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Mercato Lazio deludente: ceduti due titolari, centrocampo incompleto

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Formazioni ufficiali Lazio Milan: Daniel Maldini titolare nella sfida dell'Olimpico.

Il mercato invernale della Lazio si chiude lasciando più dubbi che certezze. La sensazione diffusa è quella di un’occasione mancata: rosa impoverita, due titolari ceduti e un centrocampo ancora incompleto, nonostante le richieste esplicite di Maurizio Sarri.

Un mercato che doveva servire a correggere gli errori dell’estate e che invece ha accentuato il senso di ridimensionamento.


Due cessioni pesantissime: Castellanos e Guendouzi

Il punto di rottura del mercato biancoceleste è rappresentato dalle cessioni di Valentín Castellanos e Matteo Guendouzi, due titolari che costituivano l’ossatura della squadra.

  • Castellanos era il centravanti titolare, riferimento offensivo e punto di equilibrio del reparto avanzato
  • Guendouzi era il leader del centrocampo, per intensità, personalità e continuità

La loro uscita non è stata compensata da innesti di pari livello. Anzi, proprio la cessione del francese ha lasciato scoperto il reparto che già mostrava maggiori difficoltà.


Gli acquisti: tante scommesse, poche certezze

Sul fronte degli arrivi, la Lazio ha operato soprattutto in ottica futura, accumulando profili giovani e di prospettiva, ma senza risolvere i problemi immediati.

🟢 ARRIVI

  • Petar Ratkov (Salisburgo) – titolo definitivo
  • Kenneth Taylor (Ajax) – titolo definitivo
  • Edoardo Motta (Reggiana) – titolo definitivo
  • Daniel Maldini (Atalanta) – prestito con diritto e obbligo condizionato
  • Adrian Przyborek (Pogon Szczecin) – titolo definitivo
  • Diego Gonzalez (Atlas) – fine prestito
  • Blaz Kovac (NS Mura) – titolo definitivo

Giocatori interessanti, sì, ma quasi tutti da costruire, da adattare al campionato italiano e al sistema di Sarri.


Il grande assente: il centrocampista

Il dato più grave è uno solo: manca un centrocampista.

Nonostante:

  • la cessione di Guendouzi
  • le difficoltà fisiche di diversi elementi
  • le richieste pubbliche dell’allenatore

la Lazio non ha chiuso per una mezzala pronta. Kenneth Taylor è arrivato, ma doveva essere un’aggiunta, non un sostituto. Lo stesso Sarri lo ha fatto capire chiaramente.

Il risultato è un centrocampo corto, fragile e spesso costretto a soluzioni di emergenza.


Le cessioni completano il quadro

🔴 CESSIONI

  • Castellanos (West Ham) – titolo definitivo
  • Guendouzi (Fenerbahce) – titolo definitivo
  • Christos Mandas (Bournemouth) – prestito con diritto e obbligo
  • Matías Vecino (Celta Vigo) – titolo definitivo
  • Dimitrije Kamenovic (Lokomotiva Zagabria) – titolo definitivo
  • Diego Gonzalez (Atlas) – titolo definitivo
  • Pietro Pinelli (Reggiana) – prestito secco

Anche qui, più uscite che entrate realmente funzionali.


Conclusione: ridimensionamento evidente

Questo non è un mercato di rafforzamento.
È un mercato di transizione forzata, che scarica sul campo e sull’allenatore il peso delle scelte societarie.

  • Rosa meno esperta
  • Meno leadership
  • Più giovani da aspettare
  • Stessi problemi strutturali

Il rischio è chiaro: stagione di sofferenza, con Sarri chiamato ancora una volta a fare più con meno.

Il giudizio finale, oggi, non può che essere uno:
👉 mercato deludente.



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Lazio, Lotito contestato dai tifosi: club in difficoltà, aziende in salute

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Lotito vuole vendere la Lazio?

Il consenso di Claudio Lotito come presidente della Lazio è ai minimi storici. La protesta dei tifosi, che venerdì hanno disertato l’Olimpico durante la partita poi vinta contro il Genoa, rappresenta l’ultimo segnale di una frattura profonda tra la proprietà e la sua base popolare.

Alla radice della contestazione c’è un mercato invernale giudicato insufficiente e, più in generale, un impoverimento della rosa dopo il blocco estivo dei trasferimenti imposto dalla FIGC. Se sul piano sportivo il clima è teso e incerto, su quello imprenditoriale il quadro per Lotito appare decisamente diverso.

Appalti pubblici e aziende in salute

Come riportato dall’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, le società riconducibili al presidente biancoceleste continuano a ottenere risultati economici positivi, in particolare grazie a importanti commesse pubbliche tra Lazio e Calabria, entrambe regioni amministrate dal centrodestra.

Il caso più emblematico riguarda Snam Lazio Sud, controllata da Lotito, che in raggruppamento temporaneo d’impresa (RTI) con Team Service di Emilio Innocenzi si è aggiudicata un appalto da quasi 25 milioni di euro per le pulizie degli uffici della Regione Lazio. Il raggruppamento è subentrato dopo l’esclusione della prima classificata, Global Service, per un ribasso ritenuto anomalo.

L’azienda esclusa ha presentato ricorso al TAR, ma la Regione ha proceduto comunque all’assegnazione il 23 gennaio. Venerdì scorso, il tribunale amministrativo ha respinto il ricorso, consolidando definitivamente la posizione del gruppo riconducibile a Lotito.

Il caso Calabria

Un copione simile si è ripetuto in Calabria, dove lo stesso RTI Team Service–Snam ha ottenuto una gara da 37,4 milioni di euro per il servizio di pulizia degli ospedali dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Anche in questo caso la seconda classificata, Cns Servizi di Bologna, ha impugnato l’iter davanti al TAR per presunte irregolarità. Il ricorso è stato respinto a dicembre e il servizio è partito regolarmente dal 1° gennaio.

Il contesto politico

Lotito è senatore di Forza Italia, lo stesso partito del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, e la sua vicinanza è nota anche con il governatore del Lazio Francesco Rocca. Nei conti della Lazio figurano inoltre contributi regionali: 300.000 euro nel 2024 per la qualifica di main sponsor nella Supercoppa e 30.000 euro nel 2025 per iniziative contro bullismo e cyberbullismo.

I numeri delle aziende

Al di fuori del calcio, Snam Lazio Sud rappresenta la principale società del gruppo. Nel bilancio 2024 registra 34,5 milioni di ricavi, 773.149 euro di utile netto e 1.116 dipendenti. La struttura proprietaria è articolata ma riconducibile in larga parte a Lotito.

Tra le altre società figurano:

  • Linda (pulizie): 12,8 milioni di fatturato nel 2024, 336.687 euro di utile
  • Roma Union Security (vigilanza): 10,8 milioni di ricavi, 102.849 euro di profitto

Nel complesso, le dodici aziende extra-calcistiche del gruppo generano circa 65 milioni di euro di ricavi, con un utile netto aggregato di 1,78 milioni, nonostante tre bilanci in perdita.

Il legame con la Lazio

Secondo quanto emerso nei mesi scorsi, le stesse società forniscono servizi alla Lazio per 6,71 milioni di euro nel bilancio al 30 giugno 2025. Un meccanismo che, di fatto, avvantaggia Lotito, proprietario unico delle aziende fornitrici ma titolare del 67% del club, con il restante capitale quotato in Borsa.

Negli organi di controllo spicca la figura del commercialista Ulderico Granata, presente in numerose società del gruppo e con incarichi anche nel settore pubblico, tra cui Ama Spa e il Comune di Frascati.

Lazio in difficoltà

Il contrasto è evidente se si guarda ai conti della Lazio. Il club ha chiuso in rosso quattro degli ultimi cinque esercizi, con l’eccezione dell’utile record del 2023/24. Il bilancio consolidato al 30 giugno 2025 segna una perdita di 17,2 milioni, con ricavi scesi da 193 a 143 milioni.

Due mondi che si allontanano

Il quadro che emerge è quello di due realtà sempre più distanti: da una parte una società sportiva in difficoltà, contestata dai tifosi e alle prese con un ridimensionamento tecnico; dall’altra un sistema imprenditoriale solido, capace di intercettare risorse pubbliche e garantire stabilità economica al suo proprietario.

Ed è proprio questa distanza, oggi, a rappresentare il nodo più profondo del rapporto tra Lotito e il mondo Lazio.



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L’ultimo “ricatto”: perché Romagnoli è rimasto e chi paga il conto

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Alessio Romagnoli scontento in tribuna stadio Olimpico vuoto

La verità dietro il mancato trasferimento di Alessio Romagnoli in Qatar è lo specchio fedele di come viene gestita la Lazio oggi. Non è una questione di moduli, non è una questione di campo: è una questione di principio. Secondo le indiscrezioni, l’affare è naufragato perché la presidenza ha posto una condizione inaccettabile: il giocatore avrebbe dovuto rinunciare alle ultime tre mensilità per avere il via libera.

Un autogol da manuale

Parliamoci chiaro: chiedere a un lavoratore — milionario o meno, non fa differenza — di rinunciare al salario maturato per poter cambiare aria sa tanto di ripicca, se non di peggio. Romagnoli, per principio, ha detto no. Il risultato?

  • Danno economico: Lotito ora dovrà pagargli l’intero ingaggio fino a fine stagione, tenendo in rosa un giocatore separato in casa. Un capolavoro di strategia finanziaria.
  • Ritardi sistematici: Questa pretesa non fa che alimentare i dubbi sulla puntualità dei pagamenti a Formello, un segreto di Pulcinella che ormai imbarazza l’intera piazza.

I “pinguini” e la realtà dei fatti

C’è poi quella sparuta minoranza di presunti tifosi che ancora difende l’indifendibile, accusando Romagnoli di essere un mercenario. A questi “pseudo-laziali” andrebbe ricordata una cosa: il video della società contro la petizione (quello del “abbiamo firmato anche noi”) è stato smentito dai fatti. Durante Lazio-Genoa, l’Olimpico era un deserto di cemento.

Quella che Lotito e i suoi fedelissimi chiamano “minoranza rumorosa” è, nei fatti, la stragrande maggioranza del popolo biancoceleste. Trentamila firme non sono un glitch del sistema, sono persone che rivogliono la propria dignità.

