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Lazio fuori dall’Europa: il fallimento di Fabiani e le responsabilità di Lotito

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La Lazio resta fuori dalle coppe europee per il secondo anno consecutivo. Analisi del fallimento della gestione Fabiani e delle responsabilità di Claudio Lotito.

Il 5 agosto 2025, durante un intervento a Radio Radio, il direttore sportivo della S.S. Lazio, Angelo Fabiani, pronunciò parole chiarissime:

“A un eventuale fallimento seguirà un’eventuale dimissione del sottoscritto. Se fallisco me ne vado.”

Oggi, dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro l’FC Internazionale Milano e la certezza matematica dell’esclusione dalle competizioni europee, quelle dichiarazioni tornano inevitabilmente al centro del dibattito.

Per la Lazio si tratta del secondo anno consecutivo senza Europa. Un dato storico pesantissimo. Bisogna tornare ai primi anni Novanta per trovare due stagioni consecutive senza qualificazione europea. Un crollo che certifica il fallimento tecnico e sportivo della gestione recente.

Il bilancio della gestione Fabiani

Fabiani è diventato direttore sportivo della Lazio nel 2023. Da allora, i risultati parlano chiaro:

  • settimo posto con qualificazione europea conquistata solo nel finale;
  • sesto posto a pari merito con la ACF Fiorentina ma fuori dall’Europa;
  • stagione attuale chiusa tra ottavo e nono posto, con esclusione totale dalle coppe.

Numeri lontanissimi da quelli ottenuti dalla Lazio nei tre anni precedenti, quando il club aveva chiuso sesto, quinto e addirittura secondo in classifica.

Ed è proprio questo il punto che fa discutere gran parte della tifoseria: la squadra che Fabiani definì praticamente “senza valore” era riuscita ad arrivare seconda in Serie A, un risultato storico nell’era di Claudio Lotito.

Mercato deludente e rosa ridimensionata

Le critiche principali riguardano soprattutto il mercato. In tre sessioni estive e invernali, la Lazio ha accumulato una lunga serie di operazioni considerate fallimentari.

Da Loum Tchaouna a Gaetano Castrovilli, passando per Fisayo Dele-Bashiru e Daniel Maldini, molti acquisti non hanno inciso come sperato.

Nel frattempo, la squadra si è progressivamente impoverita sul piano tecnico, affidandosi sempre più ai veterani come Pedro Rodríguez e alle fiammate occasionali di Mattia Zaccagni e Gustav Isaksen.

La sensazione diffusa è che la Lazio si sia trasformata in una squadra da metà classifica, lontana dagli standard europei costruiti negli anni precedenti.

Sarri nel mirino? Ma il problema è più profondo

Come spesso accade, dopo una stagione negativa il primo bersaglio rischia di diventare l’allenatore. Anche Maurizio Sarri ha le sue responsabilità, così come le aveva avute Marco Baroni nella stagione precedente.

Ma il punto evidenziato da molti tifosi è un altro: gli allenatori cambiano, il risultato resta identico.

La Lazio continua a fallire l’accesso all’Europa perché il problema, secondo una parte importante dell’ambiente biancoceleste, sarebbe strutturale e dirigenziale.

Lotito principale responsabile?

Secondo molti sostenitori laziali, il principale responsabile resta Claudio Lotito. È lui che ha scelto Fabiani e che ha costruito questo modello gestionale.

La critica più dura riguarda proprio la gestione delle responsabilità: il presidente viene accusato di esporsi nei momenti positivi e sparire invece dopo le sconfitte più pesanti.

Il ridimensionamento della Lazio appare evidente:

  • dalla lotta Champions;
  • alla corsa per l’Europa League;
  • fino all’attuale rischio di chiudere addirittura fuori dalle prime otto.

“Il miracolo era arrivare in finale”

La finale di Coppa Italia persa contro l’Inter viene vista da molti quasi come un miracolo sportivo raggiunto da una squadra con limiti evidenti.

Secondo questa visione, il vero capolavoro non era vincere la finale, ma esserci arrivati.

La differenza tecnica con l’Inter è apparsa netta: da una parte giocatori come Lautaro Martínez, Marcus Thuram e Alessandro Bastoni; dall’altra una Lazio costretta ad affidarsi a giocatori che non sembrano all’altezza di competere stabilmente ad alti livelli.

E ora il rischio è quello di un’estate ancora più complicata, con una squadra da ricostruire e una tifoseria sempre più esasperata.



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