EditoriAle ‘straordinario’: la trasferta di Bologna e la farsa della Tessera del Tifoso

Colpo di scena. O forse no. La farsa del calcio italiano continua con l’ultimo episodio ricco di contraddizioni, la notizia del ‘divieto di vendita dei biglietti di ingresso ai residenti della regione Lazio anche con tessera del tifoso’ per il match di Bologna in seguito agli scontri di Firenze. Provvedimento adottato dopo una settimana di riflessione del Casms, insieme al Prefetto della città emiliana. Una decisione ‘all’italiana‘, figlia di un sistema che lascia molto a desiderare e non tutela il vero patrimonio del calcio, vale a dire quelli che permettono a questo sport sempre più a sfondo economico di continuare ad andare in scena, i tifosi.

La notizia ha fatto andare su tutte le furie i più di 3000 laziali pronti a partire alla volta di Bologna. Soprattutto quelli che, armati di Tessera del Tifoso, erano sicuri di avere tutte le carte in regola per assistere al match del ‘Dall’Ara’ di domenica alle ore 15. Riflettendo attentamente sul caso, saltano agli occhi tre temi che è necessario analizzare attentamente: riflessioni che tutti i tifosi biancocelesti, ma non sono, si saranno sicuramente posti davanti all’ennesima assurdità del ‘football nostrano‘. Perché è stata punita solamente la tifoseria biancoceleste e non quella fiorentina; a cosa serve realmente la Tessera del Tifoso e sopratutto la Società Sportiva Lazio, negli organi dirigenti, come tutela i suoi tifosi? Tre domande alla quale nessuno, se non le figure preposte a prendere queste decisioni, può dare una risposta.

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Molti organi di stampa raccontano degli scontri prima della partita di Firenze tra la tifoseria biancoceleste e le forze dell’ordine, nel tentativo di evitare il contatto con quella di casa. Sono invece poche le testate che hanno citato gli agguati dei tifosi viola, al termine dell’incontro, con alcuni fan biancocelesti scortati fino alla stazione ferroviaria. Una notizia che non sarà saltata all’occhio del Casms, che senza alcun comunicato a riguardo consente ai tifosi toscani di volare a San Siro per il match contro il Milan. Due pesi e due misure, con una decisione che ancora una volta penalizza gravemente il popolo laziale. Una scelta che appare chiaramente un controsenso se si pensa alla decisione di cinque anni e mezzo fa dell’allora Ministro degli Interni Maroni di introdurre la Tessera del Tifoso, uno strumento attraverso la quale il tifoso, una volta ‘schedato’ dalla Questura, può raggiungere tutti gli stadi d’Italia per seguire la propria squadra. Tifosi normali, senza diffide e Daspo, alla quale nonostante la scelta di sottoscrivere la tessera, viene negata la possibilità di coltivare la propria passione: quella di seguire la Lazio ovunque essa giochi. Quella Lazio che ancora una volta rimane in silenzio davanti all’ennesimo sopruso subito dai suoi tifosi. Nessun comunicato, nessun ricorso da parte di una società che abbassa la testa e permette ancora al sistema di mirare dritto ai suoi sostenitori. Ma come disse il grande Giorgio Chinaglia “Di Lazio ci ammala inguaribilmente” e non saranno di certo le ingiustizie di questo paese a cancellare l’amore dei tifosi nei confronti della prima squadra della Capitale.

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