Voi accettereste un ricatto del genere dal vostro datore di lavoro per poter andare in un ambiente migliore? La risposta è ovvia. La Lazio è ostaggio di una gestione che preferisce il muro contro muro al bene del club. E il conto, salatissimo, lo paghiamo noi.

Documenti o Ricatti? La verità sul caso Romagnoli che offende l’intelligenza dei tifosi

C’è una versione dei fatti che parla di “documenti mancanti”, di ritardi arabi e di una società che avrebbe fatto di tutto per accontentare un giocatore. Poi c’è la realtà, quella che si respira tra chi conosce le dinamiche di Formello e che non accetta di essere trattato come un “ossessionato”.

L’alibi perfetto: il fumo dei documenti

Sostenere che una trattativa internazionale tra club di questo livello salti alle 19:00 per la mancanza di un foglio di carta è, nel 2026, una barzelletta che non fa ridere. La verità è molto più cruda: il trasferimento di Alessio Romagnoli all’Al-Sadd si è incagliato sulla pretesa della Lazio di vedere il giocatore rinunciare alle ultime tre mensilità maturate.

  • Un atto di principio: Romagnoli ha rifiutato quello che appare a tutti gli effetti come un ricatto economico.
  • Il paradosso del “mercenario”: Chi dà del mercenario a un professionista che esige il proprio stipendio (pagato spesso con ritardi sistematici) dovrebbe chiedersi perché la società preferisca pagare un intero anno di ingaggio a vuoto pur di non concedere quanto dovuto.

La favola della “minoranza ossessionata”

Rappresentare i tifosi come zombie o malati di mente è l’ultimo rifugio di chi non può più negare l’evidenza. I numeri non mentono, a differenza delle grafiche denigratorie:

  1. Olimpico vuoto: Contro il Genoa non c’era una “minoranza rumorosa”, c’era il silenzio di una piazza intera.
  2. 30.000 firme: Una petizione di questa portata non è un’allucinazione collettiva, è un atto di sfiducia formale.

Mentre si consuma questo teatrino, il mercato “minore” vede Belahyane partire in prestito secco verso Verona. Un’altra operazione che conferma la mancanza di una visione a lungo termine. La Lazio non è un’ossessione: è una passione ostaggio di una gestione che ha smarrito ogni contatto con il rispetto e la trasparenza.


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Lazio, difesa rivoluzionata: Pedraza e Diogo Leite a zero

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Alfonso Pedraza in azione con la maglia del Villarreal prima del trasferimento alla Lazio

La Lazio guarda già alla prossima stagione e inizia a delineare una profonda rivoluzione difensiva. In vista dell’estate, il club biancoceleste avrebbe infatti già raggiunto un accordo di massima con Alfonso Pedraza e Diogo Leite, entrambi pronti ad arrivare a parametro zero.

Due operazioni che confermano la strategia societaria: intervenire con anticipo, contenere i costi e costruire una rosa più funzionale alle esigenze future.

Due innesti senza cartellino

Pedraza e Diogo Leite rappresentano due profili diversi ma complementari. Il primo è un esterno mancino con esperienza internazionale, capace di giocare sia da terzino che da quinto di centrocampo. Il secondo è un difensore centrale mancino, fisico e ordinato, con buone capacità di impostazione.

Entrambi sono in scadenza di contratto e, salvo sorprese, arriveranno senza esborso per il cartellino, un fattore determinante in un momento in cui la sostenibilità economica resta una priorità per la Lazio.

Pedraza, corsa ed esperienza

Alfonso Pedraza è un profilo che piace per duttilità e continuità. Abituato a campionati ad alta intensità, può garantire spinta sulla fascia sinistra e una copertura difensiva affidabile. Un giocatore pronto, che potrebbe entrare subito nelle rotazioni e offrire alternative tattiche importanti.

Il suo arrivo permetterebbe alla Lazio di avere più soluzioni sugli esterni, reparto che negli ultimi anni ha spesso sofferto per mancanza di alternative e continuità fisica.

Diogo Leite, il centrale mancino

Diverso il discorso per Diogo Leite. Centrale mancino, classe 1999, è un profilo più orientato al progetto tecnico di medio periodo. Forte fisicamente, disciplinato tatticamente e con una discreta qualità nel palleggio, rappresenta una soluzione interessante per rinnovare il reparto arretrato.

Va però sottolineato che il portoghese è attualmente alle prese con un infortunio e questo spiega perché, al momento, si parli di intese di massima e non di firme ufficiali. La Lazio vuole muoversi con prudenza, valutando attentamente le condizioni fisiche prima di mettere nero su bianco.

Difesa da ricostruire

Le mosse su Pedraza e Leite indicano chiaramente una cosa: la difesa della Lazio cambierà volto. Tra contratti in scadenza, situazioni delicate come quella di Alessio Romagnoli e la necessità di ringiovanire il reparto, il club ha scelto di anticipare i tempi.

L’obiettivo è consegnare a Maurizio Sarri una linea difensiva più profonda, con profili già pronti e altri su cui lavorare nel tempo.

Strategia chiara, ma non definitiva

È bene ribadirlo: accordo non significa firma. Nel mercato, soprattutto quando si parla di parametri zero, gli equilibri possono cambiare rapidamente. Tuttavia, il fatto che la Lazio abbia già impostato due operazioni per l’estate dimostra una pianificazione precisa.

Pedraza e Diogo Leite rappresentano due tasselli importanti di una difesa che verrà ridisegnata. Se tutto andrà secondo i piani, l’estate biancoceleste partirà da qui: meno spesa, più programmazione, difesa nuova.



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Lazio, intesa verbale con Diogo Leite: accordo a zero, ma senza firme

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La Lazio ha un accordo di massima con Diogo Leite a parametro zero. Nessun documento firmato: intesa verbale, giocatore infortunato.

La Lazio continua a muoversi anche sul mercato a parametro zero, guardando con attenzione alle opportunità in vista delle prossime stagioni. Nelle ultime ore è emersa infatti la notizia di un accordo di massima con Diogo Leite, difensore centrale portoghese in scadenza di contratto.

È però fondamentale chiarire subito un punto: non è stato firmato alcun documento. Al momento esiste soltanto un’intesa verbale tra le parti, elemento che rende l’operazione ancora aperta e tutt’altro che definitiva.

Un’intesa a parametro zero

Diogo Leite, classe 1999, andrà in scadenza di contratto e rappresenta un profilo interessante per la Lazio, soprattutto in ottica sostenibilità economica. L’eventuale arrivo a parametro zero consentirebbe al club biancoceleste di rinforzare il reparto difensivo senza investimenti immediati sul cartellino, una strategia ormai ricorrente nella politica societaria.

L’accordo di massima riguarderebbe proprio questo scenario: un’intesa verbale sui termini contrattuali, in attesa di sviluppi più concreti.

Il nodo infortunio

C’è però un fattore determinante che spiega la prudenza della Lazio: Diogo Leite è attualmente infortunato. Il difensore dovrà restare fermo per oltre un mese, circostanza che ha spinto il club a non procedere subito con firme e annunci ufficiali.

La società vuole prima valutare l’evoluzione del recupero fisico, evitando di vincolarsi formalmente senza certezze sulle condizioni del giocatore. Una scelta di cautela che riflette l’esperienza maturata in passato con operazioni simili.

Perché la Lazio guarda a Leite

Dal punto di vista tecnico, Diogo Leite è un centrale mancino, dotato di buona struttura fisica e discreta qualità nell’impostazione dal basso. Caratteristiche che lo rendono compatibile con le esigenze di un reparto difensivo che, nelle ultime stagioni, ha spesso sofferto per mancanza di alternative affidabili.

In un contesto segnato dal caso Romagnoli e da un reparto numericamente ridotto, la Lazio sta valutando più opzioni per il futuro, senza però forzare i tempi.

Intesa verbale, ma tutto può cambiare

È bene ribadirlo: un’intesa verbale non equivale a un accordo chiuso. Fino alla firma dei documenti, ogni scenario resta aperto. Altri club potrebbero inserirsi, così come la Lazio potrebbe decidere di attendere ulteriori garanzie fisiche prima di procedere.

In questo senso, l’operazione Leite va letta come una manovra esplorativa, non come un colpo già definito.

Strategia chiara, ma serve prudenza

La Lazio continua a muoversi con attenzione sul mercato, cercando occasioni a basso costo e valutando profili utili nel medio periodo. L’eventuale arrivo di Diogo Leite potrebbe rappresentare un rinforzo interessante, ma solo a determinate condizioni.

Per ora c’è un’intesa di massima, niente di più. Le prossime settimane, soprattutto legate al recupero dall’infortunio del difensore portoghese, diranno se questa pista potrà trasformarsi in qualcosa di concreto o resterà soltanto una delle tante occasioni monitorate.



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Lazio, caso Romagnoli: Sarri lo vuole, Lotito valuta lo strappo

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Alessio Romagnoli difensore Lazio concentrato durante una partita di Serie A allo Stadio Olimpico focus calciomercato

In casa Lazio continua a tenere banco il caso legato ad Alessio Romagnoli, diventato ormai il simbolo di un mercato complicato e di tensioni interne sempre più evidenti. La mancata cessione del difensore in Qatar ha aperto una frattura che va oltre il semplice aspetto sportivo, coinvolgendo dirigenza, allenatore e spogliatoio.

Il trasferimento saltato all’ultimo

Il passaggio di Romagnoli all’Al-Sadd sembrava ormai definito. L’accordo economico con il club qatariota era stato impostato e l’operazione appariva avviata verso la chiusura. Eppure, proprio sul più bello, tutto si è fermato.

Secondo quanto riportato da La Repubblica, alla base dello stop ci sarebbero divergenze legate a condizioni economiche e a promesse non mantenute. Il difensore avrebbe deciso di non portare avanti l’operazione, facendo saltare un trasferimento che sembrava ormai scontato.

La versione del Messaggero

Ulteriori dettagli arrivano dall’edizione odierna de Il Messaggero, che individua nello stesso Romagnoli l’artefice principale della rottura. Secondo il quotidiano, il centrale non avrebbe accettato di rinunciare alle mensilità di novembre, dicembre e gennaio, per un totale di circa 600 mila euro, come richiesto dal presidente Claudio Lotito.

Una richiesta che avrebbe irrigidito il giocatore e portato alla decisione definitiva di non procedere con il trasferimento.

