Ledesma a Radiosei: “La Lazio è stata un sogno. Lotito è cambiato nel tempo. Non sono deluso da Pioli”

È tornato a parlare l’ex capitano e bandiera biancoceleste, Cristian Daniel Ledesma, in esclusiva su Radiosei per parlare della Lazio e del proprio futuro.

Queste le parole iniziali dell’intervista:

Sono a casa, sto approfittando per fare quello che non faccio da 15 anni: ovvero il padre. Mi alleno tutti i giorni in attesa di un’opportunità che non può arrivare in Italia, ma soltanto all’estero. Cerco di tenermi pronto a livello fisico e mentale. Nel frattempo mi godo la famiglia, molto importante nella mia vita. Ho raggiunto quella serenità che fino a una quarantina di giorni fa non avevo”.

Poi un commento sull’esperienza al Santos:

In Brasile ho fatto un’esperienza né positiva né negativa. Credo molto nel destino e volevo provare questa esperienza. Ero a conoscenza di quanta distanza ci fosse da casa, però non l’avevo mai provata prima. Non stavo bene lì, non riuscivo ad ambientarmi e ho deciso di rescindere nonostante avessi ancora un anno e mezzo di contratto. La società aveva tutta gente molto in gamba e molto umile. Non mi sono trovato tuttavia con il loro modo di vivere il calcio. Non erano professionisti fino in fondo, non era quello che mi aspettavo io e ho giocato soltanto quattro partite”.

Non poteva mancare poi un ricordo sull’esperienza alla Lazio, con la quale sono state tante le emozioni:

Porto davvero un bel ricordo di tutti. Sarebbe banale dire il primo gol nel derby o le due Coppe Italia. L’ultima partita a Napoli ha chiuso un cerchio: sono arrivato con la Champions League e sono andato via allo stesso modo. Logicamente l’amarezza c’è. Di recente sulla Cassia ho incontrato il pullman della squadra e mio figlio mi ha chiesto se in futuro sarebbe potuto tornare a Formello per giocare. Vivevamo la Lazio come una famiglia intera. È stato negli ultimi mesi che ho capito come l’avventura stesse volgendo al termine. Non sentivo di conoscere quale fosse il mio ruolo all’interno della squadra. A 32 anni non volevo essere solo un uomo spogliatoio, mi sentivo ancora un calciatore. A partire dal mese di gennaio ho capito che non volevo trascorrere un altro anno così, non c’è stata una parola o un discorso in particolare che mi ha fatto capire che fossimo alla fine di un percorso. Ho compreso tutto negli ultimi mesi, mancava una mia collocazione. Ho coronato comunque il mio obiettivo di diventare un giocatore importante per questa squadra. C’è la consapevolezza di dire che ci sono riuscito”.

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Poi un pensiero sui vari allenatori avuti a Roma, da Ballardini a Pioli, passando per Reja, Rossi e Petkovic:

Una persona come Ballardini si commenta da sola. Sulla questione dei fuori rosa cambia versione ogni volta. La mia rivincita io l’ho avuta sul campo, non c’è cosa migliore. A Delio Rossi Lotito aveva promesso un giocatore a sua scelta vista la grande stagione fatta e lui indicò me. A Lecce ero un punto di riferimento dopo il primo campionato in Serie B, mi consideravano un elemento molto importante nonostante l’età. Poi sono arrivato a Roma grazie a lui, sapeva quanto potevo dare e siamo stati bravi a confermarlo in una piazza così importante. Reja ricordo che mi ha inserito subito in gruppo. Non sapeva se farmi partire dall’inizio visto che non giocavo da molto tempo. Io gli dissi che con la voglia che avevo, mi sarei mangiato il campo e credo di averlo fatto. Con Petkovic abbiamo fatto molto bene il primo anno, con lui ogni allenamento era diverso. Ci trovavamo molto bene e abbiamo chiuso in bellezza. Poi ci sono stati alcuni problemi nel gestire i nuovi arrivati, andavano inseriti infatti più lentamente. Con Pioli infine avevamo parlato a inizio stagione. Molti allenatori fanno un discorso generalizzato, non ha detto cose particolarmente diverse. Non sono deluso da lui, un tecnico ha il potere di puntare su certi giocatori a suo piacimento. È importante però la chiarezza, bisogna soltanto dire le cose come stanno. È un diritto del calciatore. Non ho bisogno che mi dicano tante parole, bisogna dimostrarlo con le scelte in campo. Di tante cose io mi rendo conto da solo. L’inno cantato? Deve venire dal cuore, non può essere una cosa imposta. 

