Il giorno dopo Lecce-Lazio è il momento di togliere la pancia dal giudizio e lasciare parlare il campo. E il campo, purtroppo, ha parlato in maniera chiarissima. Quella vista al Via del Mare non è stata una semplice partita storta, ma la fotografia fedele dei limiti strutturali di questa Lazio.
Maurizio Sarri lo ha detto senza giri di parole nel post-partita: “Ci siamo ridimensionati”. Ed è difficile non dargli ragione. Perché si può discutere di moduli, di scelte, di cambi, ma ci sono errori che non hanno nulla a che vedere con l’allenatore.
Se Matteo Cancellieri non vince un dribbling.
Se Fisayo Dele-Bashiru non stoppa un pallone.
Se nel primo tempo la Lazio non tira mai in porta.
È davvero credibile pensare che sia Sarri a dire ai suoi giocatori “non tirate” o “non controllate il pallone”? No. Sarebbe un insulto all’intelligenza calcistica.
Dominati dal Lecce, ed è questo il vero problema
La cosa più grave non è il risultato, ma il contesto. La Lazio è stata dominata dal Lecce. Non dalla Juventus, non dall’Inter, non dal Milan. Dal Lecce. Con tutto il rispetto per il Lecce, che veniva da quattro sconfitte consecutive.
Nel primo tempo è praticamente solo Lecce:
- Provedel costretto a una grande parata
- due occasioni enormi sbagliate
- una traversa
- Lazio mai pericolosa
Questo tipo di prestazione in passato lo avevamo visto contro squadre di livello superiore. Mai contro il Lecce. Ed è questo che deve far scattare l’allarme.
Una rosa indebolita, non ridimensionata
Questa squadra era già mediocre a inizio stagione. Non scarsa, ma nemmeno forte. E lo era senza più leader fondamentali.
Sono andati via:
- Matteo Guendouzi, che Sarri voleva come perno
- Valentín Castellanos, centravanti titolare
Ora rischia di andare via anche Alessio Romagnoli.
La colonna portante di una squadra è sempre la stessa:
portiere – difensore centrale – centrocampista centrale – centravanti.
La Lazio li ha persi tutti, tranne Provedel. E poi ci si chiede perché la squadra non regge.
Il paradosso Basic
Contro il Lecce, Sarri ha giocato:
- primo tempo con Vecino play
- secondo tempo con Toma Basic play
E qui sta il paradosso. Basic è stato fuori rosa per due anni. Non è diventato improvvisamente un fenomeno. È semplicemente il riflesso di un centrocampo povero di qualità, dove chiunque, anche chi era considerato un esubero, diventa titolare.
Questo non è colpa di Sarri. È una conseguenza diretta delle scelte societarie.
Romagnoli salva il risultato
Se ieri stiamo commentando uno 0-0 e non una sconfitta pesante, è solo per merito di Romagnoli e di un paio di interventi di Provedel. Romagnoli ha giocato una partita enorme, nonostante il clima, le voci, l’incertezza sul futuro.
Quando è uscito Mario Gila, entrato Patrik Provstgaard, si è visto il divario. Provstgaard è un ragazzo volenteroso, forte di testa, ma palla a terra va in difficoltà, soprattutto nello stretto. Passare da Romagnoli a lui è un salto enorme. Prepariamoci.
Il problema vero: lo spogliatoio
Qui arriva il punto più delicato. Non l’ambiente esterno, ma l’ambiente interno. Quando:
- ci sono giocatori che vogliono andare via
- altri che litigano con la società
- altri ancora che sanno di essere di troppo
Non ti alleni bene. E il campo lo racconta sempre. La partita di Lecce è stata la conferma.
Conclusione
Non ci stiamo liberando degli esuberi.
Ci stiamo liberando dei titolari.
E questa è la fotografia più preoccupante possibile.
Il problema non è Sarri.
Il problema è una rosa indebolita, una dirigenza distante e una qualità che è affondata.
Se non lo si capisce ora, lo si capirà più avanti. Ma sarà più doloroso.