La reazione di Lotito

Sempre secondo Il Messaggero, la mancata chiusura dell’operazione avrebbe provocato una forte reazione del presidente biancoceleste, che avrebbe manifestato il proprio disappunto anche con toni accesi a Formello. Lotito starebbe ora valutando la possibilità di prendere provvedimenti nei confronti del giocatore, arrivando persino a considerare l’ipotesi di un fuori rosa.

Uno scenario estremo, che aprirebbe un caso tecnico e mediatico di grande portata, soprattutto considerando il momento delicato della stagione e la carenza numerica nel reparto difensivo.

Sarri frena lo strappo

In questo contesto si inserisce la posizione di Maurizio Sarri, che secondo La Repubblica avrebbe espresso una volontà opposta rispetto a quella del presidente. L’allenatore considera Romagnoli un elemento chiave dell’equilibrio difensivo e avrebbe chiesto di mantenerlo all’interno del gruppo.

Sarri preferirebbe ricucire il rapporto piuttosto che perdere un titolare in una fase in cui la squadra è già alle prese con infortuni, cambiamenti di mercato e un clima ambientale complesso. L’obiettivo del tecnico sarebbe quello di riportare il difensore nelle condizioni di lavorare serenamente, evitando una frattura definitiva.

Fabiani predica calma

In mezzo alle tensioni, il direttore sportivo Angelo Fabiani starebbe cercando di abbassare i toni. Secondo Il Messaggero, Fabiani invita alla calma e prova a evitare che la situazione degeneri ulteriormente, consapevole delle conseguenze che uno scontro aperto potrebbe avere sul rendimento della squadra.

Un caso che va oltre il mercato

Il caso Romagnoli non è più soltanto una questione di mercato. È diventato uno scontro di visioni, di gestione e di rapporti interni. Da una parte la linea dura della società, dall’altra la necessità tecnica evidenziata da Sarri.

La speranza dell’allenatore è che la frattura possa rientrare rapidamente, permettendo al difensore di tornare pienamente a disposizione e alla Lazio di concentrarsi esclusivamente sul campo. Ma le prossime ore saranno decisive: o si trova una mediazione, o il rischio di uno strappo definitivo diventa concreto.



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Lazio, Vecino al Celta Vigo: spazio a centrocampo, caccia alla mezzala

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Matias Vecino esulta dopo il gol segnato contro l'Udinese, con i compagni che lo abbracciano.
“Matías Vecino torna ad allenarsi con la Lazio dopo 60 giorni di stop.”

Parallelamente al caos legato alla situazione di Alessio Romagnoli, in casa Lazio si chiude un’altra operazione di mercato, questa volta in uscita. Matías Vecino è infatti pronto a lasciare la Capitale per trasferirsi al Celta Vigo.

Una cessione che libera uno spazio importante nella rosa e che rende ancora più urgente un intervento in entrata a centrocampo, reparto che già da settimane rappresenta una delle principali criticità per la squadra di Maurizio Sarri.

Vecino saluta: addio esperienza, spazio da colmare

L’uscita di Vecino non è solo numerica. Il centrocampista uruguaiano, al netto di un rendimento altalenante, rappresentava una delle poche figure di esperienza nel reparto, spesso utilizzato anche fuori ruolo per necessità.

La sua partenza contribuisce a chiarire il quadro: la Lazio deve prendere una mezzala. Non è più una possibilità, ma una necessità strutturale, soprattutto considerando le difficoltà fisiche di alcuni elementi e le soluzioni di emergenza viste nelle ultime settimane.

Come sottolinea La Repubblica, il club biancoceleste è al lavoro nelle ultime ore di mercato per trovare il profilo giusto, cercando di evitare errori che potrebbero pesare sul finale di stagione.

Sarri aspetta risposte dal mercato

Sarri è stato chiaro più volte: senza un centrocampista in più, la rosa resta incompleta. La cessione di Vecino rende ancora più evidente il problema e costringe la dirigenza a un’accelerazione.

Il tempo, però, è il vero nemico. Le piste restano vive, ma le ore scorrono e ogni trattativa richiede incastri economici e tecnici complessi. La sensazione è che la Lazio voglia chiudere, ma senza stravolgere i propri equilibri finanziari.

Dahl e Dzodic: i profili seguiti

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, i nomi principali restano quelli di Jens Højer-Dahl e Dzodic.

Due profili diversi, ma entrambi giovani e già abituati a giocare con continuità.

  • Dahl viene apprezzato per il dinamismo, la capacità di inserimento e la disponibilità al lavoro su entrambe le fasi. Un giocatore che potrebbe adattarsi con maggiore facilità ai meccanismi di Sarri, garantendo corsa e presenza.
  • Dzodic, invece, offre maggiore struttura fisica e una spiccata capacità di interdizione. Un profilo più muscolare, utile per dare equilibrio e protezione alla difesa, soprattutto in un centrocampo che spesso ha sofferto in fase di non possesso.

Scelte condizionate dal bilancio

La decisione finale dipenderà inevitabilmente dalle condizioni delle trattative e dai margini economici disponibili. La Lazio vuole chiudere, ma senza operazioni avventate o fuori parametro, coerentemente con una linea di sostenibilità che il club rivendica da tempo.

Il rischio, però, è quello di arrivare troppo tardi o di dover ripiegare su soluzioni non pienamente convincenti. E in un momento già complesso, sbagliare l’ultimo tassello potrebbe pesare più del previsto.

Ultime ore decisive

Le prossime ore saranno decisive. Con Vecino ormai al Celta Vigo, il centrocampo biancoceleste è chiamato a un’aggiunta obbligata. La chiusura delle trattative dirà se la società riuscirà a consegnare a Sarri una rosa finalmente completa per affrontare il finale di stagione con maggiore equilibrio.

Il tempo stringe. Ora servono scelte rapide, ma soprattutto giuste.



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Lazio, sogno Frattesi: offerta ufficiale all’Inter, ma c’è l’ostacolo Premier

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Davide Frattesi esultanza Inter calciomercato Lazio 2026

Il mercato della Lazio non finisce mai. Con la clessidra che corre, il club biancoceleste ha rotto gli indugi per quello che sarebbe il vero botto di gennaio: Davide Frattesi. Il centrocampista azzurro sta trovando pochissimo spazio all’Inter sotto la gestione Chivu e ha espresso chiaramente la volontà di andare a giocare.

I dettagli dell’offerta

La Lazio ha messo sul piatto una proposta importante per convincere i nerazzurri:

  • Formula: Prestito oneroso con obbligo di riscatto.
  • Cifra: Circa 25 milioni di euro.

Tuttavia, la strada è in salita. Sull’ex Sassuolo è fortissimo l’interesse del Nottingham Forest. Gli inglesi avrebbero una disponibilità economica superiore e l’Inter, in questo momento, sembrerebbe preferire la soluzione Premier League per massimizzare l’incasso. La parola finale spetterà al giocatore, che dovrà decidere se restare in Italia o tentare l’avventura all’estero.

Le alternative: Hjerto-Dahl e Dzodic

Se l’affare Frattesi non dovesse andare in porto, la Lazio ha già pronti i “piani B” per non lasciare Sarri scoperto a centrocampo. Secondo Il Messaggero, restano vive due piste giovani:

ObiettivoClubStato Trattativa
Hjerto-DahlTromsoSondaggi in corso (classe 2005)
DzodicAlmeriaPrima offerta rifiutata, atteso rilancio

Il tempo stringe e la Lazio deve accelerare. Con il caso Zaccagni che pesa sulle scelte tecniche, un innesto di qualità a centrocampo diventerebbe vitale per la rincorsa Champions.


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Caso Romagnoli, ore contate: la deadline fissata alle 19:00

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Angelo Fabiani colloquio serio Formello Alessio Romagnoli

La rottura tra Alessio Romagnoli e la Lazio è ormai insanabile. Nonostante il comunicato ufficiale della società che pochi giorni fa lo aveva dichiarato incedibile, il giocatore ha forzato la mano: niente allenamenti a Formello e tribuna forzata contro il Genoa. La sua mente è già a Doha, sponda Al-Sadd, dove lo attende Roberto Mancini.

Corsa contro il tempo

Come riportato dal Corriere dello Sport, l’operazione ha una scadenza brevissima. Il calciomercato in Qatar chiude ufficialmente oggi, sabato 31 gennaio, alle ore 19:00.

  • Il rischio: Se i contratti non verranno depositati entro le prossime ore, la trattativa sfumerà definitivamente.
  • La posizione della Lazio: Dopo aver bloccato la cessione per giorni, il club biancoceleste sembra ora disposto a cedere davanti alla fermezza del difensore, ma il margine di manovra è ridottissimo.
  • Il sostituto: La società ha già cautelato il reparto con l’arrivo di Diogo Leite, segno che la partenza dell’ex capitano milanista è ormai considerata inevitabile.

Un addio amaro

L’epilogo della storia tra Romagnoli e la sua squadra del cuore rischia di essere dei più tristi. Il “sogno” di tornare a casa si sta trasformando in un addio silenzioso, lontano dal campo e in aperto conflitto con la dirigenza. Se entro le 19:00 non arriverà il “white smoke”, la Lazio si ritroverà in rosa un giocatore separato in casa fino al termine della stagione.


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Infortunio Zaccagni, shock Lazio: si teme una lesione di secondo grado

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Mattia Zaccagni infortunato in panchina durante Lazio-Genoa 2026

La vittoria al cardiopalma contro il Genoa firmata Cataldi lascia in dote a Maurizio Sarri una notizia pesantissima. Mattia Zaccagni, fermatosi durante la rifinitura pre-gara, rischia un lungo stop. Se inizialmente si parlava di un semplice affaticamento, le ultime indiscrezioni dipingono un quadro molto più preoccupante.

L’entità dell’infortunio

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, per il capitano biancoceleste si teme una lesione muscolare di secondo grado a carico del muscolo obliquo dell’addome. La società, nel comunicato diramato prima del match, aveva confermato il problema all’obliquo, ma solo gli esami strumentali delle prossime ore chiariranno se il sospetto della lesione verrà confermato.

Tempi di recupero: quante partite salta?

Se la lesione di secondo grado dovesse essere confermata, i tempi di recupero per Zaccagni si allungherebbero sensibilmente:

  • Stop stimato: tra le 3 e le 5 settimane.
  • Rientro previsto: fine febbraio o inizio marzo.

