Cristiano Sandri: “Il progetto Emozione-Lazio non cambierà nulla”

Nei giorni scorsi si è parlato di un nuovo progetto biancoceleste per risolvere la difficile convivenza tra tifosi e società: Emozione-Lazio. Per parlare di questo e delle possibili soluzioni è intervenuto alla trasmissione radiofonica “I laziali sono qua”, Cristiano Sandri.
Le prime parole sono dedicate alla situazione che i tifosi stanno attraversando: “È brutto. Sto notando come un appassire del tifoso laziale, una desertificazione delle emozioni che non dovrebbe mai avvenire. La lazialità dei tifosi che hanno sempre preso iniziative a difesa della Lazio è ancora viva, ma il nostro mondo è come se fosse sotto anestesia e dovremmo riuscire a reagire in qualche modo. Il problema è che non si vedono gli strumenti per mettere in atto questa reazione”.

Poi ecco il proprio pensiero su Emozione-Lazio: “Personalmente non ne sapevo niente e non sono mai stato contattato, ma al di là dei commenti sull’iniziativa ritengo che ci sia un difetto di legittimazione. Non sono questi i personaggi che possono riportare la Curva Nord a tifare e ad essere presente allo stadio. Soprattutto non vengono considerate minimamente le motivazioni che hanno portato i ragazzi ad attuare le loro proteste. Io voglio pensare che chi ha avuto questa idea si sia sentito stremato da un periodo di mediocrità infinita che dura ormai da troppi anni e abbia voluto avere un sussulto. Bisogna però fare i conti con la realtà. In questo momento c’è chi potrebbe parlare realmente, ma non lo fa o non vuole farlo. La Lazio è la prima società della Capitale e non può essere portata avanti in maniera poco ambiziosa. Bisogna guardare al futuro superando questo corto circuito che l’ambiente Lazio sta vivendo”.

Dunque per Cristiano Sandri non è questo il modo migliore per cambiare rotta: “Non credo che idee di questo tipo possano far cambiare il modo di agire alla società. Si rischia solo di accavallare propositi su propositi senza partorire qualcosa di concreto. La gente allo stadio si riporta con azioni reali e non solleticando la pancia del tifoso. Io non so quanta voglia ci sia di riqualificare uno stadio contro il Flaminio, che pure riporterebbe la Lazio nella zona di Roma dove è nata e far nascere una nuova realtà anche sul piano del merchandising e della crescita societaria. Questa stagione purtroppo è il frutto di tante altre precedenti, si è affrontato un preliminare di Champions League senza attaccanti e non si è sostituito il miglior giocatore della propria difesa, infortunato fino a fine stagione. Queste sono le prove che non c’è voglia di emergere e forse è ora di capire che non vale più la pena continuare sulla stessa strada”.

Infine, per Sandri, la miglior cosa sarebbe un dietro-front da parte della società: “L’unico modo che avrebbe questa proprietà per riavvicinarsi alla sua gente è annunciare sei campioni per poter contare su una squadra davvero competitiva, una dichiarazione di intenti per far diventare di nuovo il Flaminio la casa dei biancocelesti ed un mea culpa su come il tifoso laziale è stato trattato negli ultimi anni. Decisioni radicali, ma in questo momento serve qualcosa di forte per cambiare la situazione. Questi tre punti possono sembrare fantascientifici, ma non dovrebbero esserlo. Dovrebbe essere la normalità. La società spesso trova nell’allenatore il capro espiatorio, ma non vedo mai assunzioni di responsabilità”.

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