EditoriAle: Dopo il pari di Milano la stagione è ufficialmente ai titoli di coda!

Con il pari in casa del Milan va in archivio con ben due mesi di anticipo una stagione che si preannuncia a dir poco fallimentare in casa biancoceleste. Il risultato acquisito a San Siro fa il paio con quello di appena 3 giorni prima contro lo Sparta Praga, che ha di fatto eliminato la Lazio dall’Europa League, spegnendo ogni minimo sogno di gloria. La squadra è sembrata essere completamente allo sbaraglio, come confermato ai microfoni della stampa da Lulic. “Non siamo una squadra, come dimostra il fatto che siamo rimasti solo in 5 a prendere i fischi. Gli applausi si prendono tutti insieme, così come i fischi di disapprovazione” ha sentenziato il bosniaco nel post-gara contro i cechi. Di fatto quella che doveva essere la stagione del rilancio, grazie al terzo posto conquistato nella scorsa stagione, ha regalato solamente grandi delusioni al popolo biancoceleste; una situazione che rappresenta la conseguenza della cattiva gestione di una società mediocre in netta difficoltà davanti alla contestazione di popolo stufo di essere preso in giro dopo 12 anni. Si, perché proprio la Lazio eliminata agli ottavi di finale di Europa League, ai quarti di Coppa Italia e che con molta probabilità non terminerà nei primi 6 posti della classifica è quella squadra definita dalla sua incompetente dirigenza poco meno di 6 mesi fa “Difficilmente migliorabile”. Una situazione paradossale, che si ripete dal lontano 2004, anno in cui Lotito ha preso le redini della squadra che ha portato il calcio nella Capitale. Malafede o incompetenza? Non si sa, ma il limite tra le due cose potrebbe essere molto sottile. La Curva Nord continua a lasciare il proprio posto dello Stadio Olimpico vuoto a causa delle barriere installate: la domanda che però tutti i laziali si pongono è se in caso di rimozione delle stesse il tifo organizzato sia disposto allo stesso sacrificio di restare lontano dalla propria maglia nelle partite casalinghe pur di evidenziare il proprio dissenso nei confronti di una gestione che si prende gioco dei propri tifosi. Una domanda a cui non possiamo per il momento dare una risposta, ma che secondo quanto emerso dalle parole del Prefetto Franco Gabrielli potrà diventare attuale a partire dal prossimo giugno, quando probabilmente saranno eliminate le barriere.

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Passando al lato puramente sportivo, il match contro lo Sparta Praga potrebbe rappresentare la sceneggiatura di un film horror d’altri tempi: la squadra di Pioli parte infatti fortissimo, domina l’incontro e nelle uniche 3 azioni che concede agli avversari subisce 3 reti, dimostrando tutta la sua inadeguatezza per quanto riguarda la difesa. Difficile colpevolizzare un reparto avanzato che ha provato in tutti i modi a scardinare la retroguardia praghese, con il quartetto difensivo in maglia gialla e il portiere Bicik che hanno vissuto una serata in vero e proprio stato di grazia. I biancocelesti sono mancati nella difesa, il vero punto debole di questa squadra: attualmente gli elementi in rosa non farebbero invidia, ahi noi, nemmeno ad una squadra di medio-bassa classifica di Serie A, con l’assenza di De Vrij che appare paradossalmente sempre più ingombrante. Contro il Milan si è invece rivisto finalmente il Felipe Anderson della scorsa stagione. L’abnegazione e qualche accelerazione di qualità hanno risaltato le caratteristiche del brasiliano, dato per partente a giugno. Di certo il numero 10 laziale non ha dimostrato di essere un giocatore determinante, come accaduto nella scorsa stagione. Poi ci ha messo il solito zampino il buon Tagliavento, che fa saltare il derby a Lulic (proprio lui, l’eroe del 26 maggio) e non fischia inspiegabilmente un calcio di rigore in pieno recupero per un fallo di mano di Zapata nell’area di rigore. L’atteggiamento del fischietto di Terni non stupisce più il popolo laziale, diventato il suo bersaglio preferito: sono infatti tanti gli episodi in cui Tagliavento ha dimostrato di “non avere proprio a cuore” i colori biancocelesti. Ora c’è il derby, l’ultima partita che conta della stagione. Poi, nonostante altre 7 partite da disputare, bisognerà chiudere con la dignità di indossare questa maglia e la testa al prossimo anno, quando ci sarà da rifondare la squadra e ripartire a testa bassa, in silenzio, in seconda o forse terza fila nelle gerarchie del campionato. Nella mediocrità più assoluta, come preferisce sua “eccellenza”, accanto a Sassuolo, Bologna e magari Empoli che, con tutto il rispetto, se la sognano la tua storia ultracentenaria, il tuo senso d’appartenenza, la tua tradizione nella città dell’Impero tramandata “di padre in figlio” dal lontano 1900!

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