Si tratta di un colpo durissimo per la Lazio, che deve già fare i conti con la rottura interna legata al caso Romagnoli e un clima di contestazione che non accenna a placarsi. Sarri dovrà ora capire come gestire l’attacco, sperando che l’esperimento Maldini titolare possa diventare una soluzione stabile.


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Basic: “Siamo uniti. Rinnovo? Ho accettato, poi nulla”

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Un grande lucchetto con lo stemma della Lazio a simboleggiare il mercato bloccato, con il numero 7 a indicare le cessioni necessarie per sbloccarlo.

Dopo le parole di Maurizio Sarri, anche Toma Basic ha preso la parola in conferenza stampa al termine di Lazio-Genoa, analizzando il momento delicato vissuto dalla squadra biancoceleste e offrendo uno spaccato significativo sul clima interno allo spogliatoio.

Il centrocampista croato, spesso finito al centro del dibattito negli ultimi mesi, ha risposto con toni pacati e sinceri alle domande dei cronisti presenti nella sala stampa dell’Olimpico.

“Non mi sento un punto di riferimento”

Alla domanda su un suo presunto ruolo di riferimento per i nuovi arrivati, Basic ha risposto con grande onestà:

“Mi viene difficile rispondere a questa domanda, perché non vedo che mi cercano in questo modo”.

Una risposta che fotografa bene il suo approccio, lontano da etichette e gerarchie forzate. Basic ha poi allargato il discorso alla situazione generale del gruppo:

“Con noi i ragazzi stanno imparando velocemente. Non era facile per tutti noi”.

Il centrocampista ha ricordato come la continuità sia mancata:

“Abbiamo giocato forse due o tre partite con gli stessi undici. Infortuni, mercato… non voglio utilizzare questo come una scusa, ma è una realtà”.

Parole che confermano quanto il contesto abbia inciso sul rendimento della squadra, senza però cercare alibi.

“Siamo uniti, ed è fondamentale”

Il passaggio più importante riguarda lo spirito del gruppo:

“Siamo uniti, e questo è importante dopo tutto quello che è successo negli ultimi giorni”.

Un messaggio chiaro, che va oltre il singolo risultato. Basic ribadisce la necessità di rimanere concentrati sull’obiettivo sportivo:

“Dobbiamo stare con la testa sul campo, così possiamo portare la Lazio più in alto”.

In un momento in cui l’ambiente è attraversato da tensioni, il croato sottolinea la compattezza dello spogliatoio come elemento chiave per affrontare il prosieguo della stagione.

Lo stadio quasi vuoto

Inevitabile il riferimento all’Olimpico semideserto:

“Non è facile in uno stadio quasi vuoto”.

Basic non drammatizza, ma riconosce l’impatto emotivo della situazione:

“Non parliamo molto di questo, abbiamo avuto già una situazione simile contro il Lecce”.

Poi aggiunge:

“Poteva essere una serata ancora più speciale, però noi dobbiamo concentrarci solo sul campo”.

Una linea condivisa con quella espressa poco prima da Sarri: rispetto per la protesta dei tifosi, ma attenzione massima alla prestazione.

Il nodo rinnovo

Infine, una risposta breve ma significativa sul tema del rinnovo contrattuale:

“Io ho accettato l’offerta, dopo non è successo nulla. Solo questo posso dire”.

Parole che aprono più interrogativi di quanti ne chiudano. Basic conferma di aver dato la propria disponibilità, lasciando intendere che la situazione sia ora nelle mani della società. Un altro dossier aperto in un periodo già complesso per la gestione delle dinamiche interne.

Conclusione

Le parole di Toma Basic restituiscono l’immagine di una squadra che, pur tra difficoltà evidenti, prova a rimanere compatta. Mercato, infortuni, stadio vuoto e situazioni contrattuali non risolte fanno da sfondo, ma il messaggio del centrocampista è chiaro: l’unica via d’uscita passa dal campo.

In un momento di transizione e tensione, la Lazio si aggrappa all’unità del gruppo. E anche da dichiarazioni apparentemente semplici, emerge quanto il peso della situazione sia avvertito da chi scende in campo.



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Sarri: “Non eravamo sereni, ma questa squadra ha un grande cuore”

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Maurizio Sarri durante una conferenza stampa della Lazio: il tecnico difende il suo progetto ma i nomi di Insigne e Ilic dividono tifosi e critica.

Dopo la vittoria allo scadere contro il Genoa, Maurizio Sarri si presenta in conferenza stampa con un tono che mescola sollievo, lucidità e consapevolezza del momento complesso che attraversa la Lazio.

Una vittoria pesante, arrivata nel finale, in un Olimpico quasi vuoto e in un clima emotivo tutt’altro che semplice.

“La squadra non era serena, ma ha grande cuore”

Sarri parte dalle sensazioni:

“Esco contento per i ragazzi. È un momento difficile con situazioni non delineate. La squadra non era serena stasera e si è visto all’inizio, eravamo contratti”.

Il tecnico biancoceleste sottolinea come la tensione abbia condizionato la prestazione:

“Nella parte finale del primo tempo e in quella iniziale del secondo siamo saliti di intensità. Una squadra serena avrebbe finito la partita 2-0, noi siamo andati in difficoltà”.

Poi il passaggio più significativo:

“La grande forza è stata la reazione finale. Questa squadra non era serena, ma ha un grande cuore e una grande anima”.

Lo stadio vuoto e il gesto dei tifosi

Impossibile non parlare dell’Olimpico deserto. Sarri lo fa con parole forti:

“Sono abituato a vedere l’Olimpico con la nostra gente, questo stadio trasmette tristezza così”.

Ma ribalta la lettura della protesta:

“Prendiamo questo gesto del nostro popolo come l’ennesimo atto d’amore”.

Una chiave di lettura condivisa anche dal gruppo squadra, come dimostrato dal gesto finale.

Il saluto alla Curva Nord vuota

Alla domanda sul perché i giocatori siano andati verso la Curva Nord deserta, Sarri chiarisce:

“È stata una loro iniziativa. Sarà un gesto incondizionato andare verso il muro laziale”.

Un gesto spontaneo, non imposto:

“Evidentemente anche i ragazzi hanno considerato questo un atto d’amore e sono andati oltre le difficoltà di questa serata”.

Caso Romagnoli: “Gestione della società”

Sul tema più delicato, quello legato ad Alessio Romagnoli, Sarri resta coerente con la linea tenuta nelle ultime settimane:

“Non ho novità, è una gestione della società”.

Una frase breve, ma significativa, che conferma come l’allenatore sia spettatore di una vicenda che non dipende da lui.

Maldini, Ratkov e Taylor: “Sono libri da scrivere”

Sarri entra poi nel dettaglio tecnico dei nuovi acquisti.

Su Daniel Maldini:

“Prima di pensare a qualcosa di diverso ho necessità di vederlo da centravanti. Ha grandi qualità fisiche e buone qualità tecniche, è molto bravo a giocare con la squadra”.

Ma indica chiaramente cosa deve migliorare:

“Deve diventare più bravo ad attaccare l’area, adesso ancora si ferma. Se impara cose banali può fare anche il centravanti”.

Su Petar Ratkov:

“È un altro tipo di attaccante, di profondità d’area. Viene da un campionato diverso, parla un’altra lingua. È un libro da scrivere”.

E infine su Taylor:

“Come Ratkov, viene da un campionato con una sosta invernale diversa. Hanno margini di crescita soprattutto dal punto di vista della condizione fisica”.

Gli obiettivi non cambiano

Guardando avanti, Sarri non si nasconde ma ribadisce il quadro generale:

“L’obiettivo era chiaro da luglio. Abbiamo sempre parlato di un anno di ricostruzione”.

Le prossime sfide contro Juventus, Bologna in Coppa Italia e Atalanta saranno test durissimi, ma non cambiano la rotta:

“Prendiamo punti stasera e andiamo a battagliare. Gli obiettivi non cambiano”.

Conclusione

La vittoria contro il Genoa non cancella i problemi, ma restituisce un messaggio chiaro: questa Lazio è fragile emotivamente, ma non vuota.
Ha sofferto, ha reagito, ha vinto. E in una serata surreale, con lo stadio vuoto, ha trovato comunque il modo di sentirsi squadra.

Il resto, come spesso accade, passerà dal tempo. E dal campo.



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Sarri tra campo e mercato: “Maldini deve crescere, Cataldi sottovalutato. Su Romagnoli decide la società”

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Maurizio Sarri conferenza stampa Formello vigilia Juventus Lazio

Maurizio Sarri torna a parlare e lo fa, come spesso accade, con parole che vanno lette con attenzione. L’allenatore della Lazio si è soffermato su singoli, aspetti tattici e inevitabilmente anche sul mercato, ribadendo ancora una volta la netta separazione tra il lavoro sul campo e le decisioni societarie.

Maldini e Ratkov: due attaccanti diversi

Sarri ha analizzato le caratteristiche di Daniel Maldini e Petar Ratkov, sottolineando come i due abbiano profili offensivi profondamente differenti:

“Maldini e Ratkov sono due attaccanti con caratteristiche diverse. Da Maldini mi aspetto un’evoluzione nell’attaccare lo spazio dopo aver scaricato palla”.

Un passaggio tecnico molto chiaro. Sarri individua nel movimento senza palla il vero margine di crescita di Maldini, chiamato a diventare più continuo e incisivo dopo la giocata iniziale. Diverso il discorso per Ratkov:

“Per Ratkov questo è più semplice, ma deve comunque adattarsi a un campionato diverso”.

L’ex Salisburgo ha caratteristiche più naturali nell’attacco della profondità, ma dovrà fare i conti con ritmi, fisicità e letture tattiche completamente differenti rispetto al contesto di provenienza.

Cataldi, un valore spesso sottovalutato

Non poteva mancare un passaggio su Danilo Cataldi, giocatore che Sarri continua a difendere e valorizzare:

“Cataldi secondo me è un giocatore sottovalutato”.

L’allenatore ha poi chiarito anche la gestione dei rigori:

“Era previsto tirasse il secondo rigore. Il primo rigorista è Pedro, ma essendo uscito toccava a lui”.

Infine, una riflessione che dice molto sul pensiero di Sarri:

“Se Cataldi avesse avuto una cilindrata in più avrebbe potuto avere una carriera differente”.

