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Lazio, stagione fallimentare: Sarri non basta più e Lotito ora deve scegliere

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La Lazio chiude nona e fuori dall’Europa per il secondo anno consecutivo. Sarri nel mirino, ma il problema sembra più profondo: mercato, rosa e gestione Lotito.

La stagione della S.S. Lazio si è chiusa nel peggiore dei modi. Nono posto, secondo anno consecutivo senza Europa e una sensazione sempre più forte di ridimensionamento tecnico e societario. Un crollo verticale che non può più essere ignorato.

Tre anni fa la Lazio chiudeva il campionato al secondo posto, oggi invece si ritrova fuori dalle competizioni europee e con una rosa che, secondo molti tifosi, non è più all’altezza della storia del club. Il confronto con il passato è inevitabile: da giocatori come Milinkovic-Savic, Luis Alberto e Immobile si è passati a una squadra costruita attorno a elementi come Noslin, Dele-Bashiru e Basic.

Sarri nel mirino, ma il problema è più profondo

Nel dibattito interno all’ambiente biancoceleste, una parte della tifoseria continua ad attribuire le colpe a Maurizio Sarri. Ma il problema, secondo molti osservatori, sarebbe strutturale e non legato soltanto all’allenatore.

La sensazione è che la storia si stia ripetendo: prima Tudor, poi Baroni e ora Sarri. Cambiano gli allenatori, ma le difficoltà restano sempre le stesse. Lo stesso Igor Tudor, prima delle dimissioni, aveva chiesto una rivoluzione tecnica sostenendo che gran parte della rosa non fosse da Lazio. Oggi, col senno di poi, quelle parole sembrano assumere un peso diverso.

Lotito davanti a un bivio

Secondo l’analisi che circola nell’ambiente laziale, Claudio Lotito ora avrebbe davanti due strade.

La prima sarebbe continuare con l’attuale modello: cessioni dei migliori giocatori, mercato al ribasso e sostituzioni low cost. Una strategia che però rischierebbe di far perdere ulteriore terreno rispetto a club emergenti come Bologna, Fiorentina e Como, ormai economicamente più aggressivi sul mercato.

La seconda opzione sarebbe invece cambiare approccio: aumentare gli investimenti, rafforzare l’area sportiva e trovare nuove risorse economiche per rilanciare il progetto tecnico.

In quest’ottica viene letta anche la scelta di inserire nuove figure dirigenziali e commerciali per cercare sponsor e capitali esterni. Il problema, però, è il tempo: progetti come lo stadio Flaminio o una futura quotazione internazionale non rappresentano soluzioni immediate per il mercato della prossima estate.

Il rischio ridimensionamento

L’altra grande preoccupazione riguarda la risposta della tifoseria. Dopo i circa 30mila abbonati della scorsa stagione, il timore è che quest’estate si possa assistere a un netto calo degli abbonamenti, segnale evidente di una frattura sempre più forte tra ambiente e società.

Nel frattempo, anche il ruolo di Angelo Fabiani continua a dividere i tifosi. Una parte dell’ambiente ritiene che la Lazio abbia bisogno di una struttura dirigenziale più forte e moderna, capace di competere con le migliori società italiane anche sul piano scouting e progettuale.

Una Lazio chiamata a reagire

Il rischio, secondo molti tifosi, è che senza una svolta concreta la Lazio possa continuare a perdere competitività stagione dopo stagione. Per invertire la rotta serviranno investimenti, idee chiare e una programmazione finalmente stabile.

Altrimenti, il nono posto di oggi potrebbe non rappresentare il punto più basso, ma soltanto l’inizio di un declino ancora più profondo.



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