EditoriAle: Laziali, uniti per un unico obiettivo. Pioli conferma la mediocrità della sua squadra

Nessun comunicato, nessuna dichiarazione; solo una voce fuori dal coro, quella del tecnico Stefano Pioli, costretto ad alzare bandiera bianca davanti all’ennesimo scempio stagionale. “E’ inutile farsi illusioni. Non possiamo pensare al quinto posto…” ha dichiarato il parmense ai microfoni di Sky al termine della sconfitta.

Se lo era già almeno un mese e mezzo fa, con la sconfitta tra le mura amiche (se così si possono definire gli spalti praticamente vuoti di un Olimpico da brividi) si conclude ufficialmente la stagione in Serie A 2015/2016 della Lazio, quella squadra che meno di un anno fa aveva conquistato a suon di vittorie il terzo posto. “Se la casa non ha fondamenta e casca, Lui con chi reclama?” recitava un vecchio striscione esposto in Curva Nord. In casa Lazio la risposta è semplice: con i tifosi, “colpevoli” di aver aspettative troppo alte dopo l’annata passata. Parola di Igli Tare, uno che sembra averci preso gusto nel prendere in giro i supporters e non prendersi le sue responsabilità, proprio come il suo “superiore”, latitante dopo le sconfitte dei biancocelesti ai microfoni dei cronisti. La credibilità di questa coppia sembra aver raggiunto i minimi storici, con ancora pochissimi che continuano a presentarsi allo stadio nelle partite casalighe. Serve una scossa, un cambio di gestione immediato: l’obiettivo di quella attuale di far navigare la Lazio nella mediocrità più assoluta appare fin troppo chiaro ad un popolo che continua a soffrire, per il dodicesimo anno di agonia. La “squadra difficilmente migliorabile” è costretta dunque a lottare per un misero ottavo posto. Una situazione davvero paradossale, che dovrebbe far svegliare quei pochi che ancora sostengono questa dirigenza.

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Il laziale deve lottare, soffrire perché deve stare lontano dalla squadra, ma sa che senza sacrifici non si ottengono. Lui è abituato alle sfide, quelle che mettono a dura prova, come accaduto per esempio negli anni di Serie B e negli spareggi di Napoli contro il Campobasso. Ma il laziale è quello che ha scelto di distinguersi dalla massa, e non si tira indietro momenti di difficoltà. Serve una vera e propria “Crociata” contro questa dittatura. Niente più stadio, niente più prodotti ufficiali, niente di tutto questo. Il laziale non merita i “colpi” di testa di Mauricio o l’acquisto di Bisevac (nulla contro di lui, ma evidentemente limitato); non merita di lottare con Sassuolo ed Empoli per il settimo posto. Il laziale merita ben altro.

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“Se la casa crolla, chi non ha costruito le fondamenta” si deve fare da parte e ammettere i propri limiti. Il delirio d’onnipotenza di Lotito ha però dimostrato a più riprese ch’egli non è pronto a prendersi le proprio responsabili. Serve essere compatti, uniti per dare un segnale forti a tutti che il laziale vuole lottare per scacciare definitivamente il suo male.

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