Dopo il disastro sportivo di Lotito in questa stagione e, soprattutto, dopo le Sue ennesime dichiarazioni a mezzo stampa, la misura è colma. Scriviamo questa lettera non come semplici clienti di un’azienda quotata in borsa, ma come cuore pulsante di una passione ultracentenaria che Lei, anno dopo anno, sta inesorabilmente spegnendo.
Ci ha accusati di essere tifosi “passionali”, incapaci di programmare e, soprattutto, di “non saper aspettare”. Presidente, sono passati 22 anni. Un tempo biblico nel mondo del calcio. Eppure, dopo più di due decenni, siamo ancora costretti a sorbirci la storiella dei debiti pregressi dell’era Cragnotti e la retorica del salvataggio. Un disco rotto che ha stancato chiunque. Ha salvato la Lazio, leene diamo atto, ma la gratitudine non può essere un ergastolo. Non può giustificare l’assenza totale di ambizione.
Indice
Lotito e Lo smantellamento di un sogno e il vuoto manageriale
I tifosi sanno analizzare la realtà benissimo, molto più di quanto Lei creda. La gestione a livello di sponsor è pari a zero, un immobilismo inaccettabile per un club della Capitale. E per quanto riguarda il campo? Avevamo costruito una squadra capace di farci accarezzare il sogno europeo, un gruppo forte che è stato sistematicamente smantellato. Ha venduto i nostri idoli, i pilastri di questa squadra: Milinkovic-Savic, Luis Alberto, Ciro Immobile. Campioni sacrificati sull’altare del bilancio senza mai essere sostituiti con profili di pari livello.
Invece di fare un passo indietro, di ammettere i propri errori gestionali o di tendere la mano a chi riempie gli spalti, Lei continua ad alzare muri, trincerandosi dietro l’arroganza di chi crede di non sbagliare mai.
Lotito, Un ambiente tossico: nessuno vuole restare
Che ambiente si respira oggi a Formello? Lo dicono i fatti. Giocatori che arrivano a farLe causa, tesserati che non vedono l’ora di fare le valigie e scappare lontano, e obiettivi di mercato che rifiutano la destinazione perché la confusione societaria è sotto gli occhi di tutti. L’addio di Maurizio Sarri è solo l’ultimo, tragico sintomo di un malessere profondo: un allenatore lasciato colpevolmente solo a fare da parafulmine.
Il calcio non è un foglio Excel, Presidente Lotito. È aggregazione, passione, identità. Il calcio è dei tifosi.
Sinceramente, ce ne fottiamo della borsa. Ce ne fottiamo delle trimestrali, della cassa che forse si svincolerà nel 2027 e del miraggio del futuro stadio. Noi vogliamo emozionarci. Noi vogliamo sognare adesso, non tra vent’anni. Se non è in grado di garantirci questo, c’è solo un’ultima cosa che le chiediamo di fare.
LIBERA LA LAZIO.

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