EditoriAle: lo spogliatoio è nel caos, segnale importante della tifoseria

Nulla di fatto. Non è bastata la contestazione e il ritiro per svegliare una squadra senza anima. Si, perché definirla senza idee sarebbe troppo banale e riduttivo. La Lazio conquista il 2° punto in 7 incontri consecutivi. Una situazione imbarazzante, una media da retrocessione. Il giocattolo di Pioli si è rotto definitivamente, anche se il tecnico parmigiano sembra avere solamente una piccola percentuale di colpe nel disastro generale.

La trasferta europea sembrava aver risollevato, seppur minimamente, il morale della squadra con un pareggio sul difficile campo del Geoffroy Guichard di Saint-Étienne. Il risultato contro “les Verts” però non contava nulla, come dimostra l’ampio turnover adottato dai due tecnici. Un’emorragia interrotta solo momentaneamente, che ha ripreso a sanguinare questa sera. Lazio e Sampdoria si affrontano in un match tra disperate. Entrambe arrivano all’incontro dopo settimane di tensione con i tifosi e devono vincere per uscire dal tunnel. In un Olimpico praticamente deserto i biancocelesti ci provano, evidenziando un gioco molto sterile ed una difficoltà nel concludere verso la porta avversaria. Tanto possesso palla con poche conclusioni verso la porta di Viviano.

Marchetti commette l’ennesima ingenuità stagionale, infortunandosi per esultare alla rete del momentaneo vantaggio di Matri. Un dettaglio che va a pesare sul risultato finale. Radu è sicuramente il migliore dei suoi insieme a Matri, mentre Hoedt e Gentiletti le combinano di tutti i colori. Un errore dietro l’altro, con prestazioni negative concluse con la punizione del pari, nata da un gravissimo errore della coppia centrale che si fa bucare sulla linea di centrocampo. Come si può subire una situazione del genere, lasciando il 3 contro 2 in difesa sul risultato di vantaggio a 120 secondi dalla fine?! Sulla destra Konko rovina una prestazione discreta con l’errore che dà il via alla ripartenza della Samp nell’occasione del gol. Un intervento sciagurato che un giocatore della sua esperienza non dovrebbe assolutamente fare. Un’azione scellerata che nega la vittoria alla Lazio. A centrocampo, Biglia e Parolo fanno il solito compitino, mentre Cataldi appare molto in ombra. Ma l’insufficienza grave se la meritano tutti nel reparto avanzato, eccezion fatta per Matri che ancora una volta entra dalla partita, combatte e firma la rete del momentaneo vantaggio, con tanto di esultanza un po’ polemica sull’esclusione dai titolari. Candreva corre tanto, ma la sua prestazione è completamente da dimenticare: tutte le sue punizioni terminano lontano dalla porta di Viviano e i cross vengono ciclicamente rimpallati dai terzini avversari. Non riesce mai a saltare l’uomo diventato in alcuni momenti quasi deleterio alla squadra. Dall’altra parte Anderson tocca un solo pallone: sfortunatamente non lo tramuta in oro ma al contrario è proprio la punizione di Zukanovic, dopo aver sbattuto sulla testa del numero 10 termina la sua corsa in fondo alla rete difesa della porta difesa da Berisha. Il brasiliano sembra essere un fantasma; mai in grado di saltare l’uomo, sembra aver perso la gioia di giocare a calcio, una caratteristica che lo contraddistingueva nella stagione scorsa. Davanti Djordjevic e Klose non sono mai pericolosi. Il serbo non è assolutamente all’altezza della situazione, con gravissimi errori tecnici e molto spesso di posizionamento in area, mentre il tedesco è ormai agli sgoccioli della sua carriera. Pioli preferisce ancora una volta questi ultimi due a Matri, lasciando in panchina anche Milinkovic-Savic; scelte non proprio azzeccate, considerando le prestazioni complessive di questi calciatore da inizio stagione. Nonostante alcune scelte maldestre, la sua percentuale di colpa in questo disastro è bassa: non è possibile attribuire a lui il non-gioco di questa squadra, che è rimasta con gli stessi elementi e lo stesso modulo di quella che lo scorso anno ha compiuto meraviglie. Dunque è evidente che lo spogliatoio non condivide più l’idea di gioco del suo allenatore e appare confuso, senza una guida tecnica. Il tecnico ormai non può far altro che fare le valigie e accettare suo malgrado un esonero che un po’ si è cercato senza imporsi in sede di mercato. Il presidente continua a confermare Pioli, il “miglior allenatore per questa squadra” a detta dello stesso, che ormai sembra un estraneo all’intero del suo spogliatoio. Perché? La storia insegna che Lotito è restio ad esonerare, forse per i soliti motivi economici…

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Siamo alle solite, siamo al Petkovic-bis! Una squadra difficilmente migliorabile a sole sei lunghezze dalla zona retrocessione. Una stagione compromessa già a novembre, con il mercato di gennaio che potrà solamente portare la squadra ad una salvezza tranquilla. Ancora una volta questa sera il popolo laziale ha risposto a colui che nell’ultimo match ha letteralmente “mandato a quel paese” tutti coloro che vanno allo stadio e pagano il biglietto. O meglio, quasi tutti coloro che andavano allo stadio, visto che stasera la media spettatori si avvicinava a quella di un’amichevole estiva in Trentino. Ormai la frattura è insanabile, vista anche la protesta di venerdì. Più di cento tifosi si sono presentati al Centro Sportivo con 10 sacchetti di escrementi e due striscioni. Il primo, indirizzato alla squadra, recitava: “Squadra nella m..: volete farci affogare ma prima ve la facciamo mangiare“, mentre il secondo era rivolto a chiare lettere al presidente: “Lotito te stai a magna tutto, magnate pure questa“. Poi nessun colloquio con squadra e dirigenza. Niente di niente. Ormai non c’è più niente da fare, o meglio qualcosa ci sarebbe da fare. La tifoseria chiede a gran voce un cambio di proprietà. Forum e blog non parlano d’altro. La società deve fare un passo indietro, Lotito deve farsi da parte. “Tornerò allo stadio solo quando andrà via Lotito” si legge in alcune pagine Facebook di chiara fede biancoceleste. Dal canto suo la dirigenza non parla ai microfoni della stampa: nessuno si presenta più in sala stampa e/o in zona mista per spiegare le cause di tutto questo. Tare e Lotito promettono colpi a gennaio: l’ennesima truffa ai danni dei tifosi, che se vorranno davvero tornare a volare non dovranno cedere al ricatto di tornare allo stadio in cambio di un paio di acquisto. Quelli che dovevano essere fatti nel mercato estivo per guadagnarsi la Champions, quando inspiegabilmente sono arrivati Patric e Morrison. Dopo 11 anni di tira e molla la situazione sembra stia toccando il fondo. Il popolo laziale è stufo dell’ennesima presa in giro. Vuole sognare, vuole tornare nelle zone nobili della classifica. Un’utopia con questa dirigenza al comando.

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