo periodo, anche se già ci aveva dato molta forza e fiducia in precedenza.
Non mi aspettavo una stagione simile, ma con il lavoro si può fare tutto. L’importante è avere sempre la salute. La partita più bella che mi porto dentro è quella di Torino contro la Juventus nell’ottobre 2017, quando abbiamo vinto dopo 15 anni in Piemonte. In caso di ripresa, sarà brutto giocare senza tifosi. Conosciamo però il momento di difficoltà in tutto il mondo, non vogliamo mettere a rischio nessuna persona per colpa nostra.
Sono felice poi della solidarietà mostrata dalla mia Albania per l’Italia, sono stato orgoglioso di loro. Lo staff tecnico e la mia famiglia sono stati fondamentali per la mia crescita, senza ovviamente dimenticare il DS Tare ed il mister. Per questo voglio sempre dimostrargli che hanno preso la decisione giusta puntando su di me.
La nostra stagione è cambiata dopo la partita contro l’Atalanta, da quella rimonta siamo diventati più consapevoli delle nostre convinzioni. Tutto il gruppo merita i complimenti per il lavoro svolto, abbiamo tanti giocatori forti che mettono in difficoltà il mister e questo mi fa piacere. Anche chi non gioca, dà sempre tutto e questo si vede nelle nostre esultanze di gruppo. Siamo come gli Avengers: Hulk è Radu, Thor è Acerbi, CaptainAmerica è Lulic, Iron Man è Luis Alberto, io invece sono Spiderman”.
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