Un modo elegante per dire che, a fronte di qualità tecniche e intelligenza tattica, al centrocampista è forse mancato qualcosa dal punto di vista atletico per raggiungere livelli ancora più alti.

Mercato? “Non mi interessa”

Sarri è poi tornato su un tema che lo accompagna ormai da settimane: il mercato. E lo ha fatto con una frase che non lascia spazio a interpretazioni:

“Del mercato non mi interessa”.

Una presa di distanza netta, quasi una dichiarazione di principio. L’allenatore ribadisce il suo ruolo: lavorare sul campo, non sulle trattative.

Il nodo Romagnoli

Inevitabile, però, un riferimento alla situazione di Alessio Romagnoli, uno dei casi più delicati del momento:

“La situazione di Romagnoli è in mano alla società. Ci ho parlato poco fa e neanche lui sa cosa dirmi”.

Parole che raccontano confusione e incertezza. Sarri riconosce l’importanza del difensore:

“Per noi è un giocatore importante”.

Ma subito dopo arriva il passaggio che riporta alla realtà dei fatti:

“Abbiamo fatto una valutazione simile anche su Guendouzi, ma poi la società ha scelto di venderlo”.

Un confronto implicito, ma pesante. Sarri fa capire che il suo parere tecnico non è sempre determinante e che le decisioni finali spettano alla dirigenza.

Un messaggio chiaro

Le parole di Sarri tracciano una linea netta:

  • valutazioni tecniche sì
  • mercato no
  • responsabilità divise in modo preciso

L’allenatore resta concentrato sul campo, sui singoli e sul lavoro quotidiano, ma non nasconde che su alcune scelte strategiche la palla non è nelle sue mani.

E mentre Maldini e Ratkov sono chiamati a crescere e Cataldi continua a essere un riferimento silenzioso, il caso Romagnoli resta sospeso. Con una certezza: la Lazio di oggi vive in equilibrio costante tra esigenze tecniche e decisioni societarie.



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De Rossi tra beffa e ironia: “Sconfitta immeritata, l’Olimpico sembrava Ostia”

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Daniele De Rossi parla in conferenza stampa dopo Lazio Genoa 3-2

Daniele De Rossi mastica amaro. Perdere al centesimo minuto fa male, farlo in un’atmosfera surreale come quella di stasera ancora di più. Ai microfoni di DAZN e in conferenza stampa, il tecnico del Genoa ha analizzato il match con la solita onestà intellettuale, non risparmiando una stoccata al clima di contestazione che ha svuotato lo stadio.

La battuta a Sarri: “C’era più gente all’Ostiamare”

Il momento più curioso è il siparietto pre-gara con Maurizio Sarri. De Rossi ha rivelato il contenuto dello scambio di battute tra i due tecnici:

“Con Sarri ci siamo scambiati due battute prima della partita, gli ho detto: ‘C’era più gente a vedere l’Ostiamare’. Lo stimo tanto, è un allenatore con cui si può parlare di calcio”.

Sulla diserzione dei tifosi laziali, De Rossi ha aggiunto: “Non so se il clima ha influenzato. Magari con lo stadio pieno la palla pesava di più per loro, o forse ci avrebbe dato fastidio a noi. Per me non era un derby, l’ho vissuta normalmente, anche se sarebbe stato divertente trovarlo pieno con qualche coro contro”.

L’analisi del match: “Giocato meglio della Lazio”

Nonostante lo zero in classifica, DDR difende i suoi ragazzi:

  • Prestazione superiore: “Oggi abbiamo giocato alla pari se non meglio della Lazio. Meritavamo almeno un punto, la partita era stata giocata bene”.
  • Il DNA Genoa: “Ho pensato di vincerla sul 2-2 perché ho visto i ragazzi crederci. Questo è il nostro DNA e mi ci trovo bene”.
  • Rapporto col gruppo: “In panchina cerco di essere calmo, onesto e amico dei giocatori. Amo questo ruolo, anche in serate amare come questa”.

In chiusura, un pensiero alla “sua” Roma e al passato: “Rimarrò a vita tifoso di chi sono tifoso, ma oggi difendo il Genoa. Magari un giorno tornerò sulla panchina della Roma o giocherò il derby contro la Sampdoria, vedremo”.


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Sarri tra campo e contestazione: “Il vuoto all’Olimpico è amore”

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Maurizio Sarri durante l'intervista post-partita di Lazio-Parma allo Stadio Olimpico.
Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.

Maurizio Sarri non si nasconde dietro un dito. Nonostante la vittoria al 100′ firmata Cataldi, l’allenatore sa che l’atmosfera attorno alla squadra è pesante. Eppure, legge la diserzione dei tifosi in modo originale:

“Olimpico deserto? Bisogna andare oltre. La Lazio ha un ambiente con un amore infinito, quella di questa sera è una dimostrazione di amore. È una difficoltà a cui dobbiamo andare oltre”.

Il rebus Romagnoli e la sfida Maldini

Le parole più pesanti arrivano però sui singoli, con un riferimento non troppo velato alla rottura con Romagnoli:

  • Caso Romagnoli: “La mia era una valutazione tecnico-tattica, il mercato lo fa la società. Se spero di averlo ancora? Il Romagnoli che conoscevo io, sicuramente sì”. Un’affermazione che lascia intendere come qualcosa si sia rotto nel rapporto uomo-giocatore.
  • Daniel Maldini: “Ha grandi qualità tecniche e fisiche che non riesce a esprimere con continuità. La sfida è proprio questa: fargliele tirare fuori”.
  • Tegola Zaccagni: Sarri ha confermato la gravità del problema fisico del capitano, parlando di una “lesione al traverso addominale” che lo terrà fuori dai giochi per un po’.

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Cuore Lazio all’ultimo respiro: Cataldi stende il Genoa al 100′

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Danilo Cataldi con la maglia della Lazio mentre indica lo scudetto sul petto, simbolo di leadership.

In un Olimpico svuotato dalla protesta, la Lazio ritrova la vittoria al termine di una gara vietata ai deboli di cuore. Senza Zaccagni, fermato da un infortunio muscolare nel riscaldamento, Sarri lancia dal primo minuto Daniel Maldini e il giovane Provstgaard.

Botta e risposta tra i pali e il dischetto

Dopo un primo tempo avaro di emozioni, la gara esplode nella ripresa. Al 52′ un fallo di mano di Martin regala il penalty alla Lazio: Pedro non sbaglia e spiazza Bijlow. Il raddoppio arriva poco dopo grazie a Taylor, al suo primo centro capitolino, servito perfettamente da Isaksen.

Sembrava finita, ma il Genoa di De Rossi non molla. Un braccio largo di Gila regala a Malinovskyi la chance dal dischetto per accorciare, e al 75′ Vitinha gela l’Olimpico ribattendo in rete un palo colpito dallo stesso ucraino.

Il finale infinito: Cataldi come contro il Torino

In pieno recupero, l’episodio decisivo: Cancellieri pennella per Ratkov, il cui colpo di testa viene intercettato dal braccio di Ostigard. Dopo il consulto al VAR, Zufferli indica il dischetto. Al minuto 100, proprio come accadde contro il Torino, Danilo Cataldi si prende la responsabilità e trasforma con una freddezza d’altri tempi. Vince la Lazio, tra il silenzio degli spalti e il ruggito del gruppo di Sarri.


📊 IL TABELLINO

LAZIO-GENOA 3-2 Marcatori: 56′ rig. Pedro (L), 62′ Taylor (L), 68′ rig. Malinovskyi (G), 75′ Vitinha (G), 100′ rig. Cataldi (L).

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Provstgaard, Pellegrini (80′ Tavares); Taylor (80′ Dele-Bashiru), Cataldi, Basic; Isaksen (87′ Noslin), Maldini (73′ Ratkov), Pedro (73′ Cancellieri). All.: Sarri.


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Gila rompe il silenzio: “Società in difficoltà, giochiamo per noi 35”

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Mario Gila e Nuno Tavares, tra i migliori in campo nelle pagelle di Napoli-Lazio 0-2.
Mario Gila durante un match della Lazio: i due giocatori potrebbero essere ceduti a gennaio per garantire liquidità al club.

Mario Gila non usa giri di parole. Intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio e DAZN, il difensore ha fotografato con estrema lucidità il paradosso di una squadra che deve isolarsi mentre fuori infuria la tempesta tra piazza e presidenza.

La solitudine dell’Olimpico

Con la Nord che tiferà da Ponte Milvio, Gila ammette il colpo emotivo:

“Abbiamo tanta voglia di vincere. Volevo dire per i tifosi, ma lo faremo mentre ci guardano da casa. Lo faremo per noi soprattutto, ce lo meritiamo. La società sta vivendo un momento difficile, ma noi siamo 35 nello spogliatoio e diamo tutto”.

Forza e integrazione

Nonostante le difficoltà, il centrale spagnolo difende il lavoro settimanale e i nuovi arrivati, come il neo-titolare Daniel Maldini:

  • Il gruppo prima di tutto: “Siamo coscienti che il gruppo deve rimanere forte e unito. Non è facile pensare solo al campo quando attorno la situazione è complicata”.
  • I nuovi innesti: “Hanno tanta voglia, ma sappiamo che per essere al 100% gli manca ancora un po’. Devono restare pazienti, il nostro compito è aiutarli”.
  • Resilienza: “Le cose non escono sempre come vorremmo, ma lasciamo tutto in campo. Le cose miglioreranno, siamo sicuri che andremo avanti”.

Le parole di Gila suonano come un patto d’acciaio tra i giocatori: se la società barcolla e i tifosi disertano, resta solo il campo a parlare.


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Tegola Zaccagni: infortunio nel riscaldamento, ecco cosa è successo

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La distinta ufficiale di Cagliari-Lazio negli spogliatoi dell'Unipol Domus.

Non c’è pace in casa Lazio. Dopo il terremoto societario e la contestazione fuori dallo stadio, piove sul bagnato anche sul terreno di gioco. Mattia Zaccagni non sarà della partita contro il Genoa a causa di un problema fisico accusato proprio durante la rifinitura pre-match.

Il comunicato ufficiale

La società ha diffuso una nota per chiarire le condizioni dell’esterno biancoceleste, che inizialmente era stato regolarmente inserito nella lista dei convocati:

“Mattia Zaccagni non sarà disponibile per la partita a causa di un problema muscolare accusato nel corso della rifinitura, a carico del muscolo obliquo dell’addome. Il calciatore siederà comunque in panchina per rimanere vicino alla squadra”.

