A un mese dall’assemblea generale della European Football Clubs (EFC) tenutasi a Roma l’8 e 9 ottobre, iniziano a emergere con chiarezza i temi più delicati affrontati lontano dai comunicati ufficiali.
Se davanti ai microfoni si è parlato quasi esclusivamente della nuova strategia per i diritti TV UEFA dal 2027, dietro le quinte il clima è stato molto più agitato, con confronti serrati tra le principali leghe europee e i club di seconda fascia.
La nuova EFC – erede della storica ECA, ora allargata a oltre 800 club europei – si trova infatti di fronte a un bivio epocale: la crescita dei ricavi UEFA rischia di creare un solco economico ancora più profondo tra chi disputa le coppe e chi resta fuori.
Il nodo diritti TV: UEFA punta a 6 miliardi, ma a chi andranno?
UC3, la joint venture tra UEFA ed EFC, ha ufficializzato il piano media per le coppe europee: obiettivo, portare i ricavi dagli attuali 4,4 miliardi a 6 miliardi annui dal 2027.
Un aumento enorme che attirerà i colossi globali dello streaming, ma che mette in allarme le leghe nazionali.
Il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli e l’amministratore delegato Luigi De Siervo hanno espresso forte preoccupazione:
“L’aumento dei premi UEFA rischia di ampliare lo squilibrio tra big e medio-piccole, creando compressione nei campionati nazionali.”
In altre parole, più soldi entrano nelle coppe, più i club che restano fuori rischiano di essere schiacciati.
Il timore dei club: o sei tra le prime 60 d’Europa, o resti fuori dal sistema
Nei corridoi dell’assemblea è emersa una convinzione condivisa:
in futuro sarà sempre più difficile per un club non nel giro delle 50-60 squadre top accedere alle coppe europee.
Perché?
- I premi UEFA aumentano.
- Le big diventano più ricche.
- Le altre faticano sempre più a raggiungere i piazzamenti necessari.
Una spirale che rischia di rendere “chiuse” di fatto le competizioni europee, anche senza una Superlega ufficiale.
Nasce l’idea di un secondo “paracadute”: una rivoluzione per la Serie A
Una delle ipotesi discusse, e rimasta volutamente sotto traccia, riguarda la creazione di un nuovo paracadute economico.
Oggi esiste solo quello per chi retrocede in Serie B: l’idea sarebbe di introdurne uno anche per le squadre che restano in Serie A ma non accedono alle coppe europee, per compensare il gap crescente con chi incassa i premi UEFA.
Si tratta di un’ipotesi embrionale, ancora da valutare e quantificare, ma che avrebbe una logica chiara:
evitare che metà dei club della massima serie venga schiacciata economicamente dalle “grandi”.
Questa soluzione, però, avrebbe una conseguenza inevitabile:
la riduzione della Serie A a 18 squadre.
Con 20 club, il paracadute andrebbe distribuito a troppi soggetti e diventerebbe insostenibile.
Le big chiedono più posti in Champions: almeno cinque garantiti
Altro tema esplosivo: alcune leghe maggiori – Inghilterra, Italia, Spagna, Germania – hanno avanzato un desiderio non troppo velato.
Dal 2027/28, con il nuovo format della Champions a 36 squadre, le big vogliono almeno 5 posti garantiti.
La logica è semplicissima:
“Il valore economico della Champions lo generiamo noi. Non possiamo essere distribuiti su 36 senza avere più accesso.”
Una richiesta che metterebbe sotto pressione UEFA e che potrebbe cambiare radicalmente l’equilibrio delle qualificazioni.
Conclusioni: il futuro del calcio europeo passa da Roma
L’assemblea EFC di Roma ha confermato una verità: il calcio europeo si sta polarizzando.
Tra:
- riforme dei diritti TV,
- premi in crescita,
- richieste di posti extra,
- paracadute per chi resta fuori,
- ipotesi di campionati ridotti,
lo scenario post-2027 potrebbe essere molto diverso da quello attuale.
Il rischio? Un calcio a due velocità.
L’opportunità? Creare strumenti che evitino che metà dei club venga tagliata fuori.
Nei prossimi mesi capiremo quali di queste idee diventeranno realtà.