Ecco poi cosa manca, per Ledesma, alla Lazio per essere una squadra di valore:

La cosa principale è il processo di crescita. Per far le coppe servono tanti giocatori allo stesso livello. Non bastano giovani promettenti, ma anche elementi che siano pronti. Anche quest’anno Milinkovic non poteva ambientarsi da subito, servivano giocatori pronti. La differenza principale con squadre come la Juventus sta nell’organico, nell’avere giocatori di alto livello e con grande mentalità”.

Un pensiero, poi, anche su TareLotito:

È un direttore sportivo e deve prendere le decisioni. Non sappiamo quello che dice con l’allenatore all’interno dello spogliatoio. C’è una linea sottile tra quello che si dice e si racconta all’esterno. Perciò non si può conoscere il potere che ha sul tecnico. Io tra l’altro non ho mai avuto con lui un rapporto. Per quanto riguarda Lotito con Sabatini lavorava in un modo, poi è cambiato. Prima era più alla mano, amico dei giocatori. Era un vero presidente, molto presente sia a Formello che in trasferta. In generale era sicuramente più rilassato”.

Ledesma ha poi spostato l’analisi sui singoli della Lazio:

Quando non gioca Milinkovic, Mauri credo sia il sostituto naturale. Può portare gol grazie ai suoi inserimenti. Da Cataldi non sono deluso, non ha avuto grandi opportunità. È stato ripreso dopo la Serie B, ma Milinkovic inevitabilmente gli toglie spazio in quello che doveva essere l’anno della conferma. Il rendimento generale non l’ha aiutato nel dimostrare che poteva restare in pianta stabile. Ma è un discorso generale, applicabile ai vari singoli. Anche su Candreva non è la prima volta che viene puntato il dito in questi anni, non credo sia giusto. Le colpe vanno spartite, lui rimane un giocatore importante perché cerca sempre di fare qualcosa di diverso, anche quando le cose non girano. Felipe deve i suoi alti e bassi alla personalità, si abbatte alle prime critiche. Quest’anno ha più concorrenza, ma l’anno scorso è stato fondamentale. Deve fare un salto in avanti sotto il punto di vista del carattere”.

epa05205069 Costa Nhamoinesu (R) of Sparta Prague in action against Antonio Candreva of SS Lazio during the UEFA Europa League round of 16 match AC Sparta Prague vs SS Lazio in Prague, Czech Republic, 10 March 2016. EPA/FILIP SINGER

Queste, invece, le sue previsioni sull’Europa League:

Non si decide se cambiare volto tra campionato ed Europa. Gli episodi portano a gare diverse e in ambito continentale si riesce a giocare di più. Squadre come il Galatasaray non sono infatti abituate a difendersi. Manca poi la costanza per una questione di organico e mentalità vincente. Giovedì è fondamentale, ma non sarà di certo come all’andata. I cechi sanno cosa vogliono”.

Infine le sue parole sul derby contro la Roma e un messaggio conclusivo ai tifosi:

Per me non era affrontare Totti o De Rossi, ma cercare di vincerlo. Già nel riscaldamento ti diventava la pelle d’oca, non riesco neanche a descrivere quello che provi. Non può essere una partita come le altre. L’ultimo è stata una brutta sensazione, potevi addirittura girare con la macchina tranquillamente fuori dallo stadio. Era tutto diverso. Comunque è una sfida che non dipende dai momenti delle due squadre. È sempre molto bello ricevere tutti questi attestati di stima, anche se ora c’è un po’ di tristezza quando parli in giro con i tifosi. A loro dico di cercare di trovare la spinta affinché non vedano tutto negativo”.