Cosa cambia per Sarri

L’assenza del numero 10 obbliga Sarri a ridisegnare completamente l’attacco. Con Zaccagni out, spazio al tridente d’emergenza con Pedro, Isaksen e Daniel Maldini, con quest’ultimo chiamato a una prova di fuoco in un Olimpico spettrale. Nonostante l’infortunio, Zaccagni ha scelto di stare vicino ai compagni, ma l’entità del danno muscolare verrà valutata meglio nelle prossime ore.


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“Abbiamo firmato anche noi”: la beffa social della Lazio che insulta 30.000 tifosi

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Schermata video social Lazio che deride la petizione dei tifosi 2026

Non c’è limite alla tracotanza. In un clima di rottura totale, con una piazza che chiede a gran voce un cambio di rotta, la risposta della S.S. Lazio arriva tramite i propri canali ufficiali con un video che sa di umiliazione. Invece di ascoltare il malcontento di oltre 30.000 persone, la società ha scelto di deriderle pubblicamente. QUI IL VIDEO

Il video della vergogna: “Tutorial” per delegittimare

Il contenuto pubblicato è un chiaro tentativo di sminuire la raccolta firme dei tifosi. Con un sarcasmo fuori luogo (“abbiamo firmato anche noi”), la società ha mostrato quanto sia facile creare account multipli per “gonfiare” i numeri, mettendo in dubbio la buona fede di chi ha sottoscritto la petizione per amore dei colori.

  • Senza dignità: Invece di interrogarsi sul perché 30.000 laziali siano arrivati a tanto, la dirigenza preferisce fare i “bulletti” sul web.
  • Gestione da Lega Pro: Una società quotata in Borsa che si comporta come un club di dilettanti, usando i propri media per attaccare i propri clienti/tifosi, è un caso unico e grottesco nel panorama europeo.

Nessun mea culpa, solo fango

Non un cenno ai mancati investimenti, non una parola sulle bugie dette su Sarri o sulla fuga dei campioni. Solo il tentativo di far passare una protesta legittima come un gioco di ragazzini annoiati. Il danno d’immagine arrecato alla Lazio è, ancora una volta, incalcolabile. Se questa è la “realtà” solida che ci è stata promessa, la sensazione è che si tratti solo di una triste messinscena per nascondere il fallimento di un’era.


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Formazioni ufficiali Lazio-Genoa: rivoluzione Sarri, Zaccagni fuori

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Maurizio Sarri intervistato ai microfoni di DAZN nel post-partita di Napoli-Lazio.
Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.

A pochi minuti dal fischio d’inizio, le scelte di Maurizio Sarri confermano la volontà di scuotere l’ambiente dopo il pareggio di Lecce e le tensioni societarie. La sorpresa più grande è in attacco: Zaccagni parte dalla panchina, lasciando spazio al tridente composto da Isaksen, Pedro e Daniel Maldini nel ruolo di “falso nueve”.

In difesa, come ampiamente previsto, esordio dal primo minuto per il giovane Provstgaard accanto a Gila, data l’assenza di Romagnoli ormai prossimo al Qatar. Il Genoa di De Rossi risponde con un solido schieramento che vede Bijlow tra i pali e la coppia d’attacco Vitinha-Colombo.

I ventidue in campo

PosizioneLAZIO (4-3-3)GENOA (3-5-2)
PortiereProvedelBijlow
DifesaMarusic, Gila, Provstgaard, PellegriniMarcandalli, Østigård, Vasquez
CentrocampoBasic, Cataldi, TaylorNorton-Cuffy, Malinovskyi, Frendrup, Ellertsson, Martin
AttaccoIsaksen, Maldini, PedroColombo, Vitinha

A disp. Lazio: Motta, Furlanetto, Hysaj, Nuno Tavares, Rovella, Vecino, Belahyane, Dele-Bashiru, Cancellieri, Noslin, Ratkov, Zaccagni. All.: Sarri.


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Calciomercato Lazio, rivoluzione in difesa: Romagnoli ai saluti, ecco Diogo Leite

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Diogo Leite nuovo difensore della Lazio in azione con l'Union Berlino

La rottura definitiva con Alessio Romagnoli ha costretto la Lazio ad accelerare sul fronte entrate. Il centrale biancoceleste è pronto a volare in Qatar dopo che la società ha sbloccato l’operazione in uscita. Al suo posto, il prescelto è Diogo Leite: l’operazione con l’Union Berlino è ai dettagli finali.

Cifre e dettagli dell’affare

Il club biancoceleste verserà nelle casse dei tedeschi circa 2,5 milioni di euro. Una cifra estremamente contenuta per un difensore del suo valore, resa possibile dalla scadenza del contratto del portoghese fissata per giugno 2026. La Lazio è stata rapida a bruciare la concorrenza della Fiorentina e di altri club europei che si erano mossi nelle ultime settimane.

Identikit: un “regista” arretrato

Classe 1999, Diogo Leite non è solo un colosso di 190 cm. Ecco perché Sarri ha dato il via libera:

  • Piedi buoni: È al quarto posto in Europa tra i difensori per numero di passaggi lunghi completati ogni 90 minuti (dietro solo a mostri sacri come Schlotterbeck e Marcos Senesi).
  • Fisicità e posizionamento: Molto abile nei duelli aerei e nell’anticipo, profilo ideale per il gioco verticale della Lazio.
  • Esperienza: In questa stagione ha collezionato 15 presenze in Bundesliga con l’Union Berlino, dimostrando una maturità ormai consolidata.

L’arrivo di Leite servirà a tamponare l’emergenza numerica e tecnica in un reparto che domani contro il Genoa vedrà l’esordio di Provstgaard titolare.


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Convocati Lazio-Genoa: Sarri perde Romagnoli, debutta Motta

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Futuro Romagnoli Lazio: il difensore centrale impartisce indicazioni ai compagni di reparto durante un match di campionato.

Maurizio Sarri deve fare i conti con una rosa ridotta e tensioni interne che non accennano a placarsi. Per la sfida contro il Grifone, il tecnico perde definitivamente Alessio Romagnoli: dopo il muro della società alla sua cessione, il difensore ha smesso di allenarsi e non figura nell’elenco. Al suo posto, accanto a Gila, ci sarà l’esordio dal primo minuto di Provstgaard.

Tra i pali, salutato Mandas, c’è la prima chiamata per il nuovo secondo portiere Motta. Torna a disposizione anche Rovella, che partirà però dalla panchina.

L’elenco completo dei convocati

  • Portieri: Furlanetto, Motta, Provedel;
  • Difensori: Gila, Hysaj, Lazzari, Marusic, Nuno Tavares, Pellegrini, Provstgaard;
  • Centrocampisti: Basic, Belahyane, Cataldi, Dele-Bashiru, Rovella, Taylor, Vecino;
  • Attaccanti: Cancellieri, Dia, Isaksen, Maldini, Noslin, Pedro, Ratkov, Zaccagni.

Le ultime sulla formazione

In attacco, vige ancora il rebus per il ruolo di centravanti: Dia resta in vantaggio su Maldini e Ratkov, mentre Isaksen sembra aver sorpassato Cancellieri per la fascia destra. A centrocampo, Cataldi riprende le chiavi della regia dopo il pareggio incolore di Lecce.


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Lazio-Genoa, il deserto dell’Olimpico: i numeri di una rottura totale

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Spalti vuoti dello Stadio Olimpico durante la contestazione Lazio Genoa 2026

La sfida della Lazio contro il Grifone di De Rossi non sarà una partita normale. Secondo le rilevazioni del Corriere dello Sport, il dato dei biglietti venduti è impietoso: appena 1.800 tagliandi staccati. Un numero che, unito alla decisione dei quasi 30.000 abbonati di non entrare, fotografa il baratro tra la presidenza e la piazza.

I numeri del “vuoto”

Il gap tra chi potrebbe esserci e chi effettivamente varcherà i cancelli è impressionante:

DatoNumero
Abbonati 2025/2629.918
Biglietti venduti~1.800
Previsione presenzeMinimo storico

Lazio Ponte Milvio diventa la “Curva Nord”

Mentre lo stadio resterà in silenzio, il cuore del tifo batterà a un chilometro di distanza. L’appuntamento per il popolo laziale è a Ponte Milvio. “Resteremo lì, faremo una manifestazione statica con bandiere e sciarpe”, è l’appello dei gruppi organizzati. Anche le istituzioni locali si sono mobilitate per gestire l’afflusso di migliaia di persone che hanno scelto di tifare la maglia, ma di ignorare la società.

Questa decisione arriva dopo i toni durissimi usati dal club negli ultimi comunicati, che hanno solo alimentato la rabbia di chi ha già sottoscritto la petizione per chiedere la cessione della società.

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Lazio, l’ennesimo schiaffo di Lotito: pinguini e bugie

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tifosi della Lazio in contestazione con striscioni contro la presidenza Lotito

Caro Lotito, non bastava il mercato immobile, non bastava il caso Romagnoli o una squadra che sembra svuotata. Ora arriva anche la presa in giro social. L’ultimo video circolato su Facebook è l’ennesima dimostrazione di una società che non solo non ascolta il tifoso, ma lo deride. Quei “pinguini” mostrati come se lo stadio fosse deserto sono un attacco diretto a chi, con coerenza, porta avanti una contestazione civile e sacrosanta.

Una gestione da dilettanti

Siamo stanchi di vedere la S.S. Lazio, una società storica e gloriosa, gestita con la mentalità di una squadra di provincia o, peggio, di Lega Pro. Lotito parla spesso di una “Lazio quotata in borsa” per pararsi dietro bilanci e regole finanziarie, ma dove finisce la tutela del brand quando lui stesso, con le sue dichiarazioni e telefonate rubate, arreca un danno d’immagine incalcolabile?

  • Le bugie su Sarri: Abbiamo ascoltato telefonate in cui il Presidente insulta i tifosi e riporta falsità sul tecnico, cercando di scaricare colpe altrui.
  • Il disprezzo per la piazza: Trattare una fede per puro scopo di lucro, ignorando il sentimento di oltre 25.000 firmatari della petizione, è il punto di non ritorno.

