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L’eterna rosa che non sboccia: il calcio africano

Quali sono i motivi che giustificano i reiterati fallimenti?

Difficilmente giungono alle fasi finali delle edizioni dei Mondiali di calcio organizzati dalla FIFA, annoverano al tempo stesso però tanti giocatori di talento e negli ultimi mesi i presupposti per un’exploit c’erano tutti: le nazionali africane sono un grande flop, ai loro giocatori manca audacia e concretezza nei risultati.


Sebbene in finale di Champions League 2018 erano presenti due talenti puri africani come Salah e Mané, sebbene la Nigeria abbia tenuto scacco ai marziani argentini per 90 minuti, le cocenti delusioni non sono tardate ad arrivare: proprio dalla nazionale del golfo di Guinea e dal Senegal ci si aspettava davvero tanto. A viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda è l’esperto Malu Mpasinkatu, tecnico e direttore sportivo attivissimo in Italia, diplomatosi peraltro proprio nella nostra Coverciano. Secondo il DS, le squadre africane peccano di lungimiranza e concretezza, nonché di malizia nei confronti dei titani del calcio europeo. La verità, però, non si ferma qui. Sono anni che tantissimi astri nascenti del continente nero vengono strappati dalle braccia della madrepatria per ingrossare le fila delle squadre nordeuropee, in virtù del doppio passaporto nelle ex colonie: c’è un inconfutabile e sistematico afflusso di calciatori promettenti, sospettato con parole forti nientepopodimeno che da Diego Armando Maradona. Il leggendario argentino si è di fatto espresso senza mezzi termini, affermando che: “… esiste una mafia che naturalizza gli africani, indebolendo di fatto le nazionali autoctone e approfittando della atavica povertà dei ragazzi nati in Paesi storicamente in difficoltà”. Pochi lo ammettono, ma la verità è sotto gli occhi di tutti gli osservatori. Si vedano le provenienze dei singoli calciatori laureatisi campioni del mondo con la casacca blu francese. La povertà, certo, ma anche l’endemica corruzione africana, rea di aver permesso a predoni d’ogni provenienza di approfittare prima delle ricchezze del territorio, ora anche dei giocatori di calcio. Riprendendo ancora le parole di Mpasinkatu, scopriamo che la federazione camerunense è commissariata dal 2015 e molti funzionari sono sotto indagine.


Insomma, i soliti problemi che affliggono le stesse terre da secoli e che non fanno altro che accentuarsi in ogni ambito, complici l’ingordigia delle élite finanziarie del calcio, delle equipe di management che curano i trasferimenti e dei vertici africani, da sempre inclini alla concussione e alla corruzione.