A Roma la festa del cinismo, Lazio a dir poco sciupona ed eliminata tra bordate di fischi

20mila spettatori, un clima molto particolare e il fatto di essere rimasta l’unica squadra a giocare, almeno per 90 minuti, nelle competizioni europee. E’ con questo spirito che la Lazio ospita lo Sparta Praga nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Europa League. Pioli decide di puntare sul 4-2-3-1 e con scelte praticamente obbligate, nel trio dietro a Klose ci sono Keita, Candreva e la sorpresa Mauri per cercare più offensività possibile.

Nemmeno il tempo di fischiare la Lazio ha un’occasione con Candreva, ma il suo tiro viene deviato in angolo dal portiere ospite Bicik. L’inizio sembra essere dei migliori, con la squadra romana che prova a impensierire la squadra ceca, in primis provando ad imporre la supremazia territoriale, dopo con le conclusioni; ci prova Biglia sugli sviluppi di un calcio d’angolo ma la sua conclusione leggermente di esterno non mette grandi pericoli. Ma ecco che quando primeggi vieni punito: al 10′ arriva il gol dello Sparta Praga, un bel tiro di mezzo esterno dal centrodestra di Dockal, servito da Kreici, che buca le mani a Marchetti, Pioli infuriato e partita in salita; ma non basta, infatti è lo stesso Kreici che tre minuti dopo punisce ancora la squadra biancoceleste con un colpo leggero e preciso, stavolta Marchetti può farci poco. Dopo il colpo, finalmente si vede la Lazio: cross di Mauri dalla destra, Klose uncina da gran campione, fa fuori un avversario ma il cross genera un angolo che il tedesco, servito da Candreva, sfrutta male di testa.

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Il pressing della Lazio sembra dimostrare che ci sia più rabbia che una reazione ragionata, e al 17′ dopo una serie di tentativi arriva un cross del solito Candreva che trova Parolo, ma la palla non viene indirizzata nemmeno verso lo specchio della porta; ma la Lazio continua a pressare, e al 25′ Mauri ha una grandissima occasione, servito da una palla leggermente sbagliata di Candreva, Bicik strappa applausi e dispiacere tra i tifosi laziali con una gran deviazione. Di certo l’impegno laziale c’è, ed è (in questo periodo) surreale come i 20mila dell’Olimpico sostengano gli 11 biancocelesti e fischino la squadra ospite, non è un segnale di distensione ma apprezzamento dello sforzo profuso. Nuova occasione per la Lazio al 32′, col portiere ceco che impedisce stavolta a Candreva di riaprire la partita deviando la sua conclusione in angolo, di contro arriva una bella conclusione di Dockal come bella è la risposta con i pugni di Marchetti. Gli ultimi 10 minuti sono pieno assalto laziale, che nel gran volume creato produce occasioni che muoiono nella trequarti, alcuni conclusioni velleitarie e come punto alto un buon colpo di testa di Bisevac su punizione di Biglia. Ma in tutta questa sfortuna arriva il terzo gol dello Sparta Praga: troppo sbilanciati, i laziali lasciano uno spiraglio di azione e su un cross di Frydek si ripresenta Krejci, che addirittura col ginocchio gira il pallone in porta, lo stadio scoppia di rabbia e inveisce contro Lotito fino al doppio fischio che decreta il primo tempo.

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Chi si aspetta un secondo tempo con occasioni importanti, non solo rimane deluso, ma le notizie più importanti sono addirittura le sostituzioni: Felipe Anderson, Matri e Mauricio vanno a sostituire rispettivamente Mauri, Klose e l’infortunato (ci mancava pure questo!) Konko. Tornano gli “olè” di derisione, i cori antisocietà, i fischi su ogni cosa sbagliata dai laziali, e il triplice fischio è peggio di una condanna a morte.

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La stagione della Lazio è finita, niente da aggiungere.