La Lazio è dei laziali non di Lotito

La verità è che il “gestore” ha dimenticato che la Lazio non è casa sua, ma casa nostra. Se criticare significa rischiare denunce, noi rispondiamo con la libertà di parola. Non siamo giornalisti asserviti, siamo laziali con la L maiuscola. Non riporteremo più i comunicati di una società che non ci rispetta, salvo quelli strettamente legati al calciomercato. Il tempo dei pinguini e delle scuse è finito.



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Lazio-Genoa, probabili formazioni: Provstgaard titolare, rebus attacco

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Maurizio Sarri pensieroso durante l'intervista post-partita di Lazio-Milan a DAZN.

La Lazio torna all’Olimpico in un clima infuocato. Dopo il pari di Lecce e la petizione dei tifosi contro la società, Maurizio Sarri deve gestire una vera emergenza interna. Il caso del giorno riguarda Alessio Romagnoli: il difensore ha interrotto gli allenamenti dopo il blocco della sua cessione e non sarà della partita.

Le scelte di Sarri: esordio per Provstgaard

Senza Romagnoli e con Mandas ormai ceduto (Motta sarà il nuovo dodicesimo), la difesa è obbligata: coppia centrale formata da Gila e Provstgaard. Sulle fasce, come anticipato da Luca Pellegrini nel match program, resta vivo il ballottaggio tra l’ex Juve e Lazzari, con Marusic confermato.

In attacco, l’unica certezza è Zaccagni. Per il ruolo di centravanti è volata a tre tra Dia, Maldini e Ratkov, mentre a destra Cancellieri è in vantaggio su Isaksen.

Le probabili formazioni in campo

PosizioneLAZIO (4-3-3)GENOA (3-5-2)
PortiereProvedelLeali
DifesaMarusic, Gila, Provstgaard, PellegriniMarcandalli, Otoa, Vasquez
CentrocampoTaylor, Cataldi, BasicNorton-Cuffy, Malinovskyi, Frendrup
AttaccoCancellieri, Dia, ZaccagniVitinha, Colombo

A disp. Lazio: Motta, Furlanetto, Lazzari, Hysaj, N. Tavares, Rovella, Vecino, Belahyane, Dele-Bashiru, Isaksen, Pedro, Noslin, Ratkov, Maldini.

Dove vedere Lazio-Genoa

Il match della 23ª giornata di Serie A Enilive sarà trasmesso in diretta su DAZN e Sky Sport. Il fischio d’inizio è previsto per le ore 15:00 allo Stadio Olimpico di Roma.



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Pellegrini tra campo e cuore: “Difficile staccare, è un chiodo fisso”

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azio-Genoa, Pellegrini: "Da tifoso è un chiodo fisso"

In un momento in cui la comunicazione tra club e piazza è ridotta ai minimi termini, le parole di Luca Pellegrini suonano come un ponte necessario. Non sono dichiarazioni di circostanza, ma lo sfogo di chi vive la crisi due volte: come professionista e come sostenitore.

Mentre il clima attorno alla società resta tesissimo e la petizione dei tifosi
continua a raccogliere migliaia di adesioni, il campo chiama. Nel match program ufficiale di Lazio-Genoa, è Luca Pellegrini a metterci la faccia. Il terzino, noto per la sua fede laziale fin da bambino, descrive perfettamente il cortocircuito emotivo che sta vivendo chi, come lui, scende in campo con l’aquila sul petto e il cuore in tribuna.

Il peso della maglia nei momenti bui

Pellegrini non si nasconde. Alla domanda su cosa significhi vivere questo presente da “tifoso-calciatore”, la risposta è carica di onestà:

“La cosa più complicata è separare l’emotività dalla situazione attuale. Non è un momento facile: da una parte essere tifoso è un’arma in più, dall’altra ti impedisce di staccare mentalmente anche a casa. Diventa il tuo chiodo fisso.”

Reazione e nuovi innesti

Nonostante le nubi che avvolgono Formello e la contestazione della Curva Nord, Pellegrini assicura che lo spogliatoio è compatto:

  • Voglia di rivalsa: Il gruppo sta reagendo unendosi ulteriormente per tentare di raddrizzare il finale di stagione dopo il pareggio incolore di Lecce.
  • Capitolo nuovi acquisti: Il terzino promuove l’inserimento dei nuovi arrivati, definendoli “carichi e pronti a dimostrare le loro qualità”.

🏟️ Il bivio di Lazio-Genoa

Mentre la squadra cerca punti fondamentali per non perdere definitivamente il treno europeo, l’ambiente resta sospeso tra il supporto ai colori e la rottura con la dirigenza. Pellegrini resta fiducioso, ma è consapevole che la “fede” in questo momento pesa più di qualsiasi schema tattico.


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Il caso Romagnoli e le contraddizioni della Lazio: quando il problema non è Sarri

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In casa Lazio c’è qualcosa che non torna. Anzi, c’è molto che non torna.
E uno dei casi più emblematici è senza dubbio quello legato ad Alessio Romagnoli, una vicenda che va ben oltre il semplice calciomercato e tocca temi delicati come promesse non mantenute, rapporti di forza e gestione del potere.

Un amore nato con sacrificio

Romagnoli arriva alla Lazio facendo una scelta forte: si decurta lo stipendio pur di vestire la maglia della squadra del cuore. Una trattativa lunga, complessa, ma che si chiude con entusiasmo da entrambe le parti. Nel contratto viene inserita una clausola chiara: in caso di qualificazione in UEFA Champions League, la Lazio avrebbe riconosciuto al giocatore un bonus e un adeguamento dell’ingaggio.

La stagione con Maurizio Sarri si conclude con un risultato storico: secondo posto. Obiettivo centrato. Ma quella promessa, secondo Romagnoli, non viene mantenuta. Da lì iniziano i malumori, non solo personali, ma anche all’interno dello spogliatoio.

Il rinnovo che non arriva

Negli anni successivi, la Lazio prova più volte a rinnovare il contratto di Romagnoli. Il difensore non chiede nulla di nuovo: chiede semplicemente l’adeguamento promesso in precedenza. Da qui lo stallo. Nessuna rottura plateale, ma una frattura mai sanata.

A gennaio entra in scena Roberto Mancini, oggi in Arabia Saudita. I contatti sono reali, l’offerta è concreta, l’accordo con il calciatore praticamente definito. Anche la Lazio si avvicina all’intesa. Romagnoli gioca consapevole che quella potrebbe essere la sua ultima partita in biancoceleste.

Sarri lo dice chiaramente: la perdita di Romagnoli sarebbe gravissima.

Il dietrofront improvviso

Il giorno dopo, però, arriva il colpo di scena. Claudio Lotito blocca tutto con un comunicato ufficiale: Romagnoli non si muove. Decisione unilaterale, che sorprende tutti, giocatore compreso. Da quel momento il clima si incrina definitivamente.

La giustificazione ufficiale è che Romagnoli è troppo importante per Sarri. Ma qui nasce la grande contraddizione.

Due pesi e due misure

Perché quando si è trattato di cedere Matteo Guendouzi, pilastro tecnico indicato dallo stesso Sarri come punto di ripartenza, l’allenatore non è stato ascoltato?
Perché Valentín Castellanos è stato venduto nonostante l’opposizione tecnica?
E perché in quei casi la volontà del calciatore è stata rispettata, mentre nel caso Romagnoli no, nonostante anche lui voglia andare via?

La risposta “Sarri non vuole” non regge. Perché Sarri, sul mercato, ha dimostrato di contare pochissimo.

Una questione personale?

Il sospetto – sempre più diffuso – è che questa non sia una scelta tecnica, ma una questione personale. Romagnoli ha criticato apertamente la gestione, ha parlato di promesse non mantenute. E allora la sensazione è che il blocco alla cessione sia una sorta di ripicca:
“Non hai accettato il rinnovo alle nostre condizioni? Allora non vai dove vuoi”.

Il club di Mancini aspetterà fino a venerdì. Poi cambierà obiettivo. E con ogni probabilità questa estate Romagnoli non avrà più quell’offerta. Resterà alla Lazio fino a scadenza, controvoglia.

Chi ci rimette davvero?

Qui il punto è centrale: chi ci rimette è la Lazio.
Romagnoli non è sereno. Ha già saltato parte degli allenamenti ed è addirittura in dubbio per la sfida contro il Genoa. Senza di lui, la Lazio sarebbe costretta a schierare una difesa d’emergenza, con Mario Gila e Oliver Provstgaard, in un momento già delicatissimo.

E c’è un altro rischio:

  • se Romagnoli resta ma finisce fuori rosa, è un danno enorme
  • se resta ma gioca svuotato mentalmente, è un altro danno
  • se resta motivato come a Lecce, allora sì, ha senso tenerlo

Ma oggi nulla garantisce quest’ultima opzione.

Conclusione

Il caso Romagnoli non è solo una questione di mercato. È il simbolo di una gestione contraddittoria, dove le regole cambiano a seconda dei casi, dove l’allenatore conta solo quando fa comodo e dove le promesse sembrano valere a intermittenza.

E alla fine, come spesso accade, a pagare è la Lazio, non chi decide.



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Restyling Dall’Ara fermo: Fenucci “Situazione statica”

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Il restyling del Dall’Ara si ferma: i costi lievitano fino a 230 milioni. Fenucci frena: “Situazione statica, servono partner”.

Arrivano aggiornamenti poco incoraggianti sul futuro dello Stadio Renato Dall’Ara. Il progetto di restyling dell’impianto cittadino è al momento fermo, e a chiarire lo stato dell’arte è stato l’amministratore delegato del Bologna, Claudio Fenucci, intervenuto a margine della cerimonia di commemorazione di Árpád Weisz nel Giorno della Memoria.

Le parole dell’AD rossoblù non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche:

«Sul restyling del Dall’Ara siamo fermi. Il termine con cui definire la situazione è statica. I costi sono lievitati da 150 a 230 milioni dopo il Covid: è un gap finanziario che il Bologna da solo non può colmare».


Costi lievitati e nodo finanziario

Il tema centrale resta quello economico. L’aumento dei costi, passato da 150 a 230 milioni di euro, ha di fatto congelato il progetto. Una cifra che il club rossoblù non è in grado di sostenere autonomamente, senza l’intervento di altri soggetti.

«Se gli operatori della città vorranno partecipare, visto il ruolo del Bologna nell’economia cittadina, noi ci siamo e siamo pronti. Ma al momento la situazione si è fermata», ha aggiunto Fenucci.

Una presa di posizione che evidenzia come il futuro del Dall’Ara dipenda ora da un possibile coinvolgimento di investitori locali o da un modello di collaborazione pubblico-privato, senza il quale il restyling rischia di restare solo sulla carta.


Il momento della squadra: fiducia in Italiano

In attesa di sviluppi sul fronte stadio, il Bologna deve fare i conti anche con una fase delicata sul piano sportivo. La squadra guidata da Vincenzo Italiano è reduce da un periodo complicato, con un rallentamento in campionato che ha fatto parlare di un allontanamento dalla zona Europa.

Fenucci, però, invita a non fare processi anticipati:

«Ci dicono che siamo in difficoltà e lontani dalle squadre in corsa per l’Europa, ma i giochi sono ancora aperti e possiamo risalire. Siamo ancora in corsa in Europa League e Coppa Italia».

L’obiettivo della società è chiaro: reagire sul campo per non disperdere l’entusiasmo costruito negli ultimi anni, culminato con la vittoria dell’ultima Coppa Italia.


Europa League, Maccabi e l’episodio Skorupski

Lo sguardo è già rivolto al prossimo impegno europeo contro il Maccabi Tel Aviv, una partita fondamentale per le ambizioni continentali del Bologna.

«Abbiamo qualche residua possibilità di arrivare ottavi e staccare il pass per gli ottavi diretti. In ogni caso dobbiamo posizionarci meglio possibile in vista degli spareggi».

Nel suo intervento, Fenucci è tornato anche sull’episodio dell’espulsione di Łukasz Skorupski, contestata dopo la gara europea:

«Se verrà riconosciuto l’errore di Maresca sull’espulsione, è un episodio circoscrivibile. C’è stato e può capitare. Detto questo, avanti 2-0, avremmo potuto difendere meglio il risultato».


Rosa, mercato e rinnovi

L’AD rossoblù ha poi fatto il punto sulla situazione generale della squadra, ammettendo le difficoltà ma ribadendo la volontà di proseguire sul percorso intrapreso:

«Siamo in un momento difficile: si sono sommati errori dei singoli, infortuni e criticità. Giochiamo un calcio bello ma dispendioso, dobbiamo alzare la soglia dell’attenzione».

Sul mercato, la linea resta chiara:

«Se ci saranno opportunità per migliorare la rosa le coglieremo, altrimenti siamo competitivi anche così».

Capitolo rinnovi: il Bologna è in dialogo con Remo Freuler e Riccardo Orsolini, mentre resta in sospeso la situazione di Jhon Lucumí, che non avrebbe più dato riscontri al club.


Stadio e risultati: due dossier intrecciati

Il quadro che emerge è quello di un Bologna chiamato a gestire due partite fondamentali: quella sportiva, per restare competitivo su più fronti, e quella strutturale, legata al futuro del Dall’Ara. Senza una svolta sul piano economico e progettuale, il restyling dell’impianto rischia di restare bloccato ancora a lungo.

Nel frattempo, la società prova a mantenere equilibrio e fiducia, consapevole che risultati e infrastrutture restano due facce della stessa ambizione: continuare a crescere, dentro e fuori dal campo.




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Stadio Grande Torino, il Comune accelera: ora tocca a Cairo

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Il Comune di Torino accelera sul futuro dello stadio Olimpico Grande Torino. Tre opzioni sul tavolo, ora si attende la decisione di Cairo.

Il futuro dello Stadio Olimpico Grande Torino entra in una fase decisiva. Dopo anni di attese e ipoteche, il Comune di Torino è pronto ad accelerare sul dossier dell’impianto cittadino e ora attende una presa di posizione chiara e definitiva da parte di Urbano Cairo, presidente del Torino e attuale concessionario dello stadio.

Come riportato da Tuttosport, la recente cancellazione delle ipoteche ha reso l’impianto formalmente cedibile. Un passaggio fondamentale che consente all’amministrazione comunale di valutare concretamente il futuro dello stadio e, allo stesso tempo, impone una scelta al patron granata.


Le tre strade sul tavolo

A fare chiarezza sulle opzioni disponibili è stato l’assessore allo Sport Domenico Carretta, rispondendo alle interpellanze in Consiglio comunale:

«La concessione con il Torino scadrà a fine 2026. Attraverso un bando, la Città potrà procedere a una nuova concessione pluriennale, cedere l’impianto in diritto di superficie per 99 anni oppure accogliere una proposta di partenariato pubblico-privato».

Le tre possibilità erano già state delineate dal sindaco Stefano Lo Russo, ma ora i tempi stringono e il Comune intende passare dalle parole ai fatti.


Il fattore tempo e la scadenza federale

Il nodo centrale resta quello delle tempistiche. Come sottolineato dallo stesso Carretta, la decisione dovrà arrivare entro l’estate, anche perché il Torino sarà chiamato a indicare agli enti federali lo stadio per l’iscrizione al campionato fino al 30 giugno 2027. Una semplice proroga dell’attuale affitto fino a dicembre non sarebbe sufficiente.

«Al momento non si registrano manifestazioni ufficiali di interesse o altri atti amministrativi rilevanti», ha spiegato l’assessore, lasciando intendere che il Comune attende una mossa concreta da parte della società granata.


La posizione di Cairo

Sul tema, Urbano Cairo non si esprime pubblicamente dallo scorso settembre, quando dichiarò:

«Ne parlerò con il sindaco in tempi veloci. Mi sto informando per comprare lo stadio. Lo stadio di proprietà è un’opportunità che va perseguita».

Da allora, però, non sono emersi atti ufficiali o proposte formali. Eppure, se il presidente del Torino volesse davvero acquistare lo stadio, potrebbe anticipare i tempi presentando direttamente una proposta di investimento al Comune, ottenendo di fatto una corsia preferenziale nella successiva manifestazione di interesse pubblico.


La perizia e i bandi in arrivo

Nel frattempo, il Comune ha già mosso un passo concreto: l’advisor Praxi ha consegnato alla Giunta comunale la perizia sul valore dello stadio, sia in caso di vendita sia per un eventuale nuovo affitto.

Le cifre restano al momento riservate, una scelta dettata dalla volontà di non alterare le future procedure amministrative. Come spiegato dall’assessore Carretta, la perizia costituirà la base tecnica per la redazione dei bandi, che dovrebbero essere pubblicati a marzo e rimanere aperti per circa quaranta giorni.

Solo in quella fase i dati economici potrebbero diventare pubblici.


L’obiettivo politico: la “Cittadella Granata”

A ribadire la volontà dell’amministrazione è stato lo stesso sindaco Lo Russo, intervenendo a ToRadio:

«Noi perseguiamo l’obiettivo che ci siamo dati nel programma: fare in modo che il Torino abbia la sua casa. L’abbiamo chiamata la Cittadella Granata».

Il primo cittadino ha ricordato come il club granata oggi operi su tre poli principali – stadio, Filadelfia e Robaldo – sottolineando i progressi fatti proprio sul centro sportivo Robaldo, destinato al settore giovanile.

«L’obiettivo è garantire alla società, alla squadra e alla città che il Toro possa avere una sede permanente. Sono in corso interlocuzioni e penso di poter essere ottimista sul rispetto dei tempi».


Una decisione prima delle elezioni

Sul tavolo non c’è solo una questione sportiva, ma anche politica. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è chiudere il dossier prima delle prossime elezioni, previste per l’autunno. Un’accelerazione che spiega la pressione crescente sul Torino e sul suo presidente.

Ora la palla passa davvero a Cairo: manifestare ufficialmente l’interesse, puntare all’acquisto dello stadio o prepararsi a una nuova concessione. Dopo anni di incertezze, il futuro dello stadio Olimpico Grande Torino non può più attendere.



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Lazio, Maldini subito in campo: Sarri lo prova da falso nove

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Formazioni ufficiali Lazio Milan: Daniel Maldini titolare nella sfida dell'Olimpico.

Arrivo e subito in campo. Daniel Maldini non ha perso tempo e ha già svolto il suo primo allenamento con la maglia della S.S. Lazio. Il debutto in biancoceleste è avvenuto ieri pomeriggio a Formello, in una giornata caratterizzata da doppia seduta agli ordini di Maurizio Sarri.

Un segnale chiaro: Maldini è stato subito immerso nel lavoro tattico, senza periodi di ambientamento prolungati. La Lazio ha bisogno di soluzioni offensive e il nuovo arrivato rappresenta un profilo duttile, capace di adattarsi a più ruoli.


🎯 Jolly offensivo, ma con un’indicazione precisa

Daniel Maldini è un jolly offensivo: può agire da trequartista, esterno offensivo su entrambe le fasce o seconda punta. Tuttavia, come riportato da Il Corriere dello Sport, Sarri lo ha già testato in una posizione ben precisa.

Nel corso delle esercitazioni, infatti, Maldini è stato schierato nel tridente offensivo come falso nueve. Una primissima indicazione tattica, da non considerare definitiva, ma comunque significativa. Sarri ha voluto valutarne:

  • la capacità di legare il gioco
  • il movimento tra le linee
  • la qualità nel dialogo con i centrocampisti

Caratteristiche che si sposano con l’idea di attacco posizionale del tecnico toscano.


🔄 Concorrenza e incastri di mercato

Nel ruolo di centravanti “atipico” la concorrenza non manca. Attualmente, la Lazio può contare su Tijjani Noslin, Boulaye Dia e Petar Ratkov.

Proprio Noslin, però, è in uscita. L’indizio è arrivato non solo dal mercato, ma anche dal campo: Dia, ex Atalanta, sta di fatto prendendo il suo posto nelle gerarchie, trascinandolo fuori dal progetto tecnico biancoceleste.

In questo scenario, Maldini potrebbe rappresentare una soluzione alternativa, soprattutto in quelle partite in cui Sarri decidesse di rinunciare a un centravanti classico per aumentare qualità e imprevedibilità tra le linee.


🧠 Un’opzione da costruire

È presto per parlare di gerarchie definitive. Quella di Maldini da falso nove è una prima sperimentazione, utile per capire quanto il giocatore possa adattarsi ai principi di gioco della Lazio.

La sensazione, però, è che Sarri stia già lavorando per plasmare il ragazzo all’interno del suo sistema, sfruttandone tecnica, intelligenza tattica e capacità di occupare gli spazi.

Un’indicazione chiara: Maldini non è arrivato per fare numero.



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