C’era una volta il calcio

C’era una volta il calcio, un fenomeno sociale che univa con un semplice utilizzo di un pallone città, paesi e nazioni. C’era una volta il calcio che toglieva i brutti pensieri e riempiva di gioia e passione i cuori della gente. C’era una volta il calcio che puntava sui giovani, sui valori come l’onestà e il sacrificio. C’era una volta il calcio fatto da 22 uomini in campo più uno che se sbagliava lo faceva in buona fede perchè alla fine tutti sbagliano.

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C’era una volta…

Oggi il calcio ancora esiste eppure qualcosa è cambiato. Le regole sono le stesse, non è cambiato il numero di giocatori, il minutaggio di una partita o la grandezza del campo. Non sono diverse neanche le emozioni dei tifosi che di lunedì sera dopo una giornata di lavoro invece di stare a casa con la propria famiglia vanno allo stadio nonostante il freddo e la stanchezza. Tutto questo perché le televisioni devono badare al proprio interesse fregandosene completamente del tifoso. I soldi su tutto. Questo è il nuovo calcio, dove chi ha i soldi comanda, dove le televisioni e i giornali decidono chi deve vincere e chi deve rimanere tra gli onesti ma pur sempre tra i perdenti. Ora è tutto in mano alle banche, ai padroni milionari che investono solo per le proprie aziende.

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Svegliamoci perché il calcio italiano sta morendo. Non solo perché i giovani restano tali per sempre, non solo perché c’è una nazionale da rifondare ma anche perché i tifosi non sono nati ieri e si stanno rendendo conto di chi comanda, perché il VAR è composto da due esseri umani più un arbitri che rivede le immagini. E le cose sono due, o c’è un’incompetenza totale oppure a questo punto vale davvero la pena di fare un campionato a quattro squadre.

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I complimenti vanno fatti a chi in questi anni ha governato il calcio italiano portandolo dove non era mai arrivato in un mare di merda.