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Lazio, crescita evidente ma manca il bomber: analisi

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La Lazio cresce con Sarri e domina il gioco, ma manca un vero bomber. Analisi completa dopo Cremonese-Lazio tra pregi, difetti e futuro.

La sensazione è chiara: questa S.S. Lazio è in grande condizione. E non è un dettaglio, soprattutto a questo punto della stagione. Mentre molte squadre – basta guardare il AC Milan – sembrano in apnea, la squadra di Maurizio Sarri continua a correre più degli avversari, mostrando una tenuta fisica e mentale che sta diventando uno dei tratti distintivi del finale di stagione.

Non è la prima volta che succede. Già nella stagione conclusa con il secondo posto, la Lazio ebbe una crescita impressionante nel girone di ritorno, arrivando a sfiorare – almeno per sensazioni – anche qualcosa in più. Oggi, pur con limiti evidenti, si rivedono segnali simili: una squadra che cresce, che migliora nel gioco e che, soprattutto, non molla mai.

Contro la Cremonese, nonostante le assenze e le condizioni precarie di diversi giocatori – da Cataldi a Rovella, passando per Taylor reduce dalla febbre e uno Zaccagni non al meglio – la Lazio ha dominato il possesso palla e imposto il proprio ritmo. Il dato del primo tempo (oltre il 60% di possesso) è emblematico, ma racconta solo metà della storia: tanta gestione, poca concretezza.

E qui emerge il vero limite della squadra.

⚠️ Tanto gioco, pochi gol: il problema è evidente

La Lazio costruisce, palleggia meglio rispetto a qualche mese fa, ma continua a produrre troppo poco in termini di conclusioni nello specchio. È il paradosso di una squadra che spesso gioca meglio dell’avversario ma rischia comunque di perdere, perché nel calcio conta una cosa sola: segnare.

L’episodio del gol subito al primo tiro della Cremonese è la fotografia perfetta. Da una parte il dominio territoriale, dall’altra la concretezza degli avversari. È anche per questo che allenatori come Massimiliano Allegri hanno vinto tanto: non serve dominare, serve colpire.

❌ Maldini falso 9: esperimento da rivedere

In questo contesto, l’esperimento di Daniel Maldini centravanti continua a lasciare dubbi. Il problema non è l’impegno, ma la natura del giocatore: Maldini non è un numero 9. Si abbassa, partecipa alla manovra, ma manca completamente la presenza in area.

E questo pesa enormemente, soprattutto quando hai un esterno come Nuno Tavares che arriva sul fondo con continuità. I suoi cross, spesso perfetti, nel primo tempo non hanno trovato nessuno. Un centravanti vero vive per quel tipo di palloni: stare in area, anche solo per una deviazione.

È la differenza tra un giocatore offensivo e un bomber.

🔥 Noslin risposta concreta

E infatti, quando entra Tijjani Noslin, la partita cambia. Non solo per il gol decisivo, ma per l’atteggiamento: attacca l’area, legge le situazioni, si fa trovare pronto. Anche nel primo gol, probabilmente poteva essere più egoista, segno di una crescita ancora in corso, ma la sensazione è che sia più “centravanti” di Maldini.

📈 Segnali positivi: Provstgaard e crescita collettiva

Tra le note positive, spicca la prestazione di Provstgaard, finalmente convincente sui palloni alti. In passato aveva mostrato difficoltà proprio nel suo fondamentale principale, mentre contro la Cremonese ha dominato nel gioco aereo, dando sicurezza al reparto.

Anche Kenneth Taylor ha mostrato segnali di stanchezza: normale, considerando il grande utilizzo e le condizioni fisiche non perfette. In vista della finale di Coppa Italia, la gestione diventa fondamentale.

🧠 Il vero punto di forza: mentalità e fiducia

Ma il dato più interessante è un altro: la Lazio nei minuti finali è diventata letale. Non è più un caso. È una squadra che ci crede sempre, che entra negli ultimi minuti con la convinzione di poter segnare.

È successo contro l’Udinese, contro la Cremonese, e in altre occasioni. E questa convinzione cambia tutto: quando una squadra sa di poter segnare, aumenta la pressione, aumenta la fiducia, aumenta la probabilità che succeda davvero.

È un segnale fortissimo, soprattutto se confrontato con la Lazio della scorsa stagione, spesso fragile mentalmente.


⚖️ Conclusione

La Lazio cresce, corre, gioca meglio. Ma senza un vero bomber rischia di limitare il proprio potenziale. Con un finalizzatore alla Ciro Immobile, probabilmente questa squadra avrebbe molti più punti.

Eppure, nonostante tutto, c’è una certezza: questa Lazio non muore